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	<title>Ambulatorio di Psicologia</title>
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	<title>Ambulatorio di Psicologia</title>
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		<title>EMDR</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2020/10/13/emdr/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2020 12:58:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo post traumatico da stress]]></category>
		<category><![CDATA[emdr]]></category>
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		<category><![CDATA[trauma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo Originale tratto dal sito dell&#8217;EMDR EUROPE Che cos’è l’EMDR? L’EMDR (dall’inglese&#160;Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2020/10/13/emdr/">EMDR</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
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<p>Articolo Originale tratto dal sito dell&#8217;<a href="https://emdr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">EMDR EUROPE</a></p>



<h3>Che cos’è l’EMDR?</h3>



<p>L’EMDR (dall’inglese&nbsp;<em>Eye Movement Desensitization and Reprocessing</em>, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico.<br><strong>L’EMDR</strong>&nbsp;si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.<br>Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno una desensibilizzazione, perdono la loro carica emotiva negativa. Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, diventando più adattivi dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette al paziente, attraverso la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva che avviene, di cambiare prospettiva, cambiando le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione oltre ad eliminare le reazioni fisiche. Questo permette, in ultima istanza, di adottare comportamenti più adattivi. Dal punto di vista clinico e diagnostico, dopo un trattamento con EMDR il paziente non presenta più la sintomatologia tipica del disturbo post-traumatico da stress, quindi non si riscontrano più gli aspetti di intrusività dei pensieri e ricordi, i comportamenti di evitamento e l’iperarousal neurovegetativo nei confronti di stimoli legati all’evento, percepiti come pericolo. Un altro cambiamento significativo è dato dal fatto che il paziente discrimina meglio i pericoli reali da quelli immaginari condizionati dall’ansia.</p>



<p><strong>Si sente che veramente il ricordo dell’ esperienza traumatica fa parte del passato e quindi viene vissuta in modo distaccato. I pazienti in genere riferiscono che, ripensando all’evento, lo vedono come un “ricordo lontano”, non più disturbante o pregnante dal punto di vista emotivo.</strong></p>



<p>Dopo l’EMDR il paziente ricorda l’evento ma il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più adattiva. L’esperienza è usata in modo costruttivo dall’individuo ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo. Cioè il paziente realizza le connessioni di associazioni appropriate, quello che è utile è appreso ed immagazzinato con l’emozione corrispondente ed è disponibile per l’uso futuro.</p>



<h3>Quali sono le basi dell’EMDR?</h3>



<p>L’approccio EMDR, adottato da un numero sempre crescente di psicoterapeuti in tutto il mondo, è basato sul modello di elaborazione adattiva dell’Informazione (AIP). Secondo l’AIP, l’evento traumatico vissuto dal soggetto viene immagazzinato in memoria insieme alle emozioni, percezioni, cognizioni e sensazioni fisiche disturbanti che hanno caratterizzato quel momento. Tutte queste informazioni immagazzinate in modo disfunzionale, restano “congelate” all’interno delle reti neurali e incapaci di mettersi in connessione con le altre reti con informazioni utili. Le informazioni ”congelate” e racchiuse nelle reti neurali, non potendo essere elaborate, continuano a provocare disagio nel soggetto, fino a portare all’insorgenza di patologie come il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e altri disturbi psicologici.&nbsp;Le cicatrici degli avvenimenti più dolorosi, infatti, non scompaiono facilmente dal cervello: molte persone continuano dopo decenni a soffrire di sintomi che ne condizionano il benessere e impediscono loro di riprendere una nuova vita.<br>L’obiettivo dell’EMDR è quello di ripristinare il naturale processo di elaborazione delle informazioni presenti in memoria per giungere ad una risoluzione adattiva attraverso la creazione di nuove connessioni più funzionali. Una volta avvenuto ciò, il paziente può vedere l’evento disturbante e se stesso da una nuova prospettiva. L’EMDR considera tutti gli aspetti di un’ esperienza stressante o traumatica, sia quelli cognitivi ed emotivi che quelli comportamentali e neurofisiologici. Utilizzando un protocollo strutturato il terapeuta&nbsp; guida il paziente nella descrizione dell’evento traumatico, aiutandolo a scegliere gli elementi disturbanti importanti. &nbsp;Al termine della seduta di EMDR, quando il processo di rielaborazione ha raggiunto la risoluzione adattiva, l’esperienza è usata in modo costruttivo dalla persona ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo.<br>Attraverso il trattamento con l’EMDR è dunque possibile alleviare la sofferenza emotiva, permettere la riformulazione delle credenze negative e ridurre l’arousal fisiologico del paziente.<br>Questo approccio risulta efficace anche con i pazienti che hanno difficoltà nel verbalizzare l’evento traumatico che hanno vissuto. L’EMDR, infatti, utilizza tecniche che possono fornire al paziente un maggior controllo verso le esperienze di esposizione (poiché non si basa su interventi verbali), e che possono aiutarlo nella regolazione e nella gestione delle emozioni intense che potrebbero scaturire durante la fase di elaborazione.</p>



<h3>L’EMDR come approccio evidence -based</h3>



