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	<title>disturbi dell&#8217;umore &#8211; Ambulatorio di Psicologia</title>
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	<title>disturbi dell&#8217;umore &#8211; Ambulatorio di Psicologia</title>
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		<title>SCHIZOFRENIA</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/schizofrenia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 19:18:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dell'umore]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo bipolare]]></category>
		<category><![CDATA[schizofrenia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il termine schizofrenia, introdotto da Eugen Bleuer all&#8217;inizio del &#8216;900, deriva dal greco &#8220;mente divisa&#8221; e rappresenta la più comune</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine schizofrenia, introdotto da Eugen Bleuer all&#8217;inizio del &#8216;900, deriva dal greco &#8220;mente divisa&#8221; e rappresenta la più comune delle psicosi, tanto che spesso  essa è considerata l&#8217;emblema di tutta la categoria diagnostica. Quando si sente parlare di schizofrenia, si pensa immediatamente alla malattia mentale, quella &#8220;vera&#8221;, quella da &#8220;manicomio e camicia di forza&#8221;, ma anche in modo più pittoresco alla mente deviata degli omicidi seriali&#8230; La verità è fortunatamente lontana da queste dicerie, ma l&#8217;uso improprio di termini come questo o la sua sopraordinata categoria: Psicosi, posso davvero trarre in inganno. Negli ultimi anni abbiamo assistito a vari tipi di &#8220;psicosi giornalistiche&#8221;: dei polli, della diossina, della spazzatura&#8230;beh sarebbe più esatto parlare di fissazioni, paure, a volte vere e proprie fobie!</p>
<p>I sintomi della schizofrenia possono interessare tutte le funzioni che caratterizzano il comportamento, la cognizione e le emozioni della persona: la percezione, il pensiero, il linguaggio, la volontà, la creatività e talvolta tale influenza può apportare anche alcuni miglioramenti, fermo restando che si tratta di una malattia fortemente intrusiva, persistente e quindi frequentemente invalidante.</p>
<p>Generalmente vengono identificate due principali classi di sintomi:</p>
<p>1) I sintomi positivi o produttivi</p>
<p>Deliri: sono pensieri e convinzioni assolute ed incontestabili radicate nel cervello del malato, ma prive di una base reale. Ad esempio, il paziente può affermare di essere seguito oppure osservato, o magari di disporre di poteri particolari che gli consentono di &#8220;dominare&#8221; gli altri.</p>
<p>Allucinazioni: sono percezioni (perlopiù uditive) di stimoli del tutto irreali, come sentire voci che parlano di lui oppure di vedere oggetti che si muovono fino al punto di inseguirlo.</p>
<p>Disturbi del pensiero: pensiero dissociato, &#8220;furto&#8221; del pensiero, influenzamento del pensiero, neologismi, &#8220;insalata&#8221; di parole, tangenzialità.</p>
<p>2) I sintomi negativi</p>
<p>Disturbi dell&#8217;affettività: appiattimento affettivo, ambivalenza affettiva, contraddizione, autismo.</p>
<p>Anedonia: mancanza di emozioni, abulia, isolamento e apatia. Lo schizofrenico perde progressivamente ogni interesse per quanto lo circonda e si chiude in se stesso, dimostrando una forte abulia nei confronti del mondo esterno. Non desidera più avere rapporti sociali, si estranea dal nucleo familiare e si chiude in un mondo tutto suo.</p>
<p>Disturbi catatonici: completo immobilismo e mutismo, o esplosioni incontrollate di aggressività; catalepsia (ossia la possibilità di posizionare le membra del paziente in qualsiasi posizione).</p>
<p>Secondo il DSM IV-R è possibile formulare una diagnosi di Schizofrenia quando sono presenti due (o più) dei seguenti sintomi caratteristici, ciascuno presente per un periodo di tempo significativo durante un periodo di un mese (o meno se trattati con successo):</p>
<p>deliri;</p>
<p>allucinazioni;</p>
<p>eloquio disorganizzato (per esempio, frequenti deragliamenti o incoerenza);</p>
<p>comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico, bizzarrie comportamentali, manierismi, posture;</p>
<p>sintomi negativi, cioè appiattimento dell&#8217;affettività;</p>
<p>Infine, sempre secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, la schizofrenia si differenzia in 4 sindromi:</p>
<p>forma paranoide-allucinatoria: con una marcata prevalenza di deliri ed allucinazioni, naturalmente oltre ai sintomi principali. Spesso assume una forma acuta e comincia durante o dopo il quarto decennio di vita;</p>
<p>forma catatonica: i sintomi catatonici sono molto marcati. Anche i deliri e le allucinazioni sono possibili;</p>
<p>forma ebefrenica: si sviluppa quando il paziente è ancora giovane. Caratteristica è la sensazione di superficialità che questi pazienti irradiano. La prognosi è decisamente sfavorevole;</p>
