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	<title>insonnia &#8211; Ambulatorio di Psicologia</title>
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	<title>insonnia &#8211; Ambulatorio di Psicologia</title>
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		<title>Frequently Asked Questions</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 12:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Domande e Risposte]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco una selezione delle domande che più frequentemente mi vengono fatte soprattutto via e-mail in relazione alla professione dello psicologo.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/30/frequently-asked-questions/">Frequently Asked Questions</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ecco una selezione delle domande che più frequentemente mi vengono fatte soprattutto via e-mail in relazione alla professione dello psicologo.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Una premessa&#8230;perché questa sezione</h3>
<p style="text-align: justify;">Molta confusione nasce dall&#8217;ignoranza dei Media che spesso puntano più sulla &#8220;sensazionalizzazione&#8221; delle notizie che sulla loro verità e che quindi parlano di attacchi di panico, psicosi o crisi di nervi senza una reale conoscenza dei termini che stanno utilizzando e che di conseguenza subiscono una modifica.</p>
<p style="text-align: justify;">La psicosi per il terrorismo, per i polli alla diossina, per la crisi&#8230;non rispecchia la complessità di un disturbo che, nella sua definizione clinica prevede la presenza di un distaccamento dalla realtà grave o gravissimo e che spesso si manifesta con produzioni allucinatorie, ma sottintende per lo più una paura&#8230;CHIAMATELO DUNQUE LA FOBIA PER IL TERRORISMO, I POLLI ALLA DIOSSINA O LA CRISI, non è comunque corretto, ma almeno siamo nella categoria diagnostica giusta, quella dell&#8217;ansia e delle paure!</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni siti sono nati con l&#8217;intento di correggere questi errori e dare una chiave di lettura più giusta al telespettatore che tende a fidarsi di ciò che vede e sente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio, sul sito Osservatorio di Psicologia in cui sono uno dei redattori, potrete leggere la rettifica dell&#8217;intera puntata dedicata al Disturbo di Panico della trasmissione di Bruno Vespa e molte altri esempi di cattiva e fuorviante informazione mediatica, nonché interessanti editoriali che esprimano in positivo qual&#8217;è o dovrebbe essere una buona informazione in psicologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora spesso sono gli errori dei vecchi professionisti&#8230;che professionisti non erano tutti, perché l&#8217;Ordine degli psicologi, che è un ente di diritto pubblico vigilato dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, già Ministero della Salute, è stato istituito ai sensi della Legge n° 56 del 18 febbraio 1989.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente poi fuorviante è l&#8217;intromissione nella materia delle altre categorie professionali che non prendono sul serio la formazione professionale che attualmente devono conseguire gli psicologi e gli psicoterapeuti e, con nozioni diverse e non per questo più professionalizzanti, si arrogano il diritto di voler dire la loro in un campo che resta ameno e sconosciuto. Neurologi e Psichiatri possiedono infatti nozioni e professionalità ben formate e distinte da quelle dello Psicologo &#8211; Psicoterapeuta, e la loro cultura non comprende pienamente quest&#8217;ultima disciplina. Lo psicologo non ascolta il paziente ma fa un lavoro specifico per il quale ha studiato 5 anni, ha esercitato un anno in supervisione ed ha superato un esame di stato. Allo stesso modo ed ancor più lampante è la specializzazione in Psicoterapia che, oltre a questa previa formazione, richiede ulteriori 4 anni di studio e supervisione professionale. Diversa è invece la preparazione dello Psichiatra con doppia specializzazione e che, dopo medicina e psichiatria, si iscrive ad una scuola di psicoterapia.</p>
<p style="text-align: justify;">Come sarebbe perseguibile per legge lo psicologo che consiglia un farmaco, senza esserne abilitato, lo stesso non vale per la figura del Medico che ha ancora un valore culturale fortissimo ed indiscusso. Molti lettori di questo sito mi raccontano infatti di aver avuto lo Xanax, famoso ansiolitico, dal medico di base o addirittura dal dermatologo.</p>
<p style="text-align: justify;">AD OGNUNO IL SUO DUNQUE!</p>
<p style="text-align: justify;">Nel dire questo non faccio &#8220;d&#8217;un fil d&#8217;erba un fascio&#8221; perché conosco e collaboro da anni con Psichiatri e Neurologi d&#8217;indubbia professionalità ed onestà, che mai si sognerebbero un atteggiamento tanto sconsiderato e fuori luogo ed allo stesso modo, la sete di verità di alcuni giornalisti che cercano di offrire solo questo ai loro lettori, mostrandone per primi una curiosità genuina e trasparente!</p>
<p style="text-align: justify;">Il dispiacere più grande è che la persona con disturbi psicologici si senta confusa, non sappia a chi rivolgersi, dove andare e spesso intraprenda percorsi che non sono idonei al proprio problema. Non è un disturbo di serie B, non è una malattia che la persona si è cercato e non è assolutamente un segno di debolezza&#8230;come il raffreddore non è una polmonite, forse gli attacchi d&#8217;ansia non saranno una psicosi&#8230;abbiamo metri diversi certo, ma all&#8217;interno di un mondo che comporta sofferenza ed emarginazione al pari di qualunque altra condizione patologica!</p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="Indice delle FAQ:"></a>Indice delle FAQ:</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COS'È LA PSICOLOGIA">COS&#8217;È LA PSICOLOGIA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#I SETTORI E GLI AMBITI DELLA PSICOLOGIA">QUALI SONO I SETTORI E GLI AMBITI DELLA PSICOLOGIA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COSA SI INTENDE PER BENESSERE PSICOLOGICO">COSA SI INTENDE PER BENESSERE PSICOLOGICO?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#PERCHÉ E QUANDO FARE PREVENZIONE PSICOLOGICA">PERCHÉ E QUANDO FARE PREVENZIONE PSICOLOGICA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COME SI DIVENTA PSICOLOGO">COME SI DIVENTA PSICOLOGO?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#CHI È E COSA FA LO PSICOLOGO">CHI È E COSA FA LO PSICOLOGO?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOLOGO">PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOLOGO?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COME SI DIVENTA PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA">COME SI DIVENTA PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#CHI È LO PSICOTERAPEUTA">CHI E&#8217; LO PSICOTERAPEUTA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOTERAPEUTA">PERCHÈ RIVOLGERSI ALLO PSICOTERAPEUTA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#CHI È IL DOTTORE IN TECNICHE PSICOLOGICHE">CHI È IL DOTTORE IN TECNICHE PSICOLOGICHE?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COSA È L'ORDINE DEGLI PSICOLOGI">COSA È L&#8217;ORDINE DEGLI PSICOLOGI?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LE ALTRE PROFESSIONALITÀ">LE ALTRE PROFESSIONALITÀ</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#CRITERI PER VALUTARE LA PROFESSIONALITÀ DI UNO PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA">CRITERI PER VALUTARE LA PROFESSIONALITÀ DI UNO PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LA FOBIA SOCIALE">LA FOBIA SOCIALE</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LA SCHIZOFRENIA">LA SCHIZOFRENIA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LO STRESS">LO STRESS</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LE DEMENZE SENILI">LE DEMENZE SENILI</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#L'INSONNIA">L&#8217;INSONNIA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#PSICOFARMACOLOGIA">PSICOFARMACOLOGIA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#L'IPOCONDRIA">L&#8217;IPOCONDRIA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LA DEPRESSIONE">LA DEPRESSIONE</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#IL LUTTO">IL LUTTO</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#GLI ATTACCHI DI PANICO">GLI ATTACCHI DI PANICO</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#I DISTURBI SESSUALI">I DISTURBI SESSUALI</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#VARIE">VARIE</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="COS'È LA PSICOLOGIA"></a>COS&#8217;È LA PSICOLOGIA</h3>
<p style="text-align: justify;">Il termine Psicologia deriva dal termine greco psychè, che significa anima, e da logos, che significa discorso, parola, studio. Perciò, per Psicologia s&#8217;intende letteralmente studio dell&#8217;anima e parola dell&#8217;anima.</p>
<p style="text-align: justify;">La Psicologia, nella sua forma moderna e scientifica, è una disciplina relativamente nuova (metà del 1800), che studia il comportamento degli individui e i loro processi mentali. E&#8217; una disciplina che si occupa dell&#8217;uomo nella sua globalità, non soltanto degli aspetti patologici del suo comportamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="I SETTORI E GLI AMBITI DELLA PSICOLOGIA"></a>I SETTORI E GLI AMBITI DELLA PSICOLOGIA</h3>
<p style="text-align: justify;">Con l&#8217;istituzione dell&#8217;Ordinamento della professione di Psicologo, dal 1989 sono stati regolamentati gli ambiti di competenza. Lo Psicologo applica le conoscenze della Psicologia per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stesse e gli altri, affinché possano relazionarsi con i propri bisogni e con gli altri in maniera consapevole, congrua ed efficace.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi sono i settori e gli ambiti della Psicologia, alcuni di consolidata tradizione ed altri emergenti; tutti in continuo approfondimento ed ampliamento. Tra questi citiamo:</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA CLINICA Comprende la Psicologia ospedaliera, la Psicodiagnostica, la Neuropsicologia clinica, la Psicologia delle disabilità e della riabilitazione, la Psicologia delle dipendenze patologiche e la Psicoterapia.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO E DELL&#8217;EDUCAZIONE Comprende la Psicologia dello sviluppo, la Psicologia dell&#8217;adolescenza, la Psicologia dell&#8217;educazione, la Psicologia scolastica, la Psicologia della formazione, la Psicologia dell&#8217;apprendimento, la Psicologia dell&#8217;orientamento scolastico e professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA DEL LAVORO E DELLE ORGANIZZAZIONI Comprende la Psicologia delle risorse umane, la Psicologia del lavoro, la Psicologia dell&#8217;organizzazione, la Psicologia dell&#8217;orientamento professionale, la Psicologia della formazione professionale, la Psicologia del Marketing e della comunicazione pubblicitaria, la Psicologia ergonomica.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA SOCIALE APPLICATA Comprende ad esempio la Psicologia della salute, la Psicologia di comunità, la Psicologia dell&#8217;anziano, la Psicologia dell&#8217;inter-culturalità, la Psicologia forense.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA SPERIMENTALE Comprende l&#8217;ambito della ricerca di base ed applicata, le neuroscienze, la psicometria, e gli studi sulla struttura e sulle funzioni della personalità.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA DELLO SPORT A favore di atleti che praticano attività individuali o di squadra e per le società sportive.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="COSA SI INTENDE PER BENESSERE PSICOLOGICO"></a>COSA SI INTENDE PER BENESSERE PSICOLOGICO</h3>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;individuo non sempre si prende cura della propria salute psicologica tanto quanto fa per quella fisica. Ancora in molti diffidano dell&#8217;esperto in Psicologia, visto, per luoghi comuni e pregiudizi, come il &#8220;medico dei matti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà lo Psicologo è una figura ben distinta dal medico e andare dallo Psicologo non vuol dire essere &#8220;svitati&#8221; o &#8220;diversi&#8221;, ma, al contrario, significa prendersi cura della propria salute mentale, che va di pari passo con quella fisica, migliorando notevolmente la qualità totale della propria esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Una condizione di BENESSERE può essere mantenuta nel corso della vita solo occupandosi globalmente di sé e del proprio equilibrio psico-fisico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro psicologico sarà indirizzato prioritariamente a far emergere le risorse positive di ogni persona e minimizzare l&#8217;influenza di tutto ciò che ostacola la crescita e lo sviluppo di una condizione di equilibrio psico-fisico e relazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="PERCHÉ E QUANDO FARE PREVENZIONE PSICOLOGICA"></a>PERCHÉ E QUANDO FARE PREVENZIONE PSICOLOGICA</h3>
<p style="text-align: justify;">Una consulenza o un supporto psicologico possono essere utili per una crisi temporanea, per favorire una crescita interiore personale, per delle esigenze di orientamento, per raggiungere una maggiore e migliore consapevolezza di sé, degli altri e del proprio contesto familiare, sociale, lavorativo o scolastico.</p>
<p style="text-align: justify;">Un qualsiasi mutamento o evento nella propria esistenza può rivelarsi di difficile elaborazione e superamento. In questi momenti, una consulenza psicologica può risultare un benefico supporto ed un aiuto positivo, guidando la persona attraverso il disagio interno fino alla sua attenuazione e scomparsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Rivolgersi allo Psicologo può essere utile per creare uno spazio diverso da quelli abituali della vita di tutti i giorni, dove confidarsi e confrontarsi, ed al quale riferirsi come punto di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come ogni anno ci sottoponiamo ad un check-up medico per fare prevenzione, allo stesso modo e con la stessa ciclicità dovremmo rivolgerci ad uno Psicologo di fiducia che ci aiuti a conoscerci e ci segua nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; fondamentale rivolgersi allo Psicologo sin dalle fasi di inserimento sociale e scolastico (assieme ai genitori), durante i cambiamenti dell&#8217;adolescenza, di fronte a scelte significative (lavorative, sentimentali, ecc.) e ad eventi importanti quali trasferimenti forzati, matrimonio, gravidanza, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo deve essere consultato in casi di particolari difficoltà di convivenza e comunicazione con amici, colleghi, fratelli e genitori, e il suo supporto è essenziale per affrontare gli eventi di abbandono e di lutto, le conseguenze psicologiche di ricoveri e incidenti, le incertezze derivanti da situazioni di emergenza (aggressioni, atti di terrorismo, eventi naturali catastrofici, ecc.), e di forte tensione sociale e di minaccia alla sicurezza (crisi economiche, scioperi, atti di vandalismo e bullismo, abusi sessuali e violenze, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">In tutti questi casi lo Psicologo è in grado di aiutare a ripristinare l&#8217;equilibrio psicologico, a fronteggiare lo stress e a mantenere inalterato il normale sviluppo psicologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre ci si può rivolgere allo Psicologo di fronte a comportamenti che non comprendiamo, che appaiono strani o eccessivi, come quando sembra che nessuno ci capisca; quando facciamo fatica a comprendere quello che ci sta succedendo; quando tutto ci sembra confusione e caos; quando siamo preoccupati, per noi stessi o per i nostri cari, e non troviamo soluzioni; quando siamo assediati dalle paure; quando facciamo qualcosa troppo o troppo poco (per esempio: dormire, mangiare, bere, fumare, amare).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="COME SI DIVENTA PSICOLOGO"></a>COME SI DIVENTA PSICOLOGO</h3>
<p style="text-align: justify;">Per diventare PSICOLOGO è necessaria una laurea di cinque anni in Psicologia presso un&#8217;università italiana, un tirocinio della durata di un anno, effettuato con la supervisione di un tutor-professionista iscritto all&#8217;Ordine e il superamento dell&#8217;Esame di Stato, che consente l&#8217;iscrizione all&#8217;Ordine degli Psicologi (Albo sezione A) e l&#8217;accesso alla professione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo, come richiesto dal Codice Deontologico, aggiorna continuamente la propria formazione ed utilizza soltanto le tecniche e le conoscenze per le quali ha ottenuto adeguata formazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="CHI È E COSA FA LO PSICOLOGO"></a>CHI È E COSA FA LO PSICOLOGO</h3>
<p style="text-align: justify;">La professione di Psicologo comprende l&#8217;uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, il sostegno psicologico, l&#8217;abilitazione e la riabilitazione, rivolti alle persone, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo opera nel settore privato (come libero professionista, in strutture sanitarie private e/o convenzionate, in aziende e società di consulenza), nel privato sociale (in associazioni, cooperative, fondazioni, ONG) e nel settore pubblico (Aziende Sanitarie Locali, Ospedali, Comuni, Province, Regioni ed altri Enti locali). Per accedere alle Aziende Sanitarie e Ospedali Pubblici come consulenti è sufficiente il titolo di Psicologo, mentre si può accedere come dipendenti solo se in possesso di un&#8217;ulteriore specializzazione di quattro anni e attraverso il superamento di un concorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo non può condurre Psicoterapie (a meno che non sia anche specializzato in Psicoterapia) e non prescrive psicofarmaci.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOLOGO"></a>PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOLOGO</h3>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo è formato e preparato per il primo ascolto, la valutazione, la diagnosi, l&#8217;orientamento e il supporto, riguardo a tutti i disagi e disturbi psicologici, ed è la principale figura di riferimento per tutti coloro che vedono compromessa la propria salute psicologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo, dopo l&#8217;analisi del problema e tutti gli accertamenti del caso, può intervenire direttamente tramite tecniche di consulenza o indirizzare miratamente verso i professionisti specialisti più adatti, come nel caso della Psicoterapia per i disturbi psichici che necessitano di tale tipologia di trattamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo è la figura di riferimento professionale anche per tutti coloro che desiderano monitorare e migliorare il proprio benessere psicologico, potendo essere di aiuto nell&#8217;ottimizzazione della qualità della vita, nel supporto alle normali crisi di crescita o nell&#8217;adattamento agli eventi più significativi (ingresso scolastico, adolescenza problematica, matrimonio, gravidanza, separazione, lutto, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Si possono rivolgere allo Psicologo le persone, di qualunque età, che desiderano ridurre lo stress relativo alla dimensione lavorativa, comprendere e risolvere i normali conflitti relazionali; inoltre tutti coloro che vogliono aumentare generalmente il senso di consapevolezza riguardo alla propria vita e alla realizzazione di se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo può essere di aiuto ad imprenditori e aziende per le problematiche relazionali e organizzative e per la migliore gestione dei gruppi. Un altro ambito di competenza è l&#8217;applicazione nello sport e nella preparazione psicofisica degli atleti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti questi motivi allo Psicologo si possono rivolgere singoli cittadini, servizi sociali, scuole, cooperative sociali, consultori familiari, tribunali, istituti bancari, istituti di pena, istituti di ricerca, studi legali, gruppi sportivi, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="COME SI DIVENTA PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA"></a>COME SI DIVENTA PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA</h3>
<p style="text-align: justify;">Per svolgere l&#8217;attività di PSICOTERAPIA, lo Psicologo deve diplomarsi presso una Scuola di Specializzazione Universitaria oppure presso una Scuola di Specializzazione Privata riconosciuta dal Ministero competente (la cui durata è di almeno quattro anni).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli PSICOLOGI-PSICOTERAPEUTI possono svolgere attività di Psicoterapia individuale, di coppia, familiare e di gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="CHI È LO PSICOTERAPEUTA"></a>CHI È LO PSICOTERAPEUTA</h3>
<p style="text-align: justify;">Lo PSICOTERAPEUTA è uno Psicologo o un Medico abilitato anche a svolgere attività di Psicoterapia dopo aver frequentato un&#8217;ulteriore scuola di specializzazione quadriennale riconosciuta dallo Stato (molti Psicoterapeuti proseguono la propria formazione attraverso supervisioni con professionisti più esperti).</p>
<p style="text-align: justify;">Lo PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA non prescrive farmaci, ma utilizza come strumenti la relazione, l&#8217;ascolto, la parola ed alcune tecniche specifiche acquisite durante la formazione. Esistono differenti approcci in Psicoterapia, da cui derivano alcune differenze nelle modalità di intervento. Come in ogni disciplina anche in ambito psicoterapeutico la differenza di approccio prevede un trattamento più adeguato di alcune patologie rispetto ad altre secondo studi di efficacia. Certo che la variabilità individuale del professionista ha sempre il suo peso.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un quadro più comprensivo degli approcci psicoterapeutici più indicati per le diverse  patologie psicologiche si rimanda agli <a href="http://www.psychomedia.it/spr-it/artdoc/chambl98.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studi di Chambless et al.</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOTERAPEUTA"></a>PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOTERAPEUTA</h3>
<p style="text-align: justify;">Lo PSICOTERAPEUTA è in grado di offrire tutte le importanti prestazioni dello Psicologo e, tramite la sua formazione specialistica, può intervenire, con specifiche tecniche e in particolari condizioni di contesto terapeutico, su disturbi psichici anche intensi e cronici; inoltre ha la più adeguata preparazione per il trattamento dei disturbi della personalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Si possono quindi rivolgere allo Psicoterapeuta sia persone che soffrono di qualunque forma di disturbo psicologico (da quelli d&#8217;ansia, dell&#8217;umore, dell&#8217;alimentazione, a quelli sessuali e di stress, ecc.) sia quelle che presentano più o meno gravi disturbi della personalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicoterapeuta può collaborare con lo psichiatra per la parte psicologica, conducendo terapie di sostegno e psicoterapie nel supporto e nel trattamento di disturbi psichiatrici gravi come le psicosi, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">La PSICOTERAPIA è un valido aiuto per la risoluzione di eventuali traumi psicologici e per la rimozione degli ostacoli che impediscono la normale espressione della maturità psicologica, sbloccando la crescita dell&#8217;individuo.</p>
