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	<title>ptsd &#8211; Ambulatorio di Psicologia</title>
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		<title>EMDR</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2020/10/13/emdr/</link>
		
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2020 12:58:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo post traumatico da stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo Originale tratto dal sito dell&#8217;EMDR EUROPE Che cos’è l’EMDR? L’EMDR (dall’inglese&#160;Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso</p>
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<p>Articolo Originale tratto dal sito dell&#8217;<a href="https://emdr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">EMDR EUROPE</a></p>



<h3>Che cos’è l’EMDR?</h3>



<p>L’EMDR (dall’inglese&nbsp;<em>Eye Movement Desensitization and Reprocessing</em>, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico.<br><strong>L’EMDR</strong>&nbsp;si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.<br>Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno una desensibilizzazione, perdono la loro carica emotiva negativa. Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, diventando più adattivi dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette al paziente, attraverso la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva che avviene, di cambiare prospettiva, cambiando le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione oltre ad eliminare le reazioni fisiche. Questo permette, in ultima istanza, di adottare comportamenti più adattivi. Dal punto di vista clinico e diagnostico, dopo un trattamento con EMDR il paziente non presenta più la sintomatologia tipica del disturbo post-traumatico da stress, quindi non si riscontrano più gli aspetti di intrusività dei pensieri e ricordi, i comportamenti di evitamento e l’iperarousal neurovegetativo nei confronti di stimoli legati all’evento, percepiti come pericolo. Un altro cambiamento significativo è dato dal fatto che il paziente discrimina meglio i pericoli reali da quelli immaginari condizionati dall’ansia.</p>



<p><strong>Si sente che veramente il ricordo dell’ esperienza traumatica fa parte del passato e quindi viene vissuta in modo distaccato. I pazienti in genere riferiscono che, ripensando all’evento, lo vedono come un “ricordo lontano”, non più disturbante o pregnante dal punto di vista emotivo.</strong></p>



<p>Dopo l’EMDR il paziente ricorda l’evento ma il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più adattiva. L’esperienza è usata in modo costruttivo dall’individuo ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo. Cioè il paziente realizza le connessioni di associazioni appropriate, quello che è utile è appreso ed immagazzinato con l’emozione corrispondente ed è disponibile per l’uso futuro.</p>



<h3>Quali sono le basi dell’EMDR?</h3>



<p>L’approccio EMDR, adottato da un numero sempre crescente di psicoterapeuti in tutto il mondo, è basato sul modello di elaborazione adattiva dell’Informazione (AIP). Secondo l’AIP, l’evento traumatico vissuto dal soggetto viene immagazzinato in memoria insieme alle emozioni, percezioni, cognizioni e sensazioni fisiche disturbanti che hanno caratterizzato quel momento. Tutte queste informazioni immagazzinate in modo disfunzionale, restano “congelate” all’interno delle reti neurali e incapaci di mettersi in connessione con le altre reti con informazioni utili. Le informazioni ”congelate” e racchiuse nelle reti neurali, non potendo essere elaborate, continuano a provocare disagio nel soggetto, fino a portare all’insorgenza di patologie come il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e altri disturbi psicologici.&nbsp;Le cicatrici degli avvenimenti più dolorosi, infatti, non scompaiono facilmente dal cervello: molte persone continuano dopo decenni a soffrire di sintomi che ne condizionano il benessere e impediscono loro di riprendere una nuova vita.