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	<title>attacchi di panico &#8211; Ambulatorio di Psicologia</title>
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	<title>attacchi di panico &#8211; Ambulatorio di Psicologia</title>
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		<title>Frequently Asked Questions</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 12:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Domande e Risposte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco una selezione delle domande che più frequentemente mi vengono fatte soprattutto via e-mail in relazione alla professione dello psicologo.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/30/frequently-asked-questions/">Frequently Asked Questions</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ecco una selezione delle domande che più frequentemente mi vengono fatte soprattutto via e-mail in relazione alla professione dello psicologo.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Una premessa&#8230;perché questa sezione</h3>
<p style="text-align: justify;">Molta confusione nasce dall&#8217;ignoranza dei Media che spesso puntano più sulla &#8220;sensazionalizzazione&#8221; delle notizie che sulla loro verità e che quindi parlano di attacchi di panico, psicosi o crisi di nervi senza una reale conoscenza dei termini che stanno utilizzando e che di conseguenza subiscono una modifica.</p>
<p style="text-align: justify;">La psicosi per il terrorismo, per i polli alla diossina, per la crisi&#8230;non rispecchia la complessità di un disturbo che, nella sua definizione clinica prevede la presenza di un distaccamento dalla realtà grave o gravissimo e che spesso si manifesta con produzioni allucinatorie, ma sottintende per lo più una paura&#8230;CHIAMATELO DUNQUE LA FOBIA PER IL TERRORISMO, I POLLI ALLA DIOSSINA O LA CRISI, non è comunque corretto, ma almeno siamo nella categoria diagnostica giusta, quella dell&#8217;ansia e delle paure!</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni siti sono nati con l&#8217;intento di correggere questi errori e dare una chiave di lettura più giusta al telespettatore che tende a fidarsi di ciò che vede e sente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio, sul sito Osservatorio di Psicologia in cui sono uno dei redattori, potrete leggere la rettifica dell&#8217;intera puntata dedicata al Disturbo di Panico della trasmissione di Bruno Vespa e molte altri esempi di cattiva e fuorviante informazione mediatica, nonché interessanti editoriali che esprimano in positivo qual&#8217;è o dovrebbe essere una buona informazione in psicologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora spesso sono gli errori dei vecchi professionisti&#8230;che professionisti non erano tutti, perché l&#8217;Ordine degli psicologi, che è un ente di diritto pubblico vigilato dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, già Ministero della Salute, è stato istituito ai sensi della Legge n° 56 del 18 febbraio 1989.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente poi fuorviante è l&#8217;intromissione nella materia delle altre categorie professionali che non prendono sul serio la formazione professionale che attualmente devono conseguire gli psicologi e gli psicoterapeuti e, con nozioni diverse e non per questo più professionalizzanti, si arrogano il diritto di voler dire la loro in un campo che resta ameno e sconosciuto. Neurologi e Psichiatri possiedono infatti nozioni e professionalità ben formate e distinte da quelle dello Psicologo &#8211; Psicoterapeuta, e la loro cultura non comprende pienamente quest&#8217;ultima disciplina. Lo psicologo non ascolta il paziente ma fa un lavoro specifico per il quale ha studiato 5 anni, ha esercitato un anno in supervisione ed ha superato un esame di stato. Allo stesso modo ed ancor più lampante è la specializzazione in Psicoterapia che, oltre a questa previa formazione, richiede ulteriori 4 anni di studio e supervisione professionale. Diversa è invece la preparazione dello Psichiatra con doppia specializzazione e che, dopo medicina e psichiatria, si iscrive ad una scuola di psicoterapia.</p>
<p style="text-align: justify;">Come sarebbe perseguibile per legge lo psicologo che consiglia un farmaco, senza esserne abilitato, lo stesso non vale per la figura del Medico che ha ancora un valore culturale fortissimo ed indiscusso. Molti lettori di questo sito mi raccontano infatti di aver avuto lo Xanax, famoso ansiolitico, dal medico di base o addirittura dal dermatologo.</p>
<p style="text-align: justify;">AD OGNUNO IL SUO DUNQUE!</p>
<p style="text-align: justify;">Nel dire questo non faccio &#8220;d&#8217;un fil d&#8217;erba un fascio&#8221; perché conosco e collaboro da anni con Psichiatri e Neurologi d&#8217;indubbia professionalità ed onestà, che mai si sognerebbero un atteggiamento tanto sconsiderato e fuori luogo ed allo stesso modo, la sete di verità di alcuni giornalisti che cercano di offrire solo questo ai loro lettori, mostrandone per primi una curiosità genuina e trasparente!</p>
<p style="text-align: justify;">Il dispiacere più grande è che la persona con disturbi psicologici si senta confusa, non sappia a chi rivolgersi, dove andare e spesso intraprenda percorsi che non sono idonei al proprio problema. Non è un disturbo di serie B, non è una malattia che la persona si è cercato e non è assolutamente un segno di debolezza&#8230;come il raffreddore non è una polmonite, forse gli attacchi d&#8217;ansia non saranno una psicosi&#8230;abbiamo metri diversi certo, ma all&#8217;interno di un mondo che comporta sofferenza ed emarginazione al pari di qualunque altra condizione patologica!</p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="Indice delle FAQ:"></a>Indice delle FAQ:</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COS'È LA PSICOLOGIA">COS&#8217;È LA PSICOLOGIA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#I SETTORI E GLI AMBITI DELLA PSICOLOGIA">QUALI SONO I SETTORI E GLI AMBITI DELLA PSICOLOGIA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COSA SI INTENDE PER BENESSERE PSICOLOGICO">COSA SI INTENDE PER BENESSERE PSICOLOGICO?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#PERCHÉ E QUANDO FARE PREVENZIONE PSICOLOGICA">PERCHÉ E QUANDO FARE PREVENZIONE PSICOLOGICA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COME SI DIVENTA PSICOLOGO">COME SI DIVENTA PSICOLOGO?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#CHI È E COSA FA LO PSICOLOGO">CHI È E COSA FA LO PSICOLOGO?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOLOGO">PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOLOGO?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COME SI DIVENTA PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA">COME SI DIVENTA PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#CHI È LO PSICOTERAPEUTA">CHI E&#8217; LO PSICOTERAPEUTA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOTERAPEUTA">PERCHÈ RIVOLGERSI ALLO PSICOTERAPEUTA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#CHI È IL DOTTORE IN TECNICHE PSICOLOGICHE">CHI È IL DOTTORE IN TECNICHE PSICOLOGICHE?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COSA È L'ORDINE DEGLI PSICOLOGI">COSA È L&#8217;ORDINE DEGLI PSICOLOGI?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LE ALTRE PROFESSIONALITÀ">LE ALTRE PROFESSIONALITÀ</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#CRITERI PER VALUTARE LA PROFESSIONALITÀ DI UNO PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA">CRITERI PER VALUTARE LA PROFESSIONALITÀ DI UNO PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LA FOBIA SOCIALE">LA FOBIA SOCIALE</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LA SCHIZOFRENIA">LA SCHIZOFRENIA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LO STRESS">LO STRESS</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LE DEMENZE SENILI">LE DEMENZE SENILI</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#L'INSONNIA">L&#8217;INSONNIA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#PSICOFARMACOLOGIA">PSICOFARMACOLOGIA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#L'IPOCONDRIA">L&#8217;IPOCONDRIA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LA DEPRESSIONE">LA DEPRESSIONE</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#IL LUTTO">IL LUTTO</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#GLI ATTACCHI DI PANICO">GLI ATTACCHI DI PANICO</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#I DISTURBI SESSUALI">I DISTURBI SESSUALI</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#VARIE">VARIE</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="COS'È LA PSICOLOGIA"></a>COS&#8217;È LA PSICOLOGIA</h3>
<p style="text-align: justify;">Il termine Psicologia deriva dal termine greco psychè, che significa anima, e da logos, che significa discorso, parola, studio. Perciò, per Psicologia s&#8217;intende letteralmente studio dell&#8217;anima e parola dell&#8217;anima.</p>
<p style="text-align: justify;">La Psicologia, nella sua forma moderna e scientifica, è una disciplina relativamente nuova (metà del 1800), che studia il comportamento degli individui e i loro processi mentali. E&#8217; una disciplina che si occupa dell&#8217;uomo nella sua globalità, non soltanto degli aspetti patologici del suo comportamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="I SETTORI E GLI AMBITI DELLA PSICOLOGIA"></a>I SETTORI E GLI AMBITI DELLA PSICOLOGIA</h3>
<p style="text-align: justify;">Con l&#8217;istituzione dell&#8217;Ordinamento della professione di Psicologo, dal 1989 sono stati regolamentati gli ambiti di competenza. Lo Psicologo applica le conoscenze della Psicologia per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stesse e gli altri, affinché possano relazionarsi con i propri bisogni e con gli altri in maniera consapevole, congrua ed efficace.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi sono i settori e gli ambiti della Psicologia, alcuni di consolidata tradizione ed altri emergenti; tutti in continuo approfondimento ed ampliamento. Tra questi citiamo:</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA CLINICA Comprende la Psicologia ospedaliera, la Psicodiagnostica, la Neuropsicologia clinica, la Psicologia delle disabilità e della riabilitazione, la Psicologia delle dipendenze patologiche e la Psicoterapia.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO E DELL&#8217;EDUCAZIONE Comprende la Psicologia dello sviluppo, la Psicologia dell&#8217;adolescenza, la Psicologia dell&#8217;educazione, la Psicologia scolastica, la Psicologia della formazione, la Psicologia dell&#8217;apprendimento, la Psicologia dell&#8217;orientamento scolastico e professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA DEL LAVORO E DELLE ORGANIZZAZIONI Comprende la Psicologia delle risorse umane, la Psicologia del lavoro, la Psicologia dell&#8217;organizzazione, la Psicologia dell&#8217;orientamento professionale, la Psicologia della formazione professionale, la Psicologia del Marketing e della comunicazione pubblicitaria, la Psicologia ergonomica.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA SOCIALE APPLICATA Comprende ad esempio la Psicologia della salute, la Psicologia di comunità, la Psicologia dell&#8217;anziano, la Psicologia dell&#8217;inter-culturalità, la Psicologia forense.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA SPERIMENTALE Comprende l&#8217;ambito della ricerca di base ed applicata, le neuroscienze, la psicometria, e gli studi sulla struttura e sulle funzioni della personalità.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA DELLO SPORT A favore di atleti che praticano attività individuali o di squadra e per le società sportive.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="COSA SI INTENDE PER BENESSERE PSICOLOGICO"></a>COSA SI INTENDE PER BENESSERE PSICOLOGICO</h3>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;individuo non sempre si prende cura della propria salute psicologica tanto quanto fa per quella fisica. Ancora in molti diffidano dell&#8217;esperto in Psicologia, visto, per luoghi comuni e pregiudizi, come il &#8220;medico dei matti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà lo Psicologo è una figura ben distinta dal medico e andare dallo Psicologo non vuol dire essere &#8220;svitati&#8221; o &#8220;diversi&#8221;, ma, al contrario, significa prendersi cura della propria salute mentale, che va di pari passo con quella fisica, migliorando notevolmente la qualità totale della propria esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Una condizione di BENESSERE può essere mantenuta nel corso della vita solo occupandosi globalmente di sé e del proprio equilibrio psico-fisico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro psicologico sarà indirizzato prioritariamente a far emergere le risorse positive di ogni persona e minimizzare l&#8217;influenza di tutto ciò che ostacola la crescita e lo sviluppo di una condizione di equilibrio psico-fisico e relazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="PERCHÉ E QUANDO FARE PREVENZIONE PSICOLOGICA"></a>PERCHÉ E QUANDO FARE PREVENZIONE PSICOLOGICA</h3>
<p style="text-align: justify;">Una consulenza o un supporto psicologico possono essere utili per una crisi temporanea, per favorire una crescita interiore personale, per delle esigenze di orientamento, per raggiungere una maggiore e migliore consapevolezza di sé, degli altri e del proprio contesto familiare, sociale, lavorativo o scolastico.</p>
<p style="text-align: justify;">Un qualsiasi mutamento o evento nella propria esistenza può rivelarsi di difficile elaborazione e superamento. In questi momenti, una consulenza psicologica può risultare un benefico supporto ed un aiuto positivo, guidando la persona attraverso il disagio interno fino alla sua attenuazione e scomparsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Rivolgersi allo Psicologo può essere utile per creare uno spazio diverso da quelli abituali della vita di tutti i giorni, dove confidarsi e confrontarsi, ed al quale riferirsi come punto di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come ogni anno ci sottoponiamo ad un check-up medico per fare prevenzione, allo stesso modo e con la stessa ciclicità dovremmo rivolgerci ad uno Psicologo di fiducia che ci aiuti a conoscerci e ci segua nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; fondamentale rivolgersi allo Psicologo sin dalle fasi di inserimento sociale e scolastico (assieme ai genitori), durante i cambiamenti dell&#8217;adolescenza, di fronte a scelte significative (lavorative, sentimentali, ecc.) e ad eventi importanti quali trasferimenti forzati, matrimonio, gravidanza, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo deve essere consultato in casi di particolari difficoltà di convivenza e comunicazione con amici, colleghi, fratelli e genitori, e il suo supporto è essenziale per affrontare gli eventi di abbandono e di lutto, le conseguenze psicologiche di ricoveri e incidenti, le incertezze derivanti da situazioni di emergenza (aggressioni, atti di terrorismo, eventi naturali catastrofici, ecc.), e di forte tensione sociale e di minaccia alla sicurezza (crisi economiche, scioperi, atti di vandalismo e bullismo, abusi sessuali e violenze, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">In tutti questi casi lo Psicologo è in grado di aiutare a ripristinare l&#8217;equilibrio psicologico, a fronteggiare lo stress e a mantenere inalterato il normale sviluppo psicologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre ci si può rivolgere allo Psicologo di fronte a comportamenti che non comprendiamo, che appaiono strani o eccessivi, come quando sembra che nessuno ci capisca; quando facciamo fatica a comprendere quello che ci sta succedendo; quando tutto ci sembra confusione e caos; quando siamo preoccupati, per noi stessi o per i nostri cari, e non troviamo soluzioni; quando siamo assediati dalle paure; quando facciamo qualcosa troppo o troppo poco (per esempio: dormire, mangiare, bere, fumare, amare).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="COME SI DIVENTA PSICOLOGO"></a>COME SI DIVENTA PSICOLOGO</h3>
<p style="text-align: justify;">Per diventare PSICOLOGO è necessaria una laurea di cinque anni in Psicologia presso un&#8217;università italiana, un tirocinio della durata di un anno, effettuato con la supervisione di un tutor-professionista iscritto all&#8217;Ordine e il superamento dell&#8217;Esame di Stato, che consente l&#8217;iscrizione all&#8217;Ordine degli Psicologi (Albo sezione A) e l&#8217;accesso alla professione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo, come richiesto dal Codice Deontologico, aggiorna continuamente la propria formazione ed utilizza soltanto le tecniche e le conoscenze per le quali ha ottenuto adeguata formazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="CHI È E COSA FA LO PSICOLOGO"></a>CHI È E COSA FA LO PSICOLOGO</h3>
<p style="text-align: justify;">La professione di Psicologo comprende l&#8217;uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, il sostegno psicologico, l&#8217;abilitazione e la riabilitazione, rivolti alle persone, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo opera nel settore privato (come libero professionista, in strutture sanitarie private e/o convenzionate, in aziende e società di consulenza), nel privato sociale (in associazioni, cooperative, fondazioni, ONG) e nel settore pubblico (Aziende Sanitarie Locali, Ospedali, Comuni, Province, Regioni ed altri Enti locali). Per accedere alle Aziende Sanitarie e Ospedali Pubblici come consulenti è sufficiente il titolo di Psicologo, mentre si può accedere come dipendenti solo se in possesso di un&#8217;ulteriore specializzazione di quattro anni e attraverso il superamento di un concorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo non può condurre Psicoterapie (a meno che non sia anche specializzato in Psicoterapia) e non prescrive psicofarmaci.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOLOGO"></a>PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOLOGO</h3>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo è formato e preparato per il primo ascolto, la valutazione, la diagnosi, l&#8217;orientamento e il supporto, riguardo a tutti i disagi e disturbi psicologici, ed è la principale figura di riferimento per tutti coloro che vedono compromessa la propria salute psicologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo, dopo l&#8217;analisi del problema e tutti gli accertamenti del caso, può intervenire direttamente tramite tecniche di consulenza o indirizzare miratamente verso i professionisti specialisti più adatti, come nel caso della Psicoterapia per i disturbi psichici che necessitano di tale tipologia di trattamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo è la figura di riferimento professionale anche per tutti coloro che desiderano monitorare e migliorare il proprio benessere psicologico, potendo essere di aiuto nell&#8217;ottimizzazione della qualità della vita, nel supporto alle normali crisi di crescita o nell&#8217;adattamento agli eventi più significativi (ingresso scolastico, adolescenza problematica, matrimonio, gravidanza, separazione, lutto, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Si possono rivolgere allo Psicologo le persone, di qualunque età, che desiderano ridurre lo stress relativo alla dimensione lavorativa, comprendere e risolvere i normali conflitti relazionali; inoltre tutti coloro che vogliono aumentare generalmente il senso di consapevolezza riguardo alla propria vita e alla realizzazione di se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo può essere di aiuto ad imprenditori e aziende per le problematiche relazionali e organizzative e per la migliore gestione dei gruppi. Un altro ambito di competenza è l&#8217;applicazione nello sport e nella preparazione psicofisica degli atleti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti questi motivi allo Psicologo si possono rivolgere singoli cittadini, servizi sociali, scuole, cooperative sociali, consultori familiari, tribunali, istituti bancari, istituti di pena, istituti di ricerca, studi legali, gruppi sportivi, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="COME SI DIVENTA PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA"></a>COME SI DIVENTA PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA</h3>
<p style="text-align: justify;">Per svolgere l&#8217;attività di PSICOTERAPIA, lo Psicologo deve diplomarsi presso una Scuola di Specializzazione Universitaria oppure presso una Scuola di Specializzazione Privata riconosciuta dal Ministero competente (la cui durata è di almeno quattro anni).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli PSICOLOGI-PSICOTERAPEUTI possono svolgere attività di Psicoterapia individuale, di coppia, familiare e di gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="CHI È LO PSICOTERAPEUTA"></a>CHI È LO PSICOTERAPEUTA</h3>
<p style="text-align: justify;">Lo PSICOTERAPEUTA è uno Psicologo o un Medico abilitato anche a svolgere attività di Psicoterapia dopo aver frequentato un&#8217;ulteriore scuola di specializzazione quadriennale riconosciuta dallo Stato (molti Psicoterapeuti proseguono la propria formazione attraverso supervisioni con professionisti più esperti).</p>
<p style="text-align: justify;">Lo PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA non prescrive farmaci, ma utilizza come strumenti la relazione, l&#8217;ascolto, la parola ed alcune tecniche specifiche acquisite durante la formazione. Esistono differenti approcci in Psicoterapia, da cui derivano alcune differenze nelle modalità di intervento. Come in ogni disciplina anche in ambito psicoterapeutico la differenza di approccio prevede un trattamento più adeguato di alcune patologie rispetto ad altre secondo studi di efficacia. Certo che la variabilità individuale del professionista ha sempre il suo peso.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un quadro più comprensivo degli approcci psicoterapeutici più indicati per le diverse  patologie psicologiche si rimanda agli <a href="http://www.psychomedia.it/spr-it/artdoc/chambl98.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studi di Chambless et al.</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOTERAPEUTA"></a>PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOTERAPEUTA</h3>
<p style="text-align: justify;">Lo PSICOTERAPEUTA è in grado di offrire tutte le importanti prestazioni dello Psicologo e, tramite la sua formazione specialistica, può intervenire, con specifiche tecniche e in particolari condizioni di contesto terapeutico, su disturbi psichici anche intensi e cronici; inoltre ha la più adeguata preparazione per il trattamento dei disturbi della personalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Si possono quindi rivolgere allo Psicoterapeuta sia persone che soffrono di qualunque forma di disturbo psicologico (da quelli d&#8217;ansia, dell&#8217;umore, dell&#8217;alimentazione, a quelli sessuali e di stress, ecc.) sia quelle che presentano più o meno gravi disturbi della personalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicoterapeuta può collaborare con lo psichiatra per la parte psicologica, conducendo terapie di sostegno e psicoterapie nel supporto e nel trattamento di disturbi psichiatrici gravi come le psicosi, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">La PSICOTERAPIA è un valido aiuto per la risoluzione di eventuali traumi psicologici e per la rimozione degli ostacoli che impediscono la normale espressione della maturità psicologica, sbloccando la crescita dell&#8217;individuo.</p>
<p style="text-align: justify;">Generalmente il PERCORSO PSICOTERAPEUTICO riveste un&#8217;importanza fondamentale nella ristrutturazione di se stessi. Il rapporto terapeuta-paziente, il luogo e le modalità di svolgimento del trattamento, elementi importanti quali la durata e la frequenza degli incontri, nonché l&#8217;intimità dei contenuti condivisi, richiedono al paziente un investimento di tempo, serietà, costanza e impegno adeguati al raggiungimento degli obiettivi e alla delicatezza del compito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="CHI È IL DOTTORE IN TECNICHE PSICOLOGICHE"></a>CHI È IL DOTTORE IN TECNICHE PSICOLOGICHE</h3>
<p style="text-align: justify;">Il dottore in tecniche psicologiche, a differenza dello Psicologo con laurea quinquennale, ha conseguito una laurea di tre anni, ha effettuato un successivo tirocinio di almeno 6 mesi e ha superato l&#8217;Esame di Stato che consente l&#8217;iscrizione all&#8217;Ordine (Albo sezione B).</p>
<p style="text-align: justify;">Il dottore in Tecniche Psicologiche può operare sotto la supervisione di uno Psicologo iscritto alla sezione A.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="COSA È L'ORDINE DEGLI PSICOLOGI"></a>COSA È L&#8217;ORDINE DEGLI PSICOLOGI</h3>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ORDINE degli PSICOLOGI tutela gli interessi del cliente e promuove la qualità del lavoro del professionista anche attraverso l&#8217;applicazione del Codice Deontologico (codice che stabilisce le regole che tutti gli Psicologi sono tenuti a rispettare per una buona pratica); inoltre cura la tenuta e l&#8217;aggiornamento dell&#8217;Albo in cui sono iscritti tutti gli Psicologi italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Ordine degli Psicologi è anche a disposizione dell&#8217;utenza per la segnalazione di casi di abuso della professione di Psicologo. Può esercitare la professione di Psicologo e definirsi &#8220;Psicologo&#8221; solo chi è iscritto all&#8217;Ordine degli Psicologi.</p>
<p style="text-align: justify;">Può esercitare la professione di Psicologo e definirsi Psicologo solo chi è iscritto all&#8217;Ordine degli Psicologi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;Albo degli Psicologi è indicata anche l&#8217;eventuale specializzazione in Psicoterapia di ogni singolo Psicologo.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LE ALTRE PROFESSIONALITÀ"></a>LE ALTRE PROFESSIONALITÀ</h3>