<p style="text-align: justify;">Generalmente il PERCORSO PSICOTERAPEUTICO riveste un&#8217;importanza fondamentale nella ristrutturazione di se stessi. Il rapporto terapeuta-paziente, il luogo e le modalità di svolgimento del trattamento, elementi importanti quali la durata e la frequenza degli incontri, nonché l&#8217;intimità dei contenuti condivisi, richiedono al paziente un investimento di tempo, serietà, costanza e impegno adeguati al raggiungimento degli obiettivi e alla delicatezza del compito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="CHI È IL DOTTORE IN TECNICHE PSICOLOGICHE"></a>CHI È IL DOTTORE IN TECNICHE PSICOLOGICHE</h3>
<p style="text-align: justify;">Il dottore in tecniche psicologiche, a differenza dello Psicologo con laurea quinquennale, ha conseguito una laurea di tre anni, ha effettuato un successivo tirocinio di almeno 6 mesi e ha superato l&#8217;Esame di Stato che consente l&#8217;iscrizione all&#8217;Ordine (Albo sezione B).</p>
<p style="text-align: justify;">Il dottore in Tecniche Psicologiche può operare sotto la supervisione di uno Psicologo iscritto alla sezione A.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="COSA È L'ORDINE DEGLI PSICOLOGI"></a>COSA È L&#8217;ORDINE DEGLI PSICOLOGI</h3>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ORDINE degli PSICOLOGI tutela gli interessi del cliente e promuove la qualità del lavoro del professionista anche attraverso l&#8217;applicazione del Codice Deontologico (codice che stabilisce le regole che tutti gli Psicologi sono tenuti a rispettare per una buona pratica); inoltre cura la tenuta e l&#8217;aggiornamento dell&#8217;Albo in cui sono iscritti tutti gli Psicologi italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Ordine degli Psicologi è anche a disposizione dell&#8217;utenza per la segnalazione di casi di abuso della professione di Psicologo. Può esercitare la professione di Psicologo e definirsi &#8220;Psicologo&#8221; solo chi è iscritto all&#8217;Ordine degli Psicologi.</p>
<p style="text-align: justify;">Può esercitare la professione di Psicologo e definirsi Psicologo solo chi è iscritto all&#8217;Ordine degli Psicologi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;Albo degli Psicologi è indicata anche l&#8217;eventuale specializzazione in Psicoterapia di ogni singolo Psicologo.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LE ALTRE PROFESSIONALITÀ"></a>LE ALTRE PROFESSIONALITÀ</h3>
<p style="text-align: justify;">Lo PSICHIATRA, il NEUROPSICHIATRA INFANTILE e il NEUROLOGO sono laureati in Medicina e specializzati, rispettivamente, in Psichiatria, Neuropsichiatria Infantile e Neurologia con una formazione di base prevalentemente &#8220;medico-farmacologica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psichiatra si occupa di quella branca della medicina che ha per oggetto la diagnosi, la prevenzione e la terapia delle malattie mentali, può condurre psicoterapie e può prescrivere psicofarmaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Neuropsichiatra infantile cura le patologie d&#8217;organo del sistema nervoso (convulsioni infantili, epilessia, ecc.) e i disagi mentali dei bambini e degli adolescenti fino ai 16-18 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Neurologo ha una formazione specificamente rivolta alla diagnosi, alla cura e alla prevenzione delle malattie del Sistema Nervoso Centrale e Periferico (traumi, ictus, tumori, morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, sclerosi multipla, epilessia, malattie ereditarie e congenite, neuropatie periferiche, malattie muscolari, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esercizio della professione medica è tutelato dall&#8217;Ordine dei Medici.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="CRITERI PER VALUTARE LA PROFESSIONALITÀ DI UNO PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA"></a>CRITERI PER VALUTARE LA PROFESSIONALITÀ DI UNO PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA</h3>
<p style="text-align: justify;">Iscrizione Albo degli Psicologi: per fare una verifica basterà digitare cognome e nome del professionista che cercate sul sito <a href="https://areariservata.psy.it/cgi-bin/areariservata/albo_nazionale.cgi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dell&#8217;Ordine Nazionale degli Psicologi</a>. Per avere informazioni aggiuntive selezionate dalla scheda il nome della Ragione dell&#8217;Ordine di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Iscrizione all&#8217;elenco degli Psicologi-Psicoterapeuti (per gli Psicologi che offrono Psicoterapia): verificabile presso l&#8217;Ordine degli Psicologi della Regione di iscrizione (reperibile come spiegato al punto precedente).</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto delle normative sulla Privacy: lo Psicologo deve far firmare al cliente una dichiarazione di autorizzazione al trattamento dei dati sensibili ed eventualmente rilasciarne copia.</p>
<p style="text-align: justify;">Richiesta del consenso firmato da parte di chi usufruisce della prestazione di Sostegno Psicologico o di Psicoterapia.</p>
<p style="text-align: justify;">Richiesta del consenso firmato da parte di entrambi i genitori nel caso di prestazioni offerte a minori.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto delle tariffe massime definite dal tariffario.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto del Codice Deontologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo non deve avere con le persone con cui lavora relazioni di natura privata che possano interferire con l&#8217;attività professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto del segreto professionale e dei suoi limiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Definizione chiara dei compensi e delle regole d&#8217;incarico. Nella fattura viene infatti calcolato il tasso del 2% di previdenza sociale. Alcuni professionisti poi, stilano per esempio dei contratti verbali o scritti, non vincolanti ma esplicativi, oppure, un buon modo di definire il rapporto è quello di avere un appuntamento &#8220;fisso&#8221; per giorni ed orari.</p>
<p style="text-align: justify;">Rilascio di documentazione fiscale del pagamento (fattura/ricevuta).</p>
<p style="text-align: justify;">Livello adeguato di preparazione e costante aggiornamento professionale.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LA FOBIA SOCIALE"></a>LA FOBIA SOCIALE</h3>
<p style="text-align: justify;">La Fobia sociale si manifesta come la paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali si è esposti a persone non familiari od al possibile giudizio degli altri. L&#8217;individuo che ne soffre teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia) in modo umiliante od imbarazzante e questo determina che la sua permanenza in una situazione tanto temuta quasi invariabilmente provochi l&#8217;ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione. Questa reazione diventa quindi a sua volta oggetto di paura instaurando un circolo vizioso continuo di cui la persona riconosce che la paura è eccessiva od irragionevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Le situazioni temute, sociali o prestazionali, sono evitate o sopportate con intensa ansia o disagio e l&#8217;evitamento, l&#8217;ansia anticipatoria, od il disagio nella situazione sociale o prestazionale interferiscono significativamente con le abitudini normali della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico) o con le attività o relazioni sociali, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere questo tipo di fobia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=51:fobia-sociale&amp;catid=31:generale&amp;Itemid=70">Leggi tutto</a></p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LA SCHIZOFRENIA"></a>LA SCHIZOFRENIA</h3>
<p style="text-align: justify;">Il termine schizofrenia, introdotto da Eugen Bleuer all&#8217;inizio del &#8216;900, deriva dal greco &#8220;mente divisa&#8221; e rappresenta la più comune delle psicosi, tanto che spesso essa è considerata l&#8217;emblema di tutta la categoria diagnostica. Quando si sente parlare di schizofrenia, si pensa immediatamente alla malattia mentale, quella &#8220;vera&#8221;, quella da &#8220;manicomio e camicia di forza&#8221;, ma anche in modo più pittoresco alla mente deviata degli omicidi seriali&#8230; La verità è fortunatamente lontana da queste dicerie, ma l&#8217;uso improprio di termini come questo o la sua sopraordinata categoria: Psicosi, posso davvero trarre in inganno. Negli ultimi anni abbiamo assistito a vari tipi di &#8220;psicosi giornalistiche&#8221;: dei polli, della diossina, della spazzatura&#8230;beh sarebbe più esatto parlare di fissazioni, paure, a volte vere e proprie fobie!</p>
<p style="text-align: justify;">I sintomi della schizofrenia possono interessare tutte le funzioni che caratterizzano il comportamento, la cognizione e le emozioni della persona: la percezione, il pensiero, il linguaggio, la volontà, la creatività e talvolta tale influenza può apportare anche alcuni miglioramenti, fermo restando che si tratta di una malattia fortemente intrusiva, persistente e quindi frequentemente invalidante.</p>
<p style="text-align: justify;">Generalmente vengono identificate due principali classi di sintomi:</p>
<p style="text-align: justify;">1) I sintomi positivi o produttivi</p>
<p style="text-align: justify;">-Deliri: sono pensieri e convinzioni assolute ed incontestabili radicate nel cervello del malato, ma prive di una base reale. Ad esempio, il paziente può affermare di essere seguito oppure osservato, o magari di disporre di poteri particolari che gli consentono di &#8220;dominare&#8221; gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">-Allucinazioni: sono percezioni (perlopiù uditive) di stimoli del tutto irreali, come sentire voci che parlano di lui oppure di vedere oggetti che si muovono fino al punto di inseguirlo.</p>
<p style="text-align: justify;">-Disturbi del pensiero: pensiero dissociato, &#8220;furto&#8221; del pensiero, influenzamento del pensiero, neologismi, &#8220;insalata&#8221; di parole, tangenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">2) I sintomi negativi</p>
<p style="text-align: justify;">-Disturbi dell&#8217;affettività: appiattimento affettivo, ambivalenza affettiva, contraddizione, autismo.</p>
<p style="text-align: justify;">-Anedonia: mancanza di emozioni, abulia, isolamento e apatia. Lo schizofrenico perde progressivamente ogni interesse per quanto lo circonda e si chiude in se stesso, dimostrando una forte abulia nei confronti del mondo esterno. Non desidera più avere rapporti sociali, si estranea dal nucleo familiare e si chiude in un mondo tutto suo.</p>
<p style="text-align: justify;">-Disturbi catatonici: completo immobilismo e mutismo, o esplosioni incontrollate di aggressività; catalepsia (ossia la possibilità di posizionare le membra del paziente in qualsiasi posizione).</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LO STRESS"></a>LO STRESS</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è lo Stress?</h4>
<p style="text-align: justify;">È la normale risposta dell&#8217;organismo ai cambiamenti che avvengo internamente od esternamente al nostro corpo e serve a mantenere un&#8217;omeostasi (equilibrio) interno. Questo significa che di per sé lo stress è un meccanismo funzionale ed infatti si parla di stress buono (eu-stress) e stress nocivo (di-stress) termini che però possono non portare a ritenere che sia lo stimolo ad essere più o meno cattivo, mentre è la risposta che a questo stimolo fornisce l&#8217;organismo a determinarne la portata.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti non appena lo stimo esterno o interno raggiunge l&#8217;organismo si ha una risposta generalizzata ed aspecifica di allarme; dopo di essa l&#8217;organismo prova a resistere a tale &#8220;attacco&#8221; al fine di riadattarsi (fase di resistenza) e, se non ce la fa si raggiunge la fase di esaurimento.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono gli eventi ambientali potenzialmente stressanti?</h4>
<p style="text-align: justify;">Si comincia dai cambi di stagione per arrivare alle vere e proprie catastrofi naturali, l&#8217;eccesso o la totale assenza di stimolazione, l&#8217;inquinamento, i fattori alimentari e dietetici, la pioggia, le radiazioni, il rumore, gli sbalzi di temperatura ed i fattori microbici e virali.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono gli eventi psicosociali potenzialmente stressanti?</h4>
<p style="text-align: justify;">Sono state stilate diverse liste, poi gerarchizzate. Fra i più popolari si ricordano: la morte del coniuge, il divorzio, la separazione, la detenzione in carcere, la morte di un parente, una malattia&#8230;ma anche il matrimonio, il trasloco, le vacanze, il Natale&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Lazarus ha presentato una lista di problemi quotidiani tra i quali si ricorda: la preoccupazione per il peso e per l&#8217;aspetto fisico, la preoccupazione per l&#8217;aumento del costo dei beni di consumo, per la criminalità, per i propri beni, l&#8217;impiego, il denaro, le tasse, l&#8217;eccesso di lavoro, la cura della casa, la perdita di qualcosa ed infine trovare un numero di telefono sempre occupato.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è il coping?</h4>
<p style="text-align: justify;">Con questo termine si intendono le risorse e le tecniche che l&#8217;individuo mette in atto per fronteggiare la situazione.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali tipi di coping esistono?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il coping può essere interno ed esterno e può essere orientato al compito, all&#8217;emozione o all&#8217;evitamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Per coping interno si considerano alcune caratteristiche di personalità come la cosiddetta hardiness, caratterizzata da impegno, controllo e sfida e l&#8217;ottimismo. Le persone con queste caratteristiche tendono infatti a risultare più protette nei confronti delle conseguenze dello stress.</p>
<p style="text-align: justify;">Per coping esterno si intende invece il sostegno sociale e le risorse materiali. Per quanto riguarda il primo si sono concentrati diversi studi per comprendere in che modo l&#8217;avere una rete sociale aiuti a proteggerci dallo stress e sembra che in qualche modo questo serva nella promozione di comportamenti più salutari (mangiare sano ed in misura adeguata, non fumare, avere orari equilibrati, bere moderatamente), e, contribuendo ad un&#8217;immagine ed identità sociale, permetta un miglioramento nell&#8217;autostima.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda l&#8217;orientamento del coping preferisco proporre alcuni esempi: uno studente è appena bocciato ad un esame; l&#8217;orientamento al compito consiste nel rivedere le proprie lacune; l&#8217;orientamento all&#8217;emozione è piangere su quanto è successo o comunque restare nello stato emotivo che la situazione ha generato; l&#8217;orientamento all&#8217;evitamento si manifesta con la tipica frase: &#8220;Adesso non ci voglio proprio pensare, ho bisogno di sfogarmi correndo un po&#8217;&#8221;. Ognuno di questi orientamenti può essere funzionale in base alla durata, all&#8217;intensità ed alle caratteristiche individuali della persona che la mette in atto. È infatti comune che alcune persone abbiano bisogno di piangere &#8220;sul latte versato&#8221; per poter ricominciare&#8230;o di distrarsi. Il fine ultimo è comunque tornare a focalizzarsi sul compito.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è lo stress management?</h4>
<p style="text-align: justify;">È una forma di terapia attiva, direttiva e psicoeducativa che permette di contrastare gli effetti dello stress attraverso diversi tipi di interventi.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che tipi di problemi produce lo stress?</h4>
<p style="text-align: justify;">Psicosomatici; Psicofisiologici ed Organici.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stress è il precursore di moltissimi disturbi d&#8217;ansia, primo fra tutti il Disturbo Di Panico, ma è anche implicato nelle cefalee muscolo tensive, nell&#8217;ipertensione, nel dolore cronico e nelle neoplasie.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LE DEMENZE SENILI"></a>LE DEMENZE SENILI</h3>
<p style="text-align: justify;">Queste domande sono state sintetizzate per essere il più possibile dirette ed esaustive.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei però dire a tutti quelli che mi hanno scritto che ho letto anche la vostra angoscia nel pensare di allontanare dalla propria abitazione un vostro caro, non più autosufficiente. È una scelta difficile ma necessaria per garantire alla persona il mantenimento della propria dignità fino alla fine e, grazie alle strutture specializzate anche alla conservazione delle abilità residue! È una cura, non un abbandono! Sara Ginanneschi</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che significa che è necessario un approccio sia multidisciplinare che multimodale nella valutazione dell&#8217;anziano?</h4>
<p style="text-align: justify;">Quando una persona anziana si sottopone ad una visita è necessario avvalersi di esami provenienti da più tipi di professionisti per poter avere un quadro omnicomprensivo della situazione attuale, relativamente alle funzioni fisiche ed alle funzionalità psicologiche e pratiche ed i bisogni.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quando si parla di valutazione multimodale ci si riferisce ad una valutazione dello stato:</h4>
<p style="text-align: justify;">Cognitivo</p>
<p style="text-align: justify;">Emotivo</p>
<p style="text-align: justify;">Comportamentale</p>
<p style="text-align: justify;">Funzionale (cose che si sanno fare &#8211; abilità)</p>
<p style="text-align: justify;">Sociale.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è tecnicamente la demenza?</h4>
<p style="text-align: justify;">È un disturbo ingravescente e progressivo caratterizzato da un declino cognitivo che si manifesta in uno stato di coscienza normale ed in assenza di altre malattie acute come il delirium o la depressione.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i sintomi nella demenza di Alzheimer?</h4>
<p style="text-align: justify;">Si osserva un declino inesorabile della funzione intellettiva con perdita totale dell&#8217;indipendenza e morte nei 2-10 anni successivi alla diagnosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sintomo più comune è un ingravescente peggioramento della memoria a breve termine: la persona non si ricorda cose fatte poco prima ed il difetto tende a manifestarsi nei ricoveri ospedalieri perché è proprio fuori dal proprio ambiente che si osserva una tendenza a disorganizzarsi (o meglio a non adattarsi!!).</p>
<p style="text-align: justify;">Queste persone possono avere dei problemi di linguaggio ma che non sono propriamente dovuti a questa funzione, ma sono ancora a carico della memoria, come l&#8217;incapacità a ricordarsi i nomi di persona o degli oggetti, le circonlocuzioni, le parafrasie.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre si osservano dei cambiamenti nella personalità, una compromissione della capacità critica (possono divenire molto suggestionabili) ed una certa labilità emotiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Talvolta i familiari riportano che trovano i loro cari più irritabili, ostili ed agitati.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;ingresso in una casa di cura, quali sono le principali valutazioni dell&#8217;anziano?</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre all&#8217;esame fisico si procede con una valutazione neuropsicologica completa.</p>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi è tesa ad identificare correttamente il problema ed a distinguerlo da altre condizioni simili che talvolta possono essere più favorevoli!</p>
<h4 style="text-align: justify;">Esistono altre condizioni che possono essere scambiate per demenza?</h4>
<p style="text-align: justify;">Sì! Le principali condizioni sono: il normale invecchiamento, la smemoratezza senile benigna e la pseudodemenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel normale invecchiamento si ha infatti una perdita di memoria normale per età; una compromissione che riguarda un solo settore; un alterazione delle funzioni cognitive sotto soglia (ossia che non sono tanto conclamate da poter giustificare una diagnosi di demenza); e, qualora vi sia un declino delle funzioni cognitive questo è secondario ad un altro disturbo e quindi reversibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella pseudodemenza si ha un esordio improvviso, con progressione rapida; il paziente è consapevole di quanto gli sta accadendo e questo può incidere fortemente sul suo stato d&#8217;umore e sul suo comportamento tanto che si registrano molti casi di suicidio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella smemoratezza senile benigna si ha un apprendimento di nuove informazione un po&#8217; più lenta rispetto alla normalità; il funzionamento quotidiano rimane del tutto normale e le persone, accorgendosi di questa loro nuova condizione, possono preoccuparsene.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi di demenza non c&#8217;è molta consapevolezza di malattia, dei propri sintomi e della condizione attuale.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i fattori di rischio della Depressione nell&#8217;anziano?</h4>
<p style="text-align: justify;">I fattori di rischio per la Depressione, così come nelle persone più giovani, sono di tipo psicosociale, mentre i fattori ereditari sembrano avere un peso minore nell&#8217;età avanzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Importanti sono i fattori di tipo psicologico (schemi di pensiero e di comportamento tendenti alla negatività, disfunzionali, od orientati ai sensi di colpa); i fattori sociali (come la perdita del coniuge, o una diminuzione del sostegno sociale); il reddito; i disturbi medici.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i Disturbi d&#8217;ansia più facilmente riscontrabili nell&#8217;anziano?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il Disturbo d&#8217;Ansia Generalizzata ed il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, mentre sono relativamente rari il Disturbo di Panico, il Disturbo Post Traumatico da Stress ed i Disturbi Fobici. Il Disturbo D&#8217;ansia Generalizzata si manifesta con almeno 3 condizioni tra le seguenti:</p>
<p style="text-align: justify;">Irrequietezza o nervosismo</p>
<p style="text-align: justify;">Affaticamento facile</p>
<p style="text-align: justify;">Difficoltà di concentrazione</p>
<p style="text-align: justify;">Irritabilità</p>
<p style="text-align: justify;">Senso di tensione muscolare</p>
<p style="text-align: justify;">Disturbi del sonno.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante valutare che questo genere di disturbi non sia però secondari o ad una condizione medica iniziale o ad alcuni farmaci; altre volte sono altre condizioni come il delirium e la depressione a generare ansia, così come l&#8217;inizio di uno stato dementigeno.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come si possono valutare lo stato funzionale e le autonomie?</h4>