<br>L’obiettivo dell’EMDR è quello di ripristinare il naturale processo di elaborazione delle informazioni presenti in memoria per giungere ad una risoluzione adattiva attraverso la creazione di nuove connessioni più funzionali. Una volta avvenuto ciò, il paziente può vedere l’evento disturbante e se stesso da una nuova prospettiva. L’EMDR considera tutti gli aspetti di un’ esperienza stressante o traumatica, sia quelli cognitivi ed emotivi che quelli comportamentali e neurofisiologici. Utilizzando un protocollo strutturato il terapeuta&nbsp; guida il paziente nella descrizione dell’evento traumatico, aiutandolo a scegliere gli elementi disturbanti importanti. &nbsp;Al termine della seduta di EMDR, quando il processo di rielaborazione ha raggiunto la risoluzione adattiva, l’esperienza è usata in modo costruttivo dalla persona ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo.<br>Attraverso il trattamento con l’EMDR è dunque possibile alleviare la sofferenza emotiva, permettere la riformulazione delle credenze negative e ridurre l’arousal fisiologico del paziente.<br>Questo approccio risulta efficace anche con i pazienti che hanno difficoltà nel verbalizzare l’evento traumatico che hanno vissuto. L’EMDR, infatti, utilizza tecniche che possono fornire al paziente un maggior controllo verso le esperienze di esposizione (poiché non si basa su interventi verbali), e che possono aiutarlo nella regolazione e nella gestione delle emozioni intense che potrebbero scaturire durante la fase di elaborazione.</p>



<h3>L’EMDR come approccio evidence -based</h3>



<p>Nel lasso di trent’anni dalla sua scoperta, ad opera della ricercatrice americana Francine Shapiro, l’EMDR ha ricevuto più conferme scientifiche di qualunque altro metodo usato nel trattamento dei traumi. Oggi è riconosciuto come metodo&nbsp;<em>evidence based</em>&nbsp;per il trattamento dei disturbi post traumatici, approvato, tra gli altri,&nbsp;<em>dall’American Psychological Association</em>&nbsp;(1998-2002), dall’<em>American Psychiatric Association</em>&nbsp;(2004), dall<em>’International Society for Traumatic Stress Studies</em>&nbsp;(2010) e dal nostro&nbsp;<em>Ministero della salute</em>&nbsp;nel 2003. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’agosto del 2013, ha riconosciuto l’EMDR come trattamento efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati.<br>L’efficacia dell‘EMDR è stata dimostrata in tutti i tipi di trauma, sia per il Disturbo Post Traumatico da Stress che per i traumi di minore entità. &nbsp;La ricerca recente mostra che, attraverso l’utilizzo dell’EMDR, le persone possono beneficiare degli effetti di una psicoterapia che una volta avrebbe impiegato anni per fare la differenza. Alcune ricerche hanno infatti dimostrato che tra l’84% e il 90% dei pazienti che riportavano l’esperienza di un singolo evento traumatico non mostravano più i sintomi di un Disturbo da Stress Post-traumatico dopo sole 3 sessioni di EMDR da 90 minuti ciascuna. L’efficacia dell’EMDR nel trattamento del PTSD è ormai ampiamente riconosciuta e documentata, ma attualmente l’EMDR è un approccio terapeutico ampiamente usato anche per il trattamento di varie patologie e disturbi psicologici. Data l’importanza che gli eventi traumatici (siano essi traumi singoli che cumulativi e relazionali) rivestono nello sviluppo di differenti patologie, diviene importante affrontarle attraverso un approccio che tenga in considerazione e riesca ad intervenire sull’origine traumatica di tali disturbi.<br>La ricerca riguardante l’EMDR è una delle prime in cui sono stati evidenziati i cambiamenti neurobiologici che si verificano durante ogni seduta di psicoterapia, rendendo l’EMDR il primo trattamento psicoterapeutico con un’efficacia neurobiologica provata. Le scoperte in questo campo confermano l’associazione tra i risultati clinici di questa terapia e alcuni cambiamenti a livello delle strutture e del funzionamento cerebrale.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Dato il riconoscimento a livello mondiale dell’efficacia di questo metodo terapeutico per il trattamento del trauma, ad oggi più di 120.000 clinici in tutto il mondo usano questa terapia. Milioni di persone sono state trattate con successo negli ultimi anni.</p></blockquote>
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		<title>PSICOLOGIA ADULTI</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 13:12:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>DISTURBI D&#8217;ANSIA DISTURBO DI PANICO CON O SENZA AGORAFOBIA AGORAFOBIA FOBIA SPECIFICA FOBIA SOCIALE DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (PTSD) DISTURBO</p>
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<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/fobia-sociale/">FOBIA SOCIALE</a></p>
