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	<title>aggressività &#8211; Ambulatorio di Psicologia</title>
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	<title>aggressività &#8211; Ambulatorio di Psicologia</title>
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		<title>Separazione ed affidamento dei figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 13:41:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia forense: Civile]]></category>
		<category><![CDATA[affidamento]]></category>
		<category><![CDATA[aggressività]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
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		<category><![CDATA[stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito della separazione, certamente l&#8217;intervento del CTU e/o dei CTP deriva dalla necessità di richiedere un parere tecnico scientifico sull&#8217;adeguatezza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ambito della separazione, certamente l&#8217;intervento del CTU e/o dei CTP deriva dalla necessità di richiedere un parere tecnico scientifico sull&#8217;adeguatezza genitoriale di uno od entrambi i coniugi, valutare il contesto relazionale degli ex coniugi, dei figli e delle famiglie di origine, evidenziare eventuali disfunzionalità di tali relazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">In tale ambito è necessario effettuare diversi colloqui clinici ed osservazioni dirette dei figli, dei genitori e del contesto familiare in toto. È spesso auspicabile l&#8217;utilizzo di alcuni test sia aspecifici che specifici che possano mettere in luce in maniera più oggettiva e chiara il vissuto dei figli, soprattutto quando sono piccoli.</p>
<p style="text-align: justify;">La consulenza tecnica non è un mezzo di prova, ma un mezzo di integrazione in quanto il consulente non fornisce i dati obiettivi del caso concreto, ma gli strumenti logici e scientifici necessari per la valutazione dello stesso (art. 60 c.p.c.). La CTU non è inoltre uno spazio terapeutico, ma un ambito sempre e comunque valutativo e di indagine.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fine della Consulenza è quella di aiutare il Giudice a stabilire il regime affidatario dei figli più idoneo alla famiglia in esame e stabilire le modalità e frequenze di visita.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1759 alignleft" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/family-3090056_640.jpg" alt="" width="640" height="426" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/family-3090056_640.jpg 640w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/family-3090056_640-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/family-3090056_640-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/family-3090056_640-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La separazione determina una faticosa e dolorosa ridefinizione dei ruoli, delle interazioni e delle funzioni familiari ed è imprescindibile dalla presa di coscienza circa i motivi che hanno portato al fallimento del matrimonio. Con ognuno degli ex coniugi vanno indagati tali cause e cosa queste significhino per loro stessi e la famiglia che avevano costituito insieme, in modo che si possa attribuire chiaramente la responsabilità di ciascuno ed accertarsi che essa venga assunta come tale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene la coppia coniugale si vada ad infrangere, la coppia genitoriale deve invece rimanere tale, andando quindi a condividere un progetto genitoriale comune che minimizzi gli effetti, purtroppo ineludibili, che la separazione ed il divorzio hanno sui figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale ripercussione può essere molto grave, arrivando ad incidere addirittura sullo sviluppo psico-sociale dei bambini, sempre in relazione comunque alla loro età. In maniera più o meno consapevole, sono gli stessi genitori talvolta a mettere in atto azioni manipolatorie per portare dalla &#8220;propria parte emotiva&#8221; i figli della coppia e questa attività è spesso deleteria per la separazione, per l&#8217;affidamento e soprattutto per il benessere sia degli ex coniugi che dei figli. Tale comportamento se portato all&#8217;estremo va a determinare quella che prende il nome di Sindrome di Alienazione Parentale o PAS, per il suo acronimo inglese (Parental Alienation Syndrome).</p>