<p>Nel lasso di trent’anni dalla sua scoperta, ad opera della ricercatrice americana Francine Shapiro, l’EMDR ha ricevuto più conferme scientifiche di qualunque altro metodo usato nel trattamento dei traumi. Oggi è riconosciuto come metodo&nbsp;<em>evidence based</em>&nbsp;per il trattamento dei disturbi post traumatici, approvato, tra gli altri,&nbsp;<em>dall’American Psychological Association</em>&nbsp;(1998-2002), dall’<em>American Psychiatric Association</em>&nbsp;(2004), dall<em>’International Society for Traumatic Stress Studies</em>&nbsp;(2010) e dal nostro&nbsp;<em>Ministero della salute</em>&nbsp;nel 2003. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’agosto del 2013, ha riconosciuto l’EMDR come trattamento efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati.<br>L’efficacia dell‘EMDR è stata dimostrata in tutti i tipi di trauma, sia per il Disturbo Post Traumatico da Stress che per i traumi di minore entità. &nbsp;La ricerca recente mostra che, attraverso l’utilizzo dell’EMDR, le persone possono beneficiare degli effetti di una psicoterapia che una volta avrebbe impiegato anni per fare la differenza. Alcune ricerche hanno infatti dimostrato che tra l’84% e il 90% dei pazienti che riportavano l’esperienza di un singolo evento traumatico non mostravano più i sintomi di un Disturbo da Stress Post-traumatico dopo sole 3 sessioni di EMDR da 90 minuti ciascuna. L’efficacia dell’EMDR nel trattamento del PTSD è ormai ampiamente riconosciuta e documentata, ma attualmente l’EMDR è un approccio terapeutico ampiamente usato anche per il trattamento di varie patologie e disturbi psicologici. Data l’importanza che gli eventi traumatici (siano essi traumi singoli che cumulativi e relazionali) rivestono nello sviluppo di differenti patologie, diviene importante affrontarle attraverso un approccio che tenga in considerazione e riesca ad intervenire sull’origine traumatica di tali disturbi.<br>La ricerca riguardante l’EMDR è una delle prime in cui sono stati evidenziati i cambiamenti neurobiologici che si verificano durante ogni seduta di psicoterapia, rendendo l’EMDR il primo trattamento psicoterapeutico con un’efficacia neurobiologica provata. Le scoperte in questo campo confermano l’associazione tra i risultati clinici di questa terapia e alcuni cambiamenti a livello delle strutture e del funzionamento cerebrale.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Dato il riconoscimento a livello mondiale dell’efficacia di questo metodo terapeutico per il trattamento del trauma, ad oggi più di 120.000 clinici in tutto il mondo usano questa terapia. Milioni di persone sono state trattate con successo negli ultimi anni.</p></blockquote>
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		<title>Imputabilità: capacità di intendere e di volere</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2015/01/12/imputabilita-capacita-di-intendere-e-di-volere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2015 09:48:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia forense: Penale]]></category>
		<category><![CDATA[capacità di intendere]]></category>
		<category><![CDATA[capacità di volere]]></category>
		<category><![CDATA[imputabilità]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’imputabilità è una condizione necessaria affinché la persona che ha commesso un reato sia anche perseguibile legalmente per esso. Spesso,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’imputabilità è una condizione necessaria affinché la persona che ha commesso un reato sia anche perseguibile legalmente per esso. Spesso, probabilmente influenzati dai telefilm e dai film americani, si tende a pensare che l’infermità di mente sia un modo per sfuggire ad una pena detentiva, ma non è del tutto esatto.&nbsp; Una persona non imputabile perché al momento del fatto non era in grado di intendere e di volere, se potenzialmente pericolosa per gli altri, non viene lasciata a piede libero e, piuttosto che in un carcere viene detenuta in una struttura comunque protetta, ma che ne garantisca il più possibile il recupero.</p>
<div id="attachment_1228" style="width: 1290px" class="wp-caption alignnone"><img aria-describedby="caption-attachment-1228" loading="lazy" class="wp-image-1228 size-full" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2015/01/imputabilita.jpg" alt="Imputabilità" width="1280" height="1008" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2015/01/imputabilita.jpg 1280w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2015/01/imputabilita-300x236.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2015/01/imputabilita-1024x806.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2015/01/imputabilita-768x605.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2015/01/imputabilita-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2015/01/imputabilita-10x8.jpg 10w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><p id="caption-attachment-1228" class="wp-caption-text">Capacità d&#8217;intendere e di volere</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo infatti ricordare che lo scopo della detenzione non è solo “punitivo”, ma principalmente di recupero dell’integrità della persona che ha commesso un reato; attraverso la pena il reo impara a non reiterare comportamenti analoghi ed allo stesso modo, la persona affetta da grave psicopatologia può essere curata.</p>
<p style="text-align: justify;">La “capacità” che sottende l’imputabilità è sia di intendere, ossia comprendere che cosa sta succedendo in un dato momento e di prevedere per quanto possibile la conseguenza di una propria azione in quel determinato contesto; che di volere, quindi di autodeterminarsi sulla base dell’analisi dei dati di realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono tre cause in grado di escludere l’imputabilità:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Fisiologiche (la minore età – 14 anni)</li>
<li>Patologiche (infermità)</li>
<li>Tossiche (intossicazione da alcool o stupefacenti)</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">In tema di imputabilità, le anomalie che influiscono sulla capacità di intendere e di volere sono soltanto le malattie mentali in senso stretto, ossia le insufficienze cerebrali originarie e quelle derivanti da conseguenze stabilizzate di danni cerebrali di varia natura e le psicosi acute o croniche.</p>
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		<title>AREA FORENSE PENALE</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2010/07/25/area-forense-penale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 12:27:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Area Forense]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia forense: Penale]]></category>
		<category><![CDATA[capacità di intendere]]></category>
		<category><![CDATA[capacità di volere]]></category>
		<category><![CDATA[imputabilità]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità sociale]]></category>
		<category><![CDATA[stalking]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perizia Penale: Valutazione dell&#8217;imputabilità (capacità di intendere e di volere al momento dei fatti); Valutazione della pericolosità sociale; Valutazione della</p>