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<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-bipolare/">DISTURBO BIPOLARE</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/schizofrenia/">SCHIZOFRENIA</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbi-del-comportamento-alimentare/">DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbi-della-personalita/">DISTURBI DELLA PERSONALITÀ</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/insonnia/">INSONNIA</a></p>


<p></p>
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		<title>DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (PTSD)</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-post-traumatico-da-stress/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 15:34:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo post traumatico da stress]]></category>
		<category><![CDATA[ptsd]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Disturbo post-traumatico da stress si manifesta con una serie di sintomi di disagio innescati dall&#8217;esperienza di eventi traumatici stressanti,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Disturbo post-traumatico da stress si manifesta con una serie di sintomi di disagio innescati dall&#8217;esperienza di eventi traumatici stressanti, come la personale esposizione ad eventi dolorosi, a una malattia grave, al rischio di morire o ad altre serie minacce alla propria integrità fisica o a quella di familiari e amici stretti (catastrofi naturali, violenze personali, incidenti, lutti, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-1566 alignleft" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920.jpg" alt="" width="332" height="221" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-300x199.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-1024x681.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-768x510.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-1536x1021.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 332px) 100vw, 332px" />I principali sintomi associati al Disturbo post-traumatico da stress possono essere raggruppati in tre specie:<br />
&#8211; frequenti immagini e pensieri intrusivi, flashback o incubi ricorrenti che fanno rivivere l&#8217;evento traumatico;<br />
&#8211; comportamenti persistenti di evitamento di circostanze associabili al trauma (ad esempio, luoghi, attività o persone che fanno ricordare l&#8217;evento traumatico);<br />
&#8211; sintomi persistenti di sovra-eccitamento (ad esempio, irritabilità, preoccupazione, ansia, depressione, insonnia, difficoltà di concentrazione, ecc.).<br />
A questi sintomi possono aggiungersene altri di natura fisiologica come palpitazioni, inappetenza, disturbi del sonno, ecc.</p>
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<p>Secondo la quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-5; APA, 2013), per fare diagnosi di PTSD è necessario valutare la presenza dei seguenti criteri:</p>
<h3>Criterio A – Esposizione a un evento traumatico:</h3>
<p>come a morte o minaccia di morte, grave lesione oppure violenza sessuale. Come già accennato qui sopra, l’esposizione può avvenire in diversi modi:</p>
<ol>
<li>Fare esperienza diretta, cioè la vittima vive il trauma in prima persona;</li>
<li>Assistere a un evento traumatico accaduto ad altri;</li>
<li>Venire a conoscenza di un evento traumatico accaduto a una persona con cui si ha una relazione intima, ad esempio un componente della propria famiglia o un amico stretto, e in particolare ai <em>caregiver</em> primari nel caso dei bambini. La morte o la minaccia di morte deve essere stata violenta o accidentale;</li>
<li>Estrema e ripetuta esposizione a dettagli crudi dell’evento (ad esempio, nel caso dei primi soccorritori in seguito all’evento o di agenti di polizia durante le indagini), ma non tramite i media, ad eccezione che nei casi in cui anche ciò sia legato alla professione svolta.</li>
</ol>
<h3>Criterio B – Sintomi di risperimentazione:</h3>
<p>la vittima si ritrova a rivivere ripetutamente il momento del trauma. Ad esempio, ciò può avvenire sotto forma di flashback, cioè percezione di star risperimentando l’evento nel presente, fino alla completa perdita di consapevolezza dell’ambiente circostante. I flashback sono di solito accompagnati da intensa paura e reattività fisiologica (battito cardiaco accelerato, sudorazione, tensione muscolare e nausea). Alcuni particolari che ricordano il trauma possono diventare dei <em>trigger</em>, cioè possono scatenare un flashback in modo improvviso. Un’altra forma di risperimentazione del trauma avviene attraverso gli incubi, il cui contenuto spesso riguarda, in maniera più o meno esplicita, persone, situazioni, luoghi o particolari legati all’evento traumatico.</p>