<p style="text-align: justify;">Lo PSICHIATRA, il NEUROPSICHIATRA INFANTILE e il NEUROLOGO sono laureati in Medicina e specializzati, rispettivamente, in Psichiatria, Neuropsichiatria Infantile e Neurologia con una formazione di base prevalentemente &#8220;medico-farmacologica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psichiatra si occupa di quella branca della medicina che ha per oggetto la diagnosi, la prevenzione e la terapia delle malattie mentali, può condurre psicoterapie e può prescrivere psicofarmaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Neuropsichiatra infantile cura le patologie d&#8217;organo del sistema nervoso (convulsioni infantili, epilessia, ecc.) e i disagi mentali dei bambini e degli adolescenti fino ai 16-18 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Neurologo ha una formazione specificamente rivolta alla diagnosi, alla cura e alla prevenzione delle malattie del Sistema Nervoso Centrale e Periferico (traumi, ictus, tumori, morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, sclerosi multipla, epilessia, malattie ereditarie e congenite, neuropatie periferiche, malattie muscolari, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esercizio della professione medica è tutelato dall&#8217;Ordine dei Medici.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="CRITERI PER VALUTARE LA PROFESSIONALITÀ DI UNO PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA"></a>CRITERI PER VALUTARE LA PROFESSIONALITÀ DI UNO PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA</h3>
<p style="text-align: justify;">Iscrizione Albo degli Psicologi: per fare una verifica basterà digitare cognome e nome del professionista che cercate sul sito <a href="https://areariservata.psy.it/cgi-bin/areariservata/albo_nazionale.cgi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dell&#8217;Ordine Nazionale degli Psicologi</a>. Per avere informazioni aggiuntive selezionate dalla scheda il nome della Ragione dell&#8217;Ordine di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Iscrizione all&#8217;elenco degli Psicologi-Psicoterapeuti (per gli Psicologi che offrono Psicoterapia): verificabile presso l&#8217;Ordine degli Psicologi della Regione di iscrizione (reperibile come spiegato al punto precedente).</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto delle normative sulla Privacy: lo Psicologo deve far firmare al cliente una dichiarazione di autorizzazione al trattamento dei dati sensibili ed eventualmente rilasciarne copia.</p>
<p style="text-align: justify;">Richiesta del consenso firmato da parte di chi usufruisce della prestazione di Sostegno Psicologico o di Psicoterapia.</p>
<p style="text-align: justify;">Richiesta del consenso firmato da parte di entrambi i genitori nel caso di prestazioni offerte a minori.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto delle tariffe massime definite dal tariffario.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto del Codice Deontologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo non deve avere con le persone con cui lavora relazioni di natura privata che possano interferire con l&#8217;attività professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto del segreto professionale e dei suoi limiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Definizione chiara dei compensi e delle regole d&#8217;incarico. Nella fattura viene infatti calcolato il tasso del 2% di previdenza sociale. Alcuni professionisti poi, stilano per esempio dei contratti verbali o scritti, non vincolanti ma esplicativi, oppure, un buon modo di definire il rapporto è quello di avere un appuntamento &#8220;fisso&#8221; per giorni ed orari.</p>
<p style="text-align: justify;">Rilascio di documentazione fiscale del pagamento (fattura/ricevuta).</p>
<p style="text-align: justify;">Livello adeguato di preparazione e costante aggiornamento professionale.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LA FOBIA SOCIALE"></a>LA FOBIA SOCIALE</h3>
<p style="text-align: justify;">La Fobia sociale si manifesta come la paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali si è esposti a persone non familiari od al possibile giudizio degli altri. L&#8217;individuo che ne soffre teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia) in modo umiliante od imbarazzante e questo determina che la sua permanenza in una situazione tanto temuta quasi invariabilmente provochi l&#8217;ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione. Questa reazione diventa quindi a sua volta oggetto di paura instaurando un circolo vizioso continuo di cui la persona riconosce che la paura è eccessiva od irragionevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Le situazioni temute, sociali o prestazionali, sono evitate o sopportate con intensa ansia o disagio e l&#8217;evitamento, l&#8217;ansia anticipatoria, od il disagio nella situazione sociale o prestazionale interferiscono significativamente con le abitudini normali della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico) o con le attività o relazioni sociali, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere questo tipo di fobia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=51:fobia-sociale&amp;catid=31:generale&amp;Itemid=70">Leggi tutto</a></p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LA SCHIZOFRENIA"></a>LA SCHIZOFRENIA</h3>
<p style="text-align: justify;">Il termine schizofrenia, introdotto da Eugen Bleuer all&#8217;inizio del &#8216;900, deriva dal greco &#8220;mente divisa&#8221; e rappresenta la più comune delle psicosi, tanto che spesso essa è considerata l&#8217;emblema di tutta la categoria diagnostica. Quando si sente parlare di schizofrenia, si pensa immediatamente alla malattia mentale, quella &#8220;vera&#8221;, quella da &#8220;manicomio e camicia di forza&#8221;, ma anche in modo più pittoresco alla mente deviata degli omicidi seriali&#8230; La verità è fortunatamente lontana da queste dicerie, ma l&#8217;uso improprio di termini come questo o la sua sopraordinata categoria: Psicosi, posso davvero trarre in inganno. Negli ultimi anni abbiamo assistito a vari tipi di &#8220;psicosi giornalistiche&#8221;: dei polli, della diossina, della spazzatura&#8230;beh sarebbe più esatto parlare di fissazioni, paure, a volte vere e proprie fobie!</p>
<p style="text-align: justify;">I sintomi della schizofrenia possono interessare tutte le funzioni che caratterizzano il comportamento, la cognizione e le emozioni della persona: la percezione, il pensiero, il linguaggio, la volontà, la creatività e talvolta tale influenza può apportare anche alcuni miglioramenti, fermo restando che si tratta di una malattia fortemente intrusiva, persistente e quindi frequentemente invalidante.</p>
<p style="text-align: justify;">Generalmente vengono identificate due principali classi di sintomi:</p>
<p style="text-align: justify;">1) I sintomi positivi o produttivi</p>
<p style="text-align: justify;">-Deliri: sono pensieri e convinzioni assolute ed incontestabili radicate nel cervello del malato, ma prive di una base reale. Ad esempio, il paziente può affermare di essere seguito oppure osservato, o magari di disporre di poteri particolari che gli consentono di &#8220;dominare&#8221; gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">-Allucinazioni: sono percezioni (perlopiù uditive) di stimoli del tutto irreali, come sentire voci che parlano di lui oppure di vedere oggetti che si muovono fino al punto di inseguirlo.</p>
<p style="text-align: justify;">-Disturbi del pensiero: pensiero dissociato, &#8220;furto&#8221; del pensiero, influenzamento del pensiero, neologismi, &#8220;insalata&#8221; di parole, tangenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">2) I sintomi negativi</p>
<p style="text-align: justify;">-Disturbi dell&#8217;affettività: appiattimento affettivo, ambivalenza affettiva, contraddizione, autismo.</p>
<p style="text-align: justify;">-Anedonia: mancanza di emozioni, abulia, isolamento e apatia. Lo schizofrenico perde progressivamente ogni interesse per quanto lo circonda e si chiude in se stesso, dimostrando una forte abulia nei confronti del mondo esterno. Non desidera più avere rapporti sociali, si estranea dal nucleo familiare e si chiude in un mondo tutto suo.</p>
<p style="text-align: justify;">-Disturbi catatonici: completo immobilismo e mutismo, o esplosioni incontrollate di aggressività; catalepsia (ossia la possibilità di posizionare le membra del paziente in qualsiasi posizione).</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LO STRESS"></a>LO STRESS</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è lo Stress?</h4>
<p style="text-align: justify;">È la normale risposta dell&#8217;organismo ai cambiamenti che avvengo internamente od esternamente al nostro corpo e serve a mantenere un&#8217;omeostasi (equilibrio) interno. Questo significa che di per sé lo stress è un meccanismo funzionale ed infatti si parla di stress buono (eu-stress) e stress nocivo (di-stress) termini che però possono non portare a ritenere che sia lo stimolo ad essere più o meno cattivo, mentre è la risposta che a questo stimolo fornisce l&#8217;organismo a determinarne la portata.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti non appena lo stimo esterno o interno raggiunge l&#8217;organismo si ha una risposta generalizzata ed aspecifica di allarme; dopo di essa l&#8217;organismo prova a resistere a tale &#8220;attacco&#8221; al fine di riadattarsi (fase di resistenza) e, se non ce la fa si raggiunge la fase di esaurimento.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono gli eventi ambientali potenzialmente stressanti?</h4>
<p style="text-align: justify;">Si comincia dai cambi di stagione per arrivare alle vere e proprie catastrofi naturali, l&#8217;eccesso o la totale assenza di stimolazione, l&#8217;inquinamento, i fattori alimentari e dietetici, la pioggia, le radiazioni, il rumore, gli sbalzi di temperatura ed i fattori microbici e virali.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono gli eventi psicosociali potenzialmente stressanti?</h4>
<p style="text-align: justify;">Sono state stilate diverse liste, poi gerarchizzate. Fra i più popolari si ricordano: la morte del coniuge, il divorzio, la separazione, la detenzione in carcere, la morte di un parente, una malattia&#8230;ma anche il matrimonio, il trasloco, le vacanze, il Natale&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Lazarus ha presentato una lista di problemi quotidiani tra i quali si ricorda: la preoccupazione per il peso e per l&#8217;aspetto fisico, la preoccupazione per l&#8217;aumento del costo dei beni di consumo, per la criminalità, per i propri beni, l&#8217;impiego, il denaro, le tasse, l&#8217;eccesso di lavoro, la cura della casa, la perdita di qualcosa ed infine trovare un numero di telefono sempre occupato.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è il coping?</h4>
<p style="text-align: justify;">Con questo termine si intendono le risorse e le tecniche che l&#8217;individuo mette in atto per fronteggiare la situazione.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali tipi di coping esistono?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il coping può essere interno ed esterno e può essere orientato al compito, all&#8217;emozione o all&#8217;evitamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Per coping interno si considerano alcune caratteristiche di personalità come la cosiddetta hardiness, caratterizzata da impegno, controllo e sfida e l&#8217;ottimismo. Le persone con queste caratteristiche tendono infatti a risultare più protette nei confronti delle conseguenze dello stress.</p>
<p style="text-align: justify;">Per coping esterno si intende invece il sostegno sociale e le risorse materiali. Per quanto riguarda il primo si sono concentrati diversi studi per comprendere in che modo l&#8217;avere una rete sociale aiuti a proteggerci dallo stress e sembra che in qualche modo questo serva nella promozione di comportamenti più salutari (mangiare sano ed in misura adeguata, non fumare, avere orari equilibrati, bere moderatamente), e, contribuendo ad un&#8217;immagine ed identità sociale, permetta un miglioramento nell&#8217;autostima.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda l&#8217;orientamento del coping preferisco proporre alcuni esempi: uno studente è appena bocciato ad un esame; l&#8217;orientamento al compito consiste nel rivedere le proprie lacune; l&#8217;orientamento all&#8217;emozione è piangere su quanto è successo o comunque restare nello stato emotivo che la situazione ha generato; l&#8217;orientamento all&#8217;evitamento si manifesta con la tipica frase: &#8220;Adesso non ci voglio proprio pensare, ho bisogno di sfogarmi correndo un po&#8217;&#8221;. Ognuno di questi orientamenti può essere funzionale in base alla durata, all&#8217;intensità ed alle caratteristiche individuali della persona che la mette in atto. È infatti comune che alcune persone abbiano bisogno di piangere &#8220;sul latte versato&#8221; per poter ricominciare&#8230;o di distrarsi. Il fine ultimo è comunque tornare a focalizzarsi sul compito.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è lo stress management?</h4>
<p style="text-align: justify;">È una forma di terapia attiva, direttiva e psicoeducativa che permette di contrastare gli effetti dello stress attraverso diversi tipi di interventi.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che tipi di problemi produce lo stress?</h4>
<p style="text-align: justify;">Psicosomatici; Psicofisiologici ed Organici.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stress è il precursore di moltissimi disturbi d&#8217;ansia, primo fra tutti il Disturbo Di Panico, ma è anche implicato nelle cefalee muscolo tensive, nell&#8217;ipertensione, nel dolore cronico e nelle neoplasie.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LE DEMENZE SENILI"></a>LE DEMENZE SENILI</h3>
<p style="text-align: justify;">Queste domande sono state sintetizzate per essere il più possibile dirette ed esaustive.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei però dire a tutti quelli che mi hanno scritto che ho letto anche la vostra angoscia nel pensare di allontanare dalla propria abitazione un vostro caro, non più autosufficiente. È una scelta difficile ma necessaria per garantire alla persona il mantenimento della propria dignità fino alla fine e, grazie alle strutture specializzate anche alla conservazione delle abilità residue! È una cura, non un abbandono! Sara Ginanneschi</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che significa che è necessario un approccio sia multidisciplinare che multimodale nella valutazione dell&#8217;anziano?</h4>
<p style="text-align: justify;">Quando una persona anziana si sottopone ad una visita è necessario avvalersi di esami provenienti da più tipi di professionisti per poter avere un quadro omnicomprensivo della situazione attuale, relativamente alle funzioni fisiche ed alle funzionalità psicologiche e pratiche ed i bisogni.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quando si parla di valutazione multimodale ci si riferisce ad una valutazione dello stato:</h4>
<p style="text-align: justify;">Cognitivo</p>
<p style="text-align: justify;">Emotivo</p>
<p style="text-align: justify;">Comportamentale</p>
<p style="text-align: justify;">Funzionale (cose che si sanno fare &#8211; abilità)</p>
<p style="text-align: justify;">Sociale.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è tecnicamente la demenza?</h4>
<p style="text-align: justify;">È un disturbo ingravescente e progressivo caratterizzato da un declino cognitivo che si manifesta in uno stato di coscienza normale ed in assenza di altre malattie acute come il delirium o la depressione.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i sintomi nella demenza di Alzheimer?</h4>
<p style="text-align: justify;">Si osserva un declino inesorabile della funzione intellettiva con perdita totale dell&#8217;indipendenza e morte nei 2-10 anni successivi alla diagnosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sintomo più comune è un ingravescente peggioramento della memoria a breve termine: la persona non si ricorda cose fatte poco prima ed il difetto tende a manifestarsi nei ricoveri ospedalieri perché è proprio fuori dal proprio ambiente che si osserva una tendenza a disorganizzarsi (o meglio a non adattarsi!!).</p>
<p style="text-align: justify;">Queste persone possono avere dei problemi di linguaggio ma che non sono propriamente dovuti a questa funzione, ma sono ancora a carico della memoria, come l&#8217;incapacità a ricordarsi i nomi di persona o degli oggetti, le circonlocuzioni, le parafrasie.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre si osservano dei cambiamenti nella personalità, una compromissione della capacità critica (possono divenire molto suggestionabili) ed una certa labilità emotiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Talvolta i familiari riportano che trovano i loro cari più irritabili, ostili ed agitati.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;ingresso in una casa di cura, quali sono le principali valutazioni dell&#8217;anziano?</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre all&#8217;esame fisico si procede con una valutazione neuropsicologica completa.</p>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi è tesa ad identificare correttamente il problema ed a distinguerlo da altre condizioni simili che talvolta possono essere più favorevoli!</p>
<h4 style="text-align: justify;">Esistono altre condizioni che possono essere scambiate per demenza?</h4>
<p style="text-align: justify;">Sì! Le principali condizioni sono: il normale invecchiamento, la smemoratezza senile benigna e la pseudodemenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel normale invecchiamento si ha infatti una perdita di memoria normale per età; una compromissione che riguarda un solo settore; un alterazione delle funzioni cognitive sotto soglia (ossia che non sono tanto conclamate da poter giustificare una diagnosi di demenza); e, qualora vi sia un declino delle funzioni cognitive questo è secondario ad un altro disturbo e quindi reversibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella pseudodemenza si ha un esordio improvviso, con progressione rapida; il paziente è consapevole di quanto gli sta accadendo e questo può incidere fortemente sul suo stato d&#8217;umore e sul suo comportamento tanto che si registrano molti casi di suicidio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella smemoratezza senile benigna si ha un apprendimento di nuove informazione un po&#8217; più lenta rispetto alla normalità; il funzionamento quotidiano rimane del tutto normale e le persone, accorgendosi di questa loro nuova condizione, possono preoccuparsene.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi di demenza non c&#8217;è molta consapevolezza di malattia, dei propri sintomi e della condizione attuale.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i fattori di rischio della Depressione nell&#8217;anziano?</h4>
<p style="text-align: justify;">I fattori di rischio per la Depressione, così come nelle persone più giovani, sono di tipo psicosociale, mentre i fattori ereditari sembrano avere un peso minore nell&#8217;età avanzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Importanti sono i fattori di tipo psicologico (schemi di pensiero e di comportamento tendenti alla negatività, disfunzionali, od orientati ai sensi di colpa); i fattori sociali (come la perdita del coniuge, o una diminuzione del sostegno sociale); il reddito; i disturbi medici.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i Disturbi d&#8217;ansia più facilmente riscontrabili nell&#8217;anziano?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il Disturbo d&#8217;Ansia Generalizzata ed il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, mentre sono relativamente rari il Disturbo di Panico, il Disturbo Post Traumatico da Stress ed i Disturbi Fobici. Il Disturbo D&#8217;ansia Generalizzata si manifesta con almeno 3 condizioni tra le seguenti:</p>
<p style="text-align: justify;">Irrequietezza o nervosismo</p>
<p style="text-align: justify;">Affaticamento facile</p>
<p style="text-align: justify;">Difficoltà di concentrazione</p>
<p style="text-align: justify;">Irritabilità</p>
<p style="text-align: justify;">Senso di tensione muscolare</p>
<p style="text-align: justify;">Disturbi del sonno.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante valutare che questo genere di disturbi non sia però secondari o ad una condizione medica iniziale o ad alcuni farmaci; altre volte sono altre condizioni come il delirium e la depressione a generare ansia, così come l&#8217;inizio di uno stato dementigeno.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come si possono valutare lo stato funzionale e le autonomie?</h4>
<p style="text-align: justify;">Esistono veri e propri test in grado di valutare le abilità funzionali residue. Il BADL registra le attività basali: alzarsi dal letto, camminare, fare il bagno o la doccia, vestirsi, tenere un&#8217;adeguata igiene personale, mangiare ed utilizzare i servizi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;IADL quelle di natura strumentale: usare il telefono, i mezzi di trasporto, fare la spesa, cucinare, amministrare il manage familiare, gestire il denaro, mantenere hobby ed attività professionali ed assumere i farmaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta riconosciute le abilità residue il lavoro consiste nel mantenerle e migliorarle il più possibile utilizzandole anche come &#8220;rinforzi&#8221; per poter ampliare il bagaglio comportamentale disponibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio se una persona anziana è in grado di gestire il denaro, attraverso l&#8217;esercizio di questa abilità la si può portare ad andare a fare la spesa che, sul piano dell&#8217;umore, può diminuire sia uno stato depressivo che l&#8217;isolamento sociale.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che cosa è l&#8217;MCI?</h4>
<p style="text-align: justify;">È uno stato di transizione tra il normale invecchiamento ed una demenza conclamata; si riconosce perché lo stato funzionale globale e lo stato cognitivo non sono compromessi mentre ai test specifici, soprattutto quelli di memoria, si può riscontrare un deficit anche molto importante.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come si sceglie l&#8217;intervento più adeguato?</h4>
<p style="text-align: justify;">La scelta dipende dalla persona, soprattutto in relazione all&#8217;entità del disturbo diagnosticato. È inoltre importante il contesto in quanto un trattamento ospedaliero, ambulatoriale o all&#8217;interno di una struttura specifica può variare considerevolmente. Allo stesso modo variano quindi le risorse disponibili in termini di tempo e personale sul quale si può contare.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;intervento può infine essere specifico o aspecifico.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="L'INSONNIA"></a>L&#8217;INSONNIA</h3>
<h4 style="text-align: justify;">A cosa serve il sonno REM?</h4>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto non è il sonno dei sogni perché è stato dimostrato che si sogna durante tutta la notte ma, poiché durante questa fase si ha un&#8217;attività cerebrale molto vivace, i sogni che si fanno risultano più vividi e pieni di significato.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti autori hanno cercato di rispondere a questa domanda! Alcuni sostengono che il sonno REM serva a consolidare i ricordi nella memoria a lungo termine, un magazzino di memoria più o meno permanente dove risiedono tutte le cose immagazzinate nella vita; altri sono invece certi che serva allo sviluppo del sistema nervoso centrale e questa teoria troverebbe riscontro nella durata del sonno dei bambini rispetto agli anziani. Inoltre il sonno REM nei bambini è il 50% del sonno totale, mentre questa percentuale si dimezza all&#8217;età di 10 anni. Per quanto riguarda le fasi del sonno non REM (NREM) la fase 2 sembra aumentare in durata negli anziani, mentre la 4 va a scomparire.</p>
<h4 style="text-align: justify;">È vero che con l&#8217;età cambia il sonno? Se sì, in che modo?</h4>
<p style="text-align: justify;">Assolutamente sì! I bambini hanno un sonno polifasico (ossia si addormentano più volte al giorno) che ha una durata totale di circa 16 ore, mentre nell&#8217;adulto e nell&#8217;anziano il sonno è monofasico (anche se alcuni autori sono a favore di considerare la pennichella pomeridiana una seconda fase di sonno che diverrebbe quindi bifasico) si stabilizza intorno alle 8 ore, con una variabilità di + o &#8211; 2 fino a raggiungere 6,5 all&#8217;età di 60 anni.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i principali disturbi del sonno? Come si definiscono?</h4>
<p style="text-align: justify;">I disturbi del sonno di dividono in DISSONNIE e PARASONNIE (si pronunciano come &#8220;insonnia&#8221; con l&#8217;accento sulla o, anche se in ambito accademico ho personalmente sentito di tutto!).</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le DISSONNIE troviamo:</p>
<p style="text-align: justify;">Insonnia primaria</p>
<p style="text-align: justify;">Ipersonnia primaria</p>
<p style="text-align: justify;">Narcolessia</p>
<p style="text-align: justify;">Disturbo del sonno correlato alla respirazione</p>
<p style="text-align: justify;">Disturbo del ritmo circadiano del sonno</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda l&#8217;Insonnia e l&#8217;Ipersonnia i sintomi devono essere presenti per almeno un mese affinché sia possibile fare diagnosi e devono comportare disagio per la persona che ne è affetta. Per quanto riguarda la prima si manifesta con una difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno, o a svegliarsi riposati dopo essersi addormentati regolarmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Le persone che soffrono d&#8217;insonnia lamentano di essere abuliche (mancano della energia mentale e psicologica come quella che serve per prendere decisioni), asteniche (si sentono senza forza fisica), irritabili, disforiche (con uno stato d&#8217;umore basso). Hanno poi difficoltà a concentrarsi e possono sentirsi rallentate sia mentalmente che fisicamente.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Insonnia si presenta spesso nella Depressione, Nel Disturbo d&#8217;Ansia Generalizzata e nel Delirium.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi di Mania (Disturbo Bipolare I) o Ipomania (che sia o meno presente un Disturbo Bipolare II) non si parla di Insonnia in quanto le persone sostengono di non aver necessità di dormire e non soffrono quindi il disagio soggettivo relativo alla perdita di sonno tipica degli insonni. [Per una specificazione dei Disturbi Bipolari si rimanda alla relativa sezione]</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Ipersonnia si manifesta con, al contrario, un&#8217;eccessiva sonnolenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La Narcolessia si manifesta con &#8220;attacchi&#8221; di sonno irresistibili per almeno 3 mesi, circa 2-6 al giorno della durata di 10-20 minuti/ un&#8217;ora. Il sonno risulta ristoratore. È inoltre presente almeno uno tra: cataplessia di pochi secondi associata ad emozioni intense (la persona improvvisamente percepisce una debolezza muscolare che può provocare cedimento della ginocchia, della mandibola, della testa o degli arti, o delle palpebre) o allucinazioni ipnagogiche/ipnapompiche (quelle che si manifestano quando ci si sta addormentando o risvegliando) o paralisi del sonno (quella sensazione che capita quando ci si è appena risvegliati e, pur rendendosi conto di essere svegli non si riesce a muoversi per qualche secondo).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Disturbo del Sonno Correlato alla Respirazione o spesso chiamato da Apnee Notturne, consiste nell&#8217;interruzione del sonno che si manifesta con eccessiva sonnolenza o insonnia successiva. Può essere ostruttiva (deriva dal sovrappeso e dal russamento); centrali (più frequente negli anziani e nelle patologie cardiache/neurologiche); da iperventilazione alveolare (si ha una bassa concentrazione di ossigeno nel sangue arterioso (quello che porta l&#8217;ossigeno ai tessuti).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Disturbo del Ritmo Circadiano del Sonno è caratterizzato da un cambiamento di fase che porta all&#8217;insonnia o ad eccessiva sonnolenza. Ve ne sono 4 tipi:</p>