<p style="text-align: justify;">Esistono veri e propri test in grado di valutare le abilità funzionali residue. Il BADL registra le attività basali: alzarsi dal letto, camminare, fare il bagno o la doccia, vestirsi, tenere un&#8217;adeguata igiene personale, mangiare ed utilizzare i servizi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;IADL quelle di natura strumentale: usare il telefono, i mezzi di trasporto, fare la spesa, cucinare, amministrare il manage familiare, gestire il denaro, mantenere hobby ed attività professionali ed assumere i farmaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta riconosciute le abilità residue il lavoro consiste nel mantenerle e migliorarle il più possibile utilizzandole anche come &#8220;rinforzi&#8221; per poter ampliare il bagaglio comportamentale disponibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio se una persona anziana è in grado di gestire il denaro, attraverso l&#8217;esercizio di questa abilità la si può portare ad andare a fare la spesa che, sul piano dell&#8217;umore, può diminuire sia uno stato depressivo che l&#8217;isolamento sociale.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che cosa è l&#8217;MCI?</h4>
<p style="text-align: justify;">È uno stato di transizione tra il normale invecchiamento ed una demenza conclamata; si riconosce perché lo stato funzionale globale e lo stato cognitivo non sono compromessi mentre ai test specifici, soprattutto quelli di memoria, si può riscontrare un deficit anche molto importante.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come si sceglie l&#8217;intervento più adeguato?</h4>
<p style="text-align: justify;">La scelta dipende dalla persona, soprattutto in relazione all&#8217;entità del disturbo diagnosticato. È inoltre importante il contesto in quanto un trattamento ospedaliero, ambulatoriale o all&#8217;interno di una struttura specifica può variare considerevolmente. Allo stesso modo variano quindi le risorse disponibili in termini di tempo e personale sul quale si può contare.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;intervento può infine essere specifico o aspecifico.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="L'INSONNIA"></a>L&#8217;INSONNIA</h3>
<h4 style="text-align: justify;">A cosa serve il sonno REM?</h4>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto non è il sonno dei sogni perché è stato dimostrato che si sogna durante tutta la notte ma, poiché durante questa fase si ha un&#8217;attività cerebrale molto vivace, i sogni che si fanno risultano più vividi e pieni di significato.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti autori hanno cercato di rispondere a questa domanda! Alcuni sostengono che il sonno REM serva a consolidare i ricordi nella memoria a lungo termine, un magazzino di memoria più o meno permanente dove risiedono tutte le cose immagazzinate nella vita; altri sono invece certi che serva allo sviluppo del sistema nervoso centrale e questa teoria troverebbe riscontro nella durata del sonno dei bambini rispetto agli anziani. Inoltre il sonno REM nei bambini è il 50% del sonno totale, mentre questa percentuale si dimezza all&#8217;età di 10 anni. Per quanto riguarda le fasi del sonno non REM (NREM) la fase 2 sembra aumentare in durata negli anziani, mentre la 4 va a scomparire.</p>
<h4 style="text-align: justify;">È vero che con l&#8217;età cambia il sonno? Se sì, in che modo?</h4>
<p style="text-align: justify;">Assolutamente sì! I bambini hanno un sonno polifasico (ossia si addormentano più volte al giorno) che ha una durata totale di circa 16 ore, mentre nell&#8217;adulto e nell&#8217;anziano il sonno è monofasico (anche se alcuni autori sono a favore di considerare la pennichella pomeridiana una seconda fase di sonno che diverrebbe quindi bifasico) si stabilizza intorno alle 8 ore, con una variabilità di + o &#8211; 2 fino a raggiungere 6,5 all&#8217;età di 60 anni.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i principali disturbi del sonno? Come si definiscono?</h4>
<p style="text-align: justify;">I disturbi del sonno di dividono in DISSONNIE e PARASONNIE (si pronunciano come &#8220;insonnia&#8221; con l&#8217;accento sulla o, anche se in ambito accademico ho personalmente sentito di tutto!).</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le DISSONNIE troviamo:</p>
<p style="text-align: justify;">Insonnia primaria</p>
<p style="text-align: justify;">Ipersonnia primaria</p>
<p style="text-align: justify;">Narcolessia</p>
<p style="text-align: justify;">Disturbo del sonno correlato alla respirazione</p>
<p style="text-align: justify;">Disturbo del ritmo circadiano del sonno</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda l&#8217;Insonnia e l&#8217;Ipersonnia i sintomi devono essere presenti per almeno un mese affinché sia possibile fare diagnosi e devono comportare disagio per la persona che ne è affetta. Per quanto riguarda la prima si manifesta con una difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno, o a svegliarsi riposati dopo essersi addormentati regolarmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Le persone che soffrono d&#8217;insonnia lamentano di essere abuliche (mancano della energia mentale e psicologica come quella che serve per prendere decisioni), asteniche (si sentono senza forza fisica), irritabili, disforiche (con uno stato d&#8217;umore basso). Hanno poi difficoltà a concentrarsi e possono sentirsi rallentate sia mentalmente che fisicamente.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Insonnia si presenta spesso nella Depressione, Nel Disturbo d&#8217;Ansia Generalizzata e nel Delirium.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi di Mania (Disturbo Bipolare I) o Ipomania (che sia o meno presente un Disturbo Bipolare II) non si parla di Insonnia in quanto le persone sostengono di non aver necessità di dormire e non soffrono quindi il disagio soggettivo relativo alla perdita di sonno tipica degli insonni. [Per una specificazione dei Disturbi Bipolari si rimanda alla relativa sezione]</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Ipersonnia si manifesta con, al contrario, un&#8217;eccessiva sonnolenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La Narcolessia si manifesta con &#8220;attacchi&#8221; di sonno irresistibili per almeno 3 mesi, circa 2-6 al giorno della durata di 10-20 minuti/ un&#8217;ora. Il sonno risulta ristoratore. È inoltre presente almeno uno tra: cataplessia di pochi secondi associata ad emozioni intense (la persona improvvisamente percepisce una debolezza muscolare che può provocare cedimento della ginocchia, della mandibola, della testa o degli arti, o delle palpebre) o allucinazioni ipnagogiche/ipnapompiche (quelle che si manifestano quando ci si sta addormentando o risvegliando) o paralisi del sonno (quella sensazione che capita quando ci si è appena risvegliati e, pur rendendosi conto di essere svegli non si riesce a muoversi per qualche secondo).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Disturbo del Sonno Correlato alla Respirazione o spesso chiamato da Apnee Notturne, consiste nell&#8217;interruzione del sonno che si manifesta con eccessiva sonnolenza o insonnia successiva. Può essere ostruttiva (deriva dal sovrappeso e dal russamento); centrali (più frequente negli anziani e nelle patologie cardiache/neurologiche); da iperventilazione alveolare (si ha una bassa concentrazione di ossigeno nel sangue arterioso (quello che porta l&#8217;ossigeno ai tessuti).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Disturbo del Ritmo Circadiano del Sonno è caratterizzato da un cambiamento di fase che porta all&#8217;insonnia o ad eccessiva sonnolenza. Ve ne sono 4 tipi:</p>
<p style="text-align: justify;">fase del sonno ritardata (detta dei gufi notturni, persone che vanno a letto sempre più tardi fino a sfasarsi); fase del sonno anticipata; sindrome del Jet Lag (alterazione dovuta al cambiamento di fuso orario continuo); alterazione da turno lavorativo (che colpisce le persone sottoposte a turni di lavoro notturni).</p>
<p style="text-align: justify;">Le PARASONNIE sono disturbi correlati al sonno che possono indurre un cattivo funzionamento diurno. Esse sono il Disturbo da Incubi (la persona si sveglia dopo aver fatto incubi terribili di cui ha un ricordo vivido); il Disturbo da Terrore nel Sonno, conosciuto anche come Pavor (la persona si sveglia spesso gridando e fortemente impaurita, ma non riesce a ricordare il sogno e non è facilmente rassicurabile); il Disturbo da Sonnambulismo (caratterizzato dall&#8217;alzarsi dal letto e camminare nell&#8217;ambiente o soltanto parlare, la persona è incosciente, non vi è possibilità di comunicare con lei ed è difficile svegliarla). Una leggenda sostiene che svegliare le persone durante una deambulazione da sonnambulismo porti a gravissime conseguenze. Questo è del tutto falso! C&#8217;è da dire che, poiché la persona sta dormendo e probabilmente sognando, se si sveglia ed improvvisamente si trova nel salotto a luce accesa può manifestare un breve periodo di confusione ed irritabilità, anche perché non vi è ricordo dell&#8217;episodio!</p>
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<h4 style="text-align: justify;">Quali condizioni mediche potrebbero causare disturbi del sonno?</h4>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ipertiroidismo, l&#8217;asma bronchiale ed altre patologie respiratorie anche transitorie (ed allo stesso modo passeggeri saranno i disturbi del sonno correlati), il dolore cronico e la menopausa nelle donne.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cosa si può fare per superare un periodo d&#8217;insonnia</h4>
<p style="text-align: justify;">Il trattamento per eccellenza è chiamato Igiene del Sonno. Il terapeuta fa tenere al soggetto un diario del sonno per verificare le caratteristiche del sonno e del disturbo ed aiuta la persona a migliorare non solo la quantità e la qualità del sonno ma le abitudini ed i pensieri spesso associati a questi disturbi. Ci sono però centri specializzati in cui le misurazioni sono effettuate da strumenti accurati ed oggettivi e, nei casi più gravi è davvero utile recarsi in queste strutture.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="PSICOFARMACOLOGIA"></a>PSICOFARMACOLOGIA</h3>
<p style="text-align: justify;">In questa sezione verrà data risposta alle domande più frequenti che sono arrivate ad Ambulatorio di Psicologia. Un consiglio generale che mi sento di dare è: per un trattamento farmacologico rivolgetevi ad uno Psichiatra e non accontentatevi delle prescrizioni (purtroppo talvolta facili) dei medici di base che, pur sapendo molte cose e conoscendo bene i loro pazienti, non sono preparati in maniera tanto specifica quanto lo Psichiatra! Inoltre, una volta iniziata una terapia farmacologica il consiglio è di affiancarvene una psicologica che, all&#8217;abbassamento del sintomo grazie al farmaco, permetta un lavoro più completo e duraturo sulla persona stessa.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i principali motivi d&#8217;insuccesso nel trattamento farmacologico?</h4>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi errata: purtroppo anche i medici e gli psicologi sbagliano e, qualora la diagnosi non sia aderente con il quadro clinico il trattamento può fallire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il trattamento inadeguato. A volte la scelta del trattamento può essere guidata da una cattiva diagnosi di partenza, ma anche da convinzioni dello psichiatra. Purtroppo ancora oggi sono pochi i medici che richiedono il supporto psicologico di un professionista per poter affrontare il disturbo dei pazienti a 360°.</p>
<p style="text-align: justify;">Il farmaco inadeguato o inefficace. I farmaci in commercio sono moltissimi e non è detto che quello che funziona con molti sia efficace per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un periodo di prova troppo breve; significa che prima di intraprendere la terapia farmacologica vera e propria, lo psichiatra, prova un determinato trattamento al fine di ridurre gli effetti collaterali e garantire la riuscita solo di quelli terapeutici. Alcune persone però possono avere un metabolismo del farmaco lievemente diverso dalla norma e quindi abbandonare la terapia prima che essa ha dato risultati o ha raggiunto il dosaggio ideale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dosaggio troppo basso. Questo accade soprattutto quando la terapia viene somministrata dai non addetti ai lavori. Molte volte mi sono trovata a lavorare con persone che seguivano una terapia farmacologica datagli dal medico di base che, preoccupato degli effetti di un antidepressivo, ad esempio, ne aveva prescritta solo mezza pasticca al giorno. Gli psicofarmaci quando si utilizzano&#8230;si utilizzano!! Non vanno demonizzati né dati goccia per goccia. Se si decide di intraprendere una terapia è necessario arrivare ad un dosaggio tale che, oltre agli effetti collaterali sia possibile percepire anche quelli terapeutici. Uno psichiatra è in grado di spiegare tutti gli effetti e di dosare un adeguato programma di aumento o decremento a seconda del caso e del farmaco scelto. Utilizzare dosaggi troppo bassi può comportare il rischio di avere solo effetti collaterali e nessun effetto terapeutico!</p>
<p style="text-align: justify;">Mancata associazione di un&#8217;adeguata terapia comportamentale. Come ho spiegato nella prefazione&#8230;è utilissimo lavorare sul sintomo e talvolta è pre-requisito ad una terapia psicologica, ma questa diventa essenziale per superare il problema od imparare a conviverci.</p>
<p style="text-align: justify;">Bassa compliance del paziente (significa che la persona non si applica nella terapia) perchè: preferisce la malattia alla salute, non riconosce la malattia, ha anche altre malattie psicologiche concomitanti, o manca di comprensione dello schema terapeutico globale (che spesso è la terapia farmacologica a fornire).</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali caratteristiche influenzano un maggior prescrizione di psicofarmaci?</h4>
<p style="text-align: justify;">Prima di tutto le caratteristiche socio-anagrafiche del paziente;</p>
<p style="text-align: justify;">Un atteggiamento particolare nei confronti della prescrizione farmacologica;</p>
<p style="text-align: justify;">Le caratteristiche del prescrittore;</p>
<p style="text-align: justify;">In che luogo e con che modi vengono prescritti i farmaci (Setting);</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;utilizzo dei servizi sul territorio;</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stile di lavoro nei servizi sul territorio.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali tipi di psicofarmaci esistono, a cosa servono e quali effetti collaterali hanno?</h4>
<p style="text-align: justify;">Gli psicofarmaci si dividono in 4 grandi categorie: gli Ansiolitici, gli Antidepressivi, gli Stabilizzatori dell&#8217;Umore e gli Antipsicotici.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ANSIOLITICI, come suggerisce il nome, sono utilizzati come tranquillanti e sedativi degli stati d&#8217;ansia e possono essere somministrati anche come coadiuvanti negli stati d&#8217;Insonnia. Possono avere effetti miorilassanti (rilassamento muscolare) ed anticonvulsivani soprattutto ad alti dosaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si dividono in Benzodiazepine e Non Benzodiazepine il cui nome dipende dalla struttura della molecola che li compone. Sono i farmaci più prescritti in modo aspecifico anche a chi comunica semplicemente uno stato di stress più particolare e spesso inducono una dipendenza. Come ogni farmaco infatti devono essere gestiti da un professionista ed inseriti in un più ampio programma terapeutico.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esperienza mi ha insegnato che negli Attacchi di Panico, l&#8217;uso di ansiolitici all&#8217;occorrenza crea una dipendenza difficile da demolire e che, pur limitando il presentarsi dei sintomi (gli attacchi di panico appunto) non curano alla base il disturbo, mentre un trattamento cognitivo-comportamentale riesce a dare risultati duraturi nel tempo con terapie relativamente brevi (3 mesi/ 1 anno).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ANTIDEPRESSIVI sono utilizzati nelle Depressioni Maggiori più o meno gravi, anche associate a disturbi di natura fisica e nel disturbo Distimico.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;inizio del trattamento entro 2 mesi (4-6 settimane) si osserva di solito uni inizio di remissione sintomatologica, mentre gli effetti collaterali possono essere presenti fin dalle prime settimane; è necessario continuare il trattamento per almeno ulteriori 4 mesi e, qualora sia indicato, tentare lo scalaggio graduale il mese successivo. Non è infatti indicato fare una cura con Antidepressivi inferiore ad un anno o con dosaggi troppo bassi, in quanto non servirebbe a nulla!</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Antidepressivi si suddividono in diverse categorie, si ricordano i Triciclici (i primi sperimentati), Inibitori della MAO (un acceleratore di demolizione di sostanze che solitamente sono carenti nei Depressi), gli SSRI ed SNRI che sono farmaci selettivi nel reperimento cerebrale di Serotonina o Noradrenalina, fortemente carenti, soprattutto in determinate aree del cervello dei pazienti con Depressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti possono avere effetti collaterali più o meno simili ma è importante considerare anche una certa predisposizione individuale a determinati effetti! Sebbene vi siano pochi Antidepressivi anoressizzanti e tutti comportino in breve tempo un certo aumento ponderale, vi sono diverse differenze individuali, quindi, qualora un farmaco abbia un effetto troppo importante sul peso della persona, andando quindi a determinare un nuovo problema, è possibile cambiarne il dosaggio o sostituire direttamente il farmaco, questo in accordo con il proprio Psichiatra naturalmente!</p>
<p style="text-align: justify;">Altri effetti sono di natura gastro-intestinale, muscolare, ritenzione urinaria o necessità di urinare più frequentemente; alcuni possono indurre sonnolenza o peggioramento della performance sia cognitiva che fisica. Per questo è importante provare a modificare anche le modalità di somministrazione del farmaco (ad esempio la sera e non la mattina) quanto possibile, prima di rinunciare alla terapia che potrebbe avere effetti davvero più dannosi!</p>
<p style="text-align: justify;">Gli STABILIZZATORI DELL&#8217;UMORE vengono utilizzati principalmente nel trattamento dei Disturbi Bipolari, ma vengono impiegati anche in patologie di tipo Schizoaffettive. Sono principalmente 3: il Carbonato di Litio, la Carbamazepina (non viene molto utilizzata perché interferisce con la concentrazione nel sangue di molti farmaci) e l&#8217;Acido Valproico (che al contrario è molto utilizzato soprattutto nel caso in cui non funzioni il Litio o abbia effetti collaterali troppo pericolosi; è efficace nei casi di Disturbo Ciclotimico, dove gli episodi depressivi e maniacali si susseguono anche rapidamente!). Ultimamente è stata inserita nel gruppo anche la Lamotrigina che ha effetti sul prevenire le ricadute degli episodi depressivi nel Disturbo Bipolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa categoria di farmaci è spesso utilizzata insieme agli Antipsicotici o agli Antidepressivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ANTIPSICOTICI sono chiamati anche neurolettici o tranquillanti maggiori. Sono spesso utilizzati in acuto, come sedativi immediati in casi di comportamento violento e fuori controllo che possa essere associato a disturbi come la Schizofrenia, un danno cerebrale, un delirium od una Depressione agitata.</p>
<p style="text-align: justify;">Possono dare effetti che si definiscono Extrapiramidali e che comportano movimenti, tremori o interruzioni nei movimenti involontari e simili a quelli che si osservano nel Morbo di Parkinson.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo sono stati introdotti negli anni anche i cosiddetti Antipsicotici Atipici che agiscono a livello di determinati recettori del cervello e riducono gli effetti collaterali appena descritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi farmaci hanno effetti sui sintomi positivi della Schizofrenia, così chiamati perché costituiscono dei fattori che si aggiungono al quadro psicopatologico come: deliri, allucinazioni, idee fisse e disordini nel pensiero, al contrario dei sintomi negativi, in cui viene invece a mancare qualcosa alla persona che sperimenta: appiattimento emotivo, mancanza di comunicatività, anedonia (manca il piacere nel fare le cose) e mancanza di motivazione.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="L'IPOCONDRIA"></a>L&#8217;IPOCONDRIA</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Quando si parla di ipocondria, ci si riferisce alla sindrome di Munchausen?</h4>
<p style="text-align: justify;">Assolutamente no! Nella Sindrome di Munchausen La persona ricerca consapevolmente vantaggi secondari dall&#8217;essere malato, lo stato d&#8217;ansia ed il profondi disagio che si manifesta nell&#8217;Ipocondria, attestano tutto il contrario.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come si definisce l&#8217;Ipocondria?</h4>
<p style="text-align: justify;">Sono state date molte definizioni di Ipocondria, ma quella attualmente più accreditata denota un&#8217;eccessiva e persistente preoccupazione per il proprio corpo, la salute e le malattie, cui si associano paura e sospetto di essere affetto da una gravissima e letale malattia.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono le caratteristiche del disturbo?</h4>
<p style="text-align: justify;">Come si desume dalla definizione appena data le caratteristiche fondamentali sono:</p>
<p style="text-align: justify;">Paura di avere una malattia</p>
<p style="text-align: justify;">Sospetto di avere una malattia</p>
<p style="text-align: justify;">Resistenza alla rassicurazione medica</p>
<p style="text-align: justify;">Sintomi somatici</p>
<p style="text-align: justify;">Preoccupazioni corporee</p>
<p style="text-align: justify;">Comportamenti ipocondriaci (che consistono in continue richieste di rassicurazioni, anche se poi non servono; doctor shopping ossia cambio continuo di medici, continui controlli di diversa natura anche molto invasivi, costosi e dolorosi).</p>
<p style="text-align: justify;">Per fare una diagnosi si Ipocondria il disturbo deve causare disagio e deve durare almeno 6 mesi.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Chi colpisce solitamente l&#8217;ipocondria ed a che età?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il disturbo è equidistribuito fra uomini e donne anche se con una preponderanza verso quest&#8217;ultime e si manifesta nella prima età adulta, anche se in realtà può comparire a qualunque età.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Di quali malattie credono di soffrire più spesso gli ipocondriaci?</h4>
<p style="text-align: justify;">In generale sono malattie a lungo decorso inesorabile ed è anche per questo che le rassicurazioni mediche e gli esami clinici non sono rassicuranti; la persona può convincersi di aver sviluppato un tumore il giorno immediatamente seguente ad una risonanza magnetica, il macchinario può essere rotto, il medico poco capace di leggere i risultati e così via.</p>
<h4 style="text-align: justify;">È possibile soffrire di Ipocondria ed Attacchi di Panico contemporaneamente?</h4>