<h3>Criterio C – Sintomi di evitamento:</h3>
<p>nel tentativo di evitare la risperimentazione del trauma, la vittima può cominciare a evitare situazioni esterne (attività, conversazioni, persone, ecc.) che ricordano, simboleggiano o sono in qualche modo associate all’evento traumatico. Con il tempo, questa strategia di <em>coping</em> diventa sempre più problematica, poiché la persona può finire per ritirarsi dalle interazioni sociali, smettere di frequentare i luoghi abituali, o cambiare significativamente le proprie abitudini per non incorrere in dettagli che possano scatenare sintomi disturbanti. L’evitamento può riguardare anche l’esperienza<strong> inte</strong>r<strong>na </strong>della persona: in maniera più o meno consapevole, la vittima può sopprimere ricordi spiacevoli o emozioni intense e negative, ad esempio facendo uso di alcool e droghe, gettandosi a capofitto nel lavoro, adottando comportamenti sessuali compulsivi e a rischio, giocando d’azzardo o infliggendosi dolore fisico mediante atti di autolesionismo. La strategia dell’evitamento può essere funzionale nel breve termine, ma alla lunga ostacola l’elaborazione delle esperienze traumatiche.</p>
<h3>Criterio D – Sintomi di alterazione negativa dei pensieri e delle emozioni:</h3>
<p>l’evento traumatico viene vissuto da molte vittime come uno spartiacque tra il “prima” e il “dopo”, tra la “salute” e la “malattia”. La persona può sviluppare convinzioni o aspettative negative su se stessa (“sono cattiva”, “sono responsabile di quanto mi è accaduto”), gli altri (“non ci si può fidare di nessuno”, “gli altri vogliono sfruttarmi o abusarmi”) o il mondo (“il mondo è un posto pericoloso”, “non c’è speranza per il futuro”). Anche la memoria può essere significativamente alterata, ad esempio la persona può non ricordare particolari anche estesi del trauma, un fenomeno noto come <strong>a</strong>mnesia post-traumatica. Emozioni negative comunemente esperite includono colpa, vergogna, rabbia, paura e umore depresso. Per proteggersi dal dolore psicologico, la persona può cercare di distaccarsi dalle proprie emozioni, e può quindi risultare insensibile, disinteressata o estraniata rispetto agli altri, anche quando si tratta di persone care o di attività che precedentemente le procuravano gioia.</p>
<h3>Criterio E – Sintomi di iperattivazione (<em>arousal</em>)</h3>
<p>nel caso del PTSD, la normale attivazione fisiologica (arousal) che permette il comportamento di attacco o fuga in caso di pericolo, è costantemente innescatata, risultando in uno stato fisiologico di iper-arousal che non si esaurisce naturalmente. La persona sviluppa una sorta di ipersensibilità ai potenziali segnali di pericolo, che la porta a essere costantemente in allerta, a rispondere in maniera esplosiva e rabbiosa anche in assenza di provocazione e a vivere in uno stato di ipervigilanza e tensione che va a interferire con la capacità di calmarsi o di addormentarsi.</p>
<p>Questo profilo di sintomi deve essere persistente (durare più di un mese; <strong>Criterio F</strong>), creare sofferenza e interferire con il funzionamento della persona in aree importanti (<strong>Criterio G</strong>) e non essere attribuibile agli effetti di sostanze stupefacenti o a un’altra condizione medica (<strong>Criterio H</strong>).</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1266 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale.jpeg" alt="" width="2248" height="1500" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale.jpeg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale-300x200.jpeg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale-1024x683.jpeg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale-768x512.jpeg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale-1536x1025.jpeg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale-2048x1367.jpeg 2048w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale-1x1.jpeg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale-10x7.jpeg 10w" sizes="(max-width: 2248px) 100vw, 2248px" /></p>
<h2>Tipologie di PTSD</h2>
<p>In alcuni casi, i sintomi del PTSD possono manifestarsi in forme particolari, di cui le più note sono:</p>
<ul>
<li><strong>PTSD con sottotipo dissociativo</strong>: oltre ai sintomi nucleari del disturbo, la persona riporta persistenti sintomi di dissociazione, come depersonalizzazione (sensazione di distacco dal proprio corpo e dai propri processi mentali, oppure di essere un osservatore esterno di se stesso) o derealizzazione (sensazione di distacco dall’ambiente circostante, che appare irreale, distorto o come in un sogno). Le persone possono dissociarsi per sfuggire “mentalmente” e sopravvivere all’esperienza del trauma mentre avviene (dissociazione peritraumatica), ma anche in seguito per proteggersi da emozioni e stati soverchianti.</li>
<li><strong>PTSD a espressione ritardata: </strong>sebbene possano esserci dei segni precoci, i sintomi del disturbo si manifestano pienamente dopo oltre 6 mesi dall’esposizione all’evento traumatico. L’intero quadro sintomatologico può addirittura comparire dopo diversi anni dall’evento, come nei casi degli adulti che sviluppano il PTSD a molti anni dagli abusi infantili.</li>
<li><strong>PTSD nei bambini: </strong>anche i bambini possono sviluppare il PTSD, ma alcuni dei sintomi caratteristici variano rispetto alle presentazioni adulte. Ad esempio, elementi del trauma possono non essere rivissuti direttamente, ma rimessi in atto attraverso il gioco, mentre il contenuto traumatico dei sogni può non essere immediatamente riconoscibile. I sintomi di iperattivazione si evidenziano in particolare in problemi di condotta, attenzione e concentrazione in ambiente scolastico.</li>
<li><strong>PTSD complesso (C-PTSD)</strong>: questa forma si manifesta tipicamente in seguito a traumi precoci, di natura interpersonale (ad esempio, abuso fisico, sessuale o psicologico ad opera di una figura di accudimento) e di tipo cronico (come maltrattamenti ripetuti, violenze cumulative o grave trascuratezza). L’Organizzazione Mondiale della Sanità (2018) non considera il C-PTSD come un sottotipo del PTSD, ma come un disturbo indipendente inserito nell’undicesima edizione della Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11).</li>
</ul>
<h2>Prevalenza e cause del PTSD</h2>
<p>I tassi di prevalenza del PTSD variano notevolmente a seconda degli studi. Negli Stati Uniti, il DSM riporta che il disturbo colpisce il 5% degli uomini e il 10% delle donne e può manifestarsi a qualunque età, sebbene i bambini e gli anziani siano più vulnerabili (APA, 2013). Nella popolazione generale, i bambini presentano un tasso di prevalenza del PTSD pari al 16,6% (Costello et al., 2002). Di contro, uno studio del 2008 effettuato in Europa ha rilevato una percentuale del 1,1% di PTSD negli adulti (Darves-Bornoz et al., 2008). Le percentuali sono più elevate nelle popolazioni fortemente esposte a situazioni ripetutamente traumatiche, come persone che vivono in zone di guerra, in cui le stime variano tra il 10% e il 40% (ad esempio, Atwoli, Stein et al., 2015). O ancora, il PTSD ha un’elevata prevalenza negli adulti sopravvissuti ad abuso fisico e sessuale durante l’infanzia con percentuali che variano dal 37% al 44% (Rosner et al., 2014). Questi dati risultano particolarmente allarmanti se si considera che, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 7-36% delle bambine e il 3-29% dei bambini sarebbe stato soggetto a una violenza sessuale.</p>
<p>I risultati dell’<em>European Study of the Epidemiology of Mental Disorders </em>(ESEMeD), uno studio condotto su iniziativa dell’OMS in diversi paesi europei, tra cui l’Italia, hanno mostrato che più della metà della popolazione italiana (56,1%) è stata esposta ad almeno un evento traumatico, con un rischio di sviluppare un PTSD che va dal 12,2% per gli eventi legati alla guerra allo 0,8% per la violenza sessuale (Carmassi, Dell’Osso et al., 2014 per le analisi del campione italiano). Va notato che, mentre i tassi di esposizione e rischio di PTSD per eventi come incidenti e perdite personali fossero in linea con gli equivalenti europei, quelli relativi alla violenza sessuale risultavano pari a quasi la metà rispetto al resto del campione ESEMeD. Questo dato va interpretato con cautela, poiché potrebbe riflettere una sottostima del fenomeno sul territorio italiano. In Italia dati ISTAT (2015) rivelano che la maggior parte delle donne abusate in famiglia e/o dal proprio partner incontri significative difficoltà nel denunciare e nel chiedere aiuto.</p>