<p style="text-align: justify;">fase del sonno ritardata (detta dei gufi notturni, persone che vanno a letto sempre più tardi fino a sfasarsi); fase del sonno anticipata; sindrome del Jet Lag (alterazione dovuta al cambiamento di fuso orario continuo); alterazione da turno lavorativo (che colpisce le persone sottoposte a turni di lavoro notturni).</p>
<p style="text-align: justify;">Le PARASONNIE sono disturbi correlati al sonno che possono indurre un cattivo funzionamento diurno. Esse sono il Disturbo da Incubi (la persona si sveglia dopo aver fatto incubi terribili di cui ha un ricordo vivido); il Disturbo da Terrore nel Sonno, conosciuto anche come Pavor (la persona si sveglia spesso gridando e fortemente impaurita, ma non riesce a ricordare il sogno e non è facilmente rassicurabile); il Disturbo da Sonnambulismo (caratterizzato dall&#8217;alzarsi dal letto e camminare nell&#8217;ambiente o soltanto parlare, la persona è incosciente, non vi è possibilità di comunicare con lei ed è difficile svegliarla). Una leggenda sostiene che svegliare le persone durante una deambulazione da sonnambulismo porti a gravissime conseguenze. Questo è del tutto falso! C&#8217;è da dire che, poiché la persona sta dormendo e probabilmente sognando, se si sveglia ed improvvisamente si trova nel salotto a luce accesa può manifestare un breve periodo di confusione ed irritabilità, anche perché non vi è ricordo dell&#8217;episodio!</p>
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<h4 style="text-align: justify;">Quali condizioni mediche potrebbero causare disturbi del sonno?</h4>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ipertiroidismo, l&#8217;asma bronchiale ed altre patologie respiratorie anche transitorie (ed allo stesso modo passeggeri saranno i disturbi del sonno correlati), il dolore cronico e la menopausa nelle donne.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cosa si può fare per superare un periodo d&#8217;insonnia</h4>
<p style="text-align: justify;">Il trattamento per eccellenza è chiamato Igiene del Sonno. Il terapeuta fa tenere al soggetto un diario del sonno per verificare le caratteristiche del sonno e del disturbo ed aiuta la persona a migliorare non solo la quantità e la qualità del sonno ma le abitudini ed i pensieri spesso associati a questi disturbi. Ci sono però centri specializzati in cui le misurazioni sono effettuate da strumenti accurati ed oggettivi e, nei casi più gravi è davvero utile recarsi in queste strutture.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="PSICOFARMACOLOGIA"></a>PSICOFARMACOLOGIA</h3>
<p style="text-align: justify;">In questa sezione verrà data risposta alle domande più frequenti che sono arrivate ad Ambulatorio di Psicologia. Un consiglio generale che mi sento di dare è: per un trattamento farmacologico rivolgetevi ad uno Psichiatra e non accontentatevi delle prescrizioni (purtroppo talvolta facili) dei medici di base che, pur sapendo molte cose e conoscendo bene i loro pazienti, non sono preparati in maniera tanto specifica quanto lo Psichiatra! Inoltre, una volta iniziata una terapia farmacologica il consiglio è di affiancarvene una psicologica che, all&#8217;abbassamento del sintomo grazie al farmaco, permetta un lavoro più completo e duraturo sulla persona stessa.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i principali motivi d&#8217;insuccesso nel trattamento farmacologico?</h4>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi errata: purtroppo anche i medici e gli psicologi sbagliano e, qualora la diagnosi non sia aderente con il quadro clinico il trattamento può fallire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il trattamento inadeguato. A volte la scelta del trattamento può essere guidata da una cattiva diagnosi di partenza, ma anche da convinzioni dello psichiatra. Purtroppo ancora oggi sono pochi i medici che richiedono il supporto psicologico di un professionista per poter affrontare il disturbo dei pazienti a 360°.</p>
<p style="text-align: justify;">Il farmaco inadeguato o inefficace. I farmaci in commercio sono moltissimi e non è detto che quello che funziona con molti sia efficace per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un periodo di prova troppo breve; significa che prima di intraprendere la terapia farmacologica vera e propria, lo psichiatra, prova un determinato trattamento al fine di ridurre gli effetti collaterali e garantire la riuscita solo di quelli terapeutici. Alcune persone però possono avere un metabolismo del farmaco lievemente diverso dalla norma e quindi abbandonare la terapia prima che essa ha dato risultati o ha raggiunto il dosaggio ideale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dosaggio troppo basso. Questo accade soprattutto quando la terapia viene somministrata dai non addetti ai lavori. Molte volte mi sono trovata a lavorare con persone che seguivano una terapia farmacologica datagli dal medico di base che, preoccupato degli effetti di un antidepressivo, ad esempio, ne aveva prescritta solo mezza pasticca al giorno. Gli psicofarmaci quando si utilizzano&#8230;si utilizzano!! Non vanno demonizzati né dati goccia per goccia. Se si decide di intraprendere una terapia è necessario arrivare ad un dosaggio tale che, oltre agli effetti collaterali sia possibile percepire anche quelli terapeutici. Uno psichiatra è in grado di spiegare tutti gli effetti e di dosare un adeguato programma di aumento o decremento a seconda del caso e del farmaco scelto. Utilizzare dosaggi troppo bassi può comportare il rischio di avere solo effetti collaterali e nessun effetto terapeutico!</p>
<p style="text-align: justify;">Mancata associazione di un&#8217;adeguata terapia comportamentale. Come ho spiegato nella prefazione&#8230;è utilissimo lavorare sul sintomo e talvolta è pre-requisito ad una terapia psicologica, ma questa diventa essenziale per superare il problema od imparare a conviverci.</p>
<p style="text-align: justify;">Bassa compliance del paziente (significa che la persona non si applica nella terapia) perchè: preferisce la malattia alla salute, non riconosce la malattia, ha anche altre malattie psicologiche concomitanti, o manca di comprensione dello schema terapeutico globale (che spesso è la terapia farmacologica a fornire).</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali caratteristiche influenzano un maggior prescrizione di psicofarmaci?</h4>
<p style="text-align: justify;">Prima di tutto le caratteristiche socio-anagrafiche del paziente;</p>
<p style="text-align: justify;">Un atteggiamento particolare nei confronti della prescrizione farmacologica;</p>
<p style="text-align: justify;">Le caratteristiche del prescrittore;</p>
<p style="text-align: justify;">In che luogo e con che modi vengono prescritti i farmaci (Setting);</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;utilizzo dei servizi sul territorio;</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stile di lavoro nei servizi sul territorio.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali tipi di psicofarmaci esistono, a cosa servono e quali effetti collaterali hanno?</h4>
<p style="text-align: justify;">Gli psicofarmaci si dividono in 4 grandi categorie: gli Ansiolitici, gli Antidepressivi, gli Stabilizzatori dell&#8217;Umore e gli Antipsicotici.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ANSIOLITICI, come suggerisce il nome, sono utilizzati come tranquillanti e sedativi degli stati d&#8217;ansia e possono essere somministrati anche come coadiuvanti negli stati d&#8217;Insonnia. Possono avere effetti miorilassanti (rilassamento muscolare) ed anticonvulsivani soprattutto ad alti dosaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si dividono in Benzodiazepine e Non Benzodiazepine il cui nome dipende dalla struttura della molecola che li compone. Sono i farmaci più prescritti in modo aspecifico anche a chi comunica semplicemente uno stato di stress più particolare e spesso inducono una dipendenza. Come ogni farmaco infatti devono essere gestiti da un professionista ed inseriti in un più ampio programma terapeutico.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esperienza mi ha insegnato che negli Attacchi di Panico, l&#8217;uso di ansiolitici all&#8217;occorrenza crea una dipendenza difficile da demolire e che, pur limitando il presentarsi dei sintomi (gli attacchi di panico appunto) non curano alla base il disturbo, mentre un trattamento cognitivo-comportamentale riesce a dare risultati duraturi nel tempo con terapie relativamente brevi (3 mesi/ 1 anno).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ANTIDEPRESSIVI sono utilizzati nelle Depressioni Maggiori più o meno gravi, anche associate a disturbi di natura fisica e nel disturbo Distimico.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;inizio del trattamento entro 2 mesi (4-6 settimane) si osserva di solito uni inizio di remissione sintomatologica, mentre gli effetti collaterali possono essere presenti fin dalle prime settimane; è necessario continuare il trattamento per almeno ulteriori 4 mesi e, qualora sia indicato, tentare lo scalaggio graduale il mese successivo. Non è infatti indicato fare una cura con Antidepressivi inferiore ad un anno o con dosaggi troppo bassi, in quanto non servirebbe a nulla!</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Antidepressivi si suddividono in diverse categorie, si ricordano i Triciclici (i primi sperimentati), Inibitori della MAO (un acceleratore di demolizione di sostanze che solitamente sono carenti nei Depressi), gli SSRI ed SNRI che sono farmaci selettivi nel reperimento cerebrale di Serotonina o Noradrenalina, fortemente carenti, soprattutto in determinate aree del cervello dei pazienti con Depressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti possono avere effetti collaterali più o meno simili ma è importante considerare anche una certa predisposizione individuale a determinati effetti! Sebbene vi siano pochi Antidepressivi anoressizzanti e tutti comportino in breve tempo un certo aumento ponderale, vi sono diverse differenze individuali, quindi, qualora un farmaco abbia un effetto troppo importante sul peso della persona, andando quindi a determinare un nuovo problema, è possibile cambiarne il dosaggio o sostituire direttamente il farmaco, questo in accordo con il proprio Psichiatra naturalmente!</p>
<p style="text-align: justify;">Altri effetti sono di natura gastro-intestinale, muscolare, ritenzione urinaria o necessità di urinare più frequentemente; alcuni possono indurre sonnolenza o peggioramento della performance sia cognitiva che fisica. Per questo è importante provare a modificare anche le modalità di somministrazione del farmaco (ad esempio la sera e non la mattina) quanto possibile, prima di rinunciare alla terapia che potrebbe avere effetti davvero più dannosi!</p>
<p style="text-align: justify;">Gli STABILIZZATORI DELL&#8217;UMORE vengono utilizzati principalmente nel trattamento dei Disturbi Bipolari, ma vengono impiegati anche in patologie di tipo Schizoaffettive. Sono principalmente 3: il Carbonato di Litio, la Carbamazepina (non viene molto utilizzata perché interferisce con la concentrazione nel sangue di molti farmaci) e l&#8217;Acido Valproico (che al contrario è molto utilizzato soprattutto nel caso in cui non funzioni il Litio o abbia effetti collaterali troppo pericolosi; è efficace nei casi di Disturbo Ciclotimico, dove gli episodi depressivi e maniacali si susseguono anche rapidamente!). Ultimamente è stata inserita nel gruppo anche la Lamotrigina che ha effetti sul prevenire le ricadute degli episodi depressivi nel Disturbo Bipolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa categoria di farmaci è spesso utilizzata insieme agli Antipsicotici o agli Antidepressivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ANTIPSICOTICI sono chiamati anche neurolettici o tranquillanti maggiori. Sono spesso utilizzati in acuto, come sedativi immediati in casi di comportamento violento e fuori controllo che possa essere associato a disturbi come la Schizofrenia, un danno cerebrale, un delirium od una Depressione agitata.</p>
<p style="text-align: justify;">Possono dare effetti che si definiscono Extrapiramidali e che comportano movimenti, tremori o interruzioni nei movimenti involontari e simili a quelli che si osservano nel Morbo di Parkinson.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo sono stati introdotti negli anni anche i cosiddetti Antipsicotici Atipici che agiscono a livello di determinati recettori del cervello e riducono gli effetti collaterali appena descritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi farmaci hanno effetti sui sintomi positivi della Schizofrenia, così chiamati perché costituiscono dei fattori che si aggiungono al quadro psicopatologico come: deliri, allucinazioni, idee fisse e disordini nel pensiero, al contrario dei sintomi negativi, in cui viene invece a mancare qualcosa alla persona che sperimenta: appiattimento emotivo, mancanza di comunicatività, anedonia (manca il piacere nel fare le cose) e mancanza di motivazione.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="L'IPOCONDRIA"></a>L&#8217;IPOCONDRIA</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Quando si parla di ipocondria, ci si riferisce alla sindrome di Munchausen?</h4>
<p style="text-align: justify;">Assolutamente no! Nella Sindrome di Munchausen La persona ricerca consapevolmente vantaggi secondari dall&#8217;essere malato, lo stato d&#8217;ansia ed il profondi disagio che si manifesta nell&#8217;Ipocondria, attestano tutto il contrario.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come si definisce l&#8217;Ipocondria?</h4>
<p style="text-align: justify;">Sono state date molte definizioni di Ipocondria, ma quella attualmente più accreditata denota un&#8217;eccessiva e persistente preoccupazione per il proprio corpo, la salute e le malattie, cui si associano paura e sospetto di essere affetto da una gravissima e letale malattia.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono le caratteristiche del disturbo?</h4>
<p style="text-align: justify;">Come si desume dalla definizione appena data le caratteristiche fondamentali sono:</p>
<p style="text-align: justify;">Paura di avere una malattia</p>
<p style="text-align: justify;">Sospetto di avere una malattia</p>
<p style="text-align: justify;">Resistenza alla rassicurazione medica</p>
<p style="text-align: justify;">Sintomi somatici</p>
<p style="text-align: justify;">Preoccupazioni corporee</p>
<p style="text-align: justify;">Comportamenti ipocondriaci (che consistono in continue richieste di rassicurazioni, anche se poi non servono; doctor shopping ossia cambio continuo di medici, continui controlli di diversa natura anche molto invasivi, costosi e dolorosi).</p>
<p style="text-align: justify;">Per fare una diagnosi si Ipocondria il disturbo deve causare disagio e deve durare almeno 6 mesi.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Chi colpisce solitamente l&#8217;ipocondria ed a che età?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il disturbo è equidistribuito fra uomini e donne anche se con una preponderanza verso quest&#8217;ultime e si manifesta nella prima età adulta, anche se in realtà può comparire a qualunque età.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Di quali malattie credono di soffrire più spesso gli ipocondriaci?</h4>
<p style="text-align: justify;">In generale sono malattie a lungo decorso inesorabile ed è anche per questo che le rassicurazioni mediche e gli esami clinici non sono rassicuranti; la persona può convincersi di aver sviluppato un tumore il giorno immediatamente seguente ad una risonanza magnetica, il macchinario può essere rotto, il medico poco capace di leggere i risultati e così via.</p>
<h4 style="text-align: justify;">È possibile soffrire di Ipocondria ed Attacchi di Panico contemporaneamente?</h4>
<p style="text-align: justify;">Si capita anche se in realtà è molto più frequente che l&#8217;Ipocondria si manifesti assieme a Depressione Maggiore o Distimia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per alcuni aspetti, Ipocondria ed Attacchi di Panico sono assolutamente simili, in entrambi si ha una paura terribile di morire, ma le malattie temute sono nel primo caso a lento decorso e nel secondo invece, immediate come attacchi cardiaci o ictus.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Perché ci si ammala di Ipocondria?</h4>
<p style="text-align: justify;">Esistono diversi modelli che hanno tentato di spiegare l&#8217;eziopatogenesi del disturbo; quello cognitivo comportamentale spiega come sia centrale la tendenza dell&#8217;individuo ad interpretare erroneamente le informazioni relative ai sintomi corporei, le variazioni ponderali, la salute e così via. Questo aumenterebbe l&#8217;attenzione selettiva sui sintomi e l&#8217;abbassamento delle soglie sensoriali. I comportamenti di sicurezza inducono poi sintomi ansiosi ed anche questi sono interpretati come indici di malattia. Lo stesso modello si applica ai Disturbi di Panico, con la differenza che la malattia sospetta non è a lungo decorso.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che differenze ci sono tra Ipocondria e Disturbo Ossessivo-Compulsivo da contaminazione?</h4>
<p style="text-align: justify;">Le persone che soffrono di Ipocondria sono convinte di avere una malattia in corso che non è stata diagnosticata e, che essa venga dall&#8217;interno come un tumore ad esempio. I DOC da contaminazione anzitutto hanno paura di contaminazioni da agenti esterni, ma anche che potranno venir contaminati e non lo sono attualmente.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LA DEPRESSIONE"></a>LA DEPRESSIONE</h3>
<p style="text-align: justify;">Il DSM IV-TR definisce la Depressione Maggiore come un disturbo caratterizzato dalla presenza di almeno 2 Episodi Depressivi Maggiori.</p>
<p style="text-align: justify;">La depressione è caratterizzata da cambiamenti fisiologici, dell&#8217;umore, del modo di pensare, del comportamento profondi e spesso duraturi nel tempo e si formalizza come un disturbo che va oltre il modo di dire &#8220;oggi mi sento depresso&#8221; e che invece si riferisce ad uno stato transitorio di umore a coloritura malinconica derivante da una causa più o meno riconoscibile. Il DSM-IV-TR (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) definisce l&#8217;episodio depressivo maggiore come un disturbo che si manifesta con 5 o più sintomi tra quelli qui sotto elencati durante il giorno, quasi ogni giorno, per un periodo di almeno due settimane:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; umore depresso;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; perdita di piacere per quasi tutte le attività durante il giorno;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; cambiamento di peso significativo (aumento o diminuzione);</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; cambiamenti nelle abitudini del sonno;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; essere agitato o essere rallentato;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; mancanza di energia;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; sensazione di essere inutile;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; difficoltà nella concentrazione;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; pensieri ricorrenti di morte o di suicidio.</p>
<p style="text-align: justify;">La depressione può colpire chiunque, giovani o vecchi, ricchi o poveri. È dovuta a cause molteplici e diverse da persona a persona (ereditarietà, ambiente sociale, lutti familiari, problemi di lavoro&#8230;)</p>
<h4 style="text-align: justify;">Perché ci si ammala di Depressione?</h4>
<p style="text-align: justify;">Ci sono diverse cause che possono portare allo svilupparsi di questa malattia ma è necessario parlare sempre di fattori di rischio che, entrando in contatto con fattori precipitanti particolari possono sfociare in un esordio. Non è infatti ancora chiaro e quindi prevedibile in quali persone questo disturbo si manifesterà sicuramente.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i fattori biologici sembra che vi siano alcune alterazioni nella modulazione di 2 neurotrasmettitori in particolare: la serotonina e la noradrenalina (che vengono poi compensate e regolate dagli antidepressivi); alcuni deficit nel sistema neuroendocrino e quindi nei livelli ormonali; deficit alimentari; effetti collaterali di alcuni farmaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le cause genetiche ricordiamo che è più frequente osservare una Depressione nei familiari di primo grado, ma questo potrebbe avere anche delle derivazioni dall&#8217;apprendimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, fra le cause familiari si ricordano gli stili genitoriali in quanto, genitori depressi possono avere stili attribuzionali negativi e quindi insegnare anche indirettamente ai figli una certa vulnerabilità cognitiva alla depressione. Inoltre anche il loro stile educativo può essere freddo e poco empatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cause psicosociali sono organizzate in modo gerarchico e sono moltissime, si ricordano i lutti, la separazione, gravi litigi, perdita di lavoro, bocciatura scolastica, perdita di un animale domestico, trasloco, cambio di città, cambio di abitudini, essere vittima di un atto di criminalità e così via.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=57:depressione&amp;catid=31:generale&amp;Itemid=63">Leggi tutto</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;inizio</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="IL LUTTO"></a>IL LUTTO</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Che cos&#8217;è il Lutto?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il lutto è una normale e fisiologica reazione ad una perdita che evolve lentamente secondo un processo caratterizzato da alcune fasi ed ha una durata tipica di 1-6 mesi.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono gli stadi del lutto?</h4>
<p style="text-align: justify;">Diversi autori si sono occupati di definire le fasi del lutto, quindi rispondiamo indicando le principali:</p>
<p style="text-align: justify;">Kubler-Ross (1978) delinea 5 fasi:</p>
<p style="text-align: justify;">Negazione = Fase iniziale di shock durante la quale la persona continua a cercare il proprio caro all&#8217;interno dell&#8217;ambiente e ne coglie la presenza;</p>
<p style="text-align: justify;">Patteggiamento = si comincia a sperare che il proprio caro ritorni e si fanno promesse affinché questo possa accadere realmente;</p>
<p style="text-align: justify;">Rabbia = di realizza che il proprio caro non ritornerà più e si reagisce a questo con rabbia verso se stessi, il destino, il mondo e gli altri;</p>
<p style="text-align: justify;">Depressione = consiste nella fase della profonda tristezza e disperazione relativamente all&#8217;irrimediabilità della morte;</p>
<p style="text-align: justify;">Accettazione = finalmente si comincia ad accettare la perdita e si ritorna alla vita pur conservando i ricordi che, seppur commoventi perdono man mano la capacità di produrre un forte dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Parkes (1980; 1998) ne individua 4:</p>
<p style="text-align: justify;">Stordimento = è la prima fase che dura da poche ore a qualche giorno in cui si ha una sensazione di irrealtà, come se l&#8217;evento non fosse vero e per esempio si fosse soltanto sognato;</p>
<p style="text-align: justify;">Ricerca = consiste nella ricerca del proprio caro in senso di pianto, ansia da separazione, ma anche rabbia, irritabilità, auto-accuse, perdita di autostima e del senso di sicurezza;</p>
<p style="text-align: justify;">Disorganizzazione e Disperazione = è lo stadio caratterizzato dall&#8217;apatia, dalla disperazione e da un forte isolamento dovuto ad un ritiro dalla vita sociale;</p>
<p style="text-align: justify;">Riorganizzazione e Guarigione: è il graduale ritorno alla vita, accompagnato da una graduale ricomparsa degli interessi personali e dal desiderio di ricominciare a pianificare il proprio futuro.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono gli obiettivi del lavoro sul lutto?</h4>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto è necessario raggiungere l&#8217;Accettazione della realtà della perdita ossia confrontarsi con una realtà di assenza del caro senza la sua negazione; in seguito è necessario affrontare l&#8217;Elaborazione del dolore del lutto che si ottiene sperimentando i sentimenti di dolore, depressione, isolamento e vuoto legati alla perdita stessa; si prosegue con un Adattamento ad una realtà nel quale il proprio caro non c&#8217;è più ed infine Trovare un nuovo spazio per il defunto per poter proseguire la propria vita.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i sintomi presenti nel processo del lutto?</h4>