<p style="text-align: justify;">Si capita anche se in realtà è molto più frequente che l&#8217;Ipocondria si manifesti assieme a Depressione Maggiore o Distimia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per alcuni aspetti, Ipocondria ed Attacchi di Panico sono assolutamente simili, in entrambi si ha una paura terribile di morire, ma le malattie temute sono nel primo caso a lento decorso e nel secondo invece, immediate come attacchi cardiaci o ictus.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Perché ci si ammala di Ipocondria?</h4>
<p style="text-align: justify;">Esistono diversi modelli che hanno tentato di spiegare l&#8217;eziopatogenesi del disturbo; quello cognitivo comportamentale spiega come sia centrale la tendenza dell&#8217;individuo ad interpretare erroneamente le informazioni relative ai sintomi corporei, le variazioni ponderali, la salute e così via. Questo aumenterebbe l&#8217;attenzione selettiva sui sintomi e l&#8217;abbassamento delle soglie sensoriali. I comportamenti di sicurezza inducono poi sintomi ansiosi ed anche questi sono interpretati come indici di malattia. Lo stesso modello si applica ai Disturbi di Panico, con la differenza che la malattia sospetta non è a lungo decorso.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che differenze ci sono tra Ipocondria e Disturbo Ossessivo-Compulsivo da contaminazione?</h4>
<p style="text-align: justify;">Le persone che soffrono di Ipocondria sono convinte di avere una malattia in corso che non è stata diagnosticata e, che essa venga dall&#8217;interno come un tumore ad esempio. I DOC da contaminazione anzitutto hanno paura di contaminazioni da agenti esterni, ma anche che potranno venir contaminati e non lo sono attualmente.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LA DEPRESSIONE"></a>LA DEPRESSIONE</h3>
<p style="text-align: justify;">Il DSM IV-TR definisce la Depressione Maggiore come un disturbo caratterizzato dalla presenza di almeno 2 Episodi Depressivi Maggiori.</p>
<p style="text-align: justify;">La depressione è caratterizzata da cambiamenti fisiologici, dell&#8217;umore, del modo di pensare, del comportamento profondi e spesso duraturi nel tempo e si formalizza come un disturbo che va oltre il modo di dire &#8220;oggi mi sento depresso&#8221; e che invece si riferisce ad uno stato transitorio di umore a coloritura malinconica derivante da una causa più o meno riconoscibile. Il DSM-IV-TR (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) definisce l&#8217;episodio depressivo maggiore come un disturbo che si manifesta con 5 o più sintomi tra quelli qui sotto elencati durante il giorno, quasi ogni giorno, per un periodo di almeno due settimane:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; umore depresso;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; perdita di piacere per quasi tutte le attività durante il giorno;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; cambiamento di peso significativo (aumento o diminuzione);</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; cambiamenti nelle abitudini del sonno;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; essere agitato o essere rallentato;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; mancanza di energia;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; sensazione di essere inutile;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; difficoltà nella concentrazione;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; pensieri ricorrenti di morte o di suicidio.</p>
<p style="text-align: justify;">La depressione può colpire chiunque, giovani o vecchi, ricchi o poveri. È dovuta a cause molteplici e diverse da persona a persona (ereditarietà, ambiente sociale, lutti familiari, problemi di lavoro&#8230;)</p>
<h4 style="text-align: justify;">Perché ci si ammala di Depressione?</h4>
<p style="text-align: justify;">Ci sono diverse cause che possono portare allo svilupparsi di questa malattia ma è necessario parlare sempre di fattori di rischio che, entrando in contatto con fattori precipitanti particolari possono sfociare in un esordio. Non è infatti ancora chiaro e quindi prevedibile in quali persone questo disturbo si manifesterà sicuramente.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i fattori biologici sembra che vi siano alcune alterazioni nella modulazione di 2 neurotrasmettitori in particolare: la serotonina e la noradrenalina (che vengono poi compensate e regolate dagli antidepressivi); alcuni deficit nel sistema neuroendocrino e quindi nei livelli ormonali; deficit alimentari; effetti collaterali di alcuni farmaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le cause genetiche ricordiamo che è più frequente osservare una Depressione nei familiari di primo grado, ma questo potrebbe avere anche delle derivazioni dall&#8217;apprendimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, fra le cause familiari si ricordano gli stili genitoriali in quanto, genitori depressi possono avere stili attribuzionali negativi e quindi insegnare anche indirettamente ai figli una certa vulnerabilità cognitiva alla depressione. Inoltre anche il loro stile educativo può essere freddo e poco empatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cause psicosociali sono organizzate in modo gerarchico e sono moltissime, si ricordano i lutti, la separazione, gravi litigi, perdita di lavoro, bocciatura scolastica, perdita di un animale domestico, trasloco, cambio di città, cambio di abitudini, essere vittima di un atto di criminalità e così via.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=57:depressione&amp;catid=31:generale&amp;Itemid=63">Leggi tutto</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;inizio</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="IL LUTTO"></a>IL LUTTO</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Che cos&#8217;è il Lutto?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il lutto è una normale e fisiologica reazione ad una perdita che evolve lentamente secondo un processo caratterizzato da alcune fasi ed ha una durata tipica di 1-6 mesi.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono gli stadi del lutto?</h4>
<p style="text-align: justify;">Diversi autori si sono occupati di definire le fasi del lutto, quindi rispondiamo indicando le principali:</p>
<p style="text-align: justify;">Kubler-Ross (1978) delinea 5 fasi:</p>
<p style="text-align: justify;">Negazione = Fase iniziale di shock durante la quale la persona continua a cercare il proprio caro all&#8217;interno dell&#8217;ambiente e ne coglie la presenza;</p>
<p style="text-align: justify;">Patteggiamento = si comincia a sperare che il proprio caro ritorni e si fanno promesse affinché questo possa accadere realmente;</p>
<p style="text-align: justify;">Rabbia = di realizza che il proprio caro non ritornerà più e si reagisce a questo con rabbia verso se stessi, il destino, il mondo e gli altri;</p>
<p style="text-align: justify;">Depressione = consiste nella fase della profonda tristezza e disperazione relativamente all&#8217;irrimediabilità della morte;</p>
<p style="text-align: justify;">Accettazione = finalmente si comincia ad accettare la perdita e si ritorna alla vita pur conservando i ricordi che, seppur commoventi perdono man mano la capacità di produrre un forte dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Parkes (1980; 1998) ne individua 4:</p>
<p style="text-align: justify;">Stordimento = è la prima fase che dura da poche ore a qualche giorno in cui si ha una sensazione di irrealtà, come se l&#8217;evento non fosse vero e per esempio si fosse soltanto sognato;</p>
<p style="text-align: justify;">Ricerca = consiste nella ricerca del proprio caro in senso di pianto, ansia da separazione, ma anche rabbia, irritabilità, auto-accuse, perdita di autostima e del senso di sicurezza;</p>
<p style="text-align: justify;">Disorganizzazione e Disperazione = è lo stadio caratterizzato dall&#8217;apatia, dalla disperazione e da un forte isolamento dovuto ad un ritiro dalla vita sociale;</p>
<p style="text-align: justify;">Riorganizzazione e Guarigione: è il graduale ritorno alla vita, accompagnato da una graduale ricomparsa degli interessi personali e dal desiderio di ricominciare a pianificare il proprio futuro.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono gli obiettivi del lavoro sul lutto?</h4>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto è necessario raggiungere l&#8217;Accettazione della realtà della perdita ossia confrontarsi con una realtà di assenza del caro senza la sua negazione; in seguito è necessario affrontare l&#8217;Elaborazione del dolore del lutto che si ottiene sperimentando i sentimenti di dolore, depressione, isolamento e vuoto legati alla perdita stessa; si prosegue con un Adattamento ad una realtà nel quale il proprio caro non c&#8217;è più ed infine Trovare un nuovo spazio per il defunto per poter proseguire la propria vita.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i sintomi presenti nel processo del lutto?</h4>
<p style="text-align: justify;">A livello emozionale sono presenti: shock, stordimento, tristezza, disperazione, rabbia, angoscia e paura, colpa, solitudine ed apatia.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello cognitivo si riscontrano: difficoltà di concentrazione, disorientamento, lievi e passeggeri stati confusionali, illusioni sensoriali, transitorie idee suicidare e pensieri ricorrenti circa il proprio caro o le circostanze della sua morte.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello comportamentale si osserva la continua ricerca del proprio caro, il pianto, disturbi alimentari, disturbi del sonno, ritiro dall&#8217;ambiente sociale, l&#8217;incapacità a condurre le normali attività quotidiane, la dipendenza dagli altri ed il ritornare in posti che ricordano il defunto o portare con sé qualche suo oggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello somatico si presentano: debolezza e perdita di energia, sintomi somatici in generale, dolori muscolari ed alterazioni delle funzioni endocrine ed immunitarie.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che differenza c&#8217;è tra un Lutto normale e quello che si definisce Lutto complicato?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il lutto complicato è quello che si manifesta oltre i 6 mesi e perdurano caratteristiche tipiche di un immenso dolore: la persona non riesce a tornare alle proprie attività quotidiane, continua a pensare e ricercare il proprio caro; pensa che non può riuscire a ricostruirsi una vita e queste caratteristiche non si manifestano soltanto in occasione di particolari ricorrenze od anniversari.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali fattori incidono sulla possibilità che la persona soffra di lutto complicato anziché di quello normale?</h4>
<p style="text-align: justify;">Diciamo che, come per tutte le psicopatologie si possono riscontrare dei fattori facilitanti ossia che possono determinare l&#8217;insorgenza di un disturbo che, in persone meno predisposte, a pari condizioni, non si manifesterebbe. Tra queste vi è una storia familiare con alterazioni e disfunzioni; l&#8217;assenza o comunque l&#8217;inadeguatezza della rete di sostegno sociale; precedenti sofferenze psicopatologiche; una tendenza a reprimere le emozioni, non esprimere i sentimenti o somatizzare gli eventi stressanti; una difficoltà specifica nella relazione con la persona defunta ed infine l&#8217;avere possibili vantaggi secondari dal continuare ad avere una reazione luttuosa inadeguata.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che relazione c&#8217;è tra lutto e depressione?</h4>
<p style="text-align: justify;">Talvolta può capitare che un lutto irrisolto si vada ad evolvere in una condizione grave come un Episodio Depressivo Maggiore od un umore stabilmente basso anche se di minor intensità come nel Disturbo Distimico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la reazione luttuosa perdura oltre 6 mesi ed è caratterizzata da un grave impoverimento del repertorio cognitivo e comportamentale, un senso di autosvalutazione molto forte o caratterizzato da una preoccupazione morbosa, è presente ideazione suicidaria o sintomi psicotici (deliri, allucinazioni, etc.) o rallentamento psicomotorio è possibile ipotizzare che questa manifestazione si stia trasformando in un disturbo cronico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;inizio</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="GLI ATTACCHI DI PANICO"></a>GLI ATTACCHI DI PANICO</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Attacco di panico: come uscirne?</h4>
<p style="text-align: justify;">Su questo tema molti autori si dividono e, di recente ho avuto modo di poter avere uno scambio di opinioni con Rosario Sorrentino, autore di un nuovo libro sul panico. Per quanto entrambi stimiamo e rispettiamo l&#8217;altrui professionalità, da parte mia non esiste altro rimedio se non la terapia cognitivo-comportamentale, pur non escludendo l&#8217;utilizzo di farmaci in casi estremi; il neurologo sostiene invece l&#8217;importanza della farmacologia, accettando un aiuto psicoterapeutico. Anche le prove sull&#8217;efficacia dei due metodi possono talvolta spaccarsi e non offrire una chiara visione d&#8217;insieme. Per esperienza personale, un trattamento cognitivo comportamentale, della durata di 3 mesi permette di superare il problema alla radice e per questo non intendo problemi irrisolti nell&#8217;infanzia, bensì un lavoro sull&#8217;autonomia che si è persa da quando si è iniziato a soffrire di attacchi di panico. Trovo che in alcuni casi i farmaci possano addirittura ostacolare questa conclusione, in quanto creano una dipendenza psicologica che poi inficia l&#8217;intero trattamento.</p>
<p style="text-align: justify;">A favore completamente dei farmaci e di un ruolo più marginale della psicoterapia in disturbi diversi o più complessi!</p>
<p style="text-align: justify;">Il trattamento in sé consiste in un lavoro su se stessi per quanto riguarda l&#8217;aumentare il numero di risorse comportamentali disponibili per fronteggiare ogni situazione, compresa quella del panico; un&#8217;esposizione diretta, anche se graduata, alle situazioni più evitate; un lavoro sul modo di pensare; ed un lavoro sugli stimoli corporei che sono diventati oggetto di attenzione della persona (per esempio controllare quanti battiti cardiaci si ha in un determinato momento).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=49:disturbo-di-panico-con-o-senza-agorafobia&amp;catid=31:generale&amp;Itemid=68">Leggi tutto</a></p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="I DISTURBI SESSUALI"></a>I DISTURBI SESSUALI</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Quali tipi di disturbi sessuali ci sono?</h4>
<p style="text-align: justify;">I disturbi sessuali si dividono in 4 grandi categorie:</p>
<p style="text-align: justify;">PARAFILIE costituite da voyeurismo, frotteurismo, esibizionismo, feticismo, feticismo da travestitismo, sadismo, masochismo, pedofilia, parafilie non altrimenti specificate.</p>
<p style="text-align: justify;">DISFUNZIONI SESSUALI rappresentate da Disturbi del Desiderio Sessuale (Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo e Disturbo da Avversione Sessuale); Disturbi dell&#8217;Eccitamento Sessuale (Disturbo dell&#8217;Eccitamento Sessuale Femminile e Disturbo Maschile dell&#8217;Erezione); Disturbi dell&#8217;Orgasmo (Disturbo dell&#8217;Orgasmo Maschile, Femminile; Disturbo da Eiaculazione Ritardata, Assente, Anedonica, Retrograda); Disturbi da Dolore sessuale (Dispareunia e Vaginismo); Disfunzioni sessuali dovuti ad una condizione medica generale; Disfunzioni sessuali indotta da sostanze; Disfunzioni sessuali NAS*.</p>
<p style="text-align: justify;">DISTURBI DELL&#8217;identità DI GENERE sono quelli propriamente detti ed i NAS*.</p>
<p style="text-align: justify;">DISTURBI SESSUALI NAS*.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è il Sado-Masochismo?</h4>
<p style="text-align: justify;">Sadismo e Masochismo sono due parafilie, ossia ricorrenti ed intensi impulsi sessuali e fantasie eccitanti sessualmente che consistono nel ricevere e/o infliggere un&#8217;autentica sofferenza o umiliazione a se stessi o al proprio partner; si tratta di un disturbo quando il comportamento, le spinte sessuali o queste fantasie, causano un distress od un danno in aree di funzionamento sociale, lavorativo o altre importanti, che si presentano clinicamente significative e naturalmente quando non c&#8217;è consensualità nella coppia o comunque capacità d&#8217;intendere e volere la situazione da entrambi i partner.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente possono presentarsi sia separatamente che insieme.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come affrontare la gelosia?</h4>
<p style="text-align: justify;">La gelosia è espressione di un sentimento di amore e, come tale anche di appartenenza/possesso per cui, quando si ama qualcuno si &#8220;pretende&#8221; di essere ricambiati incondizionatamente. Tutto questo va bene e fa bene alla coppia fin tanto che non si diventa limitanti e paranoici e quindi si iniziano a vedere cose che non ci sono solo per una lettura erronea di una situazione a partire da pochi indizi mal interpretati. Quando la gelosia è un problema si deve parlarne e capire da cosa deriva, in ogni caso, sono entrambi i partner a doversi impegnare per superarla!</p>
<p style="text-align: justify;">Qualora dipenda dalla perdita di fiducia nella coppia si fanno specifici lavori proprio su questo aspetto; dare fiducia è un atto di fede. Lo si fa senza pensarci due volte, però quando questa viene tradita sembra che non ci sia niente da fare! Invece no! Non è un lavoro facile e leggero, ma si risolve. Più semplice è invece lavorare sulla gelosia a sé, quella che spesso si chiama &#8220;paranoia&#8221;. Anche qui è importante farsi aiutare dal partner a capire come non essere più invadenti e, qualora razionalmente si sia convinti, si possono mettere dei biglietti sul cellulare, nel borsello, in tasca, che ci ricordano con una parola o due, che non dobbiamo perdere &#8220;la ragione&#8221;. Ho trovato utile utilizzare con i miei pazienti la frase &#8220;è una paranoia&#8221;. Ogni volta che il pensiero di gelosia si presenta è opportuno ricordarsi che è semplicemente la nostra testa che ci fa vivere queste sensazioni spiacevoli e che dobbiamo continuare a fidarci della persona che ci sta vicino.</p>
<p style="text-align: justify;">Sinceramente&#8230;esiste una terza possibilità ed è quella delle persone che, visti i propri trascorsi tendono a non fidarsi di nessuno e quindi a diventare intrusivi nei rapporti di coppia ma anche in quelli di amicizia. In questo caso la diagnosi potrebbe essere più importante ed il trattamento richiedere un lavoro un po&#8217; più lungo (più di 6 mesi).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=86:introduzione-ai-disturbi-sessuali&amp;catid=31:generale&amp;Itemid=118">Leggi tutto</a></p>
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<p style="text-align: justify;">
<h3 style="text-align: justify;"><a name="VARIE"></a>VARIE</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è la Tricotillomania?</h4>
<p style="text-align: justify;">È un disturbo che rientra nello spettro del discontrollo degli impulsi, come il disturbo ossessivo compulsivo, la bulimia, il disturbo da Tic di La Tourette, etc.</p>
<p style="text-align: justify;">Consiste nello strapparsi peli o capelli in modo compulsivo andando a determinare vere e proprie aree di alopecia. Il meccanismo che ne è alla basa è l&#8217;ansia ed il comportamento messo in atto serve appunto a sedare e tenere sotto controllo questa emozione (naturalmente in modo disfunzionale!).</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come affrontare l&#8217;Apatia?</h4>
<p style="text-align: justify;">È importante anzitutto capire da cosa dipende l&#8217;Apatia perché purtroppo è un sintomo comune e spesso indice di psicopatologia! Qualora abbiate a che fare con una persona depressa, l&#8217;apatia è proprio caratteristica imprescindibile dal malato e, cercare di farlo uscire, o semplicemente alzare dal letto può divenire per lui molto frustrante perché può corrispondere a chiedere ad un paraplegico sulla sedia a rotelle di alzarsi ed andare a fare una corsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Talvolta si può scambiare invece l&#8217;apatia con un evitamento agorafobico. In questo caso è l&#8217;ansia che fa da padrone e la persona, impossibilitata per paura ad uscire sta a casa o a letto o, poiché è probabile che in tali condizioni subentri una leggera depressione, proprio senza far niente!</p>
<p style="text-align: justify;">In entrambi i casi si cerca di portare la persona ad uscire ed a dedicarsi ad attività per lei piacevoli, ma può non essere facile e talvolta c&#8217;è bisogno di un sostegno farmacologico per farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi &#8220;normali&#8221; di apatia, ossia quelle giornate in cui ci si alza dal letto già stanchi e ci si strascica dal letto al divano e viceversa, possono avere relazione con la stagione, o meglio con l&#8217;alternarsi luce/buio che è regolata a livello di alcune sostanze organiche che, a loro volta, possono influenzare il funzionamento dell&#8217;intero organismo. Può dipendere da un periodo di stanchezza fisica o mentale. Oppure ancora può essere presente una debilitazione a causa batterica o virale. In una società iperprestazionale come la nostra è necessario accorgersi dei cambiamenti del proprio corpo e, quando possibile, dedicare il giusto riposo a corpo e mente senza preoccuparsi del motivo che ci ha portati a letto quel giorno.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è e come si identifica l&#8217;Opportunismo -comunicazione non verbale e sguardo</h4>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Di per sé l&#8217;opportunismo non è una caratteristica di personalità e come tale non è che sia possibile individuarla con determinate tecniche. Fra gli stili interpersonali di comunicazione vi è però lo stile manipolatorio che, pur sembrando assertivo è invece molto aggressivo. La persona tende infatti a soddisfare i propri bisogni mantenendo una buona relazione con gli altri, proprio come farebbe quella assertiva, ma, per raggiungere tali scopi, non si comporterebbe in modo tanto onesto, raggirando gli altri. Queste persone non sono facili da riconoscere ed anche in questo caso non esiste una formula precisa, ma spesso si possono osservare comportamenti seduttivi o affiliativi per cui quando viene fatta una richiesta si tende a piacere e coinvolgere superficialmente l&#8217;altro o ad intenerirlo.</p>
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<p style="text-align: justify;">NAS*= Non Altrimenti Specificato</p>
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		<title>PSICOLOGIA INFANTILE</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-infantile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 13:32:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[dislessia]]></category>
		<category><![CDATA[dissonnia]]></category>
		<category><![CDATA[insonnia]]></category>
		<category><![CDATA[ritardo mentale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I DISTURBI DEL SONNO NEL BAMBINO RITARDO MENTALE DISLESSIA BULLISMO</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/i-disturbi-del-sonno-nel-bambino/">I DISTURBI DEL SONNO NEL BAMBINO</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/ritardo-mentale/">RITARDO MENTALE</a></p>
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<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/06/07/il-bullismo/">BULLISMO</a></p>


<p></p>
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		<title>I DISTURBI DEL SONNO NEL BAMBINO</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/i-disturbi-del-sonno-nel-bambino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 13:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Infanzia e Adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[dissonnia]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[insonnia]]></category>
		<category><![CDATA[nocturnus]]></category>
		<category><![CDATA[pavor]]></category>
		<category><![CDATA[sonnambulismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;infanzia i disturbi del sonno sono molto frequenti ed hanno notevoli ripercussioni sia sulla salute del bambino che su quella</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;infanzia i disturbi del sonno sono molto frequenti ed hanno notevoli ripercussioni sia sulla salute del bambino che su quella dell&#8217;intera famiglia.  Il ruolo dei genitori nella genesi e nel mantenimento di questi disturbi solitamente è fondamentale pertanto è necessario istruirli sulle nozioni di base relative al sonno dei bambini. Nel bambino il sonno è un processo in evoluzione, quindi nella gestione dell&#8217;addormentamento e dei risvegli, potrebbero essere proprio i genitori ad instaurare inavvertitamente cattive associazioni tra il sonno normale e i comportamenti disfunzionali del bambino in relazione al sonno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#INSONNIA">INSONNIA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#PAVOR">PAVOR NOCTURNUS</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#SONNAMBULISMO">SONNAMBULISMO</a></p>
<p><a name="INSONNIA"></a>INSONNIA</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un disturbo molto frequente che si caratterizza per l&#8217;incapacità di addormentarsi o di mantenere a lungo il sonno, esattamente come accade negli adulti; nel bambino il segnale più importate dell&#8217;insorgenza di un disturbo di inizio e mantenimento del sonno è l&#8217;incapacità a riaddormentarsi autonomamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-1689 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/bear-2382779_1920.jpg" alt="Insonnia" width="466" height="311" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/bear-2382779_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/bear-2382779_1920-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/bear-2382779_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/bear-2382779_1920-768x512.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/bear-2382779_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/bear-2382779_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/bear-2382779_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 466px) 100vw, 466px" />Il disturbo del sonno può avere conseguenze importanti per la salute fisica e psicologica e può determinare l&#8217;instaurarsi di disturbi del comportamento diurno, disturbi dell&#8217;umore, facile faticabilità diurna e deficit di concentrazione, disturbi della memoria e dell&#8217;apprendimento, deficit di crescita a causa della ridotta riduzione dell&#8217;ormone della crescita; ovviamente la situazione porta spesso all&#8217;aumento di stress familiare a causa della deprivazione di sonno anche nei genitori.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;epidemiologia dell&#8217;insonnia del bambino presenta una variabilità legata all&#8217;età: l&#8217;insonnia è presente in circa il 20-30% dei bambini nei primi 2 anni di vita e si riduce al 15% dai 3 anni in poi. In generale i bambini italiani dormono meno rispetto ai bambini americani ed europei: si coricano più tardi e si svegliano più frequentemente durante la notte.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;insonnia nel bambino viene diagnosticata quando compare per almeno tre notti a settimana, presentandosi difficoltà di addormentamento (per un tempo maggiore di 45 minuti), e/o risvegli multipli (più di 2, con oltre 30 minuti di tempo necessari per riaddormentarsi), e/o risvegli precoci.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;insonnia nel bambino può essere causata da molteplici fattori: cause organiche, problemi psicosociali, patologie della relazione bambino-genitore, fattori genetici, prematurità, disturbi psichiatrici nelle figure genitoriali.</p>
<p style="text-align: justify;">I tipi di insonnia nell&#8217;infanzia si distinguono in base all&#8217;età.</p>
<h3>Primo anno di vita</h3>
<p style="text-align: justify;">Disturbi di inizio del sonno per associazione: quando il bambino associa l&#8217;addormentamento a rituali fissi (che possono riguardare oggetti o determinate circostanze), per cui se si risveglia la notte non si riaddormenta se non in presenza delle stesse condizioni presenti all&#8217;addormentamento. Si manifesta di solito nei primi anni di vita e tende a scomparire in età prescolare;</p>
<p style="text-align: justify;">Sindrome da eccessiva assunzione di cibo e bevande durante la notte: l&#8217;addormentamento iniziale e successivo ai risvegli notturni avviene solo in associazione con eccessiva quantità di liquidi (di solito oltre i 100-200 ml) o di alimenti; l&#8217;associazione con gli alimenti può determinare un apprendimento alimentare sbagliato, cioè si cronicizza il ritmo polifasico dei primi mesi di vita;</p>
<p style="text-align: justify;">Coliche dei primi mesi di vita: attualmente viene ipotizzata una relazione tra l&#8217;insorgenza delle coliche e una disfunzione dei processi di maturazione del ritmo sonno/veglia. Nel periodo post-colico si può instaurare un disturbo del sonno (risvegli multipli notturni e riduzione della durata totale di sonno), in quanto questi bambini sono facilmente irritabili e sensibili ai cambiamenti dell&#8217;orario di addormentamento, per cui è importante praticare una corretta igiene del sonno;</p>
<p style="text-align: justify;">Insonnia da allergia alle proteine del latte o da altri allergeni alimentari: la sintomatologia è simile a quella delle coliche, ma scompare con la rimozione dell&#8217;alimento e si associa ad altri sintomi (cutanei, respiratori, ecc.) secondari all&#8217;allergia.</p>
<h3>Da 1 a 6 anni</h3>
<p style="text-align: justify;">Disturbi da mancata identificazione del limite: si manifesta in età prescolare, con il rifiuto da parte del bambino di andare a dormire autonomamente, e quando si sveglia la notte non vuole rimanere nel proprio letto; in questi casi è importante approfondire la relazione tra il bambino ed i genitori;</p>
<p style="text-align: justify;">Paure all&#8217;addormentamento ed incubi: sono importanti quando persistono, sono monotematici e assumono caratteristiche fobiche od ossessive.</p>
<h3>Adolescenza</h3>
<p style="text-align: justify;">Igiene del sonno inadeguata;</p>
<p style="text-align: justify;">Insonnia da assunzione di sostanze stimolanti.</p>
<h3>Indipendenti dall&#8217;età</h3>
<p style="text-align: justify;">Insonnia legata a fattori socio-ambientali;</p>
<p style="text-align: justify;">Insonnia secondaria a malattie mediche, neurologiche, psichiatriche (otite acuta, reflusso gastroesofageo, asma, epilessia, mioclono periodico notturno, malattie metaboliche, rialzi febbrili, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">In entrambi i casi, sia con gli adulti che con i bambini, è possibile effettuare interventi mirati per migliorare la qualità e la quantità del sonno; si tratta di tecniche non invasive che, qualora si tratti di un&#8217;insonnia secondaria (quindi la punta dell&#8217;iceberg di un problema sottostante predominante), si riducono a semplici istruzioni comportamentali da seguire.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi tutti i trattamenti sul sonno nella prima infanzia, hanno come obiettivo rendere autonomo il bambino nella fase di addormentamento. Numerosi studi hanno dimostrato l’efficacia dell’utilizzo di tecniche comportamentali nel trattamento del disturbo del sonno nella prima e seconda infanzia, determinando nel 50-80% dei casi una risoluzione dei sintomi notturni, oltre a benefici nel funzionamento diurno e sul benessere familiare.</p>
<p><a name="PAVOR"></a>PAVOR NOCTURNUS</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un tipico disturbo dell&#8217;età pediatrica che si caratterizza per un parziale risveglio dal sonno profondo (fasi 3 e 4 Non REM), spesso accompagnato da grida, agitazione intensa, pallore, sudorazione, tachicardia, tachipnea (respiro accelerato), aumento della pressione arteriosa e aumento del tono muscolare. Il bambino è inconsolabile, poco responsivo agli stimoli ambientali e, se viene svegliato, appare è confuso, disorientato e non riconosce le persone vicine. A volte può scendere dal letto, camminare, e/o urlare per la casa terrorizzato. In quest&#8217;ultimo caso il Pavor si presenta insieme al <a href="#SONNAMBULISMO">SONNAMBULISMO</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli episodi, si verificano di solito nel primo terzo della notte, e la durata dell’episodio va dai 30 secondi ai 5 minuti. Il bambino al mattino non ricorda nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">L’età d’esordio oscilla tra i 3 e i 10 anni senza differenze di sesso e tende a risolversi gradualmente e spontaneamente nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’esordio del disturbo si riconoscono alcuni fattori precipitanti come, asma notturna, reflusso gastroesofageo, apnee e deprivazione di sonno.</p>
<p style="text-align: justify;">La componente genetica nell’esordio di questo disturbo è molto elevata: c’è un rischio 10 volte maggiore di sviluppare terrori notturni se almeno uno dei parenti stretti ha sperimentato questo o altre parasonnie (es. <a href="#SONNAMBULISMO">sonnambulismo</a>) nella propria vita.</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini con terrori notturni in sonno non hanno una maggiore incidenza di disturbi mentali o di psicopatologia rispetto alla popolazione generale. Al contrario, in età adulta, è più elevata l’incidenza di problematiche psicopatologiche correlate quali il Disturbo Post-traumatico da Stress e soprattutto i Disturbi d’Ansia.</p>
<p style="text-align: justify;">Un approfondimento diagnostico tramite esame strumentale (polisonnografia) è indicato nel caso in cui si renda necessaria una diagnosi differenziale con episodi di natura epilettica in sonno oppure si sospetti la presenza contemporanea di disturbi respiratori durante il sonno (che per definizione favoriscono l’insorgenza dei terrori notturni). Per il resto, la diagnosi sulla base della storia clinica può essere sufficiente.</p>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi differenziale deve essere fatta anche con gli incubi, che sono invece tipici della fase REM del sonno, da cui si differenziano per l’amnesia dell’episodio (gli incubi generalmente si ricordano) e anche per la fase del sonno interessata (prima parte del sonno nel caso dei terrori notturni, fase centrale/ultima parte nel caso degli incubi).</p>
<p style="text-align: justify;">I terrori notturni, inoltre, devono essere distinti anche da episodi di attacchi di panico notturni che consistono in un risveglio associato a tachicardia, sudorazione e sensazione di soffocamento. Generalmente, a differenza dei terrori notturni, i piccoli pazienti ricordano l’episodio al mattino e la durata dell’evento è compresa tra i 2 e gli 8 minuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Come già accennato, generalmente l’evoluzione del disturbo da terrore notturno ha un andamento benigno e tende ad andare incontro a remissione spontanea senza interventi mirati.<img loading="lazy" class=" wp-image-1712 alignright" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/war-953246_1920.jpg" alt="" width="197" height="140" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/war-953246_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/war-953246_1920-300x213.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/war-953246_1920-1024x727.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/war-953246_1920-768x545.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/war-953246_1920-1536x1090.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/war-953246_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/war-953246_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 197px) 100vw, 197px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Se i terrori notturni hanno una frequenza inferiore a 1 settimana e non mettono a rischio di incidenti il bambino, si possono adottare accorgimenti non farmacologici, tra cui:</p>
<ul>
<li>Adottare misure di sicurezza in casa (es. bloccare porte e/o scale, rimuovere oggetti che possono costituire intralcio o possono essere dannosi se il bambino si alza)</li>
<li>Curare l’igiene del sonno (mantenere un regolare ritmo sonno veglia, evitare caffeina e coca-cola, ecc.)</li>
<li>Evitare di risvegliare il bambino durante l’episodio perché potrebbe aumentare l’agitazione e prolungare l’evento</li>
<li>Consigliare tecniche di rilassamento all’addormentamento</li>
<li>Minimizzare l’intervento dei genitori perché può portare ad aumentare l’agitazione e a prolungare gli episodi</li>
<li>Evitare di riferire al bambino il giorno seguente quanto avvenuto durante la notte poiché questo potrebbe causare disturbi d’ansia</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Quando invece sono presenti le condizioni di seguito elencate, si rende necessario un intervento specialistico:</p>
<ul>
<li>Diagnosi confermata attraverso uno studio del sonno completo del bambino</li>
<li>Presenza di parasonnia del sonno NREM caratterizzata da episodi di terrore notturno (pianto e grida, sintomi di iperattivazione, reazioni comportamentali di estrema paura)</li>
<li>Cronicità dei sintomi</li>
<li>Frequenza elevata degli episodi (ogni notte o più volte a settimana)</li>
<li>Gli episodi si manifestano in determinati periodi della notte</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">In questi casi, dopo una valutazione clinica approfondita (anamnesi dei disturbi del sonno, polisonnografia), un tipo di trattamento indicato consiste in un protocollo di risvegli notturni programmati per una o più settimane. I risvegli notturni, infatti, alterano i cicli del sonno del bambino, modificando il pattern elettrofisiologico che sottende al disturbo. Si tratta di una strategia comportamentale molto efficace, seppur faticosa, che consiste nel risvegliare il bambino prima dell’orario in cui di solito si verificano gli episodi e, in seguito, predisporlo nuovamente a dormire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il trattamento farmacologico è utilizzato soltanto in casi estremi (episodi frequenti o rischiosi per l’incolumità del bambino), prevede l’utilizzo di benzodiazepine o antidepressivi. Gli effetti collaterali, però, specialmente nei bambini, sono frequenti, e tra questi possono presentarsi: alterazioni comportamentali, disturbi dell’attenzione e della memoria, astenia e stadi allucinatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Una valida scelta, utilizzata nei bambini (poiché ha ridottissimi effetti collaterali e non da assuefazione) è il L-5-idrossitriptofano, che determina una stabilizzazione del sonno, riducendo i fenomeni di terrori notturni.</p>
<p><a name="SONNAMBULISMO"></a>SONNAMBULISMO</p>
<p style="text-align: justify;">Il sonnambulismo è un disturbo del sonno di natura benigna e a risoluzione generalmente spontanea, che si presenta tipicamente durante la prima parte della notte, ovvero, entro le prime 2 ore dall’addormentamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ne soffre compie dei movimenti o dei comportamenti, a volte anche complessi, senza averne coscienza: nonostante l’attività motoria del sonnambulo, questo in realtà sta continuando a dormire.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-1710" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/sleep-2644444_1920.jpg" alt="" width="250" height="167" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/sleep-2644444_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/sleep-2644444_1920-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/sleep-2644444_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/sleep-2644444_1920-768x512.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/sleep-2644444_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/sleep-2644444_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/03/sleep-2644444_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" />A volte, durante gli episodi di sonnambulismo, il soggetto semplicemente si siede sul letto con gli occhi aperti, in altri casi più complessi si alza, cammina, compie comportamenti automatici come lavarsi o vestirsi, accende la tv, ecc. senza poi ricordarsi niente di quanto accaduto, il mattino seguente. Al termine di ogni episodio, di solito, il soggetto torna spontaneamente a letto. Gli episodi di sonnambulismo durano generalmente dai 5 ai 20 minuti.</p>
<p style="text-align: justify;">I sonnambuli possono parlare, oppure emettere suoni incomprensibili, talvolta possono diventare aggressivi, specialmente se qualcuno li tocca nel tentativo magari di svegliarli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante la natura del disturbo sia fondamentalmente benigna e si risolva spontaneamente, ovviamente è necessario prestare attenzione ai tipi di comportamenti manifesti, che potrebbero diventare pericolosi in sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sonnambulismo è un disturbo che riguarda prevalentemente l’età evolutiva: si stima che tra il 15 e il 30% dei bambini hanno sperimentato almeno una volta un episodio di sonnambulismo mentre circa il 6% presenta episodi ricorrenti. L’età di insorgenza di questo disturbo varia dai 4 ai 12 anni, e generalmente a partire dalla pubertà tende a scomparire spontaneamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Più raramente si presenta o si prolunga in età adulta, dove incontra una prevalenza pari a solo il 2%.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le cause del sonnambulismo, un ruolo chiave lo giocano i fattori genetici: circa la metà delle persone con sonnambulismo hanno almeno un familiare che a sua volta ha sperimentato questi episodi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le cause scatenanti ci sono inoltre fattori emotivi (ad es. stress o periodi di disagio psicologico), fattori medici (infezioni e febbre alta, perché aumentano la quantità di sonno profondo, fase in cui si presentano gli episodi), la deprivazione di sonno e l’uso di alcool o droghe.</p>
<p style="text-align: justify;">Il consulto ad un esperto in disturbi del sonno deve essere richiesto se:</p>
<ul>
<li>Gli episodi hanno una frequenza maggiore di 2 volte la settimana</li>
<li>Se durante la notte è presente più di un episodio o comunque avvengono non necessariamente entro 1-2 ore dall’addormentamento (in questo caso deve essere effettuata una diagnosi differenziale con episodi di natura epilettica)</li>
<li>Il bambino compie azioni pericolose (sale/scende le scale) o presenta episodi di sonnambulismo “agitato”.</li>
<li>Se il bambino, oltre al sonnambulismo, presenta anche enuresi (pipì a letto) o risulta essere particolarmente ansioso, è bene chiedere una consulenza psicologica al fine di valutare eventuali problematiche emotive sottostanti il disturbo.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi può essere effettuata anche solo sulla base del racconto riportato da chi ha assistito agli episodi di sonnambulismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una diagnosi di tipo strumentale (video-polisonnografia) si rende indispensabile nel caso si sospetti che gli episodi riportati non siano di sonnambulismo, bensì che siano di natura epilettica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’approccio terapeutico di elezione per il sonnambulismo, è quello comportamentale. I genitori vanno istruiti circa l’importanza dei principi di igiene del sonno, primo tra tutti, mantenere orari di addormentamento/risveglio regolari ed evitare di dormire poco o di andare a dormire troppo tardi. Altro aspetto fondamentale nel trattamento è relativo all’utilizzo delle tecniche di rilassamento, che sono consigliate all’addormentamento e nei casi in cui i soggetti si trovino in periodi particolarmente stressanti (e che quindi potrebbero facilitare l’insorgenza degli episodi di sonnambulismo).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando invece sono presenti le condizioni di seguito elencate, si rende necessario un intervento specialistico:</p>
<ul>
<li>Diagnosi confermata attraverso uno studio del sonno completo del bambino</li>
<li>Presenza di parasonnia del sonno NREM caratterizzata da episodi di stato di coscienza alterato (episodi confusionali notturni, difficoltà ad alzarsi, risvegli con amnesia completa o parziale, comportamenti dannosi o potenzialmente tali)</li>
<li>Cronicità dei sintomi</li>
<li>Frequenza elevata degli episodi (ogni notte o più volte a settimana)</li>
<li>Gli episodi si manifestano in determinati periodi della notte</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">In questi casi, dopo una valutazione clinica approfondita (anamnesi dei disturbi del sonno e polisonnografia), un tipo di trattamento indicato consiste in un protocollo di risvegli notturni programmati per una o più settimane. I risvegli notturni, infatti, alterano i cicli del sonno del bambino, modificando il pattern elettrofisiologico che sottende al disturbo. Si tratta di una strategia comportamentale molto efficace, seppur faticosa, che consiste nel risvegliare il bambino prima dell’orario in cui di solito si verificano gli episodi e, in seguito, predisporlo nuovamente a dormire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il trattamento farmacologico risulta essere indicato solo nel caso in cui gli episodi sono molto frequenti oppure se i fenomeni di sonnambulismo mettono a rischio l’incolumità della persona.</p>
<p style="text-align: justify;">Una alternativa, utilizzata per lo più nei bambini (visto che ha ridottissimi effetti collaterali e non dà assuefazione) è il L-5-idrossitriptofano, che, nell’ipotesi di una disfunzione del sistema serotoninergico nella genesi del sonnambulismo e delle altre parasonnie del NREM, determina una stabilizzazione del sonno.</p>
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<p style="text-align: justify;"><a href="#INSONNIA">INSONNIA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#PAVOR">PAVOR NOCTURNUS</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#SONNAMBULISMO">SONNAMBULISMO</a></p>
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<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbi-del-comportamento-alimentare/">DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/ritardo-mentale/">RITARDO MENTALE</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/04/28/la-dislessia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">DISLESSIA</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/06/07/il-bullismo/">BULLISMO</a></p>
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		<item>
		<title>PSICOLOGIA ADULTI</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 13:12:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[agorafobia]]></category>
		<category><![CDATA[anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