<p style="text-align: justify;">In generale però, lo stesso cambiamento dell&#8217;architettura familiare, può incidere negativamente sullo sviluppo dei figli soprattutto quando si determina un tipo di affidamento (non mitigato dal diritto di visita) monogenitoriale. Non è tanto la perdita quindi dell&#8217;unione della coppia coniugale a destabilizzare i minori, quanto la necessità dei genitori di ridefinire chiaramente i ruoli che rivestono in questa nuova condizione familiare. La permanenza del conflitto tra coniugi si mantiene poi come principale fattore destabilizzante per i figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, una coppia separata senza conflitti, con un&#8217;ottima ridistribuzione dei ruoli familiari, può però andare incontro ad altre problematiche, in relazione al rapporto genitore/figlio, che rischia di subire delle modifiche in negativo proprio a causa dello stress della separazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Come accennato all&#8217;inizio di questa trattazione, l&#8217;età dei minori è fondamentale per comprendere il grado di influenza negativa che può avere sul loro comportamento e sviluppo; in generale, si riscontra che:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          Nei bambini dai 2 ai 3 anni e ½ vi è una forte regressione nel comportamento che può manifestarsi con enuresi (farsi la pipì addosso o nel sonno), o bisogno di affetto ed attenzioni. I bambini di questa età possono inoltre alienarsi, mettersi in disparte ed assumere un atteggiamento triste, imbronciato e smarrito.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          Dai 3 anni e ½ ai 6, si osserva un aumento del comportamento aggressivo con rottura di oggetti, aggressioni ai compagni di giochi, e così via. spesso compaiono anche atteggiamenti di paura.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          Dai 7 ai 10 anni i bambini sono consapevoli del proprio dolore e quindi possono esternarlo se sono abbastanza maturi emotivamente. Il sentimento ricorrente è di tipo abbandonico o di rifiuto quindi la principale fantasia che sviluppano è che i genitori decidano di tornare assieme. Sono frequenti somatizzazioni con mal di pancia, di testa, asma e così via e la loro comparsa/acutizzazione è spesso in relazione alle visite dell&#8217;uno o dell&#8217;altro genitore o dei conflitti tra di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          Dagli 11 anni in poi i cambiamenti dati dalla separazione dei genitori, ma soprattutto nella relazione che si ha con l&#8217;uno e l&#8217;altro genitore, possono portare a conseguenze anche molto diverse tra loro che vanno dal maturare più rapidamente, con un miglioramento nell&#8217;assunzione delle responsabilità, ad un totale arresto dello sviluppo emotivo della persona, con manifestazioni antisociali, depressive, aggressive, fughe, ecc.</p>
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		<item>
		<title>RELAZIONI CON GLI ALTRI: L&#8217;ASSERTIVITÀ</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/le-relazioni-con-gli-altri-lasservitvita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 15:10:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[aggressività]]></category>
		<category><![CDATA[assertività]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[mito del vero amico]]></category>
		<category><![CDATA[passività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo a dare una definizione di ASSERTIVITÀ è stato Salter, il quale la delineò come un modello di comportamento</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il primo a dare una definizione di ASSERTIVITÀ è stato Salter, il quale la delineò come un modello di comportamento capace di favorire il benessere della persona che lo mette in atto e allo stesso tempo di garantire un alto livello di civiltà nei rapporti umani.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-1450" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/happiness-2411727_1920.jpg" alt="Psicoterapia" width="296" height="133" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/happiness-2411727_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/happiness-2411727_1920-300x135.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/happiness-2411727_1920-1024x460.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/happiness-2411727_1920-768x345.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/happiness-2411727_1920-1536x690.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/happiness-2411727_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/happiness-2411727_1920-10x4.jpg 10w" sizes="(max-width: 296px) 100vw, 296px" />L’assertività si trova al centro di un continuum comportamentale i cui poli opposti sono caratterizzati dalla passività da una parte e dall’aggressività dall’altra. È un’abilità sociale ed in quanto tale viene spontaneamente appresa fin dalla nascita grazie ai normali rapporti interpersonali ma, qualora si sviluppi in maniera inadeguata, può essere corretta funzionalmente anche in età adulta.</p>