<p>schizofrenia semplice: questo processo ha luogo lentamente ed in maniera non drammatica. Con il passare dei mesi e degli anni, il paziente perde l&#8217;impulso all&#8217;iniziativa, rende sempre di meno, riduce i contatti umani, ed infine sviluppa quasi solo i sintomi principali ed essenziali della schizofrenia. La prognosi è negativa. Il paziente non ha praticamente chance di tornare veramente sano.</p>
<p>Nella realtà vi sono diverse sfaccettature e sovrapposizioni per cui ogni persona affetta da questo disturbo tende ad essere una realtà fenomenologica distinta dalle altre; inoltre nelle sue sottoforme il disturbo tende a manifestarsi con veemenza soltanto durante crisi acute, alternando quindi momenti di relativo benessere nel quale però si manifestano i sintomi persistenti della malattia, che ha un andamento decisamente cronico.</p>
<p>Secondo i riscontri dell&#8217;Oms, una persona su tre guarisce completamente, un terzo dei pazienti deve invece essere sottoposto a un trattamento prolungato, che consente comunque di svolgere alcune attività anche se non permette il ritorno a una vita completamente normale. Infine, un terzo tende a diventare paziente cronico, con progressive difficoltà a conservare le normali relazioni sociali; è possibile seguire alcuni training specifici che consentono di aumentare il numero e migliorare la qualità di alcune abilità, da quelle sociali a vere e proprie competenze lavorative che possono quindi incidere favorevolmente sulla qualità della vita.</p>
<p>L&#8217;ipotesi di una causa genetica della schizofrenia non è ancora stata confermata, ma è noto che la familiarità sia un fattore di rischio rispetto alla popolazione generale. Studi su gemelli omozigoti dimostrano infatti che vi sono altri possibili fattori causali, come:</p>
<p>Ambiente sociale &#8211; La schizofrenia tende a manifestarsi soprattutto nelle fasce meno agiate della popolazione e con basso livello culturale. Tuttavia non si sa con precisione se questa condizione sociale è una causa o piuttosto un effetto della malattia.</p>
<p>Vulnerabilità &#8211; Attualmente viene considerata l&#8217;ipotesi causale più accreditata e si basa sulla presenza di una componente genetica predisponente su cui agirebbero elementi esterni in grado di &#8220;scatenare&#8221; la malattia. In pratica, chi si ammala sarebbe particolarmente esposto alla patologia per motivi genetici, ma solo le condizioni ambientali, come per esempio una difficile vita familiare o scolastica, potrebbero dare il via ai sintomi.</p>
<p>Neurotrasmettitori alterati &#8211; I sintomi più gravi della schizofrenia (come i deliri) sono direttamente collegati a un aumento localizzato della dopamina, una sostanza chimica che ha il compito di favorire il passaggio dei segnali nervosi tra le cellule cerebrali, in alcune zone del cervello. In particolare, l&#8217;eccessiva attività stimolante della dopamina sarebbe presente nei punti di collegamento tra i neuroni, le cosiddette sinapsi. Da qui l&#8217;ipotesi biochimica della schizofrenia, che tuttavia viene ancora considerata tale perché non è ancora chiaro se l&#8217;eccessiva attività della dopamina sia una causa o una conseguenza della malattia.</p>
<p>L&#8217;insorgenza della schizofrenia non è quasi mai eclatante: possono verificarsi manifestazioni ossessive, come la sensazione di sentire odori strani o voci intorno sé. Nella maggior parte dei casi la malattia insorge in maniera molto subdola, e proprio questo rende molto difficile formulare una diagnosi precoce.<br />
In genere vi è una comparsa progressiva di segnali che debbono mettere in allarme e che ricordano in qualche modo i sintomi più tipici della depressione: sospettosità, chiusura in se stessi, perdita di interesse per le attività quotidiane, ecc. In questa fase è molto comune scambiare i primi segni della schizofrenia con un quadro depressivo, anche perché non si sono ancora manifestate le tipiche &#8220;dissociazioni&#8221; con l&#8217;ambiente. Sarebbe invece molto importante riuscire a identificare precocemente la malattia, perché si è visto che l&#8217;intervento terapeutico in fase iniziale offre risultati migliori nel trattamento.</p>