<p>Il <strong>PTSD</strong> si sviluppa come conseguenza di uno o più eventi traumatici fisici o psicologici. Alcuni esempi degli accadimenti che possono determinare lo sviluppo di un PTSD sono:</p>
<ul>
<li>esposizione a disastri naturali come terremoti, incendi, alluvioni, uragani, tsunami;</li>
<li>guerra, tortura, minacce di morte;</li>
<li>incidenti automobilistici, rapina, disastri aerei;</li>
<li>malattie a prognosi infauste;</li>
<li>lutto complicato o traumatico;</li>
<li>svolgere un lavoro che aumenta il rischio di esposizione a eventi traumatici;</li>
<li>maltrattamento e/o trascuratezza nell’infanzia (C-PTSD);</li>
<li>abuso fisico e sessuale nell’infanzia (C-PTSD);</li>
<li>bullismo;</li>
<li>aggressioni, vittimizzazioni e discriminazioni basate sul genere, l’orientamento sessuale, l’identità di genere, l’etnia o la religione;</li>
<li>violenza politica e comunitaria.</li>
</ul>
<p>La gravità del trauma e la minaccia percepita giocano un ruolo significativo nello sviluppo di un PTSD: maggiore è l’entità del trauma e della minaccia percepita, maggiore è la possibilità di sviluppare un PTSD (APA, 2013). In generale, si parla di fattori di rischio per indicare gli elementi e le caratteristiche che, interagendo tra loro, aumentano la probabilità che un disturbo compaia e si stabilizzi. Nello studio delle cause del PTSD, i fattori di rischio vengono spesso divisi in fattori pre-traumatici, cioè preesistenti all’evento traumatico, aspetti del trauma, ossia caratteristiche del trauma in sé e per sé o della risposta immediata, e fattori post-traumatici, vale a dire che hanno a che fare con la condizione della persona e/o del suo ambiente in seguito al trauma. Alcuni esempi includono:</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-17216 aligncenter lazyloaded" src="https://www.istitutobeck.com/wp-content/uploads/2019/01/disturbo-post-traumatico-da-stress.png" sizes="(max-width: 812px) 100vw, 812px" srcset="https://www.istitutobeck.com/wp-content/uploads/2019/01/disturbo-post-traumatico-da-stress.png 812w, https://www.istitutobeck.com/wp-content/uploads/2019/01/disturbo-post-traumatico-da-stress-768x442.png 768w" alt="Disturbo post traumatico da stress" width="812" height="467" data-ll-status="loaded" /></p>
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<h2>Trattamento del PTSD</h2>
<p>A oggi, gli interventi psicologici più efficaci per il trattamento del PTSD sono:</p>
<ul>
<li>la Terapia Cognitivo Comportamentale focalizzata sul trauma (TF-CBT);</li>
<li><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2020/10/13/emdr/">l’Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR)</a>.</li>
</ul>
<p>Questi due approcci <em>evidence-based</em> sono attualmente raccomandati nelle linee guida internazionali sul trattamento delle condizioni correlate allo stress (WHO, 2013).</p>
</div>
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<p style="text-align: justify;">A differenza di altre sindromi, per poter fare una diagnosi di disturbo post-traumatico da stress è necessario un evento esterno di natura traumatica che interferisca nel normale corso della vita di un individuo causando una serie di reazioni psicofisiologiche, che, se persistenti nel tempo si vanno a consolidare come chiari sintomi del disturbo stesso. Non sono tutt&#8217;ora chiari i meccanismi che ne facilitano l&#8217;insorgenza e non tutti gli individui che nella vita sono stati sottoposti ad un evento fortemente stressante si sono poi ritrovati a sperimentare questo genere di sindrome.<br />
è l&#8217;esperienza diretta di un evento che implica una minaccia di morte od un grave danno fisico od altri tipi di minaccia all&#8217;integrità fisica, o essere testimoni di un evento che minacci o sia un reale danno per l&#8217;integrità fisica di un&#8217;altra persona o venire a conoscenza di una morte violenta od improvvisa o di un grave danno fisico che ha colpito una persona cara. La prima reazione deve essere di paura intensa, accompagnata da un senso di scoraggiamento che oltrepassa la soglia di orrore stesso o spavento.<br />
La pratica clinica insegna che non è necessario, per poter diagnosticare un disturbo come questo, che i sintomi si manifestino subito dopo il trauma; nell&#8217;esordio tardivo possono essere trascorsi anche 6 mesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
<h1 style="text-align: justify;">Bibliografia</h1>