<p style="text-align: justify;">A livello emozionale sono presenti: shock, stordimento, tristezza, disperazione, rabbia, angoscia e paura, colpa, solitudine ed apatia.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello cognitivo si riscontrano: difficoltà di concentrazione, disorientamento, lievi e passeggeri stati confusionali, illusioni sensoriali, transitorie idee suicidare e pensieri ricorrenti circa il proprio caro o le circostanze della sua morte.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello comportamentale si osserva la continua ricerca del proprio caro, il pianto, disturbi alimentari, disturbi del sonno, ritiro dall&#8217;ambiente sociale, l&#8217;incapacità a condurre le normali attività quotidiane, la dipendenza dagli altri ed il ritornare in posti che ricordano il defunto o portare con sé qualche suo oggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello somatico si presentano: debolezza e perdita di energia, sintomi somatici in generale, dolori muscolari ed alterazioni delle funzioni endocrine ed immunitarie.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che differenza c&#8217;è tra un Lutto normale e quello che si definisce Lutto complicato?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il lutto complicato è quello che si manifesta oltre i 6 mesi e perdurano caratteristiche tipiche di un immenso dolore: la persona non riesce a tornare alle proprie attività quotidiane, continua a pensare e ricercare il proprio caro; pensa che non può riuscire a ricostruirsi una vita e queste caratteristiche non si manifestano soltanto in occasione di particolari ricorrenze od anniversari.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali fattori incidono sulla possibilità che la persona soffra di lutto complicato anziché di quello normale?</h4>
<p style="text-align: justify;">Diciamo che, come per tutte le psicopatologie si possono riscontrare dei fattori facilitanti ossia che possono determinare l&#8217;insorgenza di un disturbo che, in persone meno predisposte, a pari condizioni, non si manifesterebbe. Tra queste vi è una storia familiare con alterazioni e disfunzioni; l&#8217;assenza o comunque l&#8217;inadeguatezza della rete di sostegno sociale; precedenti sofferenze psicopatologiche; una tendenza a reprimere le emozioni, non esprimere i sentimenti o somatizzare gli eventi stressanti; una difficoltà specifica nella relazione con la persona defunta ed infine l&#8217;avere possibili vantaggi secondari dal continuare ad avere una reazione luttuosa inadeguata.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che relazione c&#8217;è tra lutto e depressione?</h4>
<p style="text-align: justify;">Talvolta può capitare che un lutto irrisolto si vada ad evolvere in una condizione grave come un Episodio Depressivo Maggiore od un umore stabilmente basso anche se di minor intensità come nel Disturbo Distimico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la reazione luttuosa perdura oltre 6 mesi ed è caratterizzata da un grave impoverimento del repertorio cognitivo e comportamentale, un senso di autosvalutazione molto forte o caratterizzato da una preoccupazione morbosa, è presente ideazione suicidaria o sintomi psicotici (deliri, allucinazioni, etc.) o rallentamento psicomotorio è possibile ipotizzare che questa manifestazione si stia trasformando in un disturbo cronico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;inizio</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="GLI ATTACCHI DI PANICO"></a>GLI ATTACCHI DI PANICO</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Attacco di panico: come uscirne?</h4>
<p style="text-align: justify;">Su questo tema molti autori si dividono e, di recente ho avuto modo di poter avere uno scambio di opinioni con Rosario Sorrentino, autore di un nuovo libro sul panico. Per quanto entrambi stimiamo e rispettiamo l&#8217;altrui professionalità, da parte mia non esiste altro rimedio se non la terapia cognitivo-comportamentale, pur non escludendo l&#8217;utilizzo di farmaci in casi estremi; il neurologo sostiene invece l&#8217;importanza della farmacologia, accettando un aiuto psicoterapeutico. Anche le prove sull&#8217;efficacia dei due metodi possono talvolta spaccarsi e non offrire una chiara visione d&#8217;insieme. Per esperienza personale, un trattamento cognitivo comportamentale, della durata di 3 mesi permette di superare il problema alla radice e per questo non intendo problemi irrisolti nell&#8217;infanzia, bensì un lavoro sull&#8217;autonomia che si è persa da quando si è iniziato a soffrire di attacchi di panico. Trovo che in alcuni casi i farmaci possano addirittura ostacolare questa conclusione, in quanto creano una dipendenza psicologica che poi inficia l&#8217;intero trattamento.</p>
<p style="text-align: justify;">A favore completamente dei farmaci e di un ruolo più marginale della psicoterapia in disturbi diversi o più complessi!</p>
<p style="text-align: justify;">Il trattamento in sé consiste in un lavoro su se stessi per quanto riguarda l&#8217;aumentare il numero di risorse comportamentali disponibili per fronteggiare ogni situazione, compresa quella del panico; un&#8217;esposizione diretta, anche se graduata, alle situazioni più evitate; un lavoro sul modo di pensare; ed un lavoro sugli stimoli corporei che sono diventati oggetto di attenzione della persona (per esempio controllare quanti battiti cardiaci si ha in un determinato momento).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=49:disturbo-di-panico-con-o-senza-agorafobia&amp;catid=31:generale&amp;Itemid=68">Leggi tutto</a></p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="I DISTURBI SESSUALI"></a>I DISTURBI SESSUALI</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Quali tipi di disturbi sessuali ci sono?</h4>
<p style="text-align: justify;">I disturbi sessuali si dividono in 4 grandi categorie:</p>
<p style="text-align: justify;">PARAFILIE costituite da voyeurismo, frotteurismo, esibizionismo, feticismo, feticismo da travestitismo, sadismo, masochismo, pedofilia, parafilie non altrimenti specificate.</p>
<p style="text-align: justify;">DISFUNZIONI SESSUALI rappresentate da Disturbi del Desiderio Sessuale (Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo e Disturbo da Avversione Sessuale); Disturbi dell&#8217;Eccitamento Sessuale (Disturbo dell&#8217;Eccitamento Sessuale Femminile e Disturbo Maschile dell&#8217;Erezione); Disturbi dell&#8217;Orgasmo (Disturbo dell&#8217;Orgasmo Maschile, Femminile; Disturbo da Eiaculazione Ritardata, Assente, Anedonica, Retrograda); Disturbi da Dolore sessuale (Dispareunia e Vaginismo); Disfunzioni sessuali dovuti ad una condizione medica generale; Disfunzioni sessuali indotta da sostanze; Disfunzioni sessuali NAS*.</p>
<p style="text-align: justify;">DISTURBI DELL&#8217;identità DI GENERE sono quelli propriamente detti ed i NAS*.</p>
<p style="text-align: justify;">DISTURBI SESSUALI NAS*.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è il Sado-Masochismo?</h4>
<p style="text-align: justify;">Sadismo e Masochismo sono due parafilie, ossia ricorrenti ed intensi impulsi sessuali e fantasie eccitanti sessualmente che consistono nel ricevere e/o infliggere un&#8217;autentica sofferenza o umiliazione a se stessi o al proprio partner; si tratta di un disturbo quando il comportamento, le spinte sessuali o queste fantasie, causano un distress od un danno in aree di funzionamento sociale, lavorativo o altre importanti, che si presentano clinicamente significative e naturalmente quando non c&#8217;è consensualità nella coppia o comunque capacità d&#8217;intendere e volere la situazione da entrambi i partner.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente possono presentarsi sia separatamente che insieme.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come affrontare la gelosia?</h4>
<p style="text-align: justify;">La gelosia è espressione di un sentimento di amore e, come tale anche di appartenenza/possesso per cui, quando si ama qualcuno si &#8220;pretende&#8221; di essere ricambiati incondizionatamente. Tutto questo va bene e fa bene alla coppia fin tanto che non si diventa limitanti e paranoici e quindi si iniziano a vedere cose che non ci sono solo per una lettura erronea di una situazione a partire da pochi indizi mal interpretati. Quando la gelosia è un problema si deve parlarne e capire da cosa deriva, in ogni caso, sono entrambi i partner a doversi impegnare per superarla!</p>
<p style="text-align: justify;">Qualora dipenda dalla perdita di fiducia nella coppia si fanno specifici lavori proprio su questo aspetto; dare fiducia è un atto di fede. Lo si fa senza pensarci due volte, però quando questa viene tradita sembra che non ci sia niente da fare! Invece no! Non è un lavoro facile e leggero, ma si risolve. Più semplice è invece lavorare sulla gelosia a sé, quella che spesso si chiama &#8220;paranoia&#8221;. Anche qui è importante farsi aiutare dal partner a capire come non essere più invadenti e, qualora razionalmente si sia convinti, si possono mettere dei biglietti sul cellulare, nel borsello, in tasca, che ci ricordano con una parola o due, che non dobbiamo perdere &#8220;la ragione&#8221;. Ho trovato utile utilizzare con i miei pazienti la frase &#8220;è una paranoia&#8221;. Ogni volta che il pensiero di gelosia si presenta è opportuno ricordarsi che è semplicemente la nostra testa che ci fa vivere queste sensazioni spiacevoli e che dobbiamo continuare a fidarci della persona che ci sta vicino.</p>
<p style="text-align: justify;">Sinceramente&#8230;esiste una terza possibilità ed è quella delle persone che, visti i propri trascorsi tendono a non fidarsi di nessuno e quindi a diventare intrusivi nei rapporti di coppia ma anche in quelli di amicizia. In questo caso la diagnosi potrebbe essere più importante ed il trattamento richiedere un lavoro un po&#8217; più lungo (più di 6 mesi).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=86:introduzione-ai-disturbi-sessuali&amp;catid=31:generale&amp;Itemid=118">Leggi tutto</a></p>
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<p style="text-align: justify;">
<h3 style="text-align: justify;"><a name="VARIE"></a>VARIE</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è la Tricotillomania?</h4>
<p style="text-align: justify;">È un disturbo che rientra nello spettro del discontrollo degli impulsi, come il disturbo ossessivo compulsivo, la bulimia, il disturbo da Tic di La Tourette, etc.</p>
<p style="text-align: justify;">Consiste nello strapparsi peli o capelli in modo compulsivo andando a determinare vere e proprie aree di alopecia. Il meccanismo che ne è alla basa è l&#8217;ansia ed il comportamento messo in atto serve appunto a sedare e tenere sotto controllo questa emozione (naturalmente in modo disfunzionale!).</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come affrontare l&#8217;Apatia?</h4>
<p style="text-align: justify;">È importante anzitutto capire da cosa dipende l&#8217;Apatia perché purtroppo è un sintomo comune e spesso indice di psicopatologia! Qualora abbiate a che fare con una persona depressa, l&#8217;apatia è proprio caratteristica imprescindibile dal malato e, cercare di farlo uscire, o semplicemente alzare dal letto può divenire per lui molto frustrante perché può corrispondere a chiedere ad un paraplegico sulla sedia a rotelle di alzarsi ed andare a fare una corsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Talvolta si può scambiare invece l&#8217;apatia con un evitamento agorafobico. In questo caso è l&#8217;ansia che fa da padrone e la persona, impossibilitata per paura ad uscire sta a casa o a letto o, poiché è probabile che in tali condizioni subentri una leggera depressione, proprio senza far niente!</p>
<p style="text-align: justify;">In entrambi i casi si cerca di portare la persona ad uscire ed a dedicarsi ad attività per lei piacevoli, ma può non essere facile e talvolta c&#8217;è bisogno di un sostegno farmacologico per farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi &#8220;normali&#8221; di apatia, ossia quelle giornate in cui ci si alza dal letto già stanchi e ci si strascica dal letto al divano e viceversa, possono avere relazione con la stagione, o meglio con l&#8217;alternarsi luce/buio che è regolata a livello di alcune sostanze organiche che, a loro volta, possono influenzare il funzionamento dell&#8217;intero organismo. Può dipendere da un periodo di stanchezza fisica o mentale. Oppure ancora può essere presente una debilitazione a causa batterica o virale. In una società iperprestazionale come la nostra è necessario accorgersi dei cambiamenti del proprio corpo e, quando possibile, dedicare il giusto riposo a corpo e mente senza preoccuparsi del motivo che ci ha portati a letto quel giorno.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è e come si identifica l&#8217;Opportunismo -comunicazione non verbale e sguardo</h4>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Di per sé l&#8217;opportunismo non è una caratteristica di personalità e come tale non è che sia possibile individuarla con determinate tecniche. Fra gli stili interpersonali di comunicazione vi è però lo stile manipolatorio che, pur sembrando assertivo è invece molto aggressivo. La persona tende infatti a soddisfare i propri bisogni mantenendo una buona relazione con gli altri, proprio come farebbe quella assertiva, ma, per raggiungere tali scopi, non si comporterebbe in modo tanto onesto, raggirando gli altri. Queste persone non sono facili da riconoscere ed anche in questo caso non esiste una formula precisa, ma spesso si possono osservare comportamenti seduttivi o affiliativi per cui quando viene fatta una richiesta si tende a piacere e coinvolgere superficialmente l&#8217;altro o ad intenerirlo.</p>
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<p style="text-align: justify;">NAS*= Non Altrimenti Specificato</p>
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		<title>PSICOLOGIA ADULTI</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 13:12:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>DISTURBI D&#8217;ANSIA DISTURBO DI PANICO CON O SENZA AGORAFOBIA AGORAFOBIA FOBIA SPECIFICA FOBIA SOCIALE DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (PTSD) DISTURBO</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/i-disturbi-dansia/">DISTURBI D&#8217;ANSIA</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-di-panico-con-o-senza-agorafobia/">DISTURBO DI PANICO CON O SENZA AGORAFOBIA</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/agorafobia/">AGORAFOBIA</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/fobia-specifica/">FOBIA SPECIFICA</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/fobia-sociale/">FOBIA SOCIALE</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-post-traumatico-da-stress/">DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (PTSD)</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-dansia-generalizzata/">DISTURBO D&#8217;ANSIA GENERALIZZATA</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-ossessivo-compulsivo/">DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/depressione/">DEPRESSIONE</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-bipolare/">DISTURBO BIPOLARE</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/schizofrenia/">SCHIZOFRENIA</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbi-del-comportamento-alimentare/">DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbi-della-personalita/">DISTURBI DELLA PERSONALITÀ</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/insonnia/">INSONNIA</a></p>


<p></p>
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		<item>
		<title>RISPOSTE FLASH</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/risposte-flash/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 20:12:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Domande e Risposte]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
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		<category><![CDATA[psicofarmacologia]]></category>
		<category><![CDATA[schizofrenia]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Indice: LA FOBIA SOCIALE LA SCHIZOFRENIA LO STRESS LE DEMENZE SENILI L&#8217;INSONNIA PSICOFARMACOLOGIA L&#8217;IPOCONDRIA LA DEPRESSIONE IL LUTTO GLI ATTACCHI</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><a name="Torna all'inizio"></a>Indice:</h1>
<p><a href="#LA_FOBIA_SOCIALE">LA FOBIA SOCIALE</a></p>
<p><a href="#LA_SCHIZOFRENIA_">LA SCHIZOFRENIA</a></p>
<p><a href="#LO_STRESS">LO STRESS</a></p>
<p><a href="#LE_DEMENZE_SENILI">LE DEMENZE SENILI</a></p>
<p><a href="#L'INSONNIA">L&#8217;INSONNIA</a></p>
<p><a href="#PSICOFARMACOLOGIA">PSICOFARMACOLOGIA</a></p>
<p><a href="#L'IPOCONDRIA">L&#8217;IPOCONDRIA</a></p>
<p><a href="#LA_DEPRESSIONE_">LA DEPRESSIONE</a></p>
<p><a href="#IL_LUTTO">IL LUTTO</a></p>
<p><a href="#GLI_ATTACCHI_DI_PANICO">GLI ATTACCHI DI PANICO</a></p>
<p><a href="#I_DISTURBI_SESSUALI_">I DISTURBI SESSUALI</a></p>
<p><a href="#VARIE">VARIE</a></p>
<p><a name="LA_FOBIA_SOCIALE"></a> LA FOBIA SOCIALE</p>
<p>Che cos&#8217;è la fobia sociale?</p>
<p>La Fobia sociale si manifesta come la paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali si è esposti a persone non familiari od al possibile giudizio degli altri. L&#8217;individuo che ne soffre teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia) in modo umiliante od imbarazzante e questo determina che la sua permanenza in una situazione tanto temuta quasi invariabilmente provochi l&#8217;ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione. Questa reazione diventa quindi a sua volta oggetto di paura instaurando un circolo vizioso continuo di cui la persona riconosce che la paura è eccessiva od irragionevole.</p>
<p>Le situazioni temute, sociali o prestazionali, sono evitate o sopportate con intensa ansia o disagio e l&#8217;evitamento, l&#8217;ansia anticipatoria, od il disagio nella situazione sociale o prestazionale interferiscono significativamente con le abitudini normali della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico) o con le attività o relazioni sociali, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere questo tipo di fobia.</p>
<p><a href="generale&amp;Itemid=70" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi tutto</a></p>
<p><a href="#Torna all'inizio">Torna all&#8217;inizio </a></p>
<p><a name="LA_SCHIZOFRENIA_"></a> LA SCHIZOFRENIA</p>
<p>Mi potrebbe spiegare cos&#8217;è la Schizofrenia?</p>
<p>Il termine schizofrenia, introdotto da Eugen Bleuer all&#8217;inizio del &#8216;900, deriva dal greco &#8220;mente divisa&#8221; e rappresenta la più comune delle psicosi, tanto che spesso essa è considerata l&#8217;emblema di tutta la categoria diagnostica. Quando si sente parlare di schizofrenia, si pensa immediatamente alla malattia mentale, quella &#8220;vera&#8221;, quella da &#8220;manicomio e camicia di forza&#8221;, ma anche in modo più pittoresco alla mente deviata degli omicidi seriali&#8230; La verità è fortunatamente lontana da queste dicerie, ma l&#8217;uso improprio di termini come questo o la sua sopraordinata categoria: Psicosi, posso davvero trarre in inganno. Negli ultimi anni abbiamo assistito a vari tipi di &#8220;psicosi giornalistiche&#8221;: dei polli, della diossina, della spazzatura&#8230;beh sarebbe più esatto parlare di fissazioni, paure, a volte vere e proprie fobie!</p>
<p>I sintomi della schizofrenia possono interessare tutte le funzioni che caratterizzano il comportamento, la cognizione e le emozioni della persona: la percezione, il pensiero, il linguaggio, la volontà, la creatività e talvolta tale influenza può apportare anche alcuni miglioramenti, fermo restando che si tratta di una malattia fortemente intrusiva, persistente e quindi frequentemente invalidante.</p>
<p>Generalmente vengono identificate due principali classi di sintomi:</p>
<p>1) I sintomi positivi o produttivi</p>
<p>-Deliri: sono pensieri e convinzioni assolute ed incontestabili radicate nel cervello del malato, ma prive di una base reale. Ad esempio, il paziente può affermare di essere seguito oppure osservato, o magari di disporre di poteri particolari che gli consentono di &#8220;dominare&#8221; gli altri.</p>
<p>-Allucinazioni: sono percezioni (perlopiù uditive) di stimoli del tutto irreali, come sentire voci che parlano di lui oppure di vedere oggetti che si muovono fino al punto di inseguirlo.</p>
<p>-Disturbi del pensiero: pensiero dissociato, &#8220;furto&#8221; del pensiero, influenzamento del pensiero, neologismi, &#8220;insalata&#8221; di parole, tangenzialità.</p>
<p>2) I sintomi negativi</p>
<p>-Disturbi dell&#8217;affettività: appiattimento affettivo, ambivalenza affettiva, contraddizione, autismo.</p>
<p>-Anedonia: mancanza di emozioni, abulia, isolamento e apatia. Lo schizofrenico perde progressivamente ogni interesse per quanto lo circonda e si chiude in se stesso, dimostrando una forte abulia nei confronti del mondo esterno. Non desidera più avere rapporti sociali, si estranea dal nucleo familiare e si chiude in un mondo tutto suo.</p>
<p>-Disturbi catatonici: completo immobilismo e mutismo, o esplosioni incontrollate di aggressività; catalepsia (ossia la possibilità di posizionare le membra del paziente in qualsiasi posizione).</p>
<p><a href="generale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi tutto</a></p>
<p><a href="#Torna all'inizio">Torna all&#8217;inizio </a></p>
<p><a name="LO_STRESS"></a> LO STRESS</p>
<p>Cos&#8217;è lo Stress?</p>
<p>È la normale risposta dell&#8217;organismo ai cambiamenti che avvengo internamente od esternamente al nostro corpo e serve a mantenere un&#8217;omeostasi (equilibrio) interno. Questo significa che di per sé lo stress è un meccanismo funzionale ed infatti si parla di stress buono (eu-stress) e stress nocivo (di-stress) termini che però possono non portare a ritenere che sia lo stimolo ad essere più o meno cattivo, mentre è la risposta che a questo stimolo fornisce l&#8217;organismo a determinarne la portata.</p>
<p>Infatti non appena lo stimo esterno o interno raggiunge l&#8217;organismo si ha una risposta generalizzata ed aspecifica di allarme; dopo di essa l&#8217;organismo prova a resistere a tale &#8220;attacco&#8221; al fine di riadattarsi (fase di resistenza) e, se non ce la fa si raggiunge la fase di esaurimento.</p>
<p>Quali sono gli eventi ambientali potenzialmente stressanti?</p>
<p>Si comincia dai cambi di stagione per arrivare alle vere e proprie catastrofi naturali, l&#8217;eccesso o la totale assenza di stimolazione, l&#8217;inquinamento, i fattori alimentari e dietetici, la pioggia, le radiazioni, il rumore, gli sbalzi di temperatura ed i fattori microbici e virali.</p>
<p>Quali sono gli eventi psicosociali potenzialmente stressanti?</p>
<p>Sono state stilate diverse liste, poi gerarchizzate. Fra i più popolari si ricordano: la morte del coniuge, il divorzio, la separazione, la detenzione in carcere, la morte di un parente, una malattia&#8230;ma anche il matrimonio, il trasloco, le vacanze, il Natale&#8230;</p>
<p>Lazarus ha presentato una lista di problemi quotidiani tra i quali si ricorda: la preoccupazione per il peso e per l&#8217;aspetto fisico, la preoccupazione per l&#8217;aumento del costo dei beni di consumo, per la criminalità, per i propri beni, l&#8217;impiego, il denaro, le tasse, l&#8217;eccesso di lavoro, la cura della casa, la perdita di qualcosa ed infine trovare un numero di telefono sempre occupato.</p>
<p>Cos&#8217;è il coping?</p>
<p>Con questo termine si intendono le risorse e le tecniche che l&#8217;individuo mette in atto per fronteggiare la situazione.</p>
<p>Quali tipi di coping esistono?</p>
<p>Il coping può essere interno ed esterno e può essere orientato al compito, all&#8217;emozione o all&#8217;evitamento.</p>
<p>Per coping interno si considerano alcune caratteristiche di personalità come la cosiddetta hardiness, caratterizzata da impegno, controllo e sfida e l&#8217;ottimismo. Le persone con queste caratteristiche tendono infatti a risultare più protette nei confronti delle conseguenze dello stress.</p>
<p>Per coping esterno si intende invece il sostegno sociale e le risorse materiali. Per quanto riguarda il primo si sono concentrati diversi studi per comprendere in che modo l&#8217;avere una rete sociale aiuti a proteggerci dallo stress e sembra che in qualche modo questo serva nella promozione di comportamenti più salutari (mangiare sano ed in misura adeguata, non fumare, avere orari equilibrati, bere moderatamente), e, contribuendo ad un&#8217;immagine ed identità sociale, permetta un miglioramento nell&#8217;autostima.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;orientamento del coping preferisco proporre alcuni esempi: uno studente è appena bocciato ad un esame; l&#8217;orientamento al compito consiste nel rivedere le proprie lacune; l&#8217;orientamento all&#8217;emozione è piangere su quanto è successo o comunque restare nello stato emotivo che la situazione ha generato; l&#8217;orientamento all&#8217;evitamento si manifesta con la tipica frase: &#8220;Adesso non ci voglio proprio pensare, ho bisogno di sfogarmi correndo un po&#8217;&#8221;. Ognuno di questi orientamenti può essere funzionale in base alla durata, all&#8217;intensità ed alle caratteristiche individuali della persona che la mette in atto. È infatti comune che alcune persone abbiano bisogno di piangere &#8220;sul latte versato&#8221; per poter ricominciare&#8230;o di distrarsi. Il fine ultimo è comunque tornare a focalizzarsi sul compito.</p>
<p>Cos&#8217;è lo stress management?</p>
<p>È una forma di terapia attiva, direttiva e psicoeducativa che permette di contrastare gli effetti dello stress attraverso diversi tipi di interventi.</p>
<p>Che tipi di problemi produce lo stress?</p>
<p>Psicosomatici; Psicofisiologici ed Organici.</p>
<p>Lo stress è il precursore di moltissimi disturbi d&#8217;ansia, primo fra tutti il Disturbo Di Panico, ma è anche implicato nelle cefalee muscolo tensive, nell&#8217;ipertensione, nel dolore cronico e nelle neoplasie.</p>
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<p><a name="LE_DEMENZE_SENILI"></a> LE DEMENZE SENILI</p>
<p>Queste domande sono state sintetizzate per essere il più possibile dirette ed esaustive.</p>
<p>Vorrei però dire a tutti quelli che mi hanno scritto che ho letto anche la vostra angoscia nel pensare di allontanare dalla propria abitazione un vostro caro, non più autosufficiente. È una scelta difficile ma necessaria per garantire alla persona il mantenimento della propria dignità fino alla fine e, grazie alle strutture specializzate anche alla conservazione delle abilità residue! È una cura, non un abbandono! Sara Ginanneschi</p>
<p>Che significa che è necessario un approccio sia multidisciplinare che multimodale nella valutazione dell&#8217;anziano?</p>
<p>Quando una persona anziana si sottopone ad una visita è necessario avvalersi di esami provenienti da più tipi di professionisti per poter avere un quadro omnicomprensivo della situazione attuale, relativamente alle funzioni fisiche ed alle funzionalità psicologiche e pratiche ed i bisogni.</p>
<p>Quando si parla di valutazione multimodale ci si riferisce ad una valutazione dello stato:</p>
<ul>
<li>
<div>Cognitivo</div>
</li>
<li>
<div>Emotivo</div>
</li>
<li>
<div>Comportamentale</div>
</li>
<li>
<div>Funzionale (cose che si sanno fare &#8211; abilità)</div>
</li>
<li>
<div>Sociale.</div>
</li>
</ul>
<p>Cos&#8217;è tecnicamente la demenza?</p>
<p>È un disturbo ingravescente e progressivo caratterizzato da un declino cognitivo che si manifesta in uno stato di coscienza normale ed in assenza di altre malattie acute come il delirium o la depressione.</p>
<p>Quali sono i sintomi nella demenza di Alzheimer?</p>
<p>Si osserva un declino inesorabile della funzione intellettiva con perdita totale dell&#8217;indipendenza e morte nei 2-10 anni successivi alla diagnosi.</p>
<p>Il sintomo più comune è un ingravescente peggioramento della memoria a breve termine: la persona non si ricorda cose fatte poco prima ed il difetto tende a manifestarsi nei ricoveri ospedalieri perché è proprio fuori dal proprio ambiente che si osserva una tendenza a disorganizzarsi (o meglio a non adattarsi!!).</p>
<p>Queste persone possono avere dei problemi di linguaggio ma che non sono propriamente dovuti a questa funzione, ma sono ancora a carico della memoria, come l&#8217;incapacità a ricordarsi i nomi di persona o degli oggetti, le circonlocuzioni, le parafrasie.</p>
<p>Inoltre si osservano dei cambiamenti nella personalità, una compromissione della capacità critica (possono divenire molto suggestionabili) ed una certa labilità emotiva.</p>
<p>Talvolta i familiari riportano che trovano i loro cari più irritabili, ostili ed agitati.</p>
<p>All&#8217;ingresso in una casa di cura, quali sono le principali valutazioni dell&#8217;anziano?</p>
<p>Oltre all&#8217;esame fisico si procede con una valutazione neuropsicologica completa.</p>
<p>La diagnosi è tesa ad identificare correttamente il problema ed a distinguerlo da altre condizioni simili che talvolta possono essere più favorevoli!</p>
<p>Esistono altre condizioni che possono essere scambiate per demenza?</p>
<p>Sì! Le principali condizioni sono: il normale invecchiamento, la smemoratezza senile benigna e la pseudodemenza.</p>
<p>Nel normale invecchiamento si ha infatti una perdita di memoria normale per età; una compromissione che riguarda un solo settore; un alterazione delle funzioni cognitive sotto soglia (ossia che non sono tanto conclamate da poter giustificare una diagnosi di demenza); e, qualora vi sia un declino delle funzioni cognitive questo è secondario ad un altro disturbo e quindi reversibile.</p>
<p>Nella pseudodemenza si ha un esordio improvviso, con progressione rapida; il paziente è consapevole di quanto gli sta accadendo e questo può incidere fortemente sul suo stato d&#8217;umore e sul suo comportamento tanto che si registrano molti casi di suicidio.</p>
<p>Nella smemoratezza senile benigna si ha un apprendimento di nuove informazione un po&#8217; più lenta rispetto alla normalità; il funzionamento quotidiano rimane del tutto normale e le persone, accorgendosi di questa loro nuova condizione, possono preoccuparsene.</p>
<p>Nei casi di demenza non c&#8217;è molta consapevolezza di malattia, dei propri sintomi e della condizione attuale.</p>
<p>Quali sono i fattori di rischio della Depressione nell&#8217;anziano?</p>
<p>I fattori di rischio per la <a href="generale&amp;Itemid=63" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Depressione</a>, così come nelle persone più giovani, sono di tipo psicosociale, mentre i fattori ereditari sembrano avere un peso minore nell&#8217;età avanzata.</p>
<p>Importanti sono i fattori di tipo psicologico (schemi di pensiero e di comportamento tendenti alla negatività, disfunzionali, od orientati ai sensi di colpa); i fattori sociali (come la perdita del coniuge, o una diminuzione del sostegno sociale); il reddito; i disturbi medici.</p>
<p>Quali sono i Disturbi d&#8217;ansia più facilmente riscontrabili nell&#8217;anziano?</p>
<p>Il <a href="generale&amp;Itemid=55" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo d&#8217;A</a><a href="generale&amp;Itemid=55" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nsia Generalizzata</a> ed il <a href="generale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo Ossessivo-Compulsivo</a>, mentre sono relativamente rari il <a href="generale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo di Panico</a>, il <a href="generale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo Post Traumatico da Stress</a> ed i <a href="generale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbi Fobici</a>. Il Disturbo D&#8217;ansia Generalizzata si manifesta con almeno 3 condizioni tra le seguenti:</p>
<p>Irrequietezza o nervosismo</p>
<p>Affaticamento facile</p>
<p>Difficoltà di concentrazione</p>
<p>Irritabilità</p>
<p>Senso di tensione muscolare</p>
<p>Disturbi del sonno.</p>
<p>È importante valutare che questo genere di disturbi non sia però secondari o ad una condizione medica iniziale o ad alcuni farmaci; altre volte sono altre condizioni come il delirium e la depressione a generare ansia, così come l&#8217;inizio di uno stato dementigeno.</p>
<p>Come si possono valutare lo stato funzionale e le autonomie?</p>
<p>Esistono veri e propri test in grado di valutare le abilità funzionali residue. Il BADL registra le attività basali: alzarsi dal letto, camminare, fare il bagno o la doccia, vestirsi, tenere un&#8217;adeguata igiene personale, mangiare ed utilizzare i servizi.</p>
<p>L&#8217;IADL quelle di natura strumentale: usare il telefono, i mezzi di trasporto, fare la spesa, cucinare, amministrare il manage familiare, gestire il denaro, mantenere hobby ed attività professionali ed assumere i farmaci.</p>
<p>Una volta riconosciute le abilità residue il lavoro consiste nel mantenerle e migliorarle il più possibile utilizzandole anche come &#8220;rinforzi&#8221; per poter ampliare il bagaglio comportamentale disponibile.</p>
<p>Per esempio se una persona anziana è in grado di gestire il denaro, attraverso l&#8217;esercizio di questa abilità la si può portare ad andare a fare la spesa che, sul piano dell&#8217;umore, può diminuire sia uno stato depressivo che l&#8217;isolamento sociale.</p>
<p>Che cosa è l&#8217;MCI?</p>
<p>È uno stato di transizione tra il normale invecchiamento ed una demenza conclamata; si riconosce perché lo stato funzionale globale e lo stato cognitivo non sono compromessi mentre ai test specifici, soprattutto quelli di memoria, si può riscontrare un deficit anche molto importante.</p>
<p>Come si sceglie l&#8217;intervento più adeguato?</p>
<p>La scelta dipende dalla persona, soprattutto in relazione all&#8217;entità del disturbo diagnosticato. È inoltre importante il contesto in quanto un trattamento ospedaliero, ambulatoriale o all&#8217;interno di una struttura specifica può variare considerevolmente. Allo stesso modo variano quindi le risorse disponibili in termini di tempo e personale sul quale si può contare.</p>
<p>L&#8217;intervento può infine essere specifico o aspecifico.</p>
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<p><a name="L'INSONNIA"></a> L&#8217;INSONNIA</p>
<p>A cosa serve il sonno REM?</p>
<p>Innanzitutto non è il sonno dei sogni perché è stato dimostrato che si sogna durante tutta la notte ma, poiché durante questa fase si ha un&#8217;attività cerebrale molto vivace, i sogni che si fanno risultano più vividi e pieni di significato.</p>
<p>Molti autori hanno cercato di rispondere a questa domanda! Alcuni sostengono che il sonno REM serva a consolidare i ricordi nella memoria a lungo termine, un magazzino di memoria più o meno permanente dove risiedono tutte le cose immagazzinate nella vita; altri sono invece certi che serva allo sviluppo del sistema nervoso centrale e questa teoria troverebbe riscontro nella durata del sonno dei bambini rispetto agli anziani. Inoltre il sonno REM nei bambini è il 50% del sonno totale, mentre questa percentuale si dimezza all&#8217;età di 10 anni. Per quanto riguarda le fasi del sonno non REM (NREM) la fase 2 sembra aumentare in durata negli anziani, mentre la 4 va a scomparire.</p>
<p>È vero che con l&#8217;età cambia il sonno? Se sì, in che modo?</p>
<p>Assolutamente sì! I bambini hanno un sonno polifasico (ossia si addormentano più volte al giorno) che ha una durata totale di circa 16 ore, mentre nell&#8217;adulto e nell&#8217;anziano il sonno è monofasico (anche se alcuni autori sono a favore di considerare la pennichella pomeridiana una seconda fase di sonno che diverrebbe quindi bifasico) si stabilizza intorno alle 8 ore, con una variabilità di + o &#8211; 2 fino a raggiungere 6,5 all&#8217;età di 60 anni.</p>
<p>Quali sono i principali disturbi del sonno? Come si definiscono?</p>
<p>I disturbi del sonno di dividono in DISSONNIE e PARASONNIE (si pronunciano come &#8220;insonnia&#8221; con l&#8217;accento sulla o, anche se in ambito accademico ho personalmente sentito di tutto!).</p>
<p>Fra le DISSONNIE troviamo:</p>
<p>Insonnia primaria</p>
<p>Ipersonnia primaria</p>
<p>Narcolessia</p>
<p>Disturbo del sonno correlato alla respirazione</p>
<p>Disturbo del ritmo circadiano del sonno</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;Insonnia e l&#8217;Ipersonnia i sintomi devono essere presenti per almeno un mese affinché sia possibile fare diagnosi e devono comportare disagio per la persona che ne è affetta. Per quanto riguarda la prima si manifesta con una difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno, o a svegliarsi riposati dopo essersi addormentati regolarmente.</p>
<p>Le persone che soffrono d&#8217;insonnia lamentano di essere abuliche (mancano della energia mentale e psicologica come quella che serve per prendere decisioni), asteniche (si sentono senza forza fisica), irritabili, disforiche (con uno stato d&#8217;umore basso). Hanno poi difficoltà a concentrarsi e possono sentirsi rallentate sia mentalmente che fisicamente.</p>
<p>L&#8217;Insonnia si presenta spesso nella Depressione, Nel Disturbo d&#8217;Ansia Generalizzata e nel Delirium.</p>
<p>Nei casi di Mania (Disturbo Bipolare I) o Ipomania (che sia o meno presente un Disturbo Bipolare II) non si parla di Insonnia in quanto le persone sostengono di non aver necessità di dormire e non soffrono quindi il disagio soggettivo relativo alla perdita di sonno tipica degli insonni. [Per una specificazione dei <a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=58:disturbo-bipolare&amp;catid=31:generale">Disturbi Bipolari</a> si rimanda alla relativa sezione]</p>
<p>L&#8217;Ipersonnia si manifesta con, al contrario, un&#8217;eccessiva sonnolenza.</p>
<p>La Narcolessia si manifesta con &#8220;attacchi&#8221; di sonno irresistibili per almeno 3 mesi, circa 2-6 al giorno della durata di 10-20 minuti/ un&#8217;ora. Il sonno risulta ristoratore. È inoltre presente almeno uno tra: cataplessia di pochi secondi associata ad emozioni intense (la persona improvvisamente percepisce una debolezza muscolare che può provocare cedimento della ginocchia, della mandibola, della testa o degli arti, o delle palpebre) o allucinazioni ipnagogiche/ipnapompiche (quelle che si manifestano quando ci si sta addormentando o risvegliando) o paralisi del sonno (quella sensazione che capita quando ci si è appena risvegliati e, pur rendendosi conto di essere svegli non si riesce a muoversi per qualche secondo).</p>
<p>Il Disturbo del Sonno Correlato alla Respirazione o spesso chiamato da Apnee Notturne, consiste nell&#8217;interruzione del sonno che si manifesta con eccessiva sonnolenza o insonnia successiva. Può essere ostruttiva (deriva dal sovrappeso e dal russamento); centrali (più frequente negli anziani e nelle patologie cardiache/neurologiche); da iperventilazione alveolare (si ha una bassa concentrazione di ossigeno nel sangue arterioso (quello che porta l&#8217;ossigeno ai tessuti).</p>
<p>Il Disturbo del Ritmo Circadiano del Sonno è caratterizzato da un cambiamento di fase che porta all&#8217;insonnia o ad eccessiva sonnolenza. Ve ne sono 4 tipi:</p>
<p>fase del sonno ritardata (detta dei gufi notturni, persone che vanno a letto sempre più tardi fino a sfasarsi); fase del sonno anticipata; sindrome del Jet Lag (alterazione dovuta al cambiamento di fuso orario continuo); alterazione da turno lavorativo (che colpisce le persone sottoposte a turni di lavoro notturni).</p>
<p>Le PARASONNIE sono disturbi correlati al sonno che possono indurre un cattivo funzionamento diurno. Esse sono il Disturbo da Incubi (la persona si sveglia dopo aver fatto incubi terribili di cui ha un ricordo vivido); il Disturbo da Terrore nel Sonno, conosciuto anche come Pavor (la persona si sveglia spesso gridando e fortemente impaurita, ma non riesce a ricordare il sogno e non è facilmente rassicurabile); il Disturbo da Sonnambulismo (caratterizzato dall&#8217;alzarsi dal letto e camminare nell&#8217;ambiente o soltanto parlare, la persona è incosciente, non vi è possibilità di comunicare con lei ed è difficile svegliarla). Una leggenda sostiene che svegliare le persone durante una deambulazione da sonnambulismo porti a gravissime conseguenze. Questo è del tutto falso! C&#8217;è da dire che, poiché la persona sta dormendo e probabilmente sognando, se si sveglia ed improvvisamente si trova nel salotto a luce accesa può manifestare un breve periodo di confusione ed irritabilità, anche perché non vi è ricordo dell&#8217;episodio!</p>
<p><a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=70:insonnia&amp;catid=31:generale">Leggi tutto</a></p>
<p>Quali condizioni mediche potrebbero causare disturbi del sonno?</p>
<p>L&#8217;ipertiroidismo, l&#8217;asma bronchiale ed altre patologie respiratorie anche transitorie (ed allo stesso modo passeggeri saranno i disturbi del sonno correlati), il dolore cronico e la menopausa nelle donne.</p>
<p>Cosa si può fare per superare un periodo d&#8217;insonnia?</p>
<p>Il trattamento per eccellenza è chiamato Igiene del Sonno. Il terapeuta fa tenere al soggetto un diario del sonno per verificare le caratteristiche del sonno e del disturbo ed aiuta la persona a migliorare non solo la quantità e la qualità del sonno ma le abitudini ed i pensieri spesso associati a questi disturbi. Ci sono però centri specializzati in cui le misurazioni sono effettuate da strumenti accurati ed oggettivi e, nei casi più gravi è davvero utile recarsi in queste strutture.</p>
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<p><a name="PSICOFARMACOLOGIA"></a>PSICOFARMACOLOGIA</p>
<p>In questa sezione verrà data risposta alle domande più frequenti che sono arrivate ad Ambulatorio di Psicologia. Un consiglio generale che mi sento di dare è: per un trattamento farmacologico rivolgetevi ad uno Psichiatra e non accontentatevi delle prescrizioni (purtroppo talvolta facili) dei medici di base che, pur sapendo molte cose e conoscendo bene i loro pazienti, non sono preparati in maniera tanto specifica quanto lo Psichiatra! Inoltre, una volta iniziata una terapia farmacologica il consiglio è di affiancarvene una psicologica che, all&#8217;abbassamento del sintomo grazie al farmaco, permetta un lavoro più completo e duraturo sulla persona stessa.</p>
<p>Quali sono i principali motivi d&#8217;insuccesso nel trattamento farmacologico?</p>
<p>La diagnosi errata: purtroppo anche i medici e gli psicologi sbagliano e, qualora la diagnosi non sia aderente con il quadro clinico il trattamento può fallire.</p>
<p>Il trattamento inadeguato. A volte la scelta del trattamento può essere guidata da una cattiva diagnosi di partenza, ma anche da convinzioni dello psichiatra. Purtroppo ancora oggi sono pochi i medici che richiedono il supporto psicologico di un professionista per poter affrontare il disturbo dei pazienti a 360°.</p>
<p>Il farmaco inadeguato o inefficace. I farmaci in commercio sono moltissimi e non è detto che quello che funziona con molti sia efficace per tutti.</p>
<p>Un periodo di prova troppo breve; significa che prima di intraprendere la terapia farmacologica vera e propria, lo psichiatra, prova un determinato trattamento al fine di ridurre gli effetti collaterali e garantire la riuscita solo di quelli terapeutici. Alcune persone però possono avere un metabolismo del farmaco lievemente diverso dalla norma e quindi abbandonare la terapia prima che essa ha dato risultati o ha raggiunto il dosaggio ideale.</p>
<p>Dosaggio troppo basso. Questo accade soprattutto quando la terapia viene somministrata dai non addetti ai lavori. Molte volte mi sono trovata a lavorare con persone che seguivano una terapia farmacologica datagli dal medico di base che, preoccupato degli effetti di un antidepressivo, ad esempio, ne aveva prescritta solo mezza pasticca al giorno. Gli psicofarmaci quando si utilizzano&#8230;si utilizzano!! Non vanno demonizzati né dati goccia per goccia. Se si decide di intraprendere una terapia è necessario arrivare ad un dosaggio tale che, oltre agli effetti collaterali sia possibile percepire anche quelli terapeutici. Uno psichiatra è in grado di spiegare tutti gli effetti e di dosare un adeguato programma di aumento o decremento a seconda del caso e del farmaco scelto. Utilizzare dosaggi troppo bassi può comportare il rischio di avere solo effetti collaterali e nessun effetto terapeutico!</p>
<p>Mancata associazione di un&#8217;adeguata terapia comportamentale. Come ho spiegato nella prefazione&#8230;è utilissimo lavorare sul sintomo e talvolta è pre-requisito ad una terapia psicologica, ma questa diventa essenziale per superare il problema od imparare a conviverci.</p>
<p>Bassa compliance del paziente (significa che la persona non si applica nella terapia) perchè: preferisce la malattia alla salute, non riconosce la malattia, ha anche altre malattie psicologiche concomitanti, o manca di comprensione dello schema terapeutico globale (che spesso è la terapia farmacologica a fornire).</p>
<p>Quali caratteristiche influenzano un maggior prescrizione di psicofarmaci?</p>
<p>Prima di tutto le caratteristiche socio-anagrafiche del paziente;</p>
<p>Un atteggiamento particolare nei confronti della prescrizione farmacologica;</p>
<p>Le caratteristiche del prescrittore;</p>
<p>In che luogo e con che modi vengono prescritti i farmaci (Setting);</p>
<p>L&#8217;utilizzo dei servizi sul territorio;</p>
<p>Lo stile di lavoro nei servizi sul territorio.</p>
<p>Quali tipi di psicofarmaci esistono, a cosa servono e quali effetti collaterali hanno?</p>
<p>Gli psicofarmaci si dividono in 4 grandi categorie: gli Ansiolitici, gli Antidepressivi, gli Stabilizzatori dell&#8217;Umore e gli Antipsicotici.</p>
<p>Gli ANSIOLITICI, come suggerisce il nome, sono utilizzati come tranquillanti e sedativi degli stati d&#8217;ansia e possono essere somministrati anche come coadiuvanti negli stati d&#8217;Insonnia. Possono avere effetti miorilassanti (rilassamento muscolare) ed anticonvulsivani soprattutto ad alti dosaggi.</p>
<p>Si dividono in Benzodiazepine e Non Benzodiazepine il cui nome dipende dalla struttura della molecola che li compone. Sono i farmaci più prescritti in modo aspecifico anche a chi comunica semplicemente uno stato di stress più particolare e spesso inducono una dipendenza. Come ogni farmaco infatti devono essere gestiti da un professionista ed inseriti in un più ampio programma terapeutico.</p>
<p>L&#8217;esperienza mi ha insegnato che negli Attacchi di Panico, l&#8217;uso di ansiolitici all&#8217;occorrenza crea una dipendenza difficile da demolire e che, pur limitando il presentarsi dei sintomi (gli attacchi di panico appunto) non curano alla base il disturbo, mentre un trattamento cognitivo-comportamentale riesce a dare risultati duraturi nel tempo con terapie relativamente brevi (3 mesi/ 1 anno).</p>
<p>Gli ANTIDEPRESSIVI sono utilizzati nelle Depressioni Maggiori più o meno gravi, anche associate a disturbi di natura fisica e nel disturbo Distimico.</p>
<p>Dall&#8217;inizio del trattamento entro 2 mesi (4-6 settimane) si osserva di solito uni inizio di remissione sintomatologica, mentre gli effetti collaterali possono essere presenti fin dalle prime settimane; è necessario continuare il trattamento per almeno ulteriori 4 mesi e, qualora sia indicato, tentare lo scalaggio graduale il mese successivo. Non è infatti indicato fare una cura con Antidepressivi inferiore ad un anno o con dosaggi troppo bassi, in quanto non servirebbe a nulla!</p>
<p>Gli Antidepressivi si suddividono in diverse categorie, si ricordano i Triciclici (i primi sperimentati), Inibitori della MAO (un acceleratore di demolizione di sostanze che solitamente sono carenti nei Depressi), gli SSRI ed SNRI che sono farmaci selettivi nel reperimento cerebrale di Serotonina o Noradrenalina, fortemente carenti, soprattutto in determinate aree del cervello dei pazienti con Depressione.</p>
<p>Tutti possono avere effetti collaterali più o meno simili ma è importante considerare anche una certa predisposizione individuale a determinati effetti! Sebbene vi siano pochi Antidepressivi anoressizzanti e tutti comportino in breve tempo un certo aumento ponderale, vi sono diverse differenze individuali, quindi, qualora un farmaco abbia un effetto troppo importante sul peso della persona, andando quindi a determinare un nuovo problema, è possibile cambiarne il dosaggio o sostituire direttamente il farmaco, questo in accordo con il proprio Psichiatra naturalmente!</p>
<p>Altri effetti sono di natura gastro-intestinale, muscolare, ritenzione urinaria o necessità di urinare più frequentemente; alcuni possono indurre sonnolenza o peggioramento della performance sia cognitiva che fisica. Per questo è importante provare a modificare anche le modalità di somministrazione del farmaco (ad esempio la sera e non la mattina) quanto possibile, prima di rinunciare alla terapia che potrebbe avere effetti davvero più dannosi!</p>
<p>Gli STABILIZZATORI DELL&#8217;UMORE vengono utilizzati principalmente nel trattamento dei Disturbi Bipolari, ma vengono impiegati anche in patologie di tipo Schizoaffettive. Sono principalmente 3: il Carbonato di Litio, la Carbamazepina (non viene molto utilizzata perché interferisce con la concentrazione nel sangue di molti farmaci) e l&#8217;Acido Valproico (che al contrario è molto utilizzato soprattutto nel caso in cui non funzioni il Litio o abbia effetti collaterali troppo pericolosi; è efficace nei casi di Disturbo Ciclotimico, dove gli episodi depressivi e maniacali si susseguono anche rapidamente!). Ultimamente è stata inserita nel gruppo anche la Lamotrigina che ha effetti sul prevenire le ricadute degli episodi depressivi nel Disturbo Bipolare.</p>
<p>Questa categoria di farmaci è spesso utilizzata insieme agli Antipsicotici o agli Antidepressivi.</p>
<p>Gli ANTIPSICOTICI sono chiamati anche neurolettici o tranquillanti maggiori. Sono spesso utilizzati in acuto, come sedativi immediati in casi di comportamento violento e fuori controllo che possa essere associato a disturbi come la Schizofrenia, un danno cerebrale, un delirium od una Depressione agitata.</p>
<p>Possono dare effetti che si definiscono Extrapiramidali e che comportano movimenti, tremori o interruzioni nei movimenti involontari e simili a quelli che si osservano nel Morbo di Parkinson.</p>
<p>Per questo sono stati introdotti negli anni anche i cosiddetti Antipsicotici Atipici che agiscono a livello di determinati recettori del cervello e riducono gli effetti collaterali appena descritti.</p>
<p>Questi farmaci hanno effetti sui sintomi positivi della Schizofrenia, così chiamati perché costituiscono dei fattori che si aggiungono al quadro psicopatologico come: deliri, allucinazioni, idee fisse e disordini nel pensiero, al contrario dei sintomi negativi, in cui viene invece a mancare qualcosa alla persona che sperimenta: appiattimento emotivo, mancanza di comunicatività, anedonia (manca il piacere nel fare le cose) e mancanza di motivazione.</p>
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<p><a name="L'IPOCONDRIA"></a>L&#8217;IPOCONDRIA</p>
<p>Quando si parla di ipocondria, ci si riferisce alla sindrome di Munchausen?</p>
<p>Assolutamente no! Nella Sindrome di Munchausen La persona ricerca consapevolmente vantaggi secondari dall&#8217;essere malato, lo stato d&#8217;ansia ed il profondi disagio che si manifesta nell&#8217;Ipocondria, attestano tutto il contrario.</p>
<p>Come si definisce l&#8217;Ipocondria?</p>
<p>Sono state date molte definizioni di Ipocondria, ma quella attualmente più accreditata denota un&#8217;eccessiva e persistente preoccupazione per il proprio corpo, la salute e le malattie, cui si associano paura e sospetto di essere affetto da una gravissima e letale malattia.</p>
<p>Quali sono le caratteristiche del disturbo?</p>
<p>Come si desume dalla definizione appena data le caratteristiche fondamentali sono:</p>
<p>Paura di avere una malattia</p>
<p>Sospetto di avere una malattia</p>
<p>Resistenza alla rassicurazione medica</p>
<p>Sintomi somatici</p>
<p>Preoccupazioni corporee</p>
<p>Comportamenti ipocondriaci (che consistono in continue richieste di rassicurazioni, anche se poi non servono; doctor shopping ossia cambio continuo di medici, continui controlli di diversa natura anche molto invasivi, costosi e dolorosi).</p>
<p>Per fare una diagnosi si Ipocondria il disturbo deve causare disagio e deve durare almeno 6 mesi.</p>
<p>Chi colpisce solitamente l&#8217;ipocondria ed a che età?</p>
<p>Il disturbo è equidistribuito fra uomini e donne anche se con una preponderanza verso quest&#8217;ultime e si manifesta nella prima età adulta, anche se in realtà può comparire a qualunque età.</p>
<p>Di quali malattie credono di soffrire più spesso gli ipocondriaci?</p>
<p>In generale sono malattie a lungo decorso inesorabile ed è anche per questo che le rassicurazioni mediche e gli esami clinici non sono rassicuranti; la persona può convincersi di aver sviluppato un tumore il giorno immediatamente seguente ad una risonanza magnetica, il macchinario può essere rotto, il medico poco capace di leggere i risultati e così via.</p>
<p>È possibile soffrire di Ipocondria ed Attacchi di Panico contemporaneamente?</p>
<p>Si capita anche se in realtà è molto più frequente che l&#8217;Ipocondria si manifesti assieme a Depressione Maggiore o Distimia.</p>
<p>Per alcuni aspetti, Ipocondria ed Attacchi di Panico sono assolutamente simili, in entrambi si ha una paura terribile di morire, ma le malattie temute sono nel primo caso a lento decorso e nel secondo invece, immediate come attacchi cardiaci o ictus.</p>
<p>Perché ci si ammala di Ipocondria?</p>
<p>Esistono diversi modelli che hanno tentato di spiegare l&#8217;eziopatogenesi del disturbo; quello cognitivo comportamentale spiega come sia centrale la tendenza dell&#8217;individuo ad interpretare erroneamente le informazioni relative ai sintomi corporei, le variazioni ponderali, la salute e così via. Questo aumenterebbe l&#8217;attenzione selettiva sui sintomi e l&#8217;abbassamento delle soglie sensoriali. I comportamenti di sicurezza inducono poi sintomi ansiosi ed anche questi sono interpretati come indici di malattia. Lo stesso modello si applica ai <a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Seren/Documenti/Siti%20Web/ambulatorio%20di%20psicologia/Disturbo%20di%20Panico.htm">Disturbi di Panico</a>, con la differenza che la malattia sospetta non è a lungo decorso.</p>