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		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi d'ansia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi del comportamento alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi della personalità]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo bipolare]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo d'ansia generalizzata]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo di panico]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo ossessivo-compulsivo]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo post traumatico da stress]]></category>
		<category><![CDATA[doc]]></category>
		<category><![CDATA[fobia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[fobia specifica]]></category>
		<category><![CDATA[insonnia]]></category>
		<category><![CDATA[panico]]></category>
		<category><![CDATA[ptsd]]></category>
		<category><![CDATA[schizofrenia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>DISTURBI D&#8217;ANSIA DISTURBO DI PANICO CON O SENZA AGORAFOBIA AGORAFOBIA FOBIA SPECIFICA FOBIA SOCIALE DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (PTSD) DISTURBO</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/i-disturbi-dansia/">DISTURBI D&#8217;ANSIA</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-di-panico-con-o-senza-agorafobia/">DISTURBO DI PANICO CON O SENZA AGORAFOBIA</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/agorafobia/">AGORAFOBIA</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/fobia-specifica/">FOBIA SPECIFICA</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/fobia-sociale/">FOBIA SOCIALE</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-post-traumatico-da-stress/">DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (PTSD)</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-dansia-generalizzata/">DISTURBO D&#8217;ANSIA GENERALIZZATA</a></p>
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<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/depressione/">DEPRESSIONE</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-bipolare/">DISTURBO BIPOLARE</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/schizofrenia/">SCHIZOFRENIA</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbi-del-comportamento-alimentare/">DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbi-della-personalita/">DISTURBI DELLA PERSONALITÀ</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/insonnia/">INSONNIA</a></p>


<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>INSONNIA</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/insonnia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 19:18:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[insonnia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viene definita insonnia la difficoltà ad addormentarsi e a mantenere il sonno, o la disposizione a svegliarsi troppo presto la</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/insonnia/">INSONNIA</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Viene definita insonnia la difficoltà ad addormentarsi e a mantenere il sonno, o la disposizione a svegliarsi troppo presto la mattina. A differenza di quanto comunemente si crede, le persone non hanno bisogno di dormire 8 ore al giorno: il 38% delle persone adulte dorme meno di 7/8 ore a notte senza conseguenze negative sulla propria qualità della vita. Recenti studi hanno dimostrato che l&#8217;essere umano necessita di 6 ore di sonno. Tutto il tempo in più che dormiamo è &#8220;sonno facoltativo&#8221;.</p>
<p>L&#8217;insonnia può essere:</p>
<ul>
<li>iniziale/precoce &#8211; difficoltà di addormentamento</li>
<li>di mantenimento &#8211; frequenti e prolungati risvegli notturni</li>
<li>tardiva &#8211; risveglio precoce al mattino</li>
<li>mista o generalizzata &#8211; combinazione mista delle difficoltà elencate in precedenza.</li>
</ul>
<p>Possiamo dire di avere un problema d&#8217;insonnia solo quando un riposo non soddisfacente limita le nostre capacità fisiche e mentali durante la giornata, per un periodo abbastanza lungo. L&#8217;insonnia sembra essere un fattore di rischio o causale per lo sviluppo di alcuni disturbi psichiatrici come ansia e depressione (Harvey, 2001; Lichstein, 2000), ma rappresenta allo stesso tempo un sintomo comune ad entrambe queste patologie, pertanto è fondamentale stabilire la corretta diagnosi.</p>
<p>L&#8217;insonnia può infatti essere:</p>
<p>-primaria, determinata da tutte le cause diverse da quelle dell&#8217;insonnia secondaria (vedi sotto). In genere è dovuta a problemi emozionali: preoccupazioni e ansia. Quando siamo preoccupati, infatti, pensiamo e ripensiamo al problema che ci affligge. Questa &#8220;ruminazione&#8221; mentale ci impedisce di addormentarci o ci fa dormire male. Si innesca così un circolo vizioso: più ci preoccupiamo, meno riusciamo a dormire. Non dormendo, l&#8217;ansia e l&#8217;irritabilità aumentano, e così anche le nostre difficoltà ad addormentarci;</p>
<p>-secondaria, legata a cause fisiche o psichiche. Ad esempio l&#8217;angina pectoris, le malattie reumatiche, le ulcere gastriche, la menopausa, l&#8217;iper e l&#8217;ipotiroidismo, le allergie. Inoltre l&#8217;ansia, la schizofrenia, il disturbo post-traumatico da stress. Alla depressione spesso è associata la tendenza a svegliarsi presto la mattina.</p>
<p>È stato inoltre rilevato che problemi di insonnia possono essere causati dallo stile di vita (stress, scarso tempo libero, alimentazione non sana, poca attività fisica&#8230;) e da cattive abitudini del sonno (guardare la tv a letto, lavorare a letto, svegliarsi e andare a dormire in orari sempre diversi, pisolini prolungati durante la giornata&#8230;).</p>
<p>Alcuni farmaci assunti per problemi respiratori, pressione arteriosa, o medicinali a base di steroidi possono essere tra le cause dell&#8217;insonnia. L&#8217;insonnia secondaria, paradossalmente, può essere anche causata da alcune medicine prescritte per curarla.</p>
<p>È stato provato, inoltre, che l&#8217;alcol, la caffeina e la nicotina hanno effetti negativi sul sonno.</p>
<p>Un altro aspetto interessante riguarda gli studi sul sonno: attraverso l&#8217;uso della polisonnografia è stato dimostrato che molte delle persone che soffrono di insonnia dormono più di quanto credono. Spesso le convinzioni sbagliate circa quanto e come si dovrebbe dormire possono essere una ulteriore causa di stress e contribuire a tenere svegli. Le persone che dormono bene normalmente impiegano circa 30 minuti per addormentarsi e durante la notte si svegliano diverse volte. Perciò non è realistico aspettarsi di addormentarsi non appena ci si mette a letto e di non svegliarsi mai durante la notte.<br />
Un&#8217;altra importante considerazione riguarda il nostro orologio interno corporeo, che controlla il nostro ciclo sonno-veglia modulando la sensazione di sonnolenza o di vigilanza. L&#8217;orologio interno si differenzia da persona a persona. Alcune vanno a dormire presto e si svegliano presto (sono dette allodole), altre vanno a dormire molto tardi e si svegliano tardi (sono dette gufi). Le prime tenderanno ad essere maggiormente attive e vigili la mattina, mentre le altre lo saranno più avanti nella giornata.</p>
<p>L&#8217;insonnia può durare più o meno a lungo. In genere si distingue in:</p>
<p>-insonnia occasionale, quando dura da una a tre notti ed è il tipo di insonnia causata da periodi di particolare tensione emotiva (ad esempio preoccupazioni familiari o professionali);</p>
<p>-insonnia di breve durata, che dura da tre notti a tre settimane e poi scompare.</p>
<p>In questi primi due casi può non essere necessario un trattamento, dato che il nostro orologio biologico è spesso in grado di riportarci alla normalità da solo, come nel caso del jet lag.</p>
<p>-Insonnia cronica, che dura più di tre settimane.</p>
<p>Il sonno è importante per la salute fisica e psicologica, quindi per la qualità della nostra vita. Quando si soffre di insonnia per un periodo di tempo abbastanza lungo ci si sente stanchi, affaticati e poco pronti a reagire, più irritabili, più ansiosi, con difficoltà di concentrazione e di memoria. Il nostro stato potrà dunque influenzare in modo negativo la nostra felicità, la nostra vita di coppia, la nostra efficienza sul lavoro.</p>
<p>Il sonno si divide in due fasi principali: sonno REM e sonno non-REM.</p>
<p>La sigla REM sta per Rapid Eye Movement, perché in questa fase, sotto le palpebre chiuse, i nostri occhi si muovono molto rapidamente. Questa è la parte del sonno durante la quale sogniamo. Anche durante la fase non-REM possiamo occasionalmente sognare, ma &#8211; essendo i nostri pensieri brevi e frammentati &#8211; non sogniamo con quella vivida componente immaginativa della fase REM.</p>
<p>Il sonno non-REM si divide in 4 fasi durante le quali il nostro corpo e la nostro mente si rilassano.</p>
<p>La fase 1 è quella di transizione tra la veglia e l&#8217;assopimento ed è la più leggera. In questa fase alcune parti del nostro cervello sono sveglie e altre no.</p>
<p>La fase 2 è quella che inizia subito dopo essersi addormentati. È la fase che dura di più: circa il 45% del sonno.</p>
<p>Le fasi 3 e 4 sono quelle in cui il sonno è più profondo.</p>
<p>Le ricerche sulla funzione delle varie fasi del sonno non sono ancora arrivate a una risposta definitiva. Le fasi 3 e 4 sembrano essere quelle che permettono al corpo di rigenerarsi. È l&#8217;unico momento in cui il nostro cervello è completamente off-line e finalmente si riposa. Per cui, in genere, se per qualche motivo siamo privati di quelle fasi del sonno, la mattina dopo avremo una sensazione di malessere. La fase REM invece è responsabile del nostro recupero mentale. Una conferma in questo senso viene anche dallo studio del flusso sanguigno. Durante le fasi 3 e 4 la maggior parte del sangue è diretta verso i muscoli, per cui il cervello &#8211; non ricevendo molto sangue &#8211; ha una scarsissima attività. Nella fase REM, quella in cui sogniamo, avviene esattamente il contrario. È questo il motivo per cui molti studiosi sono convinti che il dormire bene sia legato a queste fasi del sonno e non al numero delle ore. Studi recenti stanno ulteriormente chiarendo le funzioni dei vari stadi del sonno: nella fase 2 sembrerebbe esserci una relazione tra la comparsa dei fusi del sonno (che sono delle figure caratteristiche della fase 2 di sonno) e l&#8217;apprendimento di schemi motori, nelle fasi di sonno ad onde lente (3-4 non-REM), potrebbe esserci un legame tra le onde lente e l&#8217;apprendimento delle funzioni esecutive, mentre la fase REM (che prima si pensava essere la fase più importante per l&#8217;apprendimento in generale, anche per gli studi sul ritardo mentale in cui la prima scoperta che è stata effettuata sul sonno riguardava la riduzione della percentuale di sonno REM), sembra sia legata ad un tipo di apprendimento correlato al sistema cognitivo emozionale.</p>
<p>Una ricerca americana ha stabilito che circa 20 milioni di americani guardano la televisione tra mezzanotte e le tre del mattino. Probabilmente molti di loro soffrono di insonnia. La maggior parte delle persone ha, infatti, problemi di insonnia in alcuni momenti della propria vita. Solo il 10-15% della popolazione, tuttavia, soffre di una insonnia grave o frequente. La percentuale aumenta dopo i 60/65 anni. È stato stabilito che le donne ne soffrano maggiormente. Ad esempio l&#8217;insonnia è abbastanza comune durante la gravidanza.</p>
<p>TRATTAMENTO DELL&#8217;INSONNIA</p>
<p>Le principali forme di trattamento per il Disturbo di Insonnia sono la terapia farmacologica e la psicoterapia cognitivo-comportamentale.</p>
<p>Solitamente è il medico di base a prescrivere il farmaco ipnoinducente, che però è sconsigliato per un tempo superiore alle 2 settimane in quanto il suo uso prolungato può provocare effetti collaterali come sonnolenza diurna, vertigini, assuefazione e tolleranza. L&#8217;interruzione drastica del farmaco inoltre provoca una sindrome di astinenza caratterizzata da ritorno massivo dell&#8217;insonnia, agitazione psicomotoria, ansia e tremori inducendo quindi la persona ad assumere nuovamente il farmaco instaurando un circolo vizioso.</p>
<p>Altri farmaci utilizzati sono farmaci antidepressivi e, più integratore che farmaco, la melatonina. Come ogni integratore però il suo scopo è quello di &#8220;integrare&#8221; appunto, pertanto non ha alcun effetto se non vi è una carenza organica.</p>
<p>Il trattamento cognitivo comportamentale invece prevede l&#8217;impiego di diverse tecniche di intervento tra cui:</p>
<p>&#8211; l&#8217;educazione e l&#8217;igiene del sonno, in cui si analizza il problema soggettivamente e si forniscono informazioni di base sulla fisiologia del sonno;</p>
<p>&#8211; la restrizione del sonno, che permette di far coincidere il tempo trascorso a letto con il tempo passato a dormire;</p>
<p>&#8211; il controllo dello stimolo, che estingue l&#8217;associazione tra letto ed attività incompatibili come il sonno (come pianificare la giornata successiva);</p>
<p>&#8211; la ristrutturazione cognitiva, che modifica le convinzioni e le aspettative disfunzionali sul sonno;</p>
<p>&#8211; le tecniche di rilassamento e la distrazione immaginativa.</p>
<p>I risultati di indagini di meta-analisi hanno dimostrato il beneficio dell&#8217;approccio psicoterapeutico nel 70%-80% dei casi.</p>
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		<title>RISPOSTE FLASH</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/risposte-flash/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 20:12:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Domande e Risposte]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[demenza]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi sessuali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Indice: LA FOBIA SOCIALE LA SCHIZOFRENIA LO STRESS LE DEMENZE SENILI L&#8217;INSONNIA PSICOFARMACOLOGIA L&#8217;IPOCONDRIA LA DEPRESSIONE IL LUTTO GLI ATTACCHI</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><a name="Torna all'inizio"></a>Indice:</h1>
<p><a href="#LA_FOBIA_SOCIALE">LA FOBIA SOCIALE</a></p>
<p><a href="#LA_SCHIZOFRENIA_">LA SCHIZOFRENIA</a></p>
<p><a href="#LO_STRESS">LO STRESS</a></p>
<p><a href="#LE_DEMENZE_SENILI">LE DEMENZE SENILI</a></p>
<p><a href="#L'INSONNIA">L&#8217;INSONNIA</a></p>
<p><a href="#PSICOFARMACOLOGIA">PSICOFARMACOLOGIA</a></p>
<p><a href="#L'IPOCONDRIA">L&#8217;IPOCONDRIA</a></p>
<p><a href="#LA_DEPRESSIONE_">LA DEPRESSIONE</a></p>
<p><a href="#IL_LUTTO">IL LUTTO</a></p>
<p><a href="#GLI_ATTACCHI_DI_PANICO">GLI ATTACCHI DI PANICO</a></p>
<p><a href="#I_DISTURBI_SESSUALI_">I DISTURBI SESSUALI</a></p>
<p><a href="#VARIE">VARIE</a></p>
<p><a name="LA_FOBIA_SOCIALE"></a> LA FOBIA SOCIALE</p>
<p>Che cos&#8217;è la fobia sociale?</p>
<p>La Fobia sociale si manifesta come la paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali si è esposti a persone non familiari od al possibile giudizio degli altri. L&#8217;individuo che ne soffre teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia) in modo umiliante od imbarazzante e questo determina che la sua permanenza in una situazione tanto temuta quasi invariabilmente provochi l&#8217;ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione. Questa reazione diventa quindi a sua volta oggetto di paura instaurando un circolo vizioso continuo di cui la persona riconosce che la paura è eccessiva od irragionevole.</p>
<p>Le situazioni temute, sociali o prestazionali, sono evitate o sopportate con intensa ansia o disagio e l&#8217;evitamento, l&#8217;ansia anticipatoria, od il disagio nella situazione sociale o prestazionale interferiscono significativamente con le abitudini normali della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico) o con le attività o relazioni sociali, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere questo tipo di fobia.</p>
<p><a href="generale&amp;Itemid=70" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi tutto</a></p>
<p><a href="#Torna all'inizio">Torna all&#8217;inizio </a></p>
<p><a name="LA_SCHIZOFRENIA_"></a> LA SCHIZOFRENIA</p>
<p>Mi potrebbe spiegare cos&#8217;è la Schizofrenia?</p>
<p>Il termine schizofrenia, introdotto da Eugen Bleuer all&#8217;inizio del &#8216;900, deriva dal greco &#8220;mente divisa&#8221; e rappresenta la più comune delle psicosi, tanto che spesso essa è considerata l&#8217;emblema di tutta la categoria diagnostica. Quando si sente parlare di schizofrenia, si pensa immediatamente alla malattia mentale, quella &#8220;vera&#8221;, quella da &#8220;manicomio e camicia di forza&#8221;, ma anche in modo più pittoresco alla mente deviata degli omicidi seriali&#8230; La verità è fortunatamente lontana da queste dicerie, ma l&#8217;uso improprio di termini come questo o la sua sopraordinata categoria: Psicosi, posso davvero trarre in inganno. Negli ultimi anni abbiamo assistito a vari tipi di &#8220;psicosi giornalistiche&#8221;: dei polli, della diossina, della spazzatura&#8230;beh sarebbe più esatto parlare di fissazioni, paure, a volte vere e proprie fobie!</p>
<p>I sintomi della schizofrenia possono interessare tutte le funzioni che caratterizzano il comportamento, la cognizione e le emozioni della persona: la percezione, il pensiero, il linguaggio, la volontà, la creatività e talvolta tale influenza può apportare anche alcuni miglioramenti, fermo restando che si tratta di una malattia fortemente intrusiva, persistente e quindi frequentemente invalidante.</p>
<p>Generalmente vengono identificate due principali classi di sintomi:</p>
<p>1) I sintomi positivi o produttivi</p>
<p>-Deliri: sono pensieri e convinzioni assolute ed incontestabili radicate nel cervello del malato, ma prive di una base reale. Ad esempio, il paziente può affermare di essere seguito oppure osservato, o magari di disporre di poteri particolari che gli consentono di &#8220;dominare&#8221; gli altri.</p>
<p>-Allucinazioni: sono percezioni (perlopiù uditive) di stimoli del tutto irreali, come sentire voci che parlano di lui oppure di vedere oggetti che si muovono fino al punto di inseguirlo.</p>
<p>-Disturbi del pensiero: pensiero dissociato, &#8220;furto&#8221; del pensiero, influenzamento del pensiero, neologismi, &#8220;insalata&#8221; di parole, tangenzialità.</p>
<p>2) I sintomi negativi</p>
<p>-Disturbi dell&#8217;affettività: appiattimento affettivo, ambivalenza affettiva, contraddizione, autismo.</p>
<p>-Anedonia: mancanza di emozioni, abulia, isolamento e apatia. Lo schizofrenico perde progressivamente ogni interesse per quanto lo circonda e si chiude in se stesso, dimostrando una forte abulia nei confronti del mondo esterno. Non desidera più avere rapporti sociali, si estranea dal nucleo familiare e si chiude in un mondo tutto suo.</p>
<p>-Disturbi catatonici: completo immobilismo e mutismo, o esplosioni incontrollate di aggressività; catalepsia (ossia la possibilità di posizionare le membra del paziente in qualsiasi posizione).</p>
<p><a href="generale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi tutto</a></p>
<p><a href="#Torna all'inizio">Torna all&#8217;inizio </a></p>
<p><a name="LO_STRESS"></a> LO STRESS</p>
<p>Cos&#8217;è lo Stress?</p>
<p>È la normale risposta dell&#8217;organismo ai cambiamenti che avvengo internamente od esternamente al nostro corpo e serve a mantenere un&#8217;omeostasi (equilibrio) interno. Questo significa che di per sé lo stress è un meccanismo funzionale ed infatti si parla di stress buono (eu-stress) e stress nocivo (di-stress) termini che però possono non portare a ritenere che sia lo stimolo ad essere più o meno cattivo, mentre è la risposta che a questo stimolo fornisce l&#8217;organismo a determinarne la portata.</p>
<p>Infatti non appena lo stimo esterno o interno raggiunge l&#8217;organismo si ha una risposta generalizzata ed aspecifica di allarme; dopo di essa l&#8217;organismo prova a resistere a tale &#8220;attacco&#8221; al fine di riadattarsi (fase di resistenza) e, se non ce la fa si raggiunge la fase di esaurimento.</p>
<p>Quali sono gli eventi ambientali potenzialmente stressanti?</p>
<p>Si comincia dai cambi di stagione per arrivare alle vere e proprie catastrofi naturali, l&#8217;eccesso o la totale assenza di stimolazione, l&#8217;inquinamento, i fattori alimentari e dietetici, la pioggia, le radiazioni, il rumore, gli sbalzi di temperatura ed i fattori microbici e virali.</p>
<p>Quali sono gli eventi psicosociali potenzialmente stressanti?</p>
<p>Sono state stilate diverse liste, poi gerarchizzate. Fra i più popolari si ricordano: la morte del coniuge, il divorzio, la separazione, la detenzione in carcere, la morte di un parente, una malattia&#8230;ma anche il matrimonio, il trasloco, le vacanze, il Natale&#8230;</p>
<p>Lazarus ha presentato una lista di problemi quotidiani tra i quali si ricorda: la preoccupazione per il peso e per l&#8217;aspetto fisico, la preoccupazione per l&#8217;aumento del costo dei beni di consumo, per la criminalità, per i propri beni, l&#8217;impiego, il denaro, le tasse, l&#8217;eccesso di lavoro, la cura della casa, la perdita di qualcosa ed infine trovare un numero di telefono sempre occupato.</p>
<p>Cos&#8217;è il coping?</p>
<p>Con questo termine si intendono le risorse e le tecniche che l&#8217;individuo mette in atto per fronteggiare la situazione.</p>
<p>Quali tipi di coping esistono?</p>
<p>Il coping può essere interno ed esterno e può essere orientato al compito, all&#8217;emozione o all&#8217;evitamento.</p>
<p>Per coping interno si considerano alcune caratteristiche di personalità come la cosiddetta hardiness, caratterizzata da impegno, controllo e sfida e l&#8217;ottimismo. Le persone con queste caratteristiche tendono infatti a risultare più protette nei confronti delle conseguenze dello stress.</p>
<p>Per coping esterno si intende invece il sostegno sociale e le risorse materiali. Per quanto riguarda il primo si sono concentrati diversi studi per comprendere in che modo l&#8217;avere una rete sociale aiuti a proteggerci dallo stress e sembra che in qualche modo questo serva nella promozione di comportamenti più salutari (mangiare sano ed in misura adeguata, non fumare, avere orari equilibrati, bere moderatamente), e, contribuendo ad un&#8217;immagine ed identità sociale, permetta un miglioramento nell&#8217;autostima.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;orientamento del coping preferisco proporre alcuni esempi: uno studente è appena bocciato ad un esame; l&#8217;orientamento al compito consiste nel rivedere le proprie lacune; l&#8217;orientamento all&#8217;emozione è piangere su quanto è successo o comunque restare nello stato emotivo che la situazione ha generato; l&#8217;orientamento all&#8217;evitamento si manifesta con la tipica frase: &#8220;Adesso non ci voglio proprio pensare, ho bisogno di sfogarmi correndo un po&#8217;&#8221;. Ognuno di questi orientamenti può essere funzionale in base alla durata, all&#8217;intensità ed alle caratteristiche individuali della persona che la mette in atto. È infatti comune che alcune persone abbiano bisogno di piangere &#8220;sul latte versato&#8221; per poter ricominciare&#8230;o di distrarsi. Il fine ultimo è comunque tornare a focalizzarsi sul compito.</p>
<p>Cos&#8217;è lo stress management?</p>
<p>È una forma di terapia attiva, direttiva e psicoeducativa che permette di contrastare gli effetti dello stress attraverso diversi tipi di interventi.</p>
<p>Che tipi di problemi produce lo stress?</p>
<p>Psicosomatici; Psicofisiologici ed Organici.</p>
<p>Lo stress è il precursore di moltissimi disturbi d&#8217;ansia, primo fra tutti il Disturbo Di Panico, ma è anche implicato nelle cefalee muscolo tensive, nell&#8217;ipertensione, nel dolore cronico e nelle neoplasie.</p>
<p><a href="#Torna all'inizio">Torna all&#8217;inizio</a></p>
<p><a name="LE_DEMENZE_SENILI"></a> LE DEMENZE SENILI</p>
<p>Queste domande sono state sintetizzate per essere il più possibile dirette ed esaustive.</p>
<p>Vorrei però dire a tutti quelli che mi hanno scritto che ho letto anche la vostra angoscia nel pensare di allontanare dalla propria abitazione un vostro caro, non più autosufficiente. È una scelta difficile ma necessaria per garantire alla persona il mantenimento della propria dignità fino alla fine e, grazie alle strutture specializzate anche alla conservazione delle abilità residue! È una cura, non un abbandono! Sara Ginanneschi</p>
<p>Che significa che è necessario un approccio sia multidisciplinare che multimodale nella valutazione dell&#8217;anziano?</p>
<p>Quando una persona anziana si sottopone ad una visita è necessario avvalersi di esami provenienti da più tipi di professionisti per poter avere un quadro omnicomprensivo della situazione attuale, relativamente alle funzioni fisiche ed alle funzionalità psicologiche e pratiche ed i bisogni.</p>
<p>Quando si parla di valutazione multimodale ci si riferisce ad una valutazione dello stato:</p>
<ul>
<li>
<div>Cognitivo</div>
</li>
<li>
<div>Emotivo</div>
</li>
<li>
<div>Comportamentale</div>
</li>
<li>
<div>Funzionale (cose che si sanno fare &#8211; abilità)</div>
</li>
<li>
<div>Sociale.</div>
</li>
</ul>
<p>Cos&#8217;è tecnicamente la demenza?</p>
<p>È un disturbo ingravescente e progressivo caratterizzato da un declino cognitivo che si manifesta in uno stato di coscienza normale ed in assenza di altre malattie acute come il delirium o la depressione.</p>
<p>Quali sono i sintomi nella demenza di Alzheimer?</p>
<p>Si osserva un declino inesorabile della funzione intellettiva con perdita totale dell&#8217;indipendenza e morte nei 2-10 anni successivi alla diagnosi.</p>
<p>Il sintomo più comune è un ingravescente peggioramento della memoria a breve termine: la persona non si ricorda cose fatte poco prima ed il difetto tende a manifestarsi nei ricoveri ospedalieri perché è proprio fuori dal proprio ambiente che si osserva una tendenza a disorganizzarsi (o meglio a non adattarsi!!).</p>
<p>Queste persone possono avere dei problemi di linguaggio ma che non sono propriamente dovuti a questa funzione, ma sono ancora a carico della memoria, come l&#8217;incapacità a ricordarsi i nomi di persona o degli oggetti, le circonlocuzioni, le parafrasie.</p>
<p>Inoltre si osservano dei cambiamenti nella personalità, una compromissione della capacità critica (possono divenire molto suggestionabili) ed una certa labilità emotiva.</p>
<p>Talvolta i familiari riportano che trovano i loro cari più irritabili, ostili ed agitati.</p>
<p>All&#8217;ingresso in una casa di cura, quali sono le principali valutazioni dell&#8217;anziano?</p>
<p>Oltre all&#8217;esame fisico si procede con una valutazione neuropsicologica completa.</p>
<p>La diagnosi è tesa ad identificare correttamente il problema ed a distinguerlo da altre condizioni simili che talvolta possono essere più favorevoli!</p>
<p>Esistono altre condizioni che possono essere scambiate per demenza?</p>
<p>Sì! Le principali condizioni sono: il normale invecchiamento, la smemoratezza senile benigna e la pseudodemenza.</p>
<p>Nel normale invecchiamento si ha infatti una perdita di memoria normale per età; una compromissione che riguarda un solo settore; un alterazione delle funzioni cognitive sotto soglia (ossia che non sono tanto conclamate da poter giustificare una diagnosi di demenza); e, qualora vi sia un declino delle funzioni cognitive questo è secondario ad un altro disturbo e quindi reversibile.</p>
<p>Nella pseudodemenza si ha un esordio improvviso, con progressione rapida; il paziente è consapevole di quanto gli sta accadendo e questo può incidere fortemente sul suo stato d&#8217;umore e sul suo comportamento tanto che si registrano molti casi di suicidio.</p>
<p>Nella smemoratezza senile benigna si ha un apprendimento di nuove informazione un po&#8217; più lenta rispetto alla normalità; il funzionamento quotidiano rimane del tutto normale e le persone, accorgendosi di questa loro nuova condizione, possono preoccuparsene.</p>
<p>Nei casi di demenza non c&#8217;è molta consapevolezza di malattia, dei propri sintomi e della condizione attuale.</p>
<p>Quali sono i fattori di rischio della Depressione nell&#8217;anziano?</p>
<p>I fattori di rischio per la <a href="generale&amp;Itemid=63" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Depressione</a>, così come nelle persone più giovani, sono di tipo psicosociale, mentre i fattori ereditari sembrano avere un peso minore nell&#8217;età avanzata.</p>
<p>Importanti sono i fattori di tipo psicologico (schemi di pensiero e di comportamento tendenti alla negatività, disfunzionali, od orientati ai sensi di colpa); i fattori sociali (come la perdita del coniuge, o una diminuzione del sostegno sociale); il reddito; i disturbi medici.</p>
<p>Quali sono i Disturbi d&#8217;ansia più facilmente riscontrabili nell&#8217;anziano?</p>
<p>Il <a href="generale&amp;Itemid=55" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo d&#8217;A</a><a href="generale&amp;Itemid=55" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nsia Generalizzata</a> ed il <a href="generale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo Ossessivo-Compulsivo</a>, mentre sono relativamente rari il <a href="generale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo di Panico</a>, il <a href="generale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo Post Traumatico da Stress</a> ed i <a href="generale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbi Fobici</a>. Il Disturbo D&#8217;ansia Generalizzata si manifesta con almeno 3 condizioni tra le seguenti:</p>
<p>Irrequietezza o nervosismo</p>
<p>Affaticamento facile</p>
<p>Difficoltà di concentrazione</p>
<p>Irritabilità</p>
<p>Senso di tensione muscolare</p>
<p>Disturbi del sonno.</p>
<p>È importante valutare che questo genere di disturbi non sia però secondari o ad una condizione medica iniziale o ad alcuni farmaci; altre volte sono altre condizioni come il delirium e la depressione a generare ansia, così come l&#8217;inizio di uno stato dementigeno.</p>
<p>Come si possono valutare lo stato funzionale e le autonomie?</p>
<p>Esistono veri e propri test in grado di valutare le abilità funzionali residue. Il BADL registra le attività basali: alzarsi dal letto, camminare, fare il bagno o la doccia, vestirsi, tenere un&#8217;adeguata igiene personale, mangiare ed utilizzare i servizi.</p>
<p>L&#8217;IADL quelle di natura strumentale: usare il telefono, i mezzi di trasporto, fare la spesa, cucinare, amministrare il manage familiare, gestire il denaro, mantenere hobby ed attività professionali ed assumere i farmaci.</p>
<p>Una volta riconosciute le abilità residue il lavoro consiste nel mantenerle e migliorarle il più possibile utilizzandole anche come &#8220;rinforzi&#8221; per poter ampliare il bagaglio comportamentale disponibile.</p>
<p>Per esempio se una persona anziana è in grado di gestire il denaro, attraverso l&#8217;esercizio di questa abilità la si può portare ad andare a fare la spesa che, sul piano dell&#8217;umore, può diminuire sia uno stato depressivo che l&#8217;isolamento sociale.</p>
<p>Che cosa è l&#8217;MCI?</p>
<p>È uno stato di transizione tra il normale invecchiamento ed una demenza conclamata; si riconosce perché lo stato funzionale globale e lo stato cognitivo non sono compromessi mentre ai test specifici, soprattutto quelli di memoria, si può riscontrare un deficit anche molto importante.</p>
<p>Come si sceglie l&#8217;intervento più adeguato?</p>
<p>La scelta dipende dalla persona, soprattutto in relazione all&#8217;entità del disturbo diagnosticato. È inoltre importante il contesto in quanto un trattamento ospedaliero, ambulatoriale o all&#8217;interno di una struttura specifica può variare considerevolmente. Allo stesso modo variano quindi le risorse disponibili in termini di tempo e personale sul quale si può contare.</p>
<p>L&#8217;intervento può infine essere specifico o aspecifico.</p>
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<p><a name="L'INSONNIA"></a> L&#8217;INSONNIA</p>
<p>A cosa serve il sonno REM?</p>
<p>Innanzitutto non è il sonno dei sogni perché è stato dimostrato che si sogna durante tutta la notte ma, poiché durante questa fase si ha un&#8217;attività cerebrale molto vivace, i sogni che si fanno risultano più vividi e pieni di significato.</p>
<p>Molti autori hanno cercato di rispondere a questa domanda! Alcuni sostengono che il sonno REM serva a consolidare i ricordi nella memoria a lungo termine, un magazzino di memoria più o meno permanente dove risiedono tutte le cose immagazzinate nella vita; altri sono invece certi che serva allo sviluppo del sistema nervoso centrale e questa teoria troverebbe riscontro nella durata del sonno dei bambini rispetto agli anziani. Inoltre il sonno REM nei bambini è il 50% del sonno totale, mentre questa percentuale si dimezza all&#8217;età di 10 anni. Per quanto riguarda le fasi del sonno non REM (NREM) la fase 2 sembra aumentare in durata negli anziani, mentre la 4 va a scomparire.</p>
<p>È vero che con l&#8217;età cambia il sonno? Se sì, in che modo?</p>
<p>Assolutamente sì! I bambini hanno un sonno polifasico (ossia si addormentano più volte al giorno) che ha una durata totale di circa 16 ore, mentre nell&#8217;adulto e nell&#8217;anziano il sonno è monofasico (anche se alcuni autori sono a favore di considerare la pennichella pomeridiana una seconda fase di sonno che diverrebbe quindi bifasico) si stabilizza intorno alle 8 ore, con una variabilità di + o &#8211; 2 fino a raggiungere 6,5 all&#8217;età di 60 anni.</p>
<p>Quali sono i principali disturbi del sonno? Come si definiscono?</p>
<p>I disturbi del sonno di dividono in DISSONNIE e PARASONNIE (si pronunciano come &#8220;insonnia&#8221; con l&#8217;accento sulla o, anche se in ambito accademico ho personalmente sentito di tutto!).</p>
<p>Fra le DISSONNIE troviamo:</p>
<p>Insonnia primaria</p>
<p>Ipersonnia primaria</p>
<p>Narcolessia</p>
<p>Disturbo del sonno correlato alla respirazione</p>
<p>Disturbo del ritmo circadiano del sonno</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;Insonnia e l&#8217;Ipersonnia i sintomi devono essere presenti per almeno un mese affinché sia possibile fare diagnosi e devono comportare disagio per la persona che ne è affetta. Per quanto riguarda la prima si manifesta con una difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno, o a svegliarsi riposati dopo essersi addormentati regolarmente.</p>
<p>Le persone che soffrono d&#8217;insonnia lamentano di essere abuliche (mancano della energia mentale e psicologica come quella che serve per prendere decisioni), asteniche (si sentono senza forza fisica), irritabili, disforiche (con uno stato d&#8217;umore basso). Hanno poi difficoltà a concentrarsi e possono sentirsi rallentate sia mentalmente che fisicamente.</p>
<p>L&#8217;Insonnia si presenta spesso nella Depressione, Nel Disturbo d&#8217;Ansia Generalizzata e nel Delirium.</p>
<p>Nei casi di Mania (Disturbo Bipolare I) o Ipomania (che sia o meno presente un Disturbo Bipolare II) non si parla di Insonnia in quanto le persone sostengono di non aver necessità di dormire e non soffrono quindi il disagio soggettivo relativo alla perdita di sonno tipica degli insonni. [Per una specificazione dei <a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=58:disturbo-bipolare&amp;catid=31:generale">Disturbi Bipolari</a> si rimanda alla relativa sezione]</p>
<p>L&#8217;Ipersonnia si manifesta con, al contrario, un&#8217;eccessiva sonnolenza.</p>
<p>La Narcolessia si manifesta con &#8220;attacchi&#8221; di sonno irresistibili per almeno 3 mesi, circa 2-6 al giorno della durata di 10-20 minuti/ un&#8217;ora. Il sonno risulta ristoratore. È inoltre presente almeno uno tra: cataplessia di pochi secondi associata ad emozioni intense (la persona improvvisamente percepisce una debolezza muscolare che può provocare cedimento della ginocchia, della mandibola, della testa o degli arti, o delle palpebre) o allucinazioni ipnagogiche/ipnapompiche (quelle che si manifestano quando ci si sta addormentando o risvegliando) o paralisi del sonno (quella sensazione che capita quando ci si è appena risvegliati e, pur rendendosi conto di essere svegli non si riesce a muoversi per qualche secondo).</p>
<p>Il Disturbo del Sonno Correlato alla Respirazione o spesso chiamato da Apnee Notturne, consiste nell&#8217;interruzione del sonno che si manifesta con eccessiva sonnolenza o insonnia successiva. Può essere ostruttiva (deriva dal sovrappeso e dal russamento); centrali (più frequente negli anziani e nelle patologie cardiache/neurologiche); da iperventilazione alveolare (si ha una bassa concentrazione di ossigeno nel sangue arterioso (quello che porta l&#8217;ossigeno ai tessuti).</p>
<p>Il Disturbo del Ritmo Circadiano del Sonno è caratterizzato da un cambiamento di fase che porta all&#8217;insonnia o ad eccessiva sonnolenza. Ve ne sono 4 tipi:</p>
<p>fase del sonno ritardata (detta dei gufi notturni, persone che vanno a letto sempre più tardi fino a sfasarsi); fase del sonno anticipata; sindrome del Jet Lag (alterazione dovuta al cambiamento di fuso orario continuo); alterazione da turno lavorativo (che colpisce le persone sottoposte a turni di lavoro notturni).</p>
<p>Le PARASONNIE sono disturbi correlati al sonno che possono indurre un cattivo funzionamento diurno. Esse sono il Disturbo da Incubi (la persona si sveglia dopo aver fatto incubi terribili di cui ha un ricordo vivido); il Disturbo da Terrore nel Sonno, conosciuto anche come Pavor (la persona si sveglia spesso gridando e fortemente impaurita, ma non riesce a ricordare il sogno e non è facilmente rassicurabile); il Disturbo da Sonnambulismo (caratterizzato dall&#8217;alzarsi dal letto e camminare nell&#8217;ambiente o soltanto parlare, la persona è incosciente, non vi è possibilità di comunicare con lei ed è difficile svegliarla). Una leggenda sostiene che svegliare le persone durante una deambulazione da sonnambulismo porti a gravissime conseguenze. Questo è del tutto falso! C&#8217;è da dire che, poiché la persona sta dormendo e probabilmente sognando, se si sveglia ed improvvisamente si trova nel salotto a luce accesa può manifestare un breve periodo di confusione ed irritabilità, anche perché non vi è ricordo dell&#8217;episodio!</p>
<p><a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=70:insonnia&amp;catid=31:generale">Leggi tutto</a></p>
<p>Quali condizioni mediche potrebbero causare disturbi del sonno?</p>
<p>L&#8217;ipertiroidismo, l&#8217;asma bronchiale ed altre patologie respiratorie anche transitorie (ed allo stesso modo passeggeri saranno i disturbi del sonno correlati), il dolore cronico e la menopausa nelle donne.</p>
<p>Cosa si può fare per superare un periodo d&#8217;insonnia?</p>
<p>Il trattamento per eccellenza è chiamato Igiene del Sonno. Il terapeuta fa tenere al soggetto un diario del sonno per verificare le caratteristiche del sonno e del disturbo ed aiuta la persona a migliorare non solo la quantità e la qualità del sonno ma le abitudini ed i pensieri spesso associati a questi disturbi. Ci sono però centri specializzati in cui le misurazioni sono effettuate da strumenti accurati ed oggettivi e, nei casi più gravi è davvero utile recarsi in queste strutture.</p>
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<p><a name="PSICOFARMACOLOGIA"></a>PSICOFARMACOLOGIA</p>
<p>In questa sezione verrà data risposta alle domande più frequenti che sono arrivate ad Ambulatorio di Psicologia. Un consiglio generale che mi sento di dare è: per un trattamento farmacologico rivolgetevi ad uno Psichiatra e non accontentatevi delle prescrizioni (purtroppo talvolta facili) dei medici di base che, pur sapendo molte cose e conoscendo bene i loro pazienti, non sono preparati in maniera tanto specifica quanto lo Psichiatra! Inoltre, una volta iniziata una terapia farmacologica il consiglio è di affiancarvene una psicologica che, all&#8217;abbassamento del sintomo grazie al farmaco, permetta un lavoro più completo e duraturo sulla persona stessa.</p>
<p>Quali sono i principali motivi d&#8217;insuccesso nel trattamento farmacologico?</p>
<p>La diagnosi errata: purtroppo anche i medici e gli psicologi sbagliano e, qualora la diagnosi non sia aderente con il quadro clinico il trattamento può fallire.</p>
<p>Il trattamento inadeguato. A volte la scelta del trattamento può essere guidata da una cattiva diagnosi di partenza, ma anche da convinzioni dello psichiatra. Purtroppo ancora oggi sono pochi i medici che richiedono il supporto psicologico di un professionista per poter affrontare il disturbo dei pazienti a 360°.</p>
<p>Il farmaco inadeguato o inefficace. I farmaci in commercio sono moltissimi e non è detto che quello che funziona con molti sia efficace per tutti.</p>
<p>Un periodo di prova troppo breve; significa che prima di intraprendere la terapia farmacologica vera e propria, lo psichiatra, prova un determinato trattamento al fine di ridurre gli effetti collaterali e garantire la riuscita solo di quelli terapeutici. Alcune persone però possono avere un metabolismo del farmaco lievemente diverso dalla norma e quindi abbandonare la terapia prima che essa ha dato risultati o ha raggiunto il dosaggio ideale.</p>
<p>Dosaggio troppo basso. Questo accade soprattutto quando la terapia viene somministrata dai non addetti ai lavori. Molte volte mi sono trovata a lavorare con persone che seguivano una terapia farmacologica datagli dal medico di base che, preoccupato degli effetti di un antidepressivo, ad esempio, ne aveva prescritta solo mezza pasticca al giorno. Gli psicofarmaci quando si utilizzano&#8230;si utilizzano!! Non vanno demonizzati né dati goccia per goccia. Se si decide di intraprendere una terapia è necessario arrivare ad un dosaggio tale che, oltre agli effetti collaterali sia possibile percepire anche quelli terapeutici. Uno psichiatra è in grado di spiegare tutti gli effetti e di dosare un adeguato programma di aumento o decremento a seconda del caso e del farmaco scelto. Utilizzare dosaggi troppo bassi può comportare il rischio di avere solo effetti collaterali e nessun effetto terapeutico!</p>
<p>Mancata associazione di un&#8217;adeguata terapia comportamentale. Come ho spiegato nella prefazione&#8230;è utilissimo lavorare sul sintomo e talvolta è pre-requisito ad una terapia psicologica, ma questa diventa essenziale per superare il problema od imparare a conviverci.</p>
<p>Bassa compliance del paziente (significa che la persona non si applica nella terapia) perchè: preferisce la malattia alla salute, non riconosce la malattia, ha anche altre malattie psicologiche concomitanti, o manca di comprensione dello schema terapeutico globale (che spesso è la terapia farmacologica a fornire).</p>
<p>Quali caratteristiche influenzano un maggior prescrizione di psicofarmaci?</p>
<p>Prima di tutto le caratteristiche socio-anagrafiche del paziente;</p>
<p>Un atteggiamento particolare nei confronti della prescrizione farmacologica;</p>
<p>Le caratteristiche del prescrittore;</p>
<p>In che luogo e con che modi vengono prescritti i farmaci (Setting);</p>
<p>L&#8217;utilizzo dei servizi sul territorio;</p>
<p>Lo stile di lavoro nei servizi sul territorio.</p>
<p>Quali tipi di psicofarmaci esistono, a cosa servono e quali effetti collaterali hanno?</p>
<p>Gli psicofarmaci si dividono in 4 grandi categorie: gli Ansiolitici, gli Antidepressivi, gli Stabilizzatori dell&#8217;Umore e gli Antipsicotici.</p>
<p>Gli ANSIOLITICI, come suggerisce il nome, sono utilizzati come tranquillanti e sedativi degli stati d&#8217;ansia e possono essere somministrati anche come coadiuvanti negli stati d&#8217;Insonnia. Possono avere effetti miorilassanti (rilassamento muscolare) ed anticonvulsivani soprattutto ad alti dosaggi.</p>
<p>Si dividono in Benzodiazepine e Non Benzodiazepine il cui nome dipende dalla struttura della molecola che li compone. Sono i farmaci più prescritti in modo aspecifico anche a chi comunica semplicemente uno stato di stress più particolare e spesso inducono una dipendenza. Come ogni farmaco infatti devono essere gestiti da un professionista ed inseriti in un più ampio programma terapeutico.</p>
<p>L&#8217;esperienza mi ha insegnato che negli Attacchi di Panico, l&#8217;uso di ansiolitici all&#8217;occorrenza crea una dipendenza difficile da demolire e che, pur limitando il presentarsi dei sintomi (gli attacchi di panico appunto) non curano alla base il disturbo, mentre un trattamento cognitivo-comportamentale riesce a dare risultati duraturi nel tempo con terapie relativamente brevi (3 mesi/ 1 anno).</p>
<p>Gli ANTIDEPRESSIVI sono utilizzati nelle Depressioni Maggiori più o meno gravi, anche associate a disturbi di natura fisica e nel disturbo Distimico.</p>
<p>Dall&#8217;inizio del trattamento entro 2 mesi (4-6 settimane) si osserva di solito uni inizio di remissione sintomatologica, mentre gli effetti collaterali possono essere presenti fin dalle prime settimane; è necessario continuare il trattamento per almeno ulteriori 4 mesi e, qualora sia indicato, tentare lo scalaggio graduale il mese successivo. Non è infatti indicato fare una cura con Antidepressivi inferiore ad un anno o con dosaggi troppo bassi, in quanto non servirebbe a nulla!</p>
<p>Gli Antidepressivi si suddividono in diverse categorie, si ricordano i Triciclici (i primi sperimentati), Inibitori della MAO (un acceleratore di demolizione di sostanze che solitamente sono carenti nei Depressi), gli SSRI ed SNRI che sono farmaci selettivi nel reperimento cerebrale di Serotonina o Noradrenalina, fortemente carenti, soprattutto in determinate aree del cervello dei pazienti con Depressione.</p>
<p>Tutti possono avere effetti collaterali più o meno simili ma è importante considerare anche una certa predisposizione individuale a determinati effetti! Sebbene vi siano pochi Antidepressivi anoressizzanti e tutti comportino in breve tempo un certo aumento ponderale, vi sono diverse differenze individuali, quindi, qualora un farmaco abbia un effetto troppo importante sul peso della persona, andando quindi a determinare un nuovo problema, è possibile cambiarne il dosaggio o sostituire direttamente il farmaco, questo in accordo con il proprio Psichiatra naturalmente!</p>
<p>Altri effetti sono di natura gastro-intestinale, muscolare, ritenzione urinaria o necessità di urinare più frequentemente; alcuni possono indurre sonnolenza o peggioramento della performance sia cognitiva che fisica. Per questo è importante provare a modificare anche le modalità di somministrazione del farmaco (ad esempio la sera e non la mattina) quanto possibile, prima di rinunciare alla terapia che potrebbe avere effetti davvero più dannosi!</p>
<p>Gli STABILIZZATORI DELL&#8217;UMORE vengono utilizzati principalmente nel trattamento dei Disturbi Bipolari, ma vengono impiegati anche in patologie di tipo Schizoaffettive. Sono principalmente 3: il Carbonato di Litio, la Carbamazepina (non viene molto utilizzata perché interferisce con la concentrazione nel sangue di molti farmaci) e l&#8217;Acido Valproico (che al contrario è molto utilizzato soprattutto nel caso in cui non funzioni il Litio o abbia effetti collaterali troppo pericolosi; è efficace nei casi di Disturbo Ciclotimico, dove gli episodi depressivi e maniacali si susseguono anche rapidamente!). Ultimamente è stata inserita nel gruppo anche la Lamotrigina che ha effetti sul prevenire le ricadute degli episodi depressivi nel Disturbo Bipolare.</p>
<p>Questa categoria di farmaci è spesso utilizzata insieme agli Antipsicotici o agli Antidepressivi.</p>
<p>Gli ANTIPSICOTICI sono chiamati anche neurolettici o tranquillanti maggiori. Sono spesso utilizzati in acuto, come sedativi immediati in casi di comportamento violento e fuori controllo che possa essere associato a disturbi come la Schizofrenia, un danno cerebrale, un delirium od una Depressione agitata.</p>
<p>Possono dare effetti che si definiscono Extrapiramidali e che comportano movimenti, tremori o interruzioni nei movimenti involontari e simili a quelli che si osservano nel Morbo di Parkinson.</p>
<p>Per questo sono stati introdotti negli anni anche i cosiddetti Antipsicotici Atipici che agiscono a livello di determinati recettori del cervello e riducono gli effetti collaterali appena descritti.</p>
<p>Questi farmaci hanno effetti sui sintomi positivi della Schizofrenia, così chiamati perché costituiscono dei fattori che si aggiungono al quadro psicopatologico come: deliri, allucinazioni, idee fisse e disordini nel pensiero, al contrario dei sintomi negativi, in cui viene invece a mancare qualcosa alla persona che sperimenta: appiattimento emotivo, mancanza di comunicatività, anedonia (manca il piacere nel fare le cose) e mancanza di motivazione.</p>
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<p><a name="L'IPOCONDRIA"></a>L&#8217;IPOCONDRIA</p>
<p>Quando si parla di ipocondria, ci si riferisce alla sindrome di Munchausen?</p>
<p>Assolutamente no! Nella Sindrome di Munchausen La persona ricerca consapevolmente vantaggi secondari dall&#8217;essere malato, lo stato d&#8217;ansia ed il profondi disagio che si manifesta nell&#8217;Ipocondria, attestano tutto il contrario.</p>
<p>Come si definisce l&#8217;Ipocondria?</p>
<p>Sono state date molte definizioni di Ipocondria, ma quella attualmente più accreditata denota un&#8217;eccessiva e persistente preoccupazione per il proprio corpo, la salute e le malattie, cui si associano paura e sospetto di essere affetto da una gravissima e letale malattia.</p>
<p>Quali sono le caratteristiche del disturbo?</p>
<p>Come si desume dalla definizione appena data le caratteristiche fondamentali sono:</p>
<p>Paura di avere una malattia</p>
<p>Sospetto di avere una malattia</p>
<p>Resistenza alla rassicurazione medica</p>
<p>Sintomi somatici</p>
<p>Preoccupazioni corporee</p>
<p>Comportamenti ipocondriaci (che consistono in continue richieste di rassicurazioni, anche se poi non servono; doctor shopping ossia cambio continuo di medici, continui controlli di diversa natura anche molto invasivi, costosi e dolorosi).</p>
<p>Per fare una diagnosi si Ipocondria il disturbo deve causare disagio e deve durare almeno 6 mesi.</p>
<p>Chi colpisce solitamente l&#8217;ipocondria ed a che età?</p>
<p>Il disturbo è equidistribuito fra uomini e donne anche se con una preponderanza verso quest&#8217;ultime e si manifesta nella prima età adulta, anche se in realtà può comparire a qualunque età.</p>
<p>Di quali malattie credono di soffrire più spesso gli ipocondriaci?</p>
<p>In generale sono malattie a lungo decorso inesorabile ed è anche per questo che le rassicurazioni mediche e gli esami clinici non sono rassicuranti; la persona può convincersi di aver sviluppato un tumore il giorno immediatamente seguente ad una risonanza magnetica, il macchinario può essere rotto, il medico poco capace di leggere i risultati e così via.</p>
<p>È possibile soffrire di Ipocondria ed Attacchi di Panico contemporaneamente?</p>
<p>Si capita anche se in realtà è molto più frequente che l&#8217;Ipocondria si manifesti assieme a Depressione Maggiore o Distimia.</p>
<p>Per alcuni aspetti, Ipocondria ed Attacchi di Panico sono assolutamente simili, in entrambi si ha una paura terribile di morire, ma le malattie temute sono nel primo caso a lento decorso e nel secondo invece, immediate come attacchi cardiaci o ictus.</p>
<p>Perché ci si ammala di Ipocondria?</p>
<p>Esistono diversi modelli che hanno tentato di spiegare l&#8217;eziopatogenesi del disturbo; quello cognitivo comportamentale spiega come sia centrale la tendenza dell&#8217;individuo ad interpretare erroneamente le informazioni relative ai sintomi corporei, le variazioni ponderali, la salute e così via. Questo aumenterebbe l&#8217;attenzione selettiva sui sintomi e l&#8217;abbassamento delle soglie sensoriali. I comportamenti di sicurezza inducono poi sintomi ansiosi ed anche questi sono interpretati come indici di malattia. Lo stesso modello si applica ai <a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Seren/Documenti/Siti%20Web/ambulatorio%20di%20psicologia/Disturbo%20di%20Panico.htm">Disturbi di Panico</a>, con la differenza che la malattia sospetta non è a lungo decorso.</p>
<p>Che differenze ci sono tra Ipocondria e Disturbo Ossessivo-Compulsivo da contaminazione?</p>
<p>Le persone che soffrono di Ipocondria sono convinte di avere una malattia in corso che non è stata diagnosticata e, che essa venga dall&#8217;interno come un tumore ad esempio. I <a href="/Documents%20and%20Settings/Seren/Documenti/Siti%20Web/ambulatorio%20di%20psicologia/Disturbo%20Ossessivo-Compulsivo.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">DOC</a> da contaminazione anzitutto hanno paura di contaminazioni da agenti esterni, ma anche che potranno venir contaminati e non lo sono attualmente.</p>
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<p><a name="LA_DEPRESSIONE_"></a>LA DEPRESSIONE</p>
<p>Cos&#8217;è la Depressione?</p>
<p>Il DSM IV-TR definisce la Depressione Maggiore come un disturbo caratterizzato dalla presenza di almeno 2 Episodi Depressivi Maggiori.</p>
<p>La depressione è caratterizzata da cambiamenti fisiologici, dell&#8217;umore, del modo di pensare, del comportamento profondi e spesso duraturi nel tempo e si formalizza come un disturbo che va oltre il modo di dire &#8220;oggi mi sento depresso&#8221; e che invece si riferisce ad uno stato transitorio di umore a coloritura malinconica derivante da una causa più o meno riconoscibile. Il DSM-IV-TR (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) definisce l&#8217;episodio depressivo maggiore come un disturbo che si manifesta con 5 o più sintomi tra quelli qui sotto elencati durante il giorno, quasi ogni giorno, per un periodo di almeno due settimane:</p>
<p>&#8211; umore depresso;</p>
<p>&#8211; perdita di piacere per quasi tutte le attività durante il giorno;</p>
<p>&#8211; cambiamento di peso significativo (aumento o diminuzione);</p>
<p>&#8211; cambiamenti nelle abitudini del sonno;</p>
<p>&#8211; essere agitato o essere rallentato;</p>
<p>&#8211; mancanza di energia;</p>
<p>&#8211; sensazione di essere inutile;</p>
<p>&#8211; difficoltà nella concentrazione;</p>
<p>&#8211; pensieri ricorrenti di morte o di suicidio.</p>
<p>La depressione può colpire chiunque, giovani o vecchi, ricchi o poveri. È dovuta a cause molteplici e diverse da persona a persona (ereditarietà, ambiente sociale, lutti familiari, problemi di lavoro&#8230;)</p>
<p>Perché ci si ammala di Depressione?</p>
<p>Ci sono diverse cause che possono portare allo svilupparsi di questa malattia ma è necessario parlare sempre di fattori di rischio che, entrando in contatto con fattori precipitanti particolari possono sfociare in un esordio. Non è infatti ancora chiaro e quindi prevedibile in quali persone questo disturbo si manifesterà sicuramente.</p>
<p>Fra i fattori biologici sembra che vi siano alcune alterazioni nella modulazione di 2 neurotrasmettitori in particolare: la serotonina e la noradrenalina (che vengono poi compensate e regolate dagli antidepressivi); alcuni deficit nel sistema neuroendocrino e quindi nei livelli ormonali; deficit alimentari; effetti collaterali di alcuni farmaci.</p>
<p>Fra le cause genetiche ricordiamo che è più frequente osservare una Depressione nei familiari di primo grado, ma questo potrebbe avere anche delle derivazioni dall&#8217;apprendimento.</p>
<p>Infatti, fra le cause familiari si ricordano gli stili genitoriali in quanto, genitori depressi possono avere stili attribuzionali negativi e quindi insegnare anche indirettamente ai figli una certa vulnerabilità cognitiva alla depressione. Inoltre anche il loro stile educativo può essere freddo e poco empatico.</p>
<p>Le cause psicosociali sono organizzate in modo gerarchico e sono moltissime, si ricordano i lutti, la separazione, gravi litigi, perdita di lavoro, bocciatura scolastica, perdita di un animale domestico, trasloco, cambio di città, cambio di abitudini, essere vittima di un atto di criminalità e così via.</p>
<p><a href="generale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi tutto</a></p>
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<p><a name="IL_LUTTO"></a>IL LUTTO</p>
<p>Che cos&#8217;è il Lutto?</p>
<p>Il lutto è una normale e fisiologica reazione ad una perdita che evolve lentamente secondo un processo caratterizzato da alcune fasi ed ha una durata tipica di 1-6 mesi.</p>
<p>Quali sono gli stadi del lutto?</p>
<p>Diversi autori si sono occupati di definire le fasi del lutto, quindi rispondiamo indicando le principali:</p>
<p>Kubler-Ross (1978) delinea 5 fasi:</p>
<p>Negazione = Fase iniziale di shock durante la quale la persona continua a cercare il proprio caro all&#8217;interno dell&#8217;ambiente e ne coglie la presenza;</p>
<p>Patteggiamento = si comincia a sperare che il proprio caro ritorni e si fanno promesse affinché questo possa accadere realmente;</p>
<p>Rabbia = di realizza che il proprio caro non ritornerà più e si reagisce a questo con rabbia verso se stessi, il destino, il mondo e gli altri;</p>
<p>Depressione = consiste nella fase della profonda tristezza e disperazione relativamente all&#8217;irrimediabilità della morte;</p>
<p>Accettazione = finalmente si comincia ad accettare la perdita e si ritorna alla vita pur conservando i ricordi che, seppur commoventi perdono man mano la capacità di produrre un forte dolore.</p>
<p>Parkes (1980; 1998) ne individua 4:</p>
<p>Stordimento = è la prima fase che dura da poche ore a qualche giorno in cui si ha una sensazione di irrealtà, come se l&#8217;evento non fosse vero e per esempio si fosse soltanto sognato;</p>
<p>Ricerca = consiste nella ricerca del proprio caro in senso di pianto, ansia da separazione, ma anche rabbia, irritabilità, auto-accuse, perdita di autostima e del senso di sicurezza;</p>
<p>Disorganizzazione e Disperazione = è lo stadio caratterizzato dall&#8217;apatia, dalla disperazione e da un forte isolamento dovuto ad un ritiro dalla vita sociale;</p>
<p>Riorganizzazione e Guarigione: è il graduale ritorno alla vita, accompagnato da una graduale ricomparsa degli interessi personali e dal desiderio di ricominciare a pianificare il proprio futuro.</p>
<p>Quali sono gli obiettivi del lavoro sul lutto?</p>
<p>Innanzitutto è necessario raggiungere l&#8217;Accettazione della realtà della perdita ossia confrontarsi con una realtà di assenza del caro senza la sua negazione; in seguito è necessario affrontare l&#8217;Elaborazione del dolore del lutto che si ottiene sperimentando i sentimenti di dolore, depressione, isolamento e vuoto legati alla perdita stessa; si prosegue con un Adattamento ad una realtà nel quale il proprio caro non c&#8217;è più ed infine Trovare un nuovo spazio per il defunto per poter proseguire la propria vita.</p>
<p>Quali sono i sintomi presenti nel processo del lutto?</p>
<p>A livello emozionale sono presenti: shock, stordimento, tristezza, disperazione, rabbia, angoscia e paura, colpa, solitudine ed apatia.</p>
<p>A livello cognitivo si riscontrano: difficoltà di concentrazione, disorientamento, lievi e passeggeri stati confusionali, illusioni sensoriali, transitorie idee suicidare e pensieri ricorrenti circa il proprio caro o le circostanze della sua morte.</p>
<p>A livello comportamentale si osserva la continua ricerca del proprio caro, il pianto, disturbi alimentari, disturbi del sonno, ritiro dall&#8217;ambiente sociale, l&#8217;incapacità a condurre le normali attività quotidiane, la dipendenza dagli altri ed il ritornare in posti che ricordano il defunto o portare con sé qualche suo oggetto.</p>
<p>A livello somatico si presentano: debolezza e perdita di energia, sintomi somatici in generale, dolori muscolari ed alterazioni delle funzioni endocrine ed immunitarie.</p>
<p>Che differenza c&#8217;è tra un Lutto normale e quello che si definisce Lutto complicato?</p>
<p>Il lutto complicato è quello che si manifesta oltre i 6 mesi e perdurano caratteristiche tipiche di un immenso dolore: la persona non riesce a tornare alle proprie attività quotidiane, continua a pensare e ricercare il proprio caro; pensa che non può riuscire a ricostruirsi una vita e queste caratteristiche non si manifestano soltanto in occasione di particolari ricorrenze od anniversari.</p>
<p>Quali fattori incidono sulla possibilità che la persona soffra di lutto complicato anziché di quello normale?</p>
<p>Diciamo che, come per tutte le psicopatologie si possono riscontrare dei fattori facilitanti ossia che possono determinare l&#8217;insorgenza di un disturbo che, in persone meno predisposte, a pari condizioni, non si manifesterebbe. Tra queste vi è una storia familiare con alterazioni e disfunzioni; l&#8217;assenza o comunque l&#8217;indadeguatezza della rete di sostegno sociale; precedenti sofferenze psicopatologiche; una tendenza a reprimere le emozioni, non esprimere i sentimenti o somatizzare gli eventi stressanti; una difficoltà specifica nella relazione con la persona defunta ed infine l&#8217;avere possibili vantaggi secondari dal continuare ad avere una reazione luttuosa inadeguata.</p>
<p>Che relazione c&#8217;è tra lutto e depressione?</p>
<p>Talvolta può capitare che un lutto irrisolto si vada ad evolvere in una condizione grave come un Episodio Depressivo Maggiore od un umore stabilmente basso anche se di minor intensità come nel Disturbo Distimico.</p>
<p>Quando la reazione luttuosa perdura oltre 6 mesi ed è caratterizzata da un grave impoverimento del repertorio cognitivo e comportamentale, un senso di autosvalutazione molto forte o caratterizzato da una preoccupazione morbosa, è presente ideazione suicidaria o sintomi psicotici (deliri, allucinazioni, etc.) o rallentamento psicomotorio è possibile ipotizzare che questa manifestazione si stia trasformando in un disturbo cronico.</p>
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<p><a name="GLI_ATTACCHI_DI_PANICO"></a>GLI ATTACCHI DI PANICO</p>
<p>Attacco di panico: come uscirne?</p>
<p>Su questo tema molti autori si dividono e, di recente ho avuto modo di poter avere uno scambio di opinioni con Rosario Sorrentino, autore di un nuovo libro sul panico. Per quanto entrambi stimiamo e rispettiamo l&#8217;altrui professionalità, da parte mia non esiste altro rimedio se non la terapia cognitivo-comportamentale, pur non escludendo l&#8217;utilizzo di farmaci in casi estremi; il neurologo sostiene invece l&#8217;importanza della farmacologia, accettando un aiuto psicoterapeutico. Anche le prove sull&#8217;efficacia dei due metodi possono talvolta spaccarsi e non offrire una chiara visione d&#8217;insieme. Per esperienza personale, un trattamento cognitivo comportamentale, della durata di 3 mesi permette di superare il problema alla radice e per questo non intendo problemi irrisolti nell&#8217;infanzia, bensì un lavoro sull&#8217;autonomia che si è persa da quando si è iniziato a soffrire di attacchi di panico. Trovo che in alcuni casi i farmaci possano addirittura ostacolare questa conclusione, in quanto creano una dipendenza psicologica che poi inficia l&#8217;intero trattamento.</p>
<p>A favore completamente dei farmaci e di un ruolo più marginale della psicoterapia in disturbi diversi o più complessi!</p>
<p>Il trattamento in sé consiste in un lavoro su se stessi per quanto riguarda l&#8217;aumentare il numero di risorse comportamentali disponibili per fronteggiare ogni situazione, compresa quella del panico; un&#8217;esposizione diretta, anche se graduata, alle situazioni più evitate; un lavoro sul modo di pensare; ed un lavoro sugli stimoli corporei che sono diventati oggetto di attenzione della persona (per esempio controllare quanti battiti cardiaci si ha in un determinato momento).</p>
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<p><a name="I_DISTURBI_SESSUALI_"></a>I DISTURBI SESSUALI</p>
<p>Quali tipi di disturbi sessuali ci sono?</p>
<p>I disturbi sessuali si dividono in 4 grandi categorie:</p>
<p>PARAFILIE costituite da voyeurismo, frotteurismo, esibizionismo, feticismo, feticismo da travestitismo, sadismo, masochismo, pedofilia, parafilie non altrimenti specificate.</p>
<p>DISFUNZIONI SESSUALI rappresentate da Disturbi del Desiderio Sessuale (Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo e Disturbo da Avversione Sessuale); Disturbi dell&#8217;Eccitamento Sessuale (Disturbo dell&#8217;Eccitamento Sessuale Femminile e Disturbo Maschile dell&#8217;Erezione); Disturbi dell&#8217;Orgasmo (Disturbo dell&#8217;Orgasmo Maschile, Femminile; Disturbo da Eiaculazione Ritardata, Assente, Anedonica, Retrograda); Disturbi da Dolore sessuale (Dispareunia e Vaginismo); Disfunzioni sessuali dovuti ad una condizione medica generale; Disfunzioni sessuali indotta da sostanze; Disfunzioni sessuali NAS*.</p>
<p>DISTURBI DELL&#8217;identità DI GENERE sono quelli propriamente detti ed i NAS*.</p>
<p>DISTURBI SESSUALI NAS*.</p>
<p>Cos&#8217;è il Sado-Masochismo?</p>
<p>Sadismo e Masochismo sono due parafilie, ossia ricorrenti ed intensi impulsi sessuali e fantasie eccitanti sessualmente che consistono nel ricevere e/o infliggere un&#8217;autentica sofferenza o umiliazione a se stessi o al proprio partner; si tratta di un disturbo quando il comportamento, le spinte sessuali o queste fantasie, causano un distress od un danno in aree di funzionamento sociale, lavorativo o altre importanti, che si presentano clinicamente significative e naturalmente quando non c&#8217;è consensualità nella coppia o comunque capacità d&#8217;intendere e volere la situazione da entrambi i partner.</p>
<p>Naturalmente possono presentarsi sia separatamente che insieme.</p>
<p>Come affrontare la gelosia?</p>
<p>La gelosia è espressione di un sentimento di amore e, come tale anche di appartenenza/possesso per cui, quando si ama qualcuno si &#8220;pretende&#8221; di essere ricambiati incondizionatamente. Tutto questo va bene e fa bene alla coppia fin tanto che non si diventa limitanti e paranoici e quindi si iniziano a vedere cose che non ci sono solo per una lettura erronea di una situazione a partire da pochi indizi mal interpretati. Quando la gelosia è un problema si deve parlarne e capire da cosa deriva, in ogni caso, sono entrambi i partner a doversi impegnare per superarla!</p>
<p>Qualora dipenda dalla perdita di fiducia nella coppia si fanno specifici lavori proprio su questo aspetto; dare fiducia è un atto di fede. Lo si fa senza pensarci due volte, però quando questa viene tradita sembra che non ci sia niente da fare! Invece no! Non è un lavoro facile e leggero, ma si risolve. Più semplice è invece lavorare sulla gelosia a sé, quella che spesso si chiama &#8220;paranoia&#8221;. Anche qui è importante farsi aiutare dal partner a capire come non essere più invadenti e, qualora razionalmente si sia convinti, si possono mettere dei biglietti sul cellulare, nel borsello, in tasca, che ci ricordano con una parola o due, che non dobbiamo perdere &#8220;la ragione&#8221;. Ho trovato utile utilizzare con i miei pazienti la frase &#8220;è una paranoia&#8221;. Ogni volta che il pensiero di gelosia si presenta è opportuno ricordarsi che è semplicemente la nostra testa che ci fa vivere queste sensazioni spiacevoli e che dobbiamo continuare a fidarci della persona che ci sta vicino.</p>
<p>Sinceramente&#8230;esiste una terza possibilità ed è quella delle persone che, visti i propri trascorsi tendono a non fidarsi di nessuno e quindi a diventare intrusivi nei rapporti di coppia ma anche in quelli di amicizia. In questo caso la diagnosi potrebbe essere più importante ed il trattamento richiedere un lavoro un po&#8217; più lungo (più di 6 mesi).</p>
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<p><a name="VARIE"></a>VARIE</p>
<p>Cos&#8217;è la Tricotillomania?</p>
<p>È un disturbo che rientra nello spettro del discontrollo degli impulsi, come il disturbo ossessivo compulsivo, la bulimia, il disturbo da Tic di La Tourette, etc.</p>
<p>Consiste nello strapparsi peli o capelli in modo compulsivo andando a determinare vere e proprie aree di alopecia. Il meccanismo che ne è alla basa è l&#8217;ansia ed il comportamento messo in atto serve appunto a sedare e tenere sotto controllo questa emozione (naturalmente in modo disfunzionale!).</p>
<p>Come affrontare l&#8217;Apatia?</p>
<p>È importante anzitutto capire da cosa dipende l&#8217;Apatia perché purtroppo è un sintomo comune e spesso indice di psicopatologia! Qualora abbiate a che fare con una persona depressa, l&#8217;apatia è proprio caratteristica imprescindibile dal malato e, cercare di farlo uscire, o semplicemente alzare dal letto può divenire per lui molto frustrante perché può corrispondere a chiedere ad un paraplegico sulla sedia a rotelle di alzarsi ed andare a fare una corsa.</p>
<p>Talvolta si può scambiare invece l&#8217;apatia con un evitamento agorafobico. In questo caso è l&#8217;ansia che fa da padrone e la persona, impossibilitata per paura ad uscire sta a casa o a letto o, poiché è probabile che in tali condizioni subentri una leggera depressione, proprio senza far niente!</p>
<p>In entrambi i casi si cerca di portare la persona ad uscire ed a dedicarsi ad attività per lei piacevoli, ma può non essere facile e talvolta c&#8217;è bisogno di un sostegno farmacologico per farlo.</p>
<p>Nei casi &#8220;normali&#8221; di apatia, ossia quelle giornate in cui ci si alza dal letto già stanchi e ci si strascica dal letto al divano e viceversa, possono avere relazione con la stagione, o meglio con l&#8217;alternarsi luce/buio che è regolata a livello di alcune sostanze organiche che, a loro volta, possono influenzare il funzionamento dell&#8217;intero organismo. Può dipendere da un periodo di stanchezza fisica o mentale. Oppure ancora può essere presente una debilitazione a causa batterica o virale. In una società iperprestazionale come la nostra è necessario accorgersi dei cambiamenti del proprio corpo e, quando possibile, dedicare il giusto riposo a corpo e mente senza preoccuparsi del motivo che ci ha portati a letto quel giorno.</p>
<p>Cos&#8217;è e come si identifica l&#8217;Opportunismo -comunicazione non verbale e sguardo</p>
<p>Di per sé l&#8217;opportunismo non è una caratteristica di personalità e come tale non è che sia possibile individuarla con determinate tecniche. Fra gli stili interpersonali di comunicazione vi è però lo stile manipolatorio che, pur sembrando assertivo è invece molto aggressivo. La persona tende infatti a soddisfare i propri bisogni mantenendo una buona relazione con gli altri, proprio come farebbe quella assertiva, ma, per raggiungere tali scopi, non si comporterebbe in modo tanto onesto, raggirando gli altri. Queste persone non sono facili da riconoscere ed anche in questo caso non esiste una formula precisa, ma spesso si possono osservare comportamenti seduttivi o affiliativi per cui quando viene fatta una richiesta si tende a piacere e coinvolgere superficialmente l&#8217;altro o ad intenerirlo.</p>
<p><a href="generale&amp;Itemid=54" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi tutto</a></p>
<p>NAS*= Non Altrimenti Specificato</p>
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