<p style="text-align: justify;">Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Taylor, A.J.W. &amp; Frazer, A.G. (1982). <span lang="EN-US">The stress of post-disaster body handling and victim identification work. </span>Journal of Human Stress, 8, 4, 4-12.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-post-traumatico-da-stress%2F&amp;linkname=DISTURBO%20POST-TRAUMATICO%20DA%20STRESS%20%28PTSD%29" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-post-traumatico-da-stress%2F&amp;linkname=DISTURBO%20POST-TRAUMATICO%20DA%20STRESS%20%28PTSD%29" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-post-traumatico-da-stress%2F&amp;linkname=DISTURBO%20POST-TRAUMATICO%20DA%20STRESS%20%28PTSD%29" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-post-traumatico-da-stress%2F&amp;linkname=DISTURBO%20POST-TRAUMATICO%20DA%20STRESS%20%28PTSD%29" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-post-traumatico-da-stress%2F&amp;linkname=DISTURBO%20POST-TRAUMATICO%20DA%20STRESS%20%28PTSD%29" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-post-traumatico-da-stress/">DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (PTSD)</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>DISTURBI D&#8217;ANSIA</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/i-disturbi-dansia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 15:19:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[agorafobia]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi d'ansia]]></category>
		<category><![CDATA[fobia]]></category>
		<category><![CDATA[fobia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[panico]]></category>
		<category><![CDATA[ptsd]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi per ansia s&#8217;intende &#8220;l&#8217;anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuri, accompagnata da sentimenti di disforia</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/i-disturbi-dansia/">DISTURBI D&#8217;ANSIA</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi per ansia s&#8217;intende &#8220;l&#8217;anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuri, accompagnata da sentimenti di disforia o da sintomi fisici di tensione&#8221;. Il pericolo in questione può venire dall&#8217;interno (una malattia o un pensiero) o dall&#8217;esterno (un oggetto o una situazione). L&#8217;ansia è dunque un costrutto multidimensionale, che implica:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">aspetti cognitivi (pensieri di anticipazione, apprensione e preoccupazione che tendono ad ingigantirsi sempre di più)</li>
<li style="text-align: justify;">aspetti fisiologici (un&#8217;attivazione del sistema nervoso autonomo e la produzione di veri e propri sintomi neurovegetativi</li>
<li>aspetti comportamentali (solitamente l&#8217;evitamento, la fuga, o la messa in atto di rituali compensativi).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ansia è innata e fa parte della natura umana; è una delle 5 emozioni di base e può considerarsi la normale risposta del nostro organismo che si prepara ad affrontare ciò che avverte come un pericolo. L&#8217;ansia ci prepara all&#8217;azione di attacco o fuga, ossia provoca nell&#8217;organismo quella cascata di reazioni che predispone la persona ad allontanarsi il più velocemente possibile dal pericolo, o a fronteggiarlo. Quando l&#8217;ansia è adeguata e congruente con la situazione essa rimane un valido sistema di sicurezza per la specie umana; diviene però un problema quando è troppo intensa rispetto alla situazione che ci troviamo a fronteggiare, dura eccessivamente a lungo, o si attiva troppo frequentemente.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-1570" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920.jpg" alt="" width="239" height="161" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920-300x202.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920-1024x688.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920-768x516.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920-1536x1032.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 239px) 100vw, 239px" /></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ansia si manifesta diversamente da persona a persona, ma in genere le sue caratteristiche sono:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">pensieri ansiosi (Farò una figuraccia, Non sarò all&#8217;altezza, Mi sentirò male&#8230;)</li>
<li style="text-align: justify;">emozioni ansiose (paura, timore, ansia)</li>
<li style="text-align: justify;">sensazioni corporee alterate (tensione muscolare, respirazione veloce, battito cardiaco accelerato, sudorazione profusa, sensazioni di svenimento, vertigini&#8230;)</li>
<li style="text-align: justify;">comportamenti alterati (agitazione, aumento/diminuzione appetito, evitamento di certe situazioni&#8230;).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, una volta instauratasi, l&#8217;ansia tende ad indurre un circolo vizioso che contribuisce al suo graduale incremento. I sintomi stessi diventano oggetto di preoccupazione andando quindi ad aumentare la catastroficità dei pensieri e di conseguenza l&#8217;ansia stessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1471 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920.jpg" alt="Ansia" width="1920" height="949" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920-300x148.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920-1024x506.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920-768x380.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920-1536x759.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920-10x5.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La risposta più naturale di fronte a questa reazione che coinvolge l&#8217;intero organismo è quella di allontanarsi, ma, l&#8217;evitamento di questa situazione che all&#8217;istante genera un immediato sollievo, diventa a lungo termine il principale sistema di mantenimento del problema stesso. Per superare l&#8217;ansia è necessario infatti fronteggiare le proprie paure e trovare strategie efficaci per poter &#8220;stare&#8221; in quella situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non esiste una causa unica per l&#8217;ansia. Ci può essere una predisposizione genetica familiare, come nella maggior parte dei disturbi psicologici si eredita una predisposizione, non il disturbo, pertanto l&#8217;educazione, l&#8217;apprendimento da modelli particolarmente apprensivi, lo stress causato da un importante cambiamento nella propria vita (la perdita del lavoro, ma anche una promozione, un trasferimento, un lutto, un incidente, la nascita di un figlio), vanno a determinarne la comparsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi fattori interagiscono tra di loro in maniera e in misura diversa di caso in caso ed è pertanto necessario raccogliere i dati in modo attento e preciso per poter differenziare la diagnosi. Quando l&#8217;ansia diventa un disturbo psicologico può avere delle gravi ripercussioni sulla qualità della vita di chi ne soffre; molti tendono, infatti, ad evitare le situazioni e le persone che le spaventano, limitando la propria vita privata e professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggi anche:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/agorafobia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Agorafobia</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-di-panico-con-o-senza-agorafobia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo di Panico con o Senza Agorafobia</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/fobia-specifica/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fobia Specifica</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/fobia-sociale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fobia Sociale</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-post-traumatico-da-stress/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo Post-Traumatico da Stress</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-dansia-generalizzata/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo d&#8217;Ansia Generalizzata</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-ossessivo-compulsivo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo Ossessivo-Compulsivo</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
<h1 style="text-align: justify;">Bibliografia</h1>
<p style="text-align: justify;">Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Goldwurm, G.F., Sacchi, D., Scarlato, A. (1986). Le tecniche di rilassamento nella terapia comportamentale. Franco Angeli</p>
<p style="text-align: justify;">Sassaroli, S., Lorenzini, R., Ruggiero, G.M. (2006). Psicoterapia cognitiva dell’ansia. Rimuginio, controllo ed evitamento. Raffaello Cortina Editore, Milano.</p>
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