<p>Che differenze ci sono tra Ipocondria e Disturbo Ossessivo-Compulsivo da contaminazione?</p>
<p>Le persone che soffrono di Ipocondria sono convinte di avere una malattia in corso che non è stata diagnosticata e, che essa venga dall&#8217;interno come un tumore ad esempio. I <a href="/Documents%20and%20Settings/Seren/Documenti/Siti%20Web/ambulatorio%20di%20psicologia/Disturbo%20Ossessivo-Compulsivo.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">DOC</a> da contaminazione anzitutto hanno paura di contaminazioni da agenti esterni, ma anche che potranno venir contaminati e non lo sono attualmente.</p>
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<p><a name="LA_DEPRESSIONE_"></a>LA DEPRESSIONE</p>
<p>Cos&#8217;è la Depressione?</p>
<p>Il DSM IV-TR definisce la Depressione Maggiore come un disturbo caratterizzato dalla presenza di almeno 2 Episodi Depressivi Maggiori.</p>
<p>La depressione è caratterizzata da cambiamenti fisiologici, dell&#8217;umore, del modo di pensare, del comportamento profondi e spesso duraturi nel tempo e si formalizza come un disturbo che va oltre il modo di dire &#8220;oggi mi sento depresso&#8221; e che invece si riferisce ad uno stato transitorio di umore a coloritura malinconica derivante da una causa più o meno riconoscibile. Il DSM-IV-TR (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) definisce l&#8217;episodio depressivo maggiore come un disturbo che si manifesta con 5 o più sintomi tra quelli qui sotto elencati durante il giorno, quasi ogni giorno, per un periodo di almeno due settimane:</p>
<p>&#8211; umore depresso;</p>
<p>&#8211; perdita di piacere per quasi tutte le attività durante il giorno;</p>
<p>&#8211; cambiamento di peso significativo (aumento o diminuzione);</p>
<p>&#8211; cambiamenti nelle abitudini del sonno;</p>
<p>&#8211; essere agitato o essere rallentato;</p>
<p>&#8211; mancanza di energia;</p>
<p>&#8211; sensazione di essere inutile;</p>
<p>&#8211; difficoltà nella concentrazione;</p>
<p>&#8211; pensieri ricorrenti di morte o di suicidio.</p>
<p>La depressione può colpire chiunque, giovani o vecchi, ricchi o poveri. È dovuta a cause molteplici e diverse da persona a persona (ereditarietà, ambiente sociale, lutti familiari, problemi di lavoro&#8230;)</p>
<p>Perché ci si ammala di Depressione?</p>
<p>Ci sono diverse cause che possono portare allo svilupparsi di questa malattia ma è necessario parlare sempre di fattori di rischio che, entrando in contatto con fattori precipitanti particolari possono sfociare in un esordio. Non è infatti ancora chiaro e quindi prevedibile in quali persone questo disturbo si manifesterà sicuramente.</p>
<p>Fra i fattori biologici sembra che vi siano alcune alterazioni nella modulazione di 2 neurotrasmettitori in particolare: la serotonina e la noradrenalina (che vengono poi compensate e regolate dagli antidepressivi); alcuni deficit nel sistema neuroendocrino e quindi nei livelli ormonali; deficit alimentari; effetti collaterali di alcuni farmaci.</p>
<p>Fra le cause genetiche ricordiamo che è più frequente osservare una Depressione nei familiari di primo grado, ma questo potrebbe avere anche delle derivazioni dall&#8217;apprendimento.</p>
<p>Infatti, fra le cause familiari si ricordano gli stili genitoriali in quanto, genitori depressi possono avere stili attribuzionali negativi e quindi insegnare anche indirettamente ai figli una certa vulnerabilità cognitiva alla depressione. Inoltre anche il loro stile educativo può essere freddo e poco empatico.</p>
<p>Le cause psicosociali sono organizzate in modo gerarchico e sono moltissime, si ricordano i lutti, la separazione, gravi litigi, perdita di lavoro, bocciatura scolastica, perdita di un animale domestico, trasloco, cambio di città, cambio di abitudini, essere vittima di un atto di criminalità e così via.</p>
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<p><a name="IL_LUTTO"></a>IL LUTTO</p>
<p>Che cos&#8217;è il Lutto?</p>
<p>Il lutto è una normale e fisiologica reazione ad una perdita che evolve lentamente secondo un processo caratterizzato da alcune fasi ed ha una durata tipica di 1-6 mesi.</p>
<p>Quali sono gli stadi del lutto?</p>
<p>Diversi autori si sono occupati di definire le fasi del lutto, quindi rispondiamo indicando le principali:</p>
<p>Kubler-Ross (1978) delinea 5 fasi:</p>
<p>Negazione = Fase iniziale di shock durante la quale la persona continua a cercare il proprio caro all&#8217;interno dell&#8217;ambiente e ne coglie la presenza;</p>
<p>Patteggiamento = si comincia a sperare che il proprio caro ritorni e si fanno promesse affinché questo possa accadere realmente;</p>
<p>Rabbia = di realizza che il proprio caro non ritornerà più e si reagisce a questo con rabbia verso se stessi, il destino, il mondo e gli altri;</p>
<p>Depressione = consiste nella fase della profonda tristezza e disperazione relativamente all&#8217;irrimediabilità della morte;</p>
<p>Accettazione = finalmente si comincia ad accettare la perdita e si ritorna alla vita pur conservando i ricordi che, seppur commoventi perdono man mano la capacità di produrre un forte dolore.</p>
<p>Parkes (1980; 1998) ne individua 4:</p>
<p>Stordimento = è la prima fase che dura da poche ore a qualche giorno in cui si ha una sensazione di irrealtà, come se l&#8217;evento non fosse vero e per esempio si fosse soltanto sognato;</p>
<p>Ricerca = consiste nella ricerca del proprio caro in senso di pianto, ansia da separazione, ma anche rabbia, irritabilità, auto-accuse, perdita di autostima e del senso di sicurezza;</p>
<p>Disorganizzazione e Disperazione = è lo stadio caratterizzato dall&#8217;apatia, dalla disperazione e da un forte isolamento dovuto ad un ritiro dalla vita sociale;</p>
<p>Riorganizzazione e Guarigione: è il graduale ritorno alla vita, accompagnato da una graduale ricomparsa degli interessi personali e dal desiderio di ricominciare a pianificare il proprio futuro.</p>
<p>Quali sono gli obiettivi del lavoro sul lutto?</p>
<p>Innanzitutto è necessario raggiungere l&#8217;Accettazione della realtà della perdita ossia confrontarsi con una realtà di assenza del caro senza la sua negazione; in seguito è necessario affrontare l&#8217;Elaborazione del dolore del lutto che si ottiene sperimentando i sentimenti di dolore, depressione, isolamento e vuoto legati alla perdita stessa; si prosegue con un Adattamento ad una realtà nel quale il proprio caro non c&#8217;è più ed infine Trovare un nuovo spazio per il defunto per poter proseguire la propria vita.</p>
<p>Quali sono i sintomi presenti nel processo del lutto?</p>
<p>A livello emozionale sono presenti: shock, stordimento, tristezza, disperazione, rabbia, angoscia e paura, colpa, solitudine ed apatia.</p>
<p>A livello cognitivo si riscontrano: difficoltà di concentrazione, disorientamento, lievi e passeggeri stati confusionali, illusioni sensoriali, transitorie idee suicidare e pensieri ricorrenti circa il proprio caro o le circostanze della sua morte.</p>
<p>A livello comportamentale si osserva la continua ricerca del proprio caro, il pianto, disturbi alimentari, disturbi del sonno, ritiro dall&#8217;ambiente sociale, l&#8217;incapacità a condurre le normali attività quotidiane, la dipendenza dagli altri ed il ritornare in posti che ricordano il defunto o portare con sé qualche suo oggetto.</p>
<p>A livello somatico si presentano: debolezza e perdita di energia, sintomi somatici in generale, dolori muscolari ed alterazioni delle funzioni endocrine ed immunitarie.</p>
<p>Che differenza c&#8217;è tra un Lutto normale e quello che si definisce Lutto complicato?</p>
<p>Il lutto complicato è quello che si manifesta oltre i 6 mesi e perdurano caratteristiche tipiche di un immenso dolore: la persona non riesce a tornare alle proprie attività quotidiane, continua a pensare e ricercare il proprio caro; pensa che non può riuscire a ricostruirsi una vita e queste caratteristiche non si manifestano soltanto in occasione di particolari ricorrenze od anniversari.</p>
<p>Quali fattori incidono sulla possibilità che la persona soffra di lutto complicato anziché di quello normale?</p>
<p>Diciamo che, come per tutte le psicopatologie si possono riscontrare dei fattori facilitanti ossia che possono determinare l&#8217;insorgenza di un disturbo che, in persone meno predisposte, a pari condizioni, non si manifesterebbe. Tra queste vi è una storia familiare con alterazioni e disfunzioni; l&#8217;assenza o comunque l&#8217;indadeguatezza della rete di sostegno sociale; precedenti sofferenze psicopatologiche; una tendenza a reprimere le emozioni, non esprimere i sentimenti o somatizzare gli eventi stressanti; una difficoltà specifica nella relazione con la persona defunta ed infine l&#8217;avere possibili vantaggi secondari dal continuare ad avere una reazione luttuosa inadeguata.</p>
<p>Che relazione c&#8217;è tra lutto e depressione?</p>
<p>Talvolta può capitare che un lutto irrisolto si vada ad evolvere in una condizione grave come un Episodio Depressivo Maggiore od un umore stabilmente basso anche se di minor intensità come nel Disturbo Distimico.</p>
<p>Quando la reazione luttuosa perdura oltre 6 mesi ed è caratterizzata da un grave impoverimento del repertorio cognitivo e comportamentale, un senso di autosvalutazione molto forte o caratterizzato da una preoccupazione morbosa, è presente ideazione suicidaria o sintomi psicotici (deliri, allucinazioni, etc.) o rallentamento psicomotorio è possibile ipotizzare che questa manifestazione si stia trasformando in un disturbo cronico.</p>
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<p><a name="GLI_ATTACCHI_DI_PANICO"></a>GLI ATTACCHI DI PANICO</p>
<p>Attacco di panico: come uscirne?</p>
<p>Su questo tema molti autori si dividono e, di recente ho avuto modo di poter avere uno scambio di opinioni con Rosario Sorrentino, autore di un nuovo libro sul panico. Per quanto entrambi stimiamo e rispettiamo l&#8217;altrui professionalità, da parte mia non esiste altro rimedio se non la terapia cognitivo-comportamentale, pur non escludendo l&#8217;utilizzo di farmaci in casi estremi; il neurologo sostiene invece l&#8217;importanza della farmacologia, accettando un aiuto psicoterapeutico. Anche le prove sull&#8217;efficacia dei due metodi possono talvolta spaccarsi e non offrire una chiara visione d&#8217;insieme. Per esperienza personale, un trattamento cognitivo comportamentale, della durata di 3 mesi permette di superare il problema alla radice e per questo non intendo problemi irrisolti nell&#8217;infanzia, bensì un lavoro sull&#8217;autonomia che si è persa da quando si è iniziato a soffrire di attacchi di panico. Trovo che in alcuni casi i farmaci possano addirittura ostacolare questa conclusione, in quanto creano una dipendenza psicologica che poi inficia l&#8217;intero trattamento.</p>
<p>A favore completamente dei farmaci e di un ruolo più marginale della psicoterapia in disturbi diversi o più complessi!</p>
<p>Il trattamento in sé consiste in un lavoro su se stessi per quanto riguarda l&#8217;aumentare il numero di risorse comportamentali disponibili per fronteggiare ogni situazione, compresa quella del panico; un&#8217;esposizione diretta, anche se graduata, alle situazioni più evitate; un lavoro sul modo di pensare; ed un lavoro sugli stimoli corporei che sono diventati oggetto di attenzione della persona (per esempio controllare quanti battiti cardiaci si ha in un determinato momento).</p>
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<p><a name="I_DISTURBI_SESSUALI_"></a>I DISTURBI SESSUALI</p>
<p>Quali tipi di disturbi sessuali ci sono?</p>
<p>I disturbi sessuali si dividono in 4 grandi categorie:</p>
<p>PARAFILIE costituite da voyeurismo, frotteurismo, esibizionismo, feticismo, feticismo da travestitismo, sadismo, masochismo, pedofilia, parafilie non altrimenti specificate.</p>
<p>DISFUNZIONI SESSUALI rappresentate da Disturbi del Desiderio Sessuale (Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo e Disturbo da Avversione Sessuale); Disturbi dell&#8217;Eccitamento Sessuale (Disturbo dell&#8217;Eccitamento Sessuale Femminile e Disturbo Maschile dell&#8217;Erezione); Disturbi dell&#8217;Orgasmo (Disturbo dell&#8217;Orgasmo Maschile, Femminile; Disturbo da Eiaculazione Ritardata, Assente, Anedonica, Retrograda); Disturbi da Dolore sessuale (Dispareunia e Vaginismo); Disfunzioni sessuali dovuti ad una condizione medica generale; Disfunzioni sessuali indotta da sostanze; Disfunzioni sessuali NAS*.</p>
<p>DISTURBI DELL&#8217;identità DI GENERE sono quelli propriamente detti ed i NAS*.</p>
<p>DISTURBI SESSUALI NAS*.</p>
<p>Cos&#8217;è il Sado-Masochismo?</p>
<p>Sadismo e Masochismo sono due parafilie, ossia ricorrenti ed intensi impulsi sessuali e fantasie eccitanti sessualmente che consistono nel ricevere e/o infliggere un&#8217;autentica sofferenza o umiliazione a se stessi o al proprio partner; si tratta di un disturbo quando il comportamento, le spinte sessuali o queste fantasie, causano un distress od un danno in aree di funzionamento sociale, lavorativo o altre importanti, che si presentano clinicamente significative e naturalmente quando non c&#8217;è consensualità nella coppia o comunque capacità d&#8217;intendere e volere la situazione da entrambi i partner.</p>
<p>Naturalmente possono presentarsi sia separatamente che insieme.</p>
<p>Come affrontare la gelosia?</p>
<p>La gelosia è espressione di un sentimento di amore e, come tale anche di appartenenza/possesso per cui, quando si ama qualcuno si &#8220;pretende&#8221; di essere ricambiati incondizionatamente. Tutto questo va bene e fa bene alla coppia fin tanto che non si diventa limitanti e paranoici e quindi si iniziano a vedere cose che non ci sono solo per una lettura erronea di una situazione a partire da pochi indizi mal interpretati. Quando la gelosia è un problema si deve parlarne e capire da cosa deriva, in ogni caso, sono entrambi i partner a doversi impegnare per superarla!</p>
<p>Qualora dipenda dalla perdita di fiducia nella coppia si fanno specifici lavori proprio su questo aspetto; dare fiducia è un atto di fede. Lo si fa senza pensarci due volte, però quando questa viene tradita sembra che non ci sia niente da fare! Invece no! Non è un lavoro facile e leggero, ma si risolve. Più semplice è invece lavorare sulla gelosia a sé, quella che spesso si chiama &#8220;paranoia&#8221;. Anche qui è importante farsi aiutare dal partner a capire come non essere più invadenti e, qualora razionalmente si sia convinti, si possono mettere dei biglietti sul cellulare, nel borsello, in tasca, che ci ricordano con una parola o due, che non dobbiamo perdere &#8220;la ragione&#8221;. Ho trovato utile utilizzare con i miei pazienti la frase &#8220;è una paranoia&#8221;. Ogni volta che il pensiero di gelosia si presenta è opportuno ricordarsi che è semplicemente la nostra testa che ci fa vivere queste sensazioni spiacevoli e che dobbiamo continuare a fidarci della persona che ci sta vicino.</p>
<p>Sinceramente&#8230;esiste una terza possibilità ed è quella delle persone che, visti i propri trascorsi tendono a non fidarsi di nessuno e quindi a diventare intrusivi nei rapporti di coppia ma anche in quelli di amicizia. In questo caso la diagnosi potrebbe essere più importante ed il trattamento richiedere un lavoro un po&#8217; più lungo (più di 6 mesi).</p>
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<p><a name="VARIE"></a>VARIE</p>
<p>Cos&#8217;è la Tricotillomania?</p>
<p>È un disturbo che rientra nello spettro del discontrollo degli impulsi, come il disturbo ossessivo compulsivo, la bulimia, il disturbo da Tic di La Tourette, etc.</p>
<p>Consiste nello strapparsi peli o capelli in modo compulsivo andando a determinare vere e proprie aree di alopecia. Il meccanismo che ne è alla basa è l&#8217;ansia ed il comportamento messo in atto serve appunto a sedare e tenere sotto controllo questa emozione (naturalmente in modo disfunzionale!).</p>
<p>Come affrontare l&#8217;Apatia?</p>
<p>È importante anzitutto capire da cosa dipende l&#8217;Apatia perché purtroppo è un sintomo comune e spesso indice di psicopatologia! Qualora abbiate a che fare con una persona depressa, l&#8217;apatia è proprio caratteristica imprescindibile dal malato e, cercare di farlo uscire, o semplicemente alzare dal letto può divenire per lui molto frustrante perché può corrispondere a chiedere ad un paraplegico sulla sedia a rotelle di alzarsi ed andare a fare una corsa.</p>
<p>Talvolta si può scambiare invece l&#8217;apatia con un evitamento agorafobico. In questo caso è l&#8217;ansia che fa da padrone e la persona, impossibilitata per paura ad uscire sta a casa o a letto o, poiché è probabile che in tali condizioni subentri una leggera depressione, proprio senza far niente!</p>
<p>In entrambi i casi si cerca di portare la persona ad uscire ed a dedicarsi ad attività per lei piacevoli, ma può non essere facile e talvolta c&#8217;è bisogno di un sostegno farmacologico per farlo.</p>
<p>Nei casi &#8220;normali&#8221; di apatia, ossia quelle giornate in cui ci si alza dal letto già stanchi e ci si strascica dal letto al divano e viceversa, possono avere relazione con la stagione, o meglio con l&#8217;alternarsi luce/buio che è regolata a livello di alcune sostanze organiche che, a loro volta, possono influenzare il funzionamento dell&#8217;intero organismo. Può dipendere da un periodo di stanchezza fisica o mentale. Oppure ancora può essere presente una debilitazione a causa batterica o virale. In una società iperprestazionale come la nostra è necessario accorgersi dei cambiamenti del proprio corpo e, quando possibile, dedicare il giusto riposo a corpo e mente senza preoccuparsi del motivo che ci ha portati a letto quel giorno.</p>
<p>Cos&#8217;è e come si identifica l&#8217;Opportunismo -comunicazione non verbale e sguardo</p>
<p>Di per sé l&#8217;opportunismo non è una caratteristica di personalità e come tale non è che sia possibile individuarla con determinate tecniche. Fra gli stili interpersonali di comunicazione vi è però lo stile manipolatorio che, pur sembrando assertivo è invece molto aggressivo. La persona tende infatti a soddisfare i propri bisogni mantenendo una buona relazione con gli altri, proprio come farebbe quella assertiva, ma, per raggiungere tali scopi, non si comporterebbe in modo tanto onesto, raggirando gli altri. Queste persone non sono facili da riconoscere ed anche in questo caso non esiste una formula precisa, ma spesso si possono osservare comportamenti seduttivi o affiliativi per cui quando viene fatta una richiesta si tende a piacere e coinvolgere superficialmente l&#8217;altro o ad intenerirlo.</p>
<p><a href="generale&amp;Itemid=54" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi tutto</a></p>
<p>NAS*= Non Altrimenti Specificato</p>
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		<title>FOBIA SOCIALE</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/fobia-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 16:30:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[fobia]]></category>
		<category><![CDATA[fobia sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Fobia sociale si manifesta come la paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/fobia-sociale/">FOBIA SOCIALE</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Fobia sociale si manifesta come la paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali si è esposti a persone non familiari od al possibile giudizio degli altri. L&#8217;individuo che ne soffre teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia) in modo umiliante od imbarazzante e questo determina che la sua permanenza in una situazione tanto temuta quasi invariabilmente provochi l&#8217;ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione. Questa reazione diventa quindi a sua volta oggetto di paura instaurando un circolo vizioso continuo di cui la persona riconosce che la paura è eccessiva od irragionevole. Le situazioni temute, sociali o prestazionali, sono evitate o sopportate con intensa ansia o disagio e l&#8217;evitamento, l&#8217;ansia anticipatoria, od il disagio nella situazione sociale o prestazionale interferiscono significativamente con le abitudini normali della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico) o con le attività o relazioni sociali, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere questo tipo di fobia.</p>
<p>Si parla infatti di persone che non riesco a relazionarsi con altre che non conoscono o con un gruppo numeroso di esse; non leggono in pubblico e non raccontano una propria esperienza andando incontro, al contrario a diverse reazioni fisiche e fisiologiche evidenti come il rossore, la sudorazione, un tremore degli arti e delle mani e così via.</p>
<p>Negli individui al di sotto dei 18 anni affinché sia adeguato fare una diagnosi di Fobia Sociale, la durata dei sintomi è di almeno 6 mesi. Le cause di questo disturbo sono le stesse che si rilevano in generale in quelli d&#8217;ansia. Probabilmente esistono caratteristiche individuali di vulnerabilità fisiologica che vanno ad incontrare quelli più situazionali di ipersensibilità psicologica andando a provocare una cascata di eventi che, portando all&#8217;evitamento della situazione temuta, inducono il rinforzamento del problema.</p>
<p>L&#8217;emozione costituisce l&#8217;indicatore della percezione del nostro stato attuale rispetto alla rappresentazione mentale dello stato che vogliamo raggiungere e permette, in tale funzione, di modulare il comportamento degli individui per porli nella direzione del proseguimento dello scopo atteso.</p>
<p>In tale ottica possiamo considerare, fra tutte le emozioni, anche quella di vergogna che esprime la credenza di non avere poteri rispetto ad un fine particolarmente importante per sè e si esprime attraverso la paura e/o il dispiacere di ricevere dall&#8217;altro valutazioni negative circa uno o più scopi ritenuti importanti per la propria immagine.</p>
<p>Alla base di questo sentimento vi è poi il bisogno dell&#8217;individuo di sentirsi adeguato completamente alla situazione e, tanto più sarà il valore dato alla situazione, tanto più sarà il percepito il sentimento di vergogna qualora la persona non riesca a fronteggiarla come vorrebbe.</p>
<p>Atteggiamento fondamentale e paradossale delle persone affette da questo disturbo è la continua attenzione su di sé, che ritengono sia caratteristica anche da parte degli altri; più loro vorrebbero rendersi invisibili e più si sentono invece sotto gli occhi di tutti, giudicati per ogni piccola azione o manifestazione fisiologica e naturalmente in modo negativo. La continua attenzione a sé ed ai propri cambiamenti fisiologici non fa che aumentare l&#8217;ansia, inducendo un decremento della qualità della prestazione, confermando nuovamente l&#8217;incapacità di poter gestire le situazioni sociali.</p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
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		<title>DISTURBO DI PANICO CON O SENZA AGORAFOBIA</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-di-panico-con-o-senza-agorafobia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 15:28:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[agorafobia]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[condizionamento]]></category>
		<category><![CDATA[evitamento]]></category>
		<category><![CDATA[iperventilazione]]></category>
		<category><![CDATA[panico]]></category>
		<category><![CDATA[respirazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo sviluppo degli attacchi di panico, con o senza agorafobia Gli antecedenti dell&#8217;attacco di panico &#8211; Lo stress &#8211; L&#8217;iperventilazione &#8211; Caratteristiche di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="#Torna all'inizio" name="Torna all'inizio"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Lo_sviluppo_degli_Attacchi_di_Panico_con">Lo sviluppo degli attacchi di panico, con o senza agorafobia</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Gli_antecedenti_dell'attacco_di_panico">Gli antecedenti dell&#8217;attacco di panico</a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; <a href="#Lo_Stress">Lo stress</a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; <a href="#L'iperventilazione">L&#8217;iperventilazione</a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; <a href="#Caratteristiche_di_personalità">Caratteristiche di personalità</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Criteri_diagnostici_">Criteri diagnostici nei disturbi d&#8217;ansia</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Condizionamento_e_Generalizzazione">Condizionamento e generalizzazione</a></p>
<p style="text-align: justify;">Fin dai tempi dell&#8217;antica Grecia, è stato descritto un disturbo che provoca paure irragionevoli in alcune persone considerate, per tutto il resto, del tutto &#8220;normali&#8221;, o meglio adattate al proprio ambiente. In altre parole, queste persone possono avere dei sereni rapporti con amici e colleghi di lavoro (buon funzionamento sociale), svolgono la propria attività, qualunque essa sia, con più o meno profitto (buon funzionamento scolastico/lavorativo), hanno relazioni di tipo sentimentale e di tipo comunque affettivo con i familiari più o meno soddisfacenti (buon funzionamento affettivo e familiare).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ansia è un&#8217;emozione spiacevole associata ad un senso di pericolo imminente, non così ovvio per un osservatore esterno. La paura è una sensazione molto legata all&#8217;ansia che nasce come normale risposta ad un pericolo reale. La timidezza indica una tendenza persistente a manifestare paura con facilità. Il panico denota la comparsa improvvisa di un senso di terrore acuto. La fobia è una paura che si manifesta soltanto in certe situazioni o di fronte ad eventi od oggetti particolari.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1486" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/art-2174145_1920.jpg" alt="" width="1920" height="1266" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/art-2174145_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/art-2174145_1920-300x198.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/art-2174145_1920-1024x675.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/art-2174145_1920-768x506.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/art-2174145_1920-1536x1013.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/art-2174145_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/art-2174145_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Paura, ansia, angoscia e terrore, sono emozioni molto simili, non sempre distinguibili. Ciò che le accomuna è il loro contenuto cognitivo e la reazione somatica associata: durante l&#8217;attacco di panico le persone cominciano a credere che stia per accadere loro qualcosa di terribile e pericoloso, tanto da far impazzire o morire o perdere il controllo (contenuto cognitivo); tale convinzione personale induce una reazione di allarme particolare che permette di combattere o fuggire e che, in ogni caso, tende ad opporsi al pericolo incombente più o meno reale che sia (reazione somatica).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli attacchi di ansia sono molto comuni e si manifestano con alcuni sintomi specifici della paura intensa; ancora comuni ma meno frequenti sono invece gli attacchi di panico che, pur essendo classificati fra i disturbi d&#8217;ansia, hanno caratteristiche specifiche ed un certo numero di criteri da soddisfare affinché sia possibile effettuare tale diagnosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il confine tra i due tipi di attacchi non è sempre netto; oltre al numero di sintomi coinvolti e che vedremo nel paragrafo 1.3 a pagina 9, una caratteristica fondamentale per la distinzione tra ansia e panico deriva proprio dall&#8217;analisi del contenuto cognitivo dei sintomi di tale attacco:</p>
<ul>
<li>Attacco d&#8217;ansia: Le persone tendono a focalizzarsi sulle emozioni provate, quindi: uno stato di apprensione, la sensazione di non riuscire a concentrarsi, una tensione crescente, mentre, i sintomi fisici come le vampate di calore, l&#8217;aumento del battito cardiaco o le sensazioni di nausea, per esempio, vengono lasciate in secondo piano.</li>
<li> Attacco di panico: Le emozioni vengono percepite come una naturale conseguenza dei sintomi fisici; questi vengono percepiti come sintomi organici di malattia, solitamente grave, al quale segue appunto un&#8217;apprensione ed una sensazione di paura che induce solitamente le persone a ricercare aiuto.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">
<p><span style="font-size: inherit; text-align: justify;">Gli attacchi di panico sono quindi riconosciuti a seguito di richieste di aiuto al pronto soccorso o alla guardia medica e, anche se tale sintomatologia è nota, in quanto conoscenti o amici soffrono di tale disturbo, subire un attacco di panico significa, almeno la prima volta, cercare aiuto perché si teme veramente per la propria salute fisica.</span><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1487 alignleft" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/eyes-730745_1920.jpg" alt="" width="1920" height="1280" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/eyes-730745_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/eyes-730745_1920-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/eyes-730745_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/eyes-730745_1920-768x512.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/eyes-730745_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/eyes-730745_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/eyes-730745_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il disturbo di panico si riferisce ad una sintomatologia caratterizzata da attacchi frequenti e continuati. Al contrario è possibile aver avuto un solo attacco di panico, senza che tale disturbo tenda a cronicizzarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune persone affette da attacchi di panico non cambiano le proprie abitudini, ma nella maggior parte dei casi cominciano invece ad evitare determinate situazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Intorno al 1990 gli attacchi di panico erano definiti clinicamente &#8220;paura della paura&#8221;; le persone affette da tale disturbo sviluppano infatti una particolare apprensione circa la possibilità di avere un nuovo attacco, che solitamente non è atteso. Avere avuto un attacco di panico in una certa situazione, può indurre la persona a ritenere che sia proprio quell&#8217;ambiente ad aver scatenato il disturbo e, soltanto il pensare a tale luogo può indurre nella persona alcuni dei sintomi dell&#8217;ansia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;evitamento è uno specifico meccanismo che comporta il rinforzamento dell&#8217;ansia, in quanto, allontanarsi dal luogo temuto e che immediatamente indurrebbe alcune avvisaglie ansiose, come il battito cardiaco elevato, la respirazione affannosa e così via, prevede una riduzione immediata di tali sintomi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che percepisce l&#8217;organismo di una persona affetta da disturbo di panico è quindi lo stesso che allontanare un dito da una fiamma, solo che la fiamma brucia veramente, mentre avere, o solo aver la sensazione di avere un&#8217;accelerazione del battito cardiaco non è indice indiscutibile di un attacco cardiaco e spesso, neanche di un attacco di panico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante questa riflessione, le persone che soffrono di ansia e quindi anche quelle con il panico, delineano 3 classi di situazioni che vengono più spesso evitate:</p>
<p style="text-align: justify;">Quelle dove si sono verificati in precedenza gli attacchi di panico (basta anche che questo sia sopraggiunto una sola volta) ed in seguito, per un processo chiamato generalizzazione estendere l&#8217;evitamento ad ambienti analoghi; ad esempio, dall&#8217;evitare il supermercato è possibile passare ad evitare ogni negozio in cui è probabile dover stare in coda, o altri negozi in cui sono installati condizionatori d&#8217;aria, o altri negozi in cui sono presenti banchi dall&#8217;odore particolare come quello del pesce e così via, dipendentemente dal tipo di elemento della situazione o del luogo che è associato/condizionato alla paura.</p>
<p style="text-align: justify;">È possibile poi che persone evitino determinate situazioni a causa delle conseguenze sociali che si potrebbero verificare in caso di attacco di panico. Tale evitamento è assai frequente nel caso in cui, il contenuto cognitivo dell&#8217;attacco di panico riguardi la paura di perdere il controllo, o di impazzire, piuttosto che di morire o di subire un danno molto grave. Al contrario, molte persone affette da disturbo di panico si sentono rassicurate in ambienti affollati, all&#8217;interno dei quali è più probabile venir soccorsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra situazione evitata per eccellenza è quella che prevede una certa pericolosità in sé, nell&#8217;avere un attacco di panico, come è ben rappresentato dall&#8217;essere alla guida di un mezzo di locomozione.</p>
<p style="text-align: justify;">Va notato che non è necessario aver avuto davvero un attacco di panico in una determinata situazione per poi verificarsi un suo evitamento; è sufficiente che la persona creda che in tale situazione sia più probabile avere un attacco di panico o che, una volta avuto l&#8217;attacco sia impossibile sottrarsi velocemente o ricevere aiuto.</p>
<p style="text-align: justify;">In generale, tutte le persone affette da attacchi di panico prima o poi arrivano ad evitare determinate situazioni od a sperimentare atteggiamenti protettivi specifici, al fine ideale di ridurre la probabilità di avere un attacco di panico.</p>
<p style="text-align: justify;">Un atteggiamento protettivo è un gesto scaramantico od una precisa precauzione che permette all&#8217;individuo di non evitare completamente una situazione. Può essere rappresentato dall&#8217;avere un determinato oggetto con sé, l&#8217;essere accompagnato da una persona, avere la sicurezza che in quel determinato posto è possibile trovare facilmente un medico e così via. Un oggetto protettivo svolge quindi la funzione della &#8220;copertina&#8221; per Linus di Shultz.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1488" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sleep-1209288_1920.jpg" alt="" width="1920" height="1281" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sleep-1209288_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sleep-1209288_1920-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sleep-1209288_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sleep-1209288_1920-768x512.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sleep-1209288_1920-1536x1025.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sleep-1209288_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sleep-1209288_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ansia relativa ai contesti dell&#8217;evitamento: luoghi pericolosi, o imbarazzanti, o dai quali sia difficile scappare o ricevere aiuto, nel caso in cui la persona sperimenti un attacco di panico, prende il nome di agorafobia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/agorafobia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">agorafobia</a> si manifesta quindi:</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso la sensazione di ansia provata dalla persona che soffre di attacchi di panico che, in tali contesti, teme di averne uno;</p>
<p style="text-align: justify;">Con la messa in atto di evitamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcuni casi la persona può non mettere in atto l&#8217;evitamento di una situazione temuta, ma la sua permanenza in tale condizione crea molto disagio. Qualora l&#8217;evitamento o l&#8217;intensa paura sia relativa a specifiche situazioni, oggetti, o luoghi, il disturbo si caratterizza come fobia specifica (per un determinato oggetto fobico, come ragni, serpenti, buio, temporali e così via) o come fobia sociale (paura sproporzionata di situazioni sociali con un picco per il parlare ad un ampio pubblico).</p>
<p style="text-align: justify;">In tal senso le persone che soffrono d&#8217;ansia possono demarcare zone &#8220;sicure&#8221; e zone &#8220;pericolose&#8221;: le prime sono rappresentate da caratteristiche strutturali di relativa sicurezza, come spazi aperti per chi ha sintomi di soffocamento, molte possibilità di sedersi per chi teme di svenire, o soltanto la presenza di una persona di fiducia, di un medico, od anche del telefono cellulare; le seconde sono evitate in modo sistematico, andando a rinforzare la convinzione che, poiché al di fuori di quelle situazioni non si è manifestato un attacco di panico, sono veramente quelle determinate circostanze ad indurre il disturbo. L&#8217;estensione degli evitamenti dipende dal tipo di situazione evitata e dalla generalizzazione ad altri luoghi che ne può conseguire e può determinare modifiche anche rilevanti nella vita della persona. Solitamente si passa da limitazioni lievi come non affrontare determinati viaggi se non accompagnati da una persona di fiducia, fino a restrizioni più gravi che ostacolano il recarsi a lavoro od addirittura la piccola autonomia di spostamenti vicino alla propria abitazione. Nei casi estremi questo disturbo conduce gli individui affetti da disturbo di panico a vivere come reclusi in casa propria ed a dipendere in tutto dalla collaborazione di familiari ed amici.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la pratica clinica è stato osservato che un lavoro di gruppo in grado di affrontare questi obiettivi in modo efficace, per persone che soffrono di attacchi di panico, ottiene i suoi risultati in circa 12-16 incontri. Le sedute sono strutturate in incontri settimanali di 1 o 2 ore, dipendentemente dalla numerosità del gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="Lo_sviluppo_degli_Attacchi_di_Panico_con"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo degli Attacchi di Panico con o senza Agorafobia</p>
<p style="text-align: justify;">In questo paragrafo si vuole spiegare perché alcune persone possono sviluppare un disturbo di panico ed altre non conoscere mai nemmeno un attacco, sulla base di elementi la cui combinazione offre possibilità sempre diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo da quelle caratteristiche che si riscontrano comunemente nelle persone che soffrono di questo disturbo:</p>
<h3 style="text-align: justify;">FATTORI PREDISPONENTI</h3>
<ul>
<li style="text-align: justify;">­Predisposizione ereditaria ad alcune caratteristiche di personalità o a malattie fisiche (vedi sotto);</li>
<li style="text-align: justify;">­Malattie fisiche implicanti persistenti anormalità neurochimiche (ipertiroidismo) o che producono continue paure di disastro imminente (prolasso della valvola mitrale);</li>
<li style="text-align: justify;">­Traumi dello sviluppo che conducono a vulnerabilità specifiche;</li>
<li style="text-align: justify;">­Esperienze od identificazioni personali inadeguate a fornire modalità appropriate per fronteggiare le situazioni critiche;</li>
<li style="text-align: justify;">­Modelli cognitivi controproducenti, obiettivi irrealistici, valori ed assunzioni irragionevoli appresi dagli altri significativi (madre, padre, ecc.);</li>
<li style="text-align: justify;">­Carenza di abilità sociali o mancata acquisizione di alcune di esse;</li>
<li style="text-align: justify;">­Background genetici, sociali, culturali, professionali e religiosi possono svolgere un ruolo importante nel predisporre a numerose patologie o nel modulare la capacità di reagire.</li>
<li style="text-align: justify;">Nonostante una certa predisposizione agli attacchi di panico, ancora altri fattori, determinano l&#8217;insorgenza del disturbo in un certo periodo della vita, piuttosto che in un altro e, anche in questo caso, non in qualunque persona predisposta:</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;">FATTORI PRECIPITANTI</h3>
<ul>
<li style="text-align: justify;">­Malattie fisiche e sostanze tossiche;</li>
<li style="text-align: justify;">­Gravi stress esterni (esposizioni a pericoli fisici o psicologici);</li>
<li style="text-align: justify;">­Stress esterno cronico ed insidioso (es. Continua e sottile disapprovazione da parte degli altri significativi);</li>
<li style="text-align: justify;">­Stress esterni che colpiscono la specifica vulnerabilità emotiva (es. L&#8217;imposizione di una rigida disciplina militare ad un individuo autonomo; aumento di responsabilità con un nuovo lavoro o con la genitorialità; insuccessi lavorativi o nelle relazioni di coppia; trasferimenti; distacco dai genitori; ecc.).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Esisterebbero poi degli elementi che impedirebbero, o che comunque ritarderebbero, il manifestarsi di questa patologia e che prendono il nome di fattori protettivi; spesso essi sono rappresentati dal sostegno sociale e/o familiare o da caratteristiche di personalità che favorirebbero non solo la capacità di reazione di fronte a determinati stress o problemi, ma anche l&#8217;abilità di saper riconoscere determinati segnali del proprio organismo, di accettare consigli o solamente di chiedere aiuto adeguatamente ed in tempi ridotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, come alcune caratteristiche personali possono indurre una certa vulnerabilità al disturbo di panico, altre fornirebbero invece una certa corazza nei confronti di esso.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ultimi fattori da esaminare sono quelli di mantenimento, o fattori perpetuanti i quali permettono al disturbo di cronicizzarsi. Essi sono rappresentati da tutti i fattori protettivi e soprattutto dagli evitamenti di luoghi o situazioni. Come accennato, mantengono alta la paura ed impediscono di affrontare una volta per tutte il problema. A volte vi sono alcuni meccanismi personali o familiari che fungono da fattori di mantenimento e prendono il nome di vantaggi secondari alla malattia; essi si manifestano come il rinforzo della mamma apprensiva a terrorizzare i figli ad uscire di casa, od il marito geloso che tranquillizza la moglie con attacchi di panico sul fatto che la può sempre accompagnare lui in ogni luogo, o l&#8217;essere accuditi perché siamo malati, ecc.. Anche se molti non lo riconoscono, la maggior parte dei casi di disturbo di panico è caratterizzato da vantaggi secondari, anche se talvolta essi vengono trovati come una sorta di consolazione, data la sofferenza del disturbo in sé.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;età di esordio per il disturbo di panico varia considerevolmente, ma si colloca più tipicamente tra la tarda adolescenza ed i 35 anni. Può esservi una distribuzione bimodale, con un picco nella tarda adolescenza ed un secondo picco più piccolo verso i 35 anni. Un esiguo numero di casi inizia nell&#8217;infanzia, mentre l&#8217;esordio dopo i 45 anni è insolito, sebbene possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo dunque riassumere quanto finora detto circa il disturbo di panico attraverso la discussione della figura 1.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" src="http://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/image001.png" alt="image001" width="354" height="390" /></p>
<p style="text-align: justify;">Fig.1 modello cognitivo del disturbo di panico (Clark 1986) modificato, con aggiunta del ciclo di mantenimento (Wells, 1990).</p>
<p style="text-align: justify;">La natura del disturbo di panico è caratterizzata da un preciso circolo vizioso: l&#8217;anticipazione dell&#8217;ansia genera ansia: vi sono quindi dei fattori scatenanti che possono essere stimolazioni interne o esterne all&#8217;organismo che fanno sì che venga avvertita una certa sensazione di minaccia; tale percezione induce ansia &#8211; lo stato di ansia conduce alle sensazioni di panico imminente attraverso alcuni sintomi somatici &#8211; i sintomi sono interpretati in chiave catastrofica ed estrema ed incrementano lo stato d&#8217;ansia in corso- il soggetto ha un attacco di panico. Si inserisce in questo complesso meccanismo quello del mantenimento del panico: mettere in atto evitamenti di situazioni specifiche, affrontarle solo con comportamenti protettivi ed avere un&#8217;attenzione focalizzata su tutti quei fattori che possono segnalare l&#8217;insorgenza di un nuovo attacco (per esempio condizioni della situazione o sintomi interni all&#8217;organismo), tendono a mantenere e rinforzare ulteriormente il disturbo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, questo disturbo prende la forma di un meccanismo molto definito in cui è possibile intervenire su ciascuno dei suoi aspetti. Un elemento importante è il sistema di credenze su se stessi che ognuno costruisce nel corso degli anni: le modalità di confronto con gli altri, di interpretare gli avvenimenti, di fronteggiare gli ostacoli ed i problemi della vita. Queste convinzioni, che non sono immediatamente consapevoli, ma perlopiù automatiche, sono vere e proprie teorizzazioni personali che influenzano e guidano il comportamento del soggetto e fungono da coordinate di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ricerche più attuali hanno evidenziato che, oltre a fattori predisponenti e scatenanti, solitamente i soggetti affetti da disturbi d&#8217;ansia e quindi anche quelli con panico, tendono ad avere determinati modelli cognitivi, ossia tipici modi di pensare; li riassumiamo esemplificati in 3 categorie:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Accettazione</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;devo essere accudito da qualcuno che mi ama&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;non posso essere lasciato solo&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;non sono nulla se non sono amato&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;essere rifiutati è terribile&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;devo piacere agli altri&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">2. Competizione</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;devo essere qualcuno&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;se non raggiungo il massimo sono un fallimento&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;devo essere il migliore in ogni cosa che faccio&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;se commetto un errore sarà un fallimento totale&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">3. Controllo</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;devo essere perfetto per avere il controllo&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;non posso sopportare di perdere il controllo&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;devo essere il solo superiore di me stesso, non posso chiedere aiuto agli altri&#8221; .</p>
<p style="text-align: justify;">Come vedremo nel capitolo relativo al pensiero, questi schemi sono fondamentali affinché la persona sia predisposta non solo ad avere un certo disturbo, ma anche ad essere in qualche modo resistente alla sua cura.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, i costrutti cognitivi psicopatologici dell&#8217;ansia sono:</p>
<p style="text-align: justify;">Timore sproporzionato di danno e tendenza a previsioni negative, (pensiero catastrofico): a partire dalle situazioni quotidiane è la tendenza a prevedere soprattutto conseguenze negative ed a concepire il pericolo insito in queste possibilità negative, come inevitabile, irresistibile ed irreparabile;</p>
<p style="text-align: justify;">Timore dell&#8217;errore o perfezionismo patologico: si può definire come la tendenza a sottolineare gli errori e le imperfezioni presenti nei compiti eseguiti ed a temere e prevedere che queste imperfezioni conducano inevitabilmente a conseguenze negative e catastrofiche;</p>
<p style="text-align: justify;">Intolleranza dell&#8217;incertezza: è definibile come la tendenza a pensare di non poter sopportare emozionalmente il fatto di non conoscere perfettamente tutti i possibili scenari ed eventi futuri e di non poter sostenere il dubbio che tra questi possibili avvenimenti futuri ve ne possano essere alcuni negativi; inoltre, anche nel caso in cui la probabilità che si avverino questi avvenimenti negativi sia molto bassa, queste persone credono che invece si realizzeranno inevitabilmente;</p>
<p style="text-align: justify;">Autovalutazione negativa: si definisce come la tendenza a prevedere scenari catastrofici derivanti direttamente da una valutazione negativa sia delle proprie capacità pratiche (autovalutazione negativa prestazionale) che delle proprie capacità di autocontrollo emotivo e di recupero nelle situazioni di difficoltà e di stress (autovalutazione negativa di debolezza e fragilità);</p>
<p style="text-align: justify;">Necessità di controllo: è definibile come lo strenuo perseguimento e ricerca da parte del soggetto ansioso dell&#8217;illusione di certezza assoluta che egli possa impedire che si avverino tutte le possibilità negative.</p>
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<p style="text-align: justify;"><a name="Gli_antecedenti_dell'attacco_di_panico"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Gli antecedenti dell&#8217;attacco di panico</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto quello che accade prima della manifestazione di un disturbo, e quindi anche di un attacco di panico, prende il nome di antecedente, (a), ed è molto comune che lo stress sia un antecedente per eccellenza della maggior parte dei disturbi di interesse psicologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi soffre di attacchi di panico, come già accennato, tende a minimizzare lo stress causato da qualche cambiamento, quasi ne fosse immune, e si dedica invece totalmente alla risoluzione del problema più oggettivo, accorso nella propria vita. In questo modo, non si prendono però le dovute precauzioni per rispondere ai problemi senza esaurire le proprie energie. Inoltre, non riconoscere il reale antecedente, porta la persona a trovarsi improvvisamente di fronte al primo attacco di panico; la persona che ha avuto il primo attacco di panico in una banca, prima di tutto riterrà di avere un disturbo fisico e poi penserà che la propria a sia quel luogo, o quel luogo in una giornata troppo calda, o uscire di casa da solo, e così via, senza pensare che invece questo è il risultato del logorio dello stress. A seguito di un antecedente (a), vengono innescati sia certi comportamenti, come fuggire, che alcuni pensieri caratteristici, quali: &#8220;sto per morire&#8221;, &#8220;nessuno mi aiuterà&#8221;, ecc., (b). Alla fine, questo ciclo si chiude con una conseguenza c che è rappresentata solitamente da un persistente evitamento o dall&#8217;utilizzo di comportamenti protettivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta che la persona confonde il proprio antecedente con la situazione o la condizione in cui si è manifestato l&#8217;attacco di panico, tenderà poi a modificare quello piuttosto che sui contenuti di b, o c.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="Lo_Stress"></a>Lo Stress</p>
<p style="text-align: justify;">A volte lo stress può presentarsi sul piano psicologico anziché fisico e più specificatamente psicosociale; questo è rappresentato da: l&#8217;abbandono, la perdita di familiari, i cambiamenti di lavoro ecc.. Quando questi eventi sono vissuti come minaccia, danno origine a meccanismi difensivi e concomitanti fisiologici quali il modificare qualità ed intensità delle emozioni, precipitare in un processo somatico patologico e mettere in moto i meccanismi difensivi.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta dell&#8217;organismo allo stress, di qualunque tipo si tratti, che sia consapevole o meno, ha valore di conservazione. Quando questa reazione, però, dura troppo a lungo od è troppo intensa, assumerà ben presto una valenza negativa e, come finora spiegato, uno degli effetti possibili è appunto il manifestarsi di un primo attacco di panico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="L'iperventilazione"></a>L&#8217;iperventilazione</p>
<p style="text-align: justify;">Con il termine iperventilazione s&#8217;intende un ritmo ed un&#8217;intensità di respirazione eccessiva e quindi superiore alla norma. Spesso le persone che iperventilano non si rendono conto di farlo e, possono provare disagio nell&#8217;esperirne le conseguenze proprio a causa di questa mancanza di consapevolezza.  A seguito di una prolungata iperventilazione infatti, si può provare la sensazione di giramenti di testa, senso di stordimento, formicolii alle mani o ai piedi, debolezza delle gambe, palpitazioni, dolore e senso di costrizione al torace e senso di panico crescente. Come vedremo nel paragrafo successivo è chiaro come tutti questi sintomi possono essere esperiti durante un attacco di panico e spiegheremo in che modo si vengono a generare a partire dalla modalità di respirazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono almeno tre tipi di respirazione eccessiva; i primi due sono sporadici e quindi si verificano solamente durante episodi di ansia od in concomitanza di altri stati psico-fisiologici particolari; il terzo è invece abituale e tende quindi ad essere presente per gran parte del tempo, manifestandosi essenzialmente come una cattiva abitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Tipi di respirazione eccessiva:</p>