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		<title>DISTURBO BIPOLARE</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-bipolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 17:51:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dell'umore]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo bipolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ll Disturbo Bipolare è una di quelle condizioni che viene spesso chiamata in causa erroneamente come di lunatico o &#8220;mentalmente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">ll Disturbo Bipolare è una di quelle condizioni che viene spesso chiamata in causa erroneamente come di lunatico o &#8220;mentalmente instabile&#8221;, quando in realtà implica profonde alterazioni sull&#8217;asse timico dell&#8217;umore, ossia quello che oscilla, senza alcuna ragione apparente, tra un profondo stato depressivo ad un&#8217;eccitazione smodata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il passaggio da uno stato all&#8217;altro è accompagnato da gravi modificazioni delle emozioni, dei pensieri e dei comportamenti dell&#8217;individuo.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1479" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920.jpg" alt="" width="1920" height="1281" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920-768x512.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920-1536x1025.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nella fase maniacale, il disturbo si manifesta tipicamente in forme di disinibizione esasperata ed in altri comportamenti eccessivi e socialmente inappropriati, talvolta molto pericolosi per l&#8217;incolumità dell&#8217;individuo stesso. Al contrario, le fasi depressive possono risultare talmente gravi da portare anche ad episodi di autolesionismo. Spesso il disturbo si manifesta accompagnato ad abuso di sostanze, principalmente droghe ed alcool, utilizzate come forma di &#8220;auto-medicazione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Solitamente il primo episodio della sindrome Bipolare si sviluppa nella tarda adolescenza o nella prima età adulta, per poi ricorrere nuovamente, in maniera più o meno frequente, nel corso del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non esiste un&#8217;unica ragione alla base dell&#8217;insorgenza del Disturbo Bipolare, ma è dimostrata la familiarità della malattia, il che lascia presupporre che i fattori genetici giochino un ruolo rilevante nella vulnerabilità al disturbo e quindi, come già suggerito nella scheda relativa alla Depressione; non esiste una sorta di &#8220;gene&#8221; del disturbo, ma quello che può essere trasmissibile è una sensibilità allo stress che può infine manifestarsi attraverso questa sintomatologia. Ovviamente giocano un ruolo fondamentale altri fattori individuali appresi, l&#8217;educazione ricevuta, il numero di esperienze positive o negative di vita e naturalmente la coincidenza di fattori particolari in dati momenti della vita, capaci d&#8217;instaurarlo (fattori precipitanti).</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono diverse tipologie del disturbo appena descritto che si differenziano tra loro sulla base dell&#8217;intensità della fase maniacale e sulla ciclicità di essa con quella depressiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Il disturbo Bipolare è una classica forma psichiatrica ed è necessario affrontarlo con i farmaci, solitamente stabilizzanti dell’umore e antidepressivi (triciclici o SSRI), sotto attenta e continuativa supervisione psichiatrica.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1481" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920.jpg" alt="" width="1920" height="1152" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920-300x180.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920-1024x614.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920-768x461.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920-1536x922.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920-10x6.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che, per avere una maggiore stabilità dell’umore, è necessario associare ad un trattamento farmacologico (che rimane fondamentale), una psicoterapia, meglio se di orientamento cognitivo-comportamentale, in quanto questa permetterebbe di:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">migliorare la compliance al farmaco;</li>
<li style="text-align: justify;">aiutare la persona a riconoscere precocemente i sintomi delle due fasi per attuare comportamenti adeguati</li>
<li>imparare a discutere e modificare i propri stili di pensiero irrazionali e disfunzionali;</li>
<li>imparare strategie più efficaci per affrontare le difficoltà quotidiane, come gestire la propria rabbia, o migliorare le proprie abilità comunicative;</li>
<li>lavorare specificatamente sulla fase depressiva, secondo le modalità tipiche della terapia cognitivo-comportamentale</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">I Disturbi Bipolari si distinguono principalmente in 3 categorie anche se alcuni autori ne hanno aggiunte altre quindi, non stupitevi se vi capiterà di sentire il termine &#8220;Disturbo Bipolare III e mezzo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Disturbo Bipolare I si diagnostica se vi è stata nella vita del paziente almeno un episodio di Mania od un episodio Misto che si manifesta con la compresenza di sintomi sia depressivi che maniacali, durante lo stesso giorno. Solitamente si osserva una successiva fase Depressiva, ma in generale, affinché sia possibile fare la diagnosi di questo disturbo basta che vi sia stato un episodio maniacale.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1480 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920.jpg" alt="Mania" width="1920" height="1700" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920-300x266.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920-1024x907.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920-768x680.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920-1536x1360.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920-10x10.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La Mania si definisce come un periodo definito di umore anormalmente e persistentemente elevato, espansivo o irritabile, della durata di almeno 1 settimana o, qualora sia necessaria un&#8217;ospedalizzazione della persona, di qualunque durata.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo stesso periodo devono essere presenti 3 o più sintomi tra:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">autostima ipertrofica o grandiosità</li>
<li style="text-align: justify;">diminuito bisogno di sonno (non insonnia)</li>
<li style="text-align: justify;">maggiore loquacità o spinta a continuare a parlare</li>
<li style="text-align: justify;">fuga delle idee o esperienza personale che i pensieri si susseguano in modo troppo rapido</li>
<li style="text-align: justify;">distraibilità</li>
<li style="text-align: justify;">aumento dell&#8217;attività finalizzata (quindi lavorativa, scolastica, negli hobby)</li>
<li style="text-align: justify;">aumento dell&#8217;attività ludica, soprattutto quella con conseguenze dannose (atteggiamento di sensation seeker)</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Per fare una diagnosi di Disturbo Bipolare II è invece necessario che la persona abbia sperimentato un episodio Ipomaniacale ed uno Depressivo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Ipomania si presenta esattamente come la Mania ma ha una durata inferiore (4 giorni).</p>
<p style="text-align: justify;">In entrambi i casi ed in generale quando si fa una diagnosi è necessario distinguere i sintomi attuali da quelli causati da condizioni mediche generali, dagli effetti di sostanze o farmaci, o da altri disturbi psicologici.</p>
<p style="text-align: justify;">Un appunto che vale la pena di fare è per il soggetto Ipomaniacale, ossia un individuo con un tratto temperamentale che rappresenta l&#8217;espressione sottosoglia dell&#8217;episodio ipomaniacale e che di per sé non è da considerarsi patologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Si stima che circa l&#8217;8% della popolazione non clinica presenti tale tratto, che è caratterizzato da 4 o più dei seguenti fattori presenti in modo stabile e non transitorio:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">lietezza ed esuberanza</li>
<li style="text-align: justify;">loquacità, arguzia, spiritosaggine</li>
<li style="text-align: justify;">sicurezza di sé, fiducia ed ottimismo</li>
<li style="text-align: justify;">versatilità con ampi interessi</li>
<li style="text-align: justify;">energia ed impegno all&#8217;azione</li>
<li style="text-align: justify;">presenza di molti piani e progetti</li>
<li style="text-align: justify;">tendenza a dormire poco</li>
<li style="text-align: justify;">elevato livello di libido</li>
<li style="text-align: justify;">disinibizione ed interesse per la novità</li>
<li style="text-align: justify;">intrusività.</li>
</ul>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
<h1 style="text-align: justify;">Bibliografia</h1>
<p style="text-align: justify;">Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Govoni, S. (1998). Neuropsicofarmacologia. UTET, Torino.</p>
<p style="text-align: justify;">Rovetto, F. (2003). Elementi di psicofarmacologia per psicologi. Franco Angeli, Milano.</p>
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		<title>DEPRESSIONE</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/depressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 17:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dell'umore]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo bipolare]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[malinconia]]></category>
		<category><![CDATA[tristezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La depressione è caratterizzata da cambiamenti fisiologici, dell&#8217;umore, del modo di pensare e del comportamento, profondi e spesso duraturi nel</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La depressione è caratterizzata da cambiamenti fisiologici, dell&#8217;umore, del modo di pensare e del comportamento, profondi e spesso duraturi nel tempo e si formalizza come un disturbo caratterizzato dalla presenza di più episodi caratterizzati da un cluster di sintomi che assumono una certa rilevanza soltanto se presenti contemporaneamente per un certo periodo di tempo.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-1555" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920.jpg" alt="" width="269" height="152" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920-300x169.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920-1024x577.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920-768x433.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920-1536x866.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920-10x6.jpg 10w" sizes="(max-width: 269px) 100vw, 269px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Essi sono:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">umore depresso;</li>
<li style="text-align: justify;">perdita di piacere per quasi tutte le attività durante il giorno;</li>
<li style="text-align: justify;">cambiamento di peso significativo (aumento o diminuzione);</li>
<li style="text-align: justify;">cambiamenti nelle abitudini del sonno;</li>
<li style="text-align: justify;">essere agitato o essere rallentato;</li>
<li style="text-align: justify;">mancanza di energia;</li>
<li style="text-align: justify;">sensazione di essere inutile;</li>
<li style="text-align: justify;">difficoltà nella concentrazione;</li>
<li style="text-align: justify;">pensieri ricorrenti di morte o di suicidio.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">La depressione può colpire chiunque ed è dovuta a cause molteplici e diverse da persona a persona; le ricerche mostrano tuttavia la presenza di tre fattori principali che aumentano il rischio di svilupparla:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Fattori biologici.</strong> Si riferiscono alle alterazioni a livello neurotrasmettitoriale, ormonale e nel sistema immunitario; alterazioni nella regolazione dei neurotrasmettitori quali noradrenalina e serotonina, alterando la trasmissione degli impulsi nervosi possono incidere sull’iniziativa del soggetto, sul sonno, sul rimuginio e sul suo modo di interagire con gli altri.</li>
<li><strong>Fattori psicologici e sociali.</strong> Eventi di vita stressanti sono stati individuati come fattori precipitanti degli episodi depressivi; tra questi vi possono essere lutti, conflitti interpersonali e familiari, malattie fisiche, cambiamenti di vita, essere vittima di un reato, separazioni coniugali e dai figli. Tra questi eventi possiamo trovare anche cambiamenti nelle condizioni lavorative o l’inizio di un nuovo tipo di lavoro, la malattia di una persona cara, gravi conflitti familiari, cambiamenti in ambito sociale, trasferimenti di domicilio e così via.</li>
<li><strong>Fattori genetici e fisiologici.</strong> Tra i familiari di primo grado di individui con depressione maggiore esiste un rischio di sviluppare il disturbo da due a quattro volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Quello che viene ereditata è comunque una predisposizione verso il disturbo, non il disturbo vero e proprio, pertanto diventano determinanti le esperienze di vita e la capacità di fronteggiamento apprese dall&#8217;individuo.</li>
</ul>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-1558 alignright" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920.jpg" alt="" width="119" height="118" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-300x298.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-1024x1019.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-150x150.jpg 150w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-768x764.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-1536x1528.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-10x10.jpg 10w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-600x600.jpg 600w" sizes="(max-width: 119px) 100vw, 119px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Una manifestazione allarmante che può accompagnarsi a questo disturbo è l&#8217;ideazione suicidaria che si presenta quando la persona arriva ad avere una visione negativa di sé, del mondo e del futuro (la triade negativa di Beck) senza poter tornare indietro. </p>
<p style="text-align: justify;">Per una breve e sintetica delle caratteristiche del disturbo si rimanda all&#8217;argomento collegato: IL <a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/risposte-flash/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">LUTTO.</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
<h1 style="text-align: justify;">Bibliografia</h1>
<p style="text-align: justify;">Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Klosko, J.S., Sanderson, W.C. (2001). Trattamento cognitivo-comportamentale della depressione. <span lang="EN-US">McGraw-Hill, Milano.</span></p>


<p></p>
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