<p style="text-align: justify;">Essa è la capacità in un contesto interpersonale, di affermare i propri diritti e bisogni, inibendo una risposta ansiosa e mantenendo una buona relazione con l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla base di un comportamento assertivo vi è dunque il riconoscimento di <strong>11 diritti affermativi</strong> che sono:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>Hai il diritto di giudicare il tuo comportamento, pensieri, emozioni e di assumere la responsabilità per l&#8217;iniziativa e le conseguenze su te stesso</li>
<li>Hai il diritto di non offrire ragioni e scuse per giustificare il tuo comportamento</li>
<li>Hai il diritto di giudicare se sei in dovere di trovare le soluzioni ai problemi degli altri</li>
<li>Hai il diritto di cambiare le tue opinioni</li>
<li>Hai il diritto di commettere errori e di essere responsabile di essi</li>
<li>Hai il diritto di dire: NON LO SO</li>
<li>Hai il diritto di essere libero dal giudizio degli altri prima di entrare in relazione con loro</li>
<li>Hai il diritto di essere irrazionale nel prendere decisioni</li>
<li>Hai il diritto di dire: NON CAPISCO</li>
<li>Hai il diritto di dire: NON ME NE OCCUPO</li>
<li>Hai il diritto di dire: NO, senza sentire ansia o colpa.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Questi si presentano a livello cognitivo come pensieri automatici. L’assertivo riconosce il proprio diritto senza ansia, senso di colpa, o desiderio di prevaricazione dell’altro, pertanto risponderà di conseguenza ad ogni richiesta.</p>
<p style="text-align: justify;">La persona aggressiva tenderà a vedere i proprio diritti sul punto di venir calpestati dall’altro pertanto li imporrà, a discapito del mantenimento di una relazione interpersonale positiva</p>
<p style="text-align: justify;">Il passivo invece penserà a salvaguardare la relazione, accordando ogni richiesta all’altro a dispetto dei propri diritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla base dei pensieri automatici ci sono delle “credenze” ossia delle affermazioni di tipo “se…allora”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ESEMPI</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Facciamo degli esempi; una persona sta chiedendo ad un’altra: puoi occuparti del mio cane domani? La persona che risponde non può</p>
<p style="text-align: justify;">L’assertivo di fronte ad una richiesta che non può accondiscendere applicherà il diritto di dire NO seguendo la credenza: se non posso farlo, allora declino educatamente la richiesta, quindi: “No mi dispiace, non posso proprio aiutarti”. In questo modo afferma il proprio diritto e mantiene una relazione positiva con il richiedente.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-1779 alignright" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/Inkede0fzv889cu-vai-ancora-a-lezione-di-bon-ton-certo-che-domanda-del-cazzo_a_LI.jpg" alt="" width="393" height="288" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/Inkede0fzv889cu-vai-ancora-a-lezione-di-bon-ton-certo-che-domanda-del-cazzo_a_LI.jpg 477w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/Inkede0fzv889cu-vai-ancora-a-lezione-di-bon-ton-certo-che-domanda-del-cazzo_a_LI-300x220.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/Inkede0fzv889cu-vai-ancora-a-lezione-di-bon-ton-certo-che-domanda-del-cazzo_a_LI-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/Inkede0fzv889cu-vai-ancora-a-lezione-di-bon-ton-certo-che-domanda-del-cazzo_a_LI-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 393px) 100vw, 393px" />La persona aggressiva vivrà questa richiesta come un sopruso e risponderà come se l’altro la stesse pretendendo: “No di certo, che pensi che non ho nulla da fare?” La sua credenza sarà: Se accetto ogni richiesta, allora si approfitteranno di me (ad esempio). In questo modo afferma il proprio diritto, ma non favorisce la relazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Le risposte date saranno imprevedibili, esplosive, sproporzionate allo stimolo, inadeguate  e causa di sensi di colpa, espressione d&#8217;ostilità o rancore da parte del richiedente. È chiaro che alla lunga un comportamento di questo tipo se inizialmente sembrerà portare dei vantaggi immediati, produrrà isolamento sociale.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1780" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/kudcp6ej6g-quando-ti-stanno-spiegando-un-gioco-e-non-capisci-niente-ma-fai-finta-di-aver-capito_a.jpg" alt="" width="332" height="434" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/kudcp6ej6g-quando-ti-stanno-spiegando-un-gioco-e-non-capisci-niente-ma-fai-finta-di-aver-capito_a.jpg 332w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/kudcp6ej6g-quando-ti-stanno-spiegando-un-gioco-e-non-capisci-niente-ma-fai-finta-di-aver-capito_a-229x300.jpg 229w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/kudcp6ej6g-quando-ti-stanno-spiegando-un-gioco-e-non-capisci-niente-ma-fai-finta-di-aver-capito_a-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/kudcp6ej6g-quando-ti-stanno-spiegando-un-gioco-e-non-capisci-niente-ma-fai-finta-di-aver-capito_a-8x10.jpg 8w" sizes="(max-width: 332px) 100vw, 332px" />La persona passiva si sentirà in colpa nel dire di no, quindi anche se non può accetta la richiesta. La sua credenza solitamente è “se rispondo di no (o in generale se affermo un mio diritto personale) allora sono una persona non meritevole di amore, o stima, o attenzione. Le sue risposte generano frustrazione, insicurezza, senso di colpa, ansia, isolamento e inibizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo le persone passive danno adito a manipolazioni e non consentono l&#8217;attuazione degli scopi che hanno originato la risposta, favoriscono atti d&#8217;offesa e di prevaricazione su di loro; confondono una presa di posizione per aggressività, pertanto non la attuano mai e non riconoscono, o non accettano di avere dei propri diritti. Temono che un atto affermativo comporti conseguenze negative per la relazione e tendono a confondere la propria passività per una buona qualità personale, come la disponibilità. In realtà mancano di abilità comunicative ed agiscono sulla base del principio di compiacere gli altri per evitare il conflitto ad ogni costo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se inizialmente le persone passive eludono uno stato d&#8217;ansia ed acquistano approvazione e lode come persone generose, disponibili, altruiste, servizievoli e tranquille, alla fine tendono a perdere stima di sé, a nutrire risentimento, a provare irritazione e rabbia, che talvolta può essere somatizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Come detto all’inizio alla base di un comportamento interpersonale vi è la gestione dell’ansia nel guidare la risposta da dare all’altro; questa emozione, infatti, che è solo la naturale risposta a stimoli di minaccia più o meno reali, preclude la possibilità ad un accomodamento emotivo; la persona risponderà all’ansia per evitarla e non alla richiesta reale e, se l’aggressivo lo farà sfociando in un conflitto aperto, il passivo invece la eviterà sottomettendosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COSA PREVEDE LA TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-1781 alignright" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/brain-20424_640.jpg" alt="" width="385" height="295" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/brain-20424_640.jpg 640w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/brain-20424_640-300x230.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/brain-20424_640-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/brain-20424_640-10x8.jpg 10w" sizes="(max-width: 385px) 100vw, 385px" />Un training assertivo non si basa quindi solo sul lavorare sulle risposte da dare, anzi, il percorso principale prevede proprio di iniziare da una serie di idee disfunzionali e miti che la persona possiede da tanto tempo e che si caratterizzano per essere per lei una vera e propria legge; queste si attiverebbero nelle relazioni interpersonali generando ansia e quindi elicitando una risposta “protettiva”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le <strong>idee irrazionali disturbanti</strong> sono state elaborate da Brondino e Calva, e secondo Ellis, Lange e Jakubowski quelle responsabili di atteggiamenti e comportamenti anassertivi sono:</p>
<p style="text-align: justify;">È necessario essere amato e approvato da quasi tutti in quasi tutto ciò che faccio. (se non sono amato non valgo niente; non ce la farò mai, allora non ho nessuno su cui contare, anche questa volta ho sbagliato amico&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna essere totalmente esperti, adatti ed efficienti sotto ogni possibile aspetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Certe persone sono cattive, malvagie, vili o inferiori e devono essere severamente castigate o accusate per i loro difetti, peccati o cattive azioni.</p>
<p style="text-align: justify;">È terribile, orrendo e catastrofico che le cose non marcino nel modo in cui si vorrebbe che marciassero.</p>
<p style="text-align: justify;">La disgrazia umana ha cause esterne e l&#8217;individuo non è in grado di controllare le sue angosce o di liberarsi dei sentimenti negativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se qualcosa è o può essere pericoloso o temibile, l&#8217;individuo deve preoccuparsene moltissimo e deve sentirsi sconvolto.</p>
<p style="text-align: justify;">È più facile sfuggire a molte difficoltà e responsabilità della vita che mettere in pratica forme di autodisciplina più soddisfacenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il passato è di assoluta importanza; se una volta qualcosa ha danneggiato la vita di qualcuno, continuerà a farlo indefinitamente.</p>
<p style="text-align: justify;">La gente e le cose dovrebbero essere diversi da come sono ed è catastrofico non trovare immediatamente soluzioni perfette per le sgradevoli realtà della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il massimo della felicità umana si può ottenere attraverso l&#8217;inerzia e l&#8217;inazione o &#8220;auto-compiacendosi di se stessi&#8221; passivamente e senza impegnarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si deve infastidire moltissimo per i problemi e i turbamenti degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Si deve avere qualcuno più forte di noi in cui confidare e da cui dipendere.</p>
<p style="text-align: justify;"><u>Queste idee, totalmente irrazionali, sono invece considerate legittime e necessarie dalle persone anassertive</u>. Naturalmente, non si parla di avere una o due idee irrazionali, magari in determinate situazioni o con determinate persone, ma di una tendenza più globale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I miti o le errate opinioni della persona</strong>, tendono ad essere ancora più radicate in quanto spesso sono apprese durante l&#8217;educazione familiare e divengono pertanto principi morali della persona.</p>
<p style="text-align: justify;">I miti più importanti, ricavati dall&#8217;elaborazione di Ellis, sono i seguenti:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mito della modestia</em></p>
<p style="text-align: justify;">Gli individui che aderiscono a questo mito, ritengono che la modestia sia una virtù necessaria e quindi, sono incapaci di vivere ed accettare con equilibrio il riconoscimento dei propri meriti e dei propri pregi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale convinzione si traduce in disagio di fronte ad apprezzamenti o complimenti, sebbene realistici e fondati. Questo atteggiamento, induce l&#8217;incapacità a rispondere verbalmente ai complimenti o di parlare positivamente di sé e lascia il posto, al contrario, al formarsi di un&#8217;idea negativa di se stessi che, così come nega ogni lode, è disposta a giustificare qualsiasi critica o deprezzamento nei propri confronti. L&#8217;attenzione e l&#8217;emotività dell&#8217;individuo, si concentrano di conseguenza sugli aspetti peggiori o deboli della propria personalità e, esaltando i fallimenti, innescano un meccanismo d&#8217;ansia e depressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha valore terapeutico il diritto di valorizzare e riconoscere le proprie qualità, l&#8217;importanza, quando ci si presenta, di parlare nella giusta misura di sé e dei propri aspetti positivi e la necessità di accettare senza minimizzarli, i complimenti degli altri e di valorizzare noi stessi ed i pregi altrui.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mito dell&#8217;ansia</em></p>
<p style="text-align: justify;">Queste persone sono terrorizzate all&#8217;idea di poter rivelare agli altri la propria ansia, poiché essa è vissuta come prova ed indice di debolezza. Tale comportamento è una conseguenza dell&#8217;adesione ad un ideale d&#8217;uomo &#8220;tutto d&#8217;un pezzo&#8221; che può contare in ogni circostanza sulla perfetta padronanza di se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto, lo sforzo per sfuggire l&#8217;ansia rende l&#8217;individuo più sensibile ad ogni aumento del suo livello d&#8217;ansia, contribuendo ad innalzarlo ulteriormente.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mito dell&#8217;obbligo</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questo mito è connesso direttamente a quello del vero amico che vedremo di seguito, in quanto l&#8217;adesione ad esso comporta, da un lato l&#8217;incapacità a rifiutare un piacere ad un amico o più in generale da dissentire dalle opinioni espresse da persone a cui si desidera piacere, dall&#8217;altro, la convinzione che ogni richiesta che facciamo agli altri, sia un&#8217;imposizione e come tale vada evitata per non cagionare fastidio o rancori di vario tipo. Nel primo caso il soggetto agirebbe per obbligo, nell&#8217;altro non agirebbe affatto, per paura di &#8220;obbligare&#8221; gli altri. Come risultato, la frustrazione provata in qualunque situazione viene proiettata all&#8217;esterno, nel senso che la responsabilità della comunicazione è sempre di coloro che sono a noi vicini, fino a raggiungere la conclusione che nessuno ci capisce davvero. Insorge quindi la speranza di incontrare la persona eletta, quella in grado di comprendere, capire senza chiedere, anticipare e soddisfare ogni nostra implicita e sottintesa richiesta, andando inoltre a prevenire ed evitare ogni lavoro incarico a noi sgradito. Tale aspettativa viene naturalmente disattesa generando sfiducia e diffidenza verso il prossimo, fino all&#8217;isolamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mito del vero amico</em></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;amicizia è considerata un bene fondamentale, soprattutto nella nostra cultura e questo mito consiste appunto nel convincimento che la corrispondenza di intenti ed affetti tra due persone amiche deve essere tale da anticipare e comprendere bisogni, pensieri e aspettative l&#8217;uno dell&#8217;altro, senza che ci si debba esprimere in proposito. In realtà, solo comunicando ed esprimendo apertamente i nostri sentimenti possiamo essere certi di venir compresi e di riuscire a trovare un accordo costruttivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mito del migliore amico, genera spesso la sensazione che le persone si approfittano di noi, che non siano interessati e che non comprendano a pieno le nostre esigenze&#8230;e purtroppo è così!!!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tecniche di Addestramento Assertivo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-1782" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/christmas-2411764_640.jpg" alt="" width="328" height="147" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/christmas-2411764_640.jpg 640w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/christmas-2411764_640-300x135.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/christmas-2411764_640-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/christmas-2411764_640-10x4.jpg 10w" sizes="(max-width: 328px) 100vw, 328px" />Nel lavoro psicoterapeutico è fondamentale procedere ad una “ristrutturazione” di queste idee irrazionali e dei miti, ma contemporaneamente si può lavorare anche sulla singola abilità comunicativa attraverso alcune tecniche specifiche. Questo ha senso soprattutto se la persona che si rivolte allo psicologo necessità di apprendere rapidamente l’abilità assertiva, per esempio a seguito di una necessità lavorativa. In questo senso si parla di vero e proprio “addestramento assertivo” che  si basa su sottoinsiemi di abilità:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sincronizzazione</em></p>
<p style="text-align: justify;">si riferisce alla congruenza di tutte le abilità non verbali e di quelle verbali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Aspetto fisico</em></p>
<p style="text-align: justify;">Pur non essendo una tecnica assertiva vera e propria, l&#8217;aspetto fisico esterno assume un ruolo significativo nel contesto del trainino assertivo; infatti, molte persone ignorano che la maggior parte degli aspetti del loro fisico, mal valorizzati o trascurati, possono provocare distacco ed emarginazione da parte degli altri. Non parliamo solo del modo di vestire, ma più in generale dell&#8217;atteggiamento della persona.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Osservazione</em></p>
<p style="text-align: justify;">Si riferisce al concetto di passare dal ruolo di osservato, sempre sotto gli occhi di tutti e quindi impegnato a sostenere la &#8220;propria parte&#8221;, a quello di osservatore.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Contatto oculare</em></p>
<p style="text-align: justify;">Guardare il proprio interlocutore è segno d&#8217;interesse ed attenzione ed è un potente mezzo per dichiarare la propria sincerità e disponibilità.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mimica facciale</em></p>
<p style="text-align: justify;">La mimica facciale è quindi complemento del contatto oculare e con essa si fa riferimento ad ogni variazione di sopracciglia, occhi, bocca e guance.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tono della voce</em></p>
<p style="text-align: justify;">È importantissima per definire il significato all&#8217;espressione verbale; attraverso la sua variazione si sposta l&#8217;intero contenuto semantico e consente l&#8217;ampliamento del repertorio espressivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Gestualità</em></p>
<p style="text-align: justify;">Serve a rinforzare il contenuto verbale e si riferisce ai movimenti di mani e braccia che accompagnano la comunicazione. Entrambe le funzioni sono da considerarsi fenomeni di carattere culturale e, il possesso del codice gestuale consente l&#8217;arricchimento del proprio vocabolario e di inibire in modo efficace l&#8217;ansia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Spazio sociale</em></p>
<p style="text-align: justify;">È rappresentato in prima istanza dalla posizione che l&#8217;individuo occupa nello spazio; nel caso di un passivo ci aspetteremo che faccia &#8220;da tappezzeria&#8221; all&#8217;ambiente in cui si trova, minimizzando e confondendo la propria presenza; l&#8217;aggressivo sfrutta invece tutto lo spazio che ha a disposizione, spesso invadendo quello altrui: si avvicina alle persone, gesticola visibilmente ed ha un atteggiamento globale in conversazione intimidatorio e provocatorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Più in specifico lo spazio sociale si distingue in:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Posizione</li>
<li>Visibilità sociale</li>
<li>Spazio corporeo</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">E quest&#8217;ultimo a sua volta si analizza in termini di orientamento del corpo nello spazio e di distanza sociale, fino a raggiungere il contatto dell&#8217;altro, con la stretta di mano o in termini di maggior intimità con tutto il corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le abilità verbali sono riassumibili come:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Auto apertura</li>
<li>Inserimento in conversazione</li>
<li>Libere informazioni</li>
<li>Domande chiuse, aperte e risposte riflesse</li>
<li>Cambio argomento e Porre fine alla conversazione</li>
<li>Gestione del silenzio</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Infine appare utile menzionare le abilità di difesa e persistenza, in quanto, la persona assertiva, non sempre ha a che fare con persone che hanno appreso questa stessa abilità e inoltre, in alcune occasioni particolari tutti diventiamo in qualche modo un po&#8217; più anassertivi. In caso di critica o manipolazione, è spesso inevitabile provare sentimenti particolari quali il senso di colpa, di ignoranza, o ansia generalizzata, ma, in virtù della difesa dei propri diritti, mantenendo una relazione sociale positiva, possono tornar utili alcune tecniche specifiche. È importante che, prima di scegliere una tecnica, sia chiaro che il sentimento che stiamo provando è solo nostro, nel senso che nessuno &#8220;ce l&#8217;ha fatto provare&#8221;. Queste infatti non sono tecniche utili a farci smettere di provare ansia, senso di colpa o di ignoranza, ma a difenderci da un tentativo di manipolazione, anche inconsapevole dell&#8217;altro.</p>
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</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anchisi, R., Gambotto Dessy, M. (1995). Non solo comunicare. Teoria e pratica del comportamento assertivo. Edizioni liberia cortina. Torino.</p>
<p style="text-align: justify;">Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Goldwurm, G.F., Sacchi, D., Scarlato, A. (1986). Le tecniche di rilassamento nella terapia comportamentale. Franco Angeli.</p>
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