<p style="text-align: justify;">1. L&#8217;affanno. Si verifica durante periodi di ansia o paura acute.</p>
<p style="text-align: justify;">2. I sospiri e gli sbadigli. Danno luogo, involontariamente, ad un respiro profondo e spesso inaspettato.</p>
<p style="text-align: justify;">3. Respiro eccessivo abituale. È un tipo di respiro costituito da un aumento leggero ma prolungato nel tempo della profondità o della velocità del respiro. Di per sé non è sufficiente a provocare un attacco di panico, ma dà luogo ad uno stato di continua apprensione, di leggero stordimento e di difficoltà a concentrarsi completamente. Nel caso in cui si presenti una situazione di affanno od un sospiro, la chimica interna all&#8217;organismo, che spiegheremo tra poco, potrebbe cambiare tanto da determinare uno squilibrio interno, che a sua volta riuscirebbe ad essere causa dell&#8217;insorgere di un attacco di panico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="Caratteristiche_di_personalità"></a>Caratteristiche di personalità</p>
<p style="text-align: justify;">Per personalità s&#8217;intende la modalità usuale con cui una persona reagisce, prova emozioni e si comporta abitualmente. Coloro che soffrono di attacchi di panico tendono a considerarsi molto sensibili, emotivi e con la tendenza a preoccuparsi troppo. In realtà, come abbiamo già spiegato, esistono alcune caratteristiche predisponenti che non sono soltanto genetiche ed individuali ma anche apprese sia dalla famiglia che dall&#8217;ambiente circostante e questi fattori hanno la capacità di rendere alcune persone più suscettibili a cadere in questo tipo di problema, qualora si vengano a presentare determinate circostanze, che abbiamo descritto con il nome di fattori precipitanti.</p>
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<p style="text-align: justify;"><a name="Criteri_diagnostici_"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Criteri diagnostici</p>
<p style="text-align: justify;">Come accennato in precedenza, affinché si possa esplicitare una determinata diagnosi, è necessario che per ogni disturbo in questione, siano rispettati alcuni criteri, come definito nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV-TR).</p>
<p style="text-align: justify;">Verranno riportati di seguito i criteri principali per poter definire alcuni dei disturbi d&#8217;ansia più comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Disturbo di panico:</p>
<p style="text-align: justify;">Un periodo delimitato d&#8217;intensa paura o disagio, durante il quale quattro (o più) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente ed hanno raggiunto il picco massimo nel giro di 10 minuti; queste sensazioni si esauriscono al massimo entro mezz&#8217;ora:</p>
<p style="text-align: justify;">1. palpitazioni, cardiopalmo, o tachicardia;</p>
<p style="text-align: justify;">2. sudorazione;</p>
<p style="text-align: justify;">3. tremori fini o grandi scosse negli arti superiori od inferiori;</p>
<p style="text-align: justify;">4. dispnea o sensazione di soffocamento;</p>
<p style="text-align: justify;">5. sensazione di asfissia;</p>
<p style="text-align: justify;">6. dolore o fastidio al petto;</p>
<p style="text-align: justify;">7. nausea o disturbi addominali;</p>
<p style="text-align: justify;">8. sensazioni di sbandamento, d&#8217;instabilità, di testa leggera o di svenimento;</p>
<p style="text-align: justify;">9. derealizzazione (sensazione di irrealtà o di sogno) o depersonalizzazione (sensazione di essere distaccati da sé stessi);</p>
<p style="text-align: justify;">10. paura di perdere il controllo o d&#8217;impazzire;</p>
<p style="text-align: justify;">11. paura di morire;</p>
<p style="text-align: justify;">12. parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio);</p>
<p style="text-align: justify;">13. brividi o vampate di calore.</p>
<p style="text-align: justify;">È dunque importante riflettere sul fatto che, sebbene le caratteristiche nei disturbi d&#8217;ansia e non solo, possano talvolta coincidere, avere un disturbo di panico significa rispettare tutti i criteri specifici e, per quanto ognuno possa manifestare i sintomi in gruppi diversi e più gli uni rispetto agli altri, l&#8217;omogeneità viene fornita dalla diagnosi dello stesso tipo di problema. Non basta presentare un singolo sintomo clinico per avere un disturbo ed è fondamentale che le diagnosi siano coerenti con i propri sintomi, affinché le terapie abbiano l&#8217;effetto dichiarato.</p>
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<p style="text-align: justify;"><a name="Condizionamento_e_Generalizzazione"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Condizionamento e Generalizzazione</p>
<p style="text-align: justify;">Il condizionamento classico o condizionamento rispondente, fu elaborato da pavlov, fisiologo premio nobel nel 1904, attraverso sperimentazioni con cani.</p>
<p style="text-align: justify;">In breve, il ricercatore russo si accorse che i cani presentavano un aumento di salivazione in assenza del cibo, quando si creavano delle condizioni tipiche che anticipavano l&#8217;arrivo di esso.<br />
Egli provò quindi a definire una situazione di laboratorio per studiare tale fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ad un cane viene presentato del cibo, questo ha una riflesso automatico di aumento della salivazione. Il cibo viene definito stimolo incondizionato in quanto è in grado di provocare una risposta automatica ovvero un riflesso (o reazione) incondizionato che è appunto iniziare a salivare.<br />
Nella sperimentazione di Pavlov, ai cani veniva presentato uno stimolo neutro artificiale (ad esempio un campanello oppure una luce), ovvero uno stimolo non in grado di produrre di per sé un aumento della salivazione. Successivamente alla presentazione di tale stimolo veniva presentato il cibo (stimolo incondizionato).<br />
Dopo un certo numero di sequenze &#8220;stimolo neutro&#8221; (luce) &#8211; &#8220;stimolo incondizionato&#8221; (cibo), si verificò nei cani un aumento di salivazione alla sola presentazione dello stimolo neutro. Tale stimolo venne definito &#8220;stimolo condizionato&#8221; e la risposta da esso provocata, riflesso condizionato o reazione condizionata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fenomeno per il quale uno stimolo neutro diventa condizionato ovvero è in grado da solo di produrre quella che abbiamo definito una reazione condizionata è definito acquisizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro importante fenomeno emerso attraverso tali osservazioni di laboratorio, è quello della generalizzazione dello stimolo, per il quale, stimoli simili per alcune costanti, ma non identici allo stimolo condizionato, possono produrre lo stesso effetto di quest&#8217;ultimo. Le somiglianze tra gli stimoli possono essere di tipo fisico misurabile, ed allora si parla di generalizzazione primaria, oppure soggettive o legate a differenze individuali con similitudini simboliche, ed in quest&#8217;ultimo caso ci si riferisce ad una generalizzazione secondaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre in una situazione sperimentale si è visto come sia possibile l&#8217;estinzione del comportamento appreso (riflesso condizionato) dopo un certo numero di presentazioni dello stimolo condizionato non associato alla presentazione di cibo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando però, dopo l&#8217;estinzione, si ripresenta il nesso associativo tra lo stimolo condizionato e lo stimolo incondizionato, l&#8217;acquisizione della reazione condizionata (salivazione nel nostro esempio) è molto più rapida rispetto alla prima volta. Si parla quindi di riacquisizione. Tale fenomeno dimostra come l&#8217;estinzione sia un processo attivo, in grado di inibire la risposta appresa e non di eliminarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso dell&#8217;ansia l&#8217;organismo umano si comporta esattamente come i cani di Pavlov: associando una reazione d&#8217;intensa paura ad una situazione stimolo originariamente neutra, essa diventa condizionata. A differenza della sperimentazione in laboratorio e degli altri tipi di condizionamento che si possono osservare, per quanto riguarda l&#8217;ansia ed il panico, affinché s&#8217;instauri questa risposta condizionata, non è necessario che gli stimoli, condizionato ed incondizionato, vengano presentati molte volte, ma basta una singola esposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la teoria comportamentista gli attacchi di panico costituiscono uno stimolo incondizionato il quale, presentandosi in relazione temporale o spaziale con uno stimolo di per sé neutro (luoghi e situazioni in cui gli attacchi si manifestano), conferisce a quest&#8217;ultimo la proprietà di evocare una risposta condizionata. Per il principio della generalizzazione, le persone andrebbero poi ad evitare tutte le situazioni o le condizioni analoghe a quelle del primo attacco. Quindi, il forte stress dell&#8217;ultimo periodo genera una risposta ansiosa forte da parte dell&#8217;organismo, mentre la persona è in coda al supermercato; questa interpreta i propri sintomi fisici come un attacco cardiaco e dà origine all&#8217;attacco di panico. Lo stimolo neutro rappresentato dallo stare in coda al supermercato diventa condizionato al panico stesso, divenendo il nuovo antecedente e viene evitato.</p>
<p style="text-align: justify;">Mostriamo nella figura 2 il modello proposto da Cerny e Barlow circa l&#8217;instaurarsi del disturbo di panico a partire dal primo attacco il quale, come vedremo in questo schema esemplificativo, prende appunto il nome di falso allarme, per denotarne la neutralità rispetto al successivo condizionamento:</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" src="http://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/image005.gif" alt="image005" width="576" height="552" /></p>
<p style="text-align: justify;">Fig.2 Modello Eziopatogenetico del panico. Barlow e  Cerny.</p>
<p style="text-align: justify;">Le condotte di evitamento riducono il contatto con le situazioni ansiogene contenendo, quindi, il numero degli attacchi di panico e proprio per questo vengono sempre più rinforzate: allontanarsi dalla situazione che genera ansia, riduce questo sentimento negativo e questo rinforza a sua volta il comportamento di evitamento. Questo atteggiamento, favorisce però l&#8217;aumento dell&#8217;ansia in concomitanza di questo errato a e la generalizzazione di un luogo a molti altri; nel tempo, il comportamento fobico viene ad estendersi, fino a comprendere tutte quelle situazioni in cui il paziente ritiene difficile trovare aiuto o tentare la fuga, a seconda delle caratteristiche del proprio disturbo. In questo modo l'&#8221;estinzione&#8221;, cioè il processo per cui gli stimoli condizionati perdono il legame di associazione con gli stimoli incondizionati, diventa sempre più difficile e va a nutrire il già grande insieme di idee disfunzionali circa: la minacciosità di certi contesti o dati luoghi e l&#8217;incapacità personale a fronteggiare tale situazione in modo adeguato.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, anche le sensazioni enterocettive (che provengono dall&#8217;interno dell&#8217;organismo) o specifici contenuti di pensiero, secondo questa ottica possono divenire stimolo condizionato per gli episodi critici, se posti in relazione inizialmente ad un attacco di panico di origine sconosciuta, ad es. Ogni sintomo del panico come l&#8217;aumento del battito cardiaco, una vampata di calore, ecc., divengono precursori del successivo attacco.</p>
<p style="text-align: justify;">Riassumendo: una persona che presenta alcuni dei fattori predisponenti prima esposti, in concomitanza ad un periodo intenso di stress o di prolungato stress sottosoglia, il quale viene sottovalutato od addirittura non riconosciuto, manifesta il suo primo attacco di panico, che altro non è che un falso allarme, ossia una risposta inadeguata di paura intensa verso una situazione che non è di per sé minacciosa. Quest&#8217;emozione produce degli stimoli enterocettivi che sono quelli tipici dell&#8217;attacco di panico e che, secondo il modello cognitivo mostrato in figura 1 a pagina 5, vengono mal interpretati e vanno ad incrementare ulteriormente l&#8217;allarme provocato, che viene acquisito e condizionato in un allarme appreso. La persona che ha sperimentato questi primi stadi, inconsapevole di avere una certa vulnerabilità biologica, verifica quindi una propria vulnerabilità psicologica che si manifesta con i sintomi tipici dell&#8217;ansia e con tutti i correlati fisici e fisiologici di essa i quali, a loro volta, possono non essere consapevolmente correlati all&#8217;ansia ed indurre invece a pensare di avere un disturbo di tipo fisico: ictus, infarto del miocardio, ecc. Da qui, le persone possono iniziare ad evitare situazioni o condizioni analoghe al primo attacco, oppure affrontarle solo grazie a comportamenti protettivi che, come abbiamo spiegato esacerbano ed esasperano il problema stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il disturbo di panico dipende dall&#8217;acquisizione di un condizionamento, continuare ad evitare ritarda la possibilità di decondizionare la reazione; una volta superato il problema è utile ricordare che il ricondizionamento è molto semplice la seconda volta ed occorre quindi impegnarsi sempre per non ricadere nel solito meccanismo, esponendosi costantemente alle proprie paure e cercando di etichettare in modo adeguato le sensazioni che provengono dal proprio organismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel periodo precedente al primo attacco di panico, la maggior parte delle persone sperimenta, senza però porci un&#8217;eccessiva attenzione, un livello di stress elevato che quindi è frequentemente accompagnato da un atteggiamento minimizzante, rispetto invece ai problemi contingenti. Quello che le persone riferiscono spesso sono: problemi familiari, di lavoro, cambiamenti importanti nella qualità della vita o nella generale organizzazione familiare, frustrazioni o relazioni particolarmente impegnative ed altre situazioni che comunemente sono caratterizza e da stress.</p>
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</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
<p style="text-align: justify;">Bibliografia</p>
<p style="text-align: justify;">Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Goldwurm, G.F., Sacchi, D., Scarlato, A. (1986). Le tecniche di rilassamento nella terapia comportamentale. Franco Angeli.</p>
<p style="text-align: justify;">Sassaroli, S., Lorenzini, R., Ruggiero, G.M. (2006). Psicoterapia cognitiva dell’ansia. Rimuginio, controllo ed evitamento. Raffaello Cortina Editore, Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-di-panico-con-o-senza-agorafobia%2F&amp;linkname=DISTURBO%20DI%20PANICO%20CON%20O%20SENZA%20AGORAFOBIA" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-di-panico-con-o-senza-agorafobia%2F&amp;linkname=DISTURBO%20DI%20PANICO%20CON%20O%20SENZA%20AGORAFOBIA" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-di-panico-con-o-senza-agorafobia%2F&amp;linkname=DISTURBO%20DI%20PANICO%20CON%20O%20SENZA%20AGORAFOBIA" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-di-panico-con-o-senza-agorafobia%2F&amp;linkname=DISTURBO%20DI%20PANICO%20CON%20O%20SENZA%20AGORAFOBIA" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-di-panico-con-o-senza-agorafobia%2F&amp;linkname=DISTURBO%20DI%20PANICO%20CON%20O%20SENZA%20AGORAFOBIA" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-di-panico-con-o-senza-agorafobia/">DISTURBO DI PANICO CON O SENZA AGORAFOBIA</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>AGORAFOBIA</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/agorafobia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 15:27:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[agorafobia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[spazi aperti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ambulatoriodipsicologia.it/?p=14</guid>

					<description><![CDATA[<p>La parola agorafobia viene dal greco e letteralmente significa: &#8220;paura degli spazi aperti&#8221;. In realtà le persone che ne soffrono,</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/agorafobia/">AGORAFOBIA</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La parola agorafobia viene dal greco e letteralmente significa: &#8220;paura degli spazi aperti&#8221;. In realtà le persone che ne soffrono, da una parte temono lo spazio esterno, perché vissuto come ostile, ma anche di tante situazioni che hanno a che fare con ambienti chiusi, perché il denominatore comune è l&#8217;incapacità di allontanarsi prontamente in caso di necessità o di ricevere soccorso; hanno infatti paura di guidare in autostrada, temono &#8211; nelle forme più gravi &#8211; di allontanarsi dai posti che sono loro familiari, di andare in giro da soli e così via, ma anche di luoghi come le banche, gli ascensori, gli aerei, i mezzi pubblici, specialmente la metropolitana e ovviamente l&#8217;aereo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo disturbo è spesso legato agli <a title="Attacchi di Panico" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-di-panico-con-o-senza-agorafobia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">attacchi di panico</a>: almeno il 60% dei pazienti che hanno attacchi di panico soffre anche di agorafobia. Secondo la teoria cognitivo-comportamentale, la condizione agorafobica spesso rappresenta una forma di generalizzazione dell&#8217;ansia, nel senso che la paura di avere un attacco di panico, si associa con luoghi dove, appunto, dai quali sia difficile fuggire, o dove sentirsi male indurrebbe un senso maggiore di vergogna sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">La principale conseguenza dell&#8217;agorafobia riguarda la qualità della vita di chi ne soffre. Queste persone non hanno la possibilità di avere una vita serena perché progressivamente evitano un gran numero di situazioni che creano loro disagio. Nelle forme più gravi alcuni arrivano persino a non uscire di casa, se non in compagnia di una persona di fiducia. Scelgono così un compagno-accompagnatore (genitore, partner, ecc.) insieme al quale riescono ad affrontare meglio le situazioni temute. Una modalità comportamentale di questo tipo, può però divenire a sua volta un fattore di mantenimento del disturbo, andando a determinare uno stato di co-dipendenza.</p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
<h1 style="text-align: justify;">Bibliografia</h1>
<p style="text-align: justify;">Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Sassaroli, S., Lorenzini, R., Ruggiero, G.M. (2006). Psicoterapia cognitiva dell’ansia. Rimuginio, controllo ed evitamento. Raffaello Cortina Editore, Milano.</p>
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			</item>
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		<title>DISTURBI D&#8217;ANSIA</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/i-disturbi-dansia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 15:19:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[agorafobia]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi d'ansia]]></category>
		<category><![CDATA[fobia]]></category>
		<category><![CDATA[fobia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[panico]]></category>
		<category><![CDATA[ptsd]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ambulatoriodipsicologia.it/?p=13</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oggi per ansia s&#8217;intende &#8220;l&#8217;anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuri, accompagnata da sentimenti di disforia</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/i-disturbi-dansia/">DISTURBI D&#8217;ANSIA</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi per ansia s&#8217;intende &#8220;l&#8217;anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuri, accompagnata da sentimenti di disforia o da sintomi fisici di tensione&#8221;. Il pericolo in questione può venire dall&#8217;interno (una malattia o un pensiero) o dall&#8217;esterno (un oggetto o una situazione). L&#8217;ansia è dunque un costrutto multidimensionale, che implica:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">aspetti cognitivi (pensieri di anticipazione, apprensione e preoccupazione che tendono ad ingigantirsi sempre di più)</li>
<li style="text-align: justify;">aspetti fisiologici (un&#8217;attivazione del sistema nervoso autonomo e la produzione di veri e propri sintomi neurovegetativi</li>
<li>aspetti comportamentali (solitamente l&#8217;evitamento, la fuga, o la messa in atto di rituali compensativi).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ansia è innata e fa parte della natura umana; è una delle 5 emozioni di base e può considerarsi la normale risposta del nostro organismo che si prepara ad affrontare ciò che avverte come un pericolo. L&#8217;ansia ci prepara all&#8217;azione di attacco o fuga, ossia provoca nell&#8217;organismo quella cascata di reazioni che predispone la persona ad allontanarsi il più velocemente possibile dal pericolo, o a fronteggiarlo. Quando l&#8217;ansia è adeguata e congruente con la situazione essa rimane un valido sistema di sicurezza per la specie umana; diviene però un problema quando è troppo intensa rispetto alla situazione che ci troviamo a fronteggiare, dura eccessivamente a lungo, o si attiva troppo frequentemente.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-1570" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920.jpg" alt="" width="239" height="161" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920-300x202.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920-1024x688.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920-768x516.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920-1536x1032.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-4202417_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 239px) 100vw, 239px" /></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ansia si manifesta diversamente da persona a persona, ma in genere le sue caratteristiche sono:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">pensieri ansiosi (Farò una figuraccia, Non sarò all&#8217;altezza, Mi sentirò male&#8230;)</li>
<li style="text-align: justify;">emozioni ansiose (paura, timore, ansia)</li>
<li style="text-align: justify;">sensazioni corporee alterate (tensione muscolare, respirazione veloce, battito cardiaco accelerato, sudorazione profusa, sensazioni di svenimento, vertigini&#8230;)</li>
<li style="text-align: justify;">comportamenti alterati (agitazione, aumento/diminuzione appetito, evitamento di certe situazioni&#8230;).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, una volta instauratasi, l&#8217;ansia tende ad indurre un circolo vizioso che contribuisce al suo graduale incremento. I sintomi stessi diventano oggetto di preoccupazione andando quindi ad aumentare la catastroficità dei pensieri e di conseguenza l&#8217;ansia stessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1471 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920.jpg" alt="Ansia" width="1920" height="949" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920-300x148.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920-1024x506.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920-768x380.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920-1536x759.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/danbo-2011237_1920-10x5.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La risposta più naturale di fronte a questa reazione che coinvolge l&#8217;intero organismo è quella di allontanarsi, ma, l&#8217;evitamento di questa situazione che all&#8217;istante genera un immediato sollievo, diventa a lungo termine il principale sistema di mantenimento del problema stesso. Per superare l&#8217;ansia è necessario infatti fronteggiare le proprie paure e trovare strategie efficaci per poter &#8220;stare&#8221; in quella situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non esiste una causa unica per l&#8217;ansia. Ci può essere una predisposizione genetica familiare, come nella maggior parte dei disturbi psicologici si eredita una predisposizione, non il disturbo, pertanto l&#8217;educazione, l&#8217;apprendimento da modelli particolarmente apprensivi, lo stress causato da un importante cambiamento nella propria vita (la perdita del lavoro, ma anche una promozione, un trasferimento, un lutto, un incidente, la nascita di un figlio), vanno a determinarne la comparsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi fattori interagiscono tra di loro in maniera e in misura diversa di caso in caso ed è pertanto necessario raccogliere i dati in modo attento e preciso per poter differenziare la diagnosi. Quando l&#8217;ansia diventa un disturbo psicologico può avere delle gravi ripercussioni sulla qualità della vita di chi ne soffre; molti tendono, infatti, ad evitare le situazioni e le persone che le spaventano, limitando la propria vita privata e professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggi anche:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/agorafobia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Agorafobia</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-di-panico-con-o-senza-agorafobia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo di Panico con o Senza Agorafobia</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/fobia-specifica/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fobia Specifica</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/fobia-sociale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fobia Sociale</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-post-traumatico-da-stress/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo Post-Traumatico da Stress</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-dansia-generalizzata/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo d&#8217;Ansia Generalizzata</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-ossessivo-compulsivo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbo Ossessivo-Compulsivo</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
<h1 style="text-align: justify;">Bibliografia</h1>
<p style="text-align: justify;">Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Goldwurm, G.F., Sacchi, D., Scarlato, A. (1986). Le tecniche di rilassamento nella terapia comportamentale. Franco Angeli</p>
<p style="text-align: justify;">Sassaroli, S., Lorenzini, R., Ruggiero, G.M. (2006). Psicoterapia cognitiva dell’ansia. Rimuginio, controllo ed evitamento. Raffaello Cortina Editore, Milano.</p>
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