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<p>Perizia Penale:<img loading="lazy" class="wp-image-1235 size-full alignright" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/Forense-Penale.jpeg" alt="Forense Penale" width="1280" height="853" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/Forense-Penale.jpeg 1280w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/Forense-Penale-300x200.jpeg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/Forense-Penale-1024x682.jpeg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/Forense-Penale-768x512.jpeg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/Forense-Penale-1x1.jpeg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/Forense-Penale-10x7.jpeg 10w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p><a title="Imputabilità: capacità di intendere e di volere" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2015/01/12/imputabilita-capacita-di-intendere-e-di-volere/">Valutazione dell&#8217;imputabilità (capacità di intendere e di volere al momento dei fatti)</a>;</p>
<p>Valutazione della pericolosità sociale;</p>
<p>Valutazione della capacità di stare in giudizio;</p>
<p>Valutazione dell&#8217;abuso sessuale su minore.</p>
<p><!-- [if gte mso 9]><xml> Normal   0         14         false   false   false      IT   X-NONE   X-NONE                                                     MicrosoftInternetExplorer4 </xml><![endif]--><!-- [if gte mso 9]><xml> </xml><![endif]--></p>
<p><!-- [if gte mso 10]> <mce:style><! /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Calibri","sans-serif";} --> <!--[endif]--></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/08/11/linee-guida-dello-psicologo-forense/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi le linee guida dello Psicologo in ambito Giuridico</a></p>
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		<title>AREA FORENSE CIVILE</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2010/07/25/area-forense-civile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 12:26:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Area Forense]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia forense: Civile]]></category>
		<category><![CDATA[affidamento]]></category>
		<category><![CDATA[burn-out]]></category>
		<category><![CDATA[danno biologico]]></category>
		<category><![CDATA[danno esistenziale]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[mobbing]]></category>
		<category><![CDATA[separazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Consulenza Civile: Separazione ed affidamento dei figli; Risarcimento del danno biologico (di natura psicologica); Risarcimento del danno esistenziale; Risarcimento del</p>
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<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2010/07/12/separazione-ed-affidamento-dei-figli/">Separazione ed affidamento dei figli</a>;</p>
<p>Risarcimento del danno biologico (di natura psicologica);</p>
<p>Risarcimento del danno esistenziale;</p>
<p>Risarcimento del danno da lutto;</p>
<p>Risarcimento del danno da Mobbing;</p>
<p>Risarcimento del danno da Burn-out.</p>
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		<title>Separazione ed affidamento dei figli</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2010/07/12/separazione-ed-affidamento-dei-figli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 13:41:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia forense: Civile]]></category>
		<category><![CDATA[affidamento]]></category>
		<category><![CDATA[aggressività]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[separazione]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito della separazione, certamente l&#8217;intervento del CTU e/o dei CTP deriva dalla necessità di richiedere un parere tecnico scientifico sull&#8217;adeguatezza</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ambito della separazione, certamente l&#8217;intervento del CTU e/o dei CTP deriva dalla necessità di richiedere un parere tecnico scientifico sull&#8217;adeguatezza genitoriale di uno od entrambi i coniugi, valutare il contesto relazionale degli ex coniugi, dei figli e delle famiglie di origine, evidenziare eventuali disfunzionalità di tali relazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">In tale ambito è necessario effettuare diversi colloqui clinici ed osservazioni dirette dei figli, dei genitori e del contesto familiare in toto. È spesso auspicabile l&#8217;utilizzo di alcuni test sia aspecifici che specifici che possano mettere in luce in maniera più oggettiva e chiara il vissuto dei figli, soprattutto quando sono piccoli.</p>
<p style="text-align: justify;">La consulenza tecnica non è un mezzo di prova, ma un mezzo di integrazione in quanto il consulente non fornisce i dati obiettivi del caso concreto, ma gli strumenti logici e scientifici necessari per la valutazione dello stesso (art. 60 c.p.c.). La CTU non è inoltre uno spazio terapeutico, ma un ambito sempre e comunque valutativo e di indagine.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fine della Consulenza è quella di aiutare il Giudice a stabilire il regime affidatario dei figli più idoneo alla famiglia in esame e stabilire le modalità e frequenze di visita.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1759 alignleft" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/family-3090056_640.jpg" alt="" width="640" height="426" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/family-3090056_640.jpg 640w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/family-3090056_640-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/family-3090056_640-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2010/07/family-3090056_640-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La separazione determina una faticosa e dolorosa ridefinizione dei ruoli, delle interazioni e delle funzioni familiari ed è imprescindibile dalla presa di coscienza circa i motivi che hanno portato al fallimento del matrimonio. Con ognuno degli ex coniugi vanno indagati tali cause e cosa queste significhino per loro stessi e la famiglia che avevano costituito insieme, in modo che si possa attribuire chiaramente la responsabilità di ciascuno ed accertarsi che essa venga assunta come tale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene la coppia coniugale si vada ad infrangere, la coppia genitoriale deve invece rimanere tale, andando quindi a condividere un progetto genitoriale comune che minimizzi gli effetti, purtroppo ineludibili, che la separazione ed il divorzio hanno sui figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale ripercussione può essere molto grave, arrivando ad incidere addirittura sullo sviluppo psico-sociale dei bambini, sempre in relazione comunque alla loro età. In maniera più o meno consapevole, sono gli stessi genitori talvolta a mettere in atto azioni manipolatorie per portare dalla &#8220;propria parte emotiva&#8221; i figli della coppia e questa attività è spesso deleteria per la separazione, per l&#8217;affidamento e soprattutto per il benessere sia degli ex coniugi che dei figli. Tale comportamento se portato all&#8217;estremo va a determinare quella che prende il nome di Sindrome di Alienazione Parentale o PAS, per il suo acronimo inglese (Parental Alienation Syndrome).</p>
<p style="text-align: justify;">In generale però, lo stesso cambiamento dell&#8217;architettura familiare, può incidere negativamente sullo sviluppo dei figli soprattutto quando si determina un tipo di affidamento (non mitigato dal diritto di visita) monogenitoriale. Non è tanto la perdita quindi dell&#8217;unione della coppia coniugale a destabilizzare i minori, quanto la necessità dei genitori di ridefinire chiaramente i ruoli che rivestono in questa nuova condizione familiare. La permanenza del conflitto tra coniugi si mantiene poi come principale fattore destabilizzante per i figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, una coppia separata senza conflitti, con un&#8217;ottima ridistribuzione dei ruoli familiari, può però andare incontro ad altre problematiche, in relazione al rapporto genitore/figlio, che rischia di subire delle modifiche in negativo proprio a causa dello stress della separazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Come accennato all&#8217;inizio di questa trattazione, l&#8217;età dei minori è fondamentale per comprendere il grado di influenza negativa che può avere sul loro comportamento e sviluppo; in generale, si riscontra che:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          Nei bambini dai 2 ai 3 anni e ½ vi è una forte regressione nel comportamento che può manifestarsi con enuresi (farsi la pipì addosso o nel sonno), o bisogno di affetto ed attenzioni. I bambini di questa età possono inoltre alienarsi, mettersi in disparte ed assumere un atteggiamento triste, imbronciato e smarrito.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          Dai 3 anni e ½ ai 6, si osserva un aumento del comportamento aggressivo con rottura di oggetti, aggressioni ai compagni di giochi, e così via. spesso compaiono anche atteggiamenti di paura.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          Dai 7 ai 10 anni i bambini sono consapevoli del proprio dolore e quindi possono esternarlo se sono abbastanza maturi emotivamente. Il sentimento ricorrente è di tipo abbandonico o di rifiuto quindi la principale fantasia che sviluppano è che i genitori decidano di tornare assieme. Sono frequenti somatizzazioni con mal di pancia, di testa, asma e così via e la loro comparsa/acutizzazione è spesso in relazione alle visite dell&#8217;uno o dell&#8217;altro genitore o dei conflitti tra di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;          Dagli 11 anni in poi i cambiamenti dati dalla separazione dei genitori, ma soprattutto nella relazione che si ha con l&#8217;uno e l&#8217;altro genitore, possono portare a conseguenze anche molto diverse tra loro che vanno dal maturare più rapidamente, con un miglioramento nell&#8217;assunzione delle responsabilità, ad un totale arresto dello sviluppo emotivo della persona, con manifestazioni antisociali, depressive, aggressive, fughe, ecc.</p>
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		<item>
		<title>INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA GIURIDICA</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/12/16/psicologia-giuridica-e-forense/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 09:27:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Area Forense]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[CTP]]></category>
		<category><![CDATA[CTU]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
		<category><![CDATA[perizia]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia giuridica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre all&#8217;ambito squisitamente clinico di cui mi occupo dal 2003, come Psicologa e dal 2008 come Psicoterapeuta Cognitivo &#8211; Comportamentale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oltre all&#8217;ambito squisitamente clinico di cui mi occupo dal 2003, come Psicologa e dal 2008 come Psicoterapeuta Cognitivo &#8211; Comportamentale (Specializzazione quadriennale post-lauream) nel 2007 mi sono affacciata all&#8217;ambito psicoforense.</p>
<p style="text-align: justify;">La perizia psicologica è un&#8217;indagine di tipo conoscitivo, che spesso viene rilasciata in forma scritta. Questa perizia viene richiesta da un committente che necessita di tale parere specialistico su una questione psicologica. Il richiedente può essere sia il giudice, che le parti, siano esse avvocati di accusa e difesa, che il Pubblico Ministero.</p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<h2 style="text-align: justify;">CTU</h2>
<p style="text-align: justify;">Consulenza Tecnica di Ufficio (in ambito civile) o Perizia (in ambita penale); viene richiesta dal Giudice che pone al consulente/perito da lui stesso scelto, degli specifici quesiti la cui risposta specialistica può aiutarlo nella presa di decisione finale.</p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<h2 style="text-align: justify;">CTP</h2>
<p style="text-align: justify;">Consulente Tecnico di Parte; viene assunto dalla parte, sia essa accusa, difesa, o Pubblico ministero per aiutare il CTU/Perito a svolgere la propria indagine per il Giudice e garantire alla parte che tale approfondimento sia condotto in maniera equa e con strumenti conoscitivi adeguati.</p>
<p style="text-align: justify;">I consulenti di parte verificano la correttezza, formale e sostanziale del&#8217;operato del Consulente d&#8217;Ufficio; suggeriscono, indicano e richiedono al CTU le azioni da intraprendere, le operazioni da svolgere e le eventuali ulteriri aree da sottoporre ad indagine.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Consulente di Parte, deve poi lavorare con il cliente affinchè sappia esporre nella maniera più chiara la propria versione dei fatti di fronte al Consulente Tecnico d&#8217;Ufficio.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualora il CTP non sia d&#8217;accordo con le strategie o le modalità di gestione dell&#8217;indagine da parte del CTU, egli deve mostrare il proprio dissenso ed invitare il CTU a rivolgersi al Giudice affinchè fornisca indicazioni adeguate, oppure rivolgersi al legale di parte affinchè lo rappresenti di fronte al Giudice. Il CTP deve esporre chiaramente le proprie deduzioni e richieste dell&#8217;indagine in corso, di modo che il CTU possa includerle e tenerne conto  nella stesura della relazione che consegnerà al Giudice. Quando il Consulente di Parte non è d&#8217;accordo con le conclusioni del Consulente d&#8217;Ufficio, consegna alla propria parte una propria relazione che contenga le controdeduzioni dell&#8217;indagine svolta.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>LINEE GUIDA DELLO PSICOLOGO FORENSE</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/08/11/linee-guida-dello-psicologo-forense/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 14:24:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Area Forense]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia giuridica]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Approvato dal Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana di Psicologia Giuridica a Roma il 17 gennaio 1999 dalla Assemblea dell’Associazione Italiana di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Approvato dal Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana di Psicologia Giuridica a Roma il 17 gennaio 1999 dalla Assemblea dell’Associazione Italiana di Psicologia Giuridica a Torino il 15 ottobre 1999.</p>
<p style="text-align: justify;">PREAMBOLO<br />
Le seguenti disposizioni non sono sostitutive del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani in quanto ogni psicologo è tenuto ad osservare le sue norme quale che sia la propria specialità. Esse consistono in linee guida cui attenersi nell’esercizio dell’attività psicologica in ambito forense.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 1</p>
<p style="text-align: justify;">Lo psicologo forense è consapevole della responsabilità che deriva dal fatto che nell’esercizio della sua professione può incidere significativamente – attraverso i propri giudizi espressi agli operatori forensi ed alla magistratura – sulla salute, sul patrimonio e sulla libertà degli altri. Pertanto, presta particolare attenzione alle peculiarità normative, organizzative sociali e personali del contesto giudiziario ed inibisce l’uso non appropriato delle proprie opinioni e della propria attività.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 2<br />
Lo psicologo forense non abusa della fiducia e della dipendenza degli utenti destinatari e delle sue prestazioni che a causa del processo sono particolarmente vulnerabili alla propria<br />
attività. Per questo, lo psicologo si rende responsabile dei propri atti professionali e delle loro prevedibili dirette conseguenze (cfr. art. 3 C.D.).</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 3<br />
Lo psicologo forense, vista la particolare autorità del giudicato cui contribuisce con la propria prestazione, mantiene un livello di preparazione professionale adeguato, aggiornandosi continuamente negli ambiti in cui opera, in particolare per quanto riguarda contenuti della psicologia giuridica, segnatamente quella giudiziaria, e delle norme giuridiche rilevanti. Non accetta di offrire prestazioni su argomenti in materia in cui non sia preparato e si adopera affinché i quesiti gli siano formulati in modo che egli possa correttamente rispondere.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 4<br />
Lo psicologo forense nei rapporti con i magistrati, gli avvocati e le parti mantiene la propria autonomia scientifica e professionale. Sia pure tenendo conto che norme giuridiche regolano il mandato ricevuto dalla magistratura, dalle parti o dai loro legali non consente di essere ostacolato nella scelta di metodi, tecniche, strumenti psicologici, nonché nella loro utilizzazione (art. 6 C.D.).Nel rispondere al quesito peritale tiene presente che il suo scopo è quello di fornire chiarificazioni al giudice senza assumersi responsabilità decisionali né tendere alla conferma di opinioni preconcette. Egli non può e non deve considerarsi o essere considerato sostituto del giudice. Nelle sue relazioni orali e scritte evita di utilizzare un linguaggio eccessivamente o inutilmente specialistico. In esse mantiene distinti i fatti che ha accertato dai giudizi professionali che ne ha ricavato.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 5<br />
Lo psicologo forense presenta all’avente diritto i risultati del suo lavoro, rendendo esplicito il quadro teorico di riferimento e le tecniche utilizzate (art. 1 C.N.), così da permettere un’effettiva valutazione e critica relativamente all’interpretazione dei risultati. Egli, se è richiesto, discute con il giudice i suggerimenti indicati e le possibili modalità attuative.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 6<br />
Nell’espletamento delle sue funzioni lo psicologo forense utilizza metodologie scientificamente affidabili (art. 5 C.D.; art. 1 C.N.). Nei processi per la custodia dei figli la tecnica peritale è improntata quanto più possibile al rilevamento di elementi provenienti sia dai soggetti stessi sia dall’osservazione dell’interazione dei soggetti tra di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 7<br />
Lo psicologo forense valuta attentamente il grado di validità e di attendibilità di informazioni, dati e fonti su cui basa le conclusioni raggiunte (art. 7 C.D.; art. 1 C.N.). Rende espliciti i modelli teorici di riferimento utilizzati (art. 1 C.N.) e, all’occorrenza, vaglia ed espone ipotesi interpretative alternative (art. 5 C.N.) esplicitando i limiti dei propri risultati (art. 7 C.D.). Evita altresì di esprimere opinioni personali non suffragate da valutazioni scientifiche. Nei casi di abuso intrafamiliare, qualora non possa valutare psicologicamente tutti i membri del contesto familiare (compreso il presunto abusante), deve denunciarne i limiti della propria indagine dando atto dei motivi di tale incompletezza (art. 3 C.N.).</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 8<br />
Lo psicologo forense esprime valutazioni e giudizi professionali solo se fondati sulla conoscenza professionale diretta, ovvero su documentazione adeguata e attendibile. Nei procedimenti che coinvolgono un minore è da considerare deontologicamente scorretto esprimere un parere sul bambino senza averlo esaminato (art. 3/3 C.N.) (artt. 3/1, 3/2 C.N.).</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 9<br />
Operando nell’ambito della giustizia penale e civile altri professionisti delle scienze sociali e del comportamento (quali criminologi, psichiatri, sociologi, assistenti sociali, pedagogisti e laureati in giurisprudenza) lo psicologo si adopera per scoraggiare l’esercizio abusivo di attività strettamente psicologiche svolte da chiunque non rispetti i limiti delle proprie competenze anche segnalandolo al consiglio dell’Ordine (art. 8 C.D.).</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 10<br />
Lo psicologo forense agisce sulla base del consenso informato da parte del cliente/utente. In caso di intervento individuale o di gruppo, è tenuto ad informare nella fase iniziale circa le regole che governano tale intervento (art. 14 C.D.).Qualora il mandato gli sia stato conferito da persona diversa dal soggetto esaminato o trattato, per esempio da un magistrato, lo psicologo chiarisce al soggetto le caratteristiche del proprio operato. Lo psicologo forense è tenuto al segreto professionale (art. 11 C.D.) ma è altresì tenuto a comunicare al soggetto valutato o trattato i limiti della segretezza qualora il mandante sia un magistrato o egli adempia ad un dovere (per es. trattamento psicoterapeutico in carcere) (art. 24 C.D.).</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 11<br />
Stante il contesto in cui opera, lo psicologo forense ha particolare cura nel redigere e conservare appunti, note, scritti o registrazioni di qualsiasi genere sotto qualsiasi forma che riguardino il rapporto col soggetto (art. 17 C.D.).Egli ricorre, ove possibile, alla videoregistrazione o, quantomeno, alla audioregistrazione delle attività svolte consistenti nell’acquisizione delle dichiarazioni o delle manifestazioni di comportamenti. Tale materiale deve essere posto a disposizione delle parti e del magistrato (art. 4 C.N.).</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 12<br />
Lo psicologo che opera nel processo, proprio per la natura conflittuale delle parti in esso, è particolarmente tenuto ad ispirare la propria condotta al principio del rispetto e della lealtà (art. 33 C.D.). Nei rapporti con i colleghi, durante le operazioni peritali o comunque collegiali, lo psicologo è tenuto a comportamento leale, mantenendo la propria autonomia scientifica, culturale e professionale (art. 6/1 C.D.) pur prendendo in considerazione interpretazioni diverse dei dati (art. 7 C.D.; art. 5 C.N.) anche per il confronto con i consulenti di parte. Ove previsto dalla legge, concerta insieme ai colleghi tempi e metodi per il lavoro comune, manifesta con lealtà il proprio dissenso, critica, ove lo ritenga necessario, i giudizi elaborati degli altri colleghi, nel rispetto della loro dignità e fondandosi soltanto su argomentazioni di carattere scientifico e professionale evitando critiche rivolte alla persona (art. 36 C.D.).</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 13<br />
I consulenti di parte mantengono la propria autonomia concettuale, emotiva e comportamentale rispetto al loro cliente. Il loro operato consiste nell’adoperarsi affinché i consulenti di ufficio e il consulente dell’altra parte rispettino metodologie corrette ed esprimano giudizi fondati scientificamente.</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 14<br />
Lo psicologo forense rende espliciti al minore gli scopi del colloquio curando che ciò non influenzi le risposte, tenendo conto della sua età e della sua capacità di comprensione, evitando per quanto possibile che egli si attribuisca la responsabilità per ciò che riguarda il procedimento e gli eventuali sviluppi (art. 8. C.N.). Garantisce nella comunicazione col minore che l’incontro avvenga in tempi, modi e luoghi tali da assicurare la serenità del minore e la spontaneità della comunicazione; evitando, in particolare, il ricorso a domande suggestive o implicative che diano per scontata la sussistenza del fatto reato oggetto delle indagini (art. 6 C.N.).</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 15<br />
I colloqui col minore tengono conto che egli è già sottoposto allo stress che ha causato la vertenza giudiziaria. Nel caso di pluralità di esperti, è opportuno favorire la concentrazione dei colloqui con il minore in modo da minimizzare lo stress che la ripetizione dei colloqui può causare al bambino (art. 7 C.N.).</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 16<br />
I ruoli dell’esperto nel procedimento penale e dello psicoterapeuta sono incompatibili (art. 26 C.D.; art. 10 C.N.).<br />
L’alleanza terapeutica, che è la caratteristica relazionale che domina la realtà psicoterapeutica, è incompatibile col distacco che il perito e il consulente tecnico devono mantenere nel processo. Per questo, chi ha o abbia avuto in psicoterapia una delle parti del processo o un bambino di cui si tratta nel processo o un suo parente, o abbia altre implicazioni che potrebbero comprometterne l’obiettività (art. 26/2, art. 28/1 C.D.) si astiene dall’assumere ruoli di carattere formale. Lo psicologo che esercita un ruolo peritale non svolge nel contempo nei confronti delle persone diagnosticate attività diverse come, per esempio, quelle di mediazione o di psicoterapia. Egli, con il consenso dell’avente diritto, potrà semmai, in quanto testimone, offrire il suo contributo agli accertamenti processuali (art. 12 C.D.). Durante il corso della valutazione processuale, lo psicologo forense non può accettare di incontrare come cliente per una terapia nessuno di coloro che sono coinvolti nel processo di diagnosi giudiziaria (art. 10 C.N.).</p>
<p style="text-align: justify;">ARTICOLO 17<br />
Nelle valutazioni riguardanti la custodia dei figli, lo psicologo forense valuta non solo il bambino, i genitori e i contributi che questi psicologicamente possono offrire ai figli, ma anche il gruppo sociale e l’ambiente in cui eventualmente si troverebbe a vivere.<br />
Nel vagliare le preferenze del figlio, tenuto conto del suo livello di maturazione, particolare attenzione dovrebbe porsi circa le sincerità delle affermazioni e l’influenza esercitata soprattutto dal genitore che lo ha in custodia.</p>
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		<item>
		<title>BULLISMO</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/06/07/il-bullismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 15:43:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Infanzia e Adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il bullismo è un fenomeno complesso, che viene troppo spesso chiamato in causa erroneamente perché pare rappresentare dalla più banale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il bullismo è un fenomeno complesso, che viene troppo spesso chiamato in causa erroneamente perché pare rappresentare dalla più banale marachella a veri e propri atti di teppismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il termine deriva dall&#8217;inglese Bulling ossia, fare il bullo, usare prepotenze contro i più deboli e può essere associato al mobbing degli ambienti di lavoro degli adulti, anche se si basa su presupposti emotivi diversi: il bullo agisce in modo aggressivo ed intenzionale, oppressivo e vessatorio esplicito; il mobber è più sottile e meno esplicito, talvolta quasi latente.</p>
<p style="text-align: justify;">Affinché si possa parlare di bullismo è necessario che l&#8217;atto del bullo (o più spesso del gruppo), sia intenzionale, persistente nel tempo ed all&#8217;interno di una relazione asimmetrica, sebbene tra pari (forte-debole, grande-piccolo, carnefice-vittima).</p>
<p style="text-align: justify;">Il bullismo può essere diretto od indiretto; nel primo caso possiamo osservare attività di tipo fisico che consistono in colpi, calci, spinte e tutti i tipi di molestie possibili, compresa quella sessuale; per entrambi i casi invece possiamo osservare modalità: verbali, psicologiche ed elettroniche. Prendere in giro, isolare, minacciare, fare in modo che questi comportamenti vengano perpetuati anche dagli altri, sono tutte forme di bullismo più silenziose, ma non meno gravi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli episodi di prepotenza si manifestano con modalità più o meno precise ed inequivocabili, il bullismo più frequente tra i maschi è quello diretto, contraddistinto da comportamenti aggressivi e prepotenti visibili. Il bullismo indiretto, punta più sul piano psicologico (tipico nella prevaricazione femminile, anche se questo fenomeno sta diventando fisicamente più violento negli ultimi anni).</p>
<p style="text-align: justify;">Un ruolo importante lo assumono gli spettatori, che siano solo questo o veri e proprio sostenitori del bullo. Dato che la maggior parte degli episodi di bullismo avviene in presenza del gruppo dei coetanei, è proprio la maggioranza silenziosa che costituisce l&#8217;appiglio sulla quale fare leva per ridurre la portata del fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">I sistemi di difesa del &#8220;bullo&#8221; sembrano renderlo piatto e passivo o, al contrario, iperattivo, aggressivo, pungente, chiassoso e sopra le righe; solitamente appare poco gentile poiché, nel tentativo di difendersi dalle emozioni connesse al proprio senso di vulnerabilità, è improbabile che riesca a sentire empatia per la vulnerabilità altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">In una relazione dinamica con l&#8217;altro, questo atteggiamento ne richiama uno analogo quindi, a causa della risposta fredda e poco gentile che ricevono dagli altri, tendono a sentirsi giustificati a rintanarsi in questo modo duro ed arido di interfacciarsi con il prossimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è una naturale tendenza a valutare solo il comportamento del bullo, in quanto ha conseguenze inaccettabili sulla vittima, ma in una relazione di aiuto è importante cercare, valutare e supportare la sofferenza che solitamente si nasconde dietro a quella che inizialmente era una semplice corazza.</p>
<p style="text-align: justify;">Talvolta i bambini che hanno subito ferite profonde vivono in un universo paranoico teso ad evitare di soffrire nuovamente; spesso si assiste ad un meccanismo del tipo &#8220;attacco prima di venir attaccato&#8221;; in questo modo questi bambini strutturano le relazioni sul controllo e sull&#8217;esercizio di potere, piuttosto che sullo scambio affettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Solitamente i &#8220;bulli&#8221; sono dotati fisicamente e ben inseriti nei contesti sportivi anche agonistici. In tali ambiti probabilmente la propria aggressività viene in qualche modo anche tollerata anche da alcuni adulti di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti autori suggeriscono che questi bambini abbiano un&#8217;intelligenza piuttosto acuta e che questo lo si carpisca dalla capacità di trarre vantaggio da ogni situazione e di trarsi d&#8217;impaccio in quelle più difficili; probabilmente questo acume, un&#8217;intensa energia, modelli educativi carenti o deviati, portano poi alla messa in atto sistematica di un comportamento che porta senz&#8217;altro molti vantaggi, dalla conseguenza diretta del bullismo alla popolarità che molto spesso suscitano.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si mostrano ansiosi, ma non significa che non lo siano e l&#8217;atteggiamento deviato potrebbe proprio manifestarsi come forma di fronteggiamento inadeguata e sproporzionata.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la vittima di bullismo ha delle proprie caratteristiche: si tratta spesso di bambini più insicuri, talvolta solamente riservati, timidi, cauti e sensibili. Il modello educativo familiare ed il background socio-culturale sono sicuramente determinanti nell&#8217;espressione sia della persona bullo, che della persona vittima.</p>
<p style="text-align: justify;">La metodologia e le modalità da adottare, per un efficace contrasto al bullismo si basano sull&#8217;informazione e sulla collaborazione tra insegnanti ed esperto che interviene in classe. La famiglia, come appena accennato, ha un ruolo importante, in quanto è proprio all&#8217;interno dell&#8217;ambiente casalingo che si strutturano modalità adeguate di avvicinamento verso l&#8217;altro, affinché l&#8217;esempio possa essere acquisito e possa diventare uno stile di vita per i ragazzi.</p>
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		<title>DISLESSIA</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/04/28/la-dislessia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 12:24:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Infanzia e Adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[dsa]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La dislessia è un Disturbo Specifico dell&#8217;Apprendimento (DSA), ossia un disturbo del neurosviluppo che riguarda la capacità di leggere in</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La dislessia è un Disturbo Specifico dell&#8217;Apprendimento (DSA), ossia un disturbo del neurosviluppo che riguarda la capacità di leggere in modo corretto e fluente che si manifesta con l&#8217;inizio della scolarizzazione.<br />
Il livello di capacità di leggere risulta inferiore a quello che ci si attenderebbe in relazione all&#8217;età, al grado di istruzione ed al livello di intelligenza del bambino. Questa difficoltà interferisce in modo significativo con l&#8217;apprendimento scolastico e con le attività della vita quotidiana in cui è necessario adoperare l&#8217;abilità della lettura.</p>
<p style="text-align: justify;">La dislessia è di solito evidente intorno ai 7 anni, (seconda elementare), anche se un personale esperto può insospettirsi fin dal primo anno di scuola durante l&#8217;insegnamento dell&#8217;abilità di lettura. Spesso può accadere che nelle prime due classi elementari il bambino riesca a compensare il disturbo mediante l&#8217;uso della memoria e dell&#8217;intuizione, in particolar modo quando esso è associato ad elevati livelli di intelligenza.<img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-1468" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/girl-160172_1280.png" alt="Lettura" width="233" height="466" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/girl-160172_1280.png 640w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/girl-160172_1280-150x300.png 150w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/girl-160172_1280-512x1024.png 512w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/girl-160172_1280-1x1.png 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/girl-160172_1280-5x10.png 5w" sizes="(max-width: 233px) 100vw, 233px" /></p>
<p style="text-align: justify;">I bambini con questo disturbo generalmente fanno molti sbagli quando leggono ad alta voce: errori da omissione, aggiunta e distorsione delle parole; questi sarebbero dovuti alla difficoltà di distinguere i caratteri e le dimensioni delle lettere stampate, soprattutto tra quelle più simili.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la velocità nella lettura appare rallentata e spesso è accompagnata da una scarsa comprensione di quanto letto. La lettura può avvenire iniziando a leggere una parola dalla sua metà o alla fine di una frase, oppure invertendo le lettere da leggere a causa di una scarsa capacità di seguire lo schema di lettura da sinistra verso destra.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;interessante prospettiva da cui guardare il disturbo della lettura, come gli altri disturbi dell&#8217;apprendimento, è quello che viene definito &#8220;approccio modulare&#8221;. L&#8217;abilità di lettura può essere considerata come costituita da molteplici competenze, ciascuna delle quali può essere più o meno sviluppata; la dislessia può essere quindi caratterizzata da una difficoltà nell&#8217;utilizzo di una o più di tali competenze, quali:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">la componente logografica = la capacità di differenziare visivamente i segni grafici, che consiste nel riconoscere visivamente le singole lettere dell&#8217;alfabeto o segni grafici o grafemi;</li>
<li style="text-align: justify;">la componente alfabetica = l&#8217;abilità di fusione fonemica, ovvero la capacità di mantenere nella memoria una serie di fonemi per fonderli e ricavarne la parola;</li>
<li style="text-align: justify;">la componente ortografica = costituita dalla capacità di corrispondenza grafemi-fonemi, ossia l&#8217;abilità di assegnare a ciascun grafema (segno) il fonema (suono) corrispondente;</li>
<li style="text-align: justify;">la componente lessicale = la capacità di elaborare informazioni linguistiche complesse, come ad esempio l&#8217;abilità di decodificare le parole, comprenderle e utilizzare la sintassi in modo corretto e veloce.</li>
</ul>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-1563 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/cat-984097_1920.jpg" alt="" width="507" height="286" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/cat-984097_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/cat-984097_1920-300x169.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/cat-984097_1920-1024x576.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/cat-984097_1920-768x432.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/cat-984097_1920-1536x864.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/cat-984097_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/cat-984097_1920-10x6.jpg 10w" sizes="(max-width: 507px) 100vw, 507px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Non tutti bambini che presentano difficoltà nell&#8217;apprendimento della capacità di leggere sono affetti da dislessia; si possono infatti presentare diverse difficoltà specifiche legate ad altre caratteristiche sia del bambino, che della scuola, talvolta davvero banali e, proprio per questo, sottovalutate. Talvolta viene paventata una diagnosi di dislessia in quei bambini con difetti visivi ancora non noti e che, chiamati a leggere alla lavagna non ci riescono. Altre volta è la reazione degli insegnati o dei compagni di classe invece a contribuire a manifestazioni ansiose secondarie che compromettono la performance.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-1564 alignright" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/teddy-bear-2855982_1920.jpg" alt="" width="374" height="248" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/teddy-bear-2855982_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/teddy-bear-2855982_1920-300x199.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/teddy-bear-2855982_1920-1024x680.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/teddy-bear-2855982_1920-768x510.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/teddy-bear-2855982_1920-1536x1020.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/teddy-bear-2855982_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/teddy-bear-2855982_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 374px) 100vw, 374px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Al fine di operare una corretta diagnosi, le specifiche capacità di lettura vengono misurate con test standardizzati somministrati da esperti del settore, in particolare Logopedisti, Educatori Professionali e Psicologi.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre specifiche difficoltà nella lettura si osservano come conseguenze o sintomi accessori di altri disturbi concomitanti, quali: il ritardo mentale, il disturbo generalizzato dello sviluppo, od i disturbi della comunicazione. Anche nel disturbo da deficit dell&#8217;attenzione ed iperattività, nel disturbo della condotta e nei disturbi depressivi è possibile constatare una cattiva abilità nella lettura che non necessariamente si configura in un disturbo specifico dell&#8217;apprendimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cause del disturbo non sono tuttora chiare e diverse sono le ipotesi etiologiche formulate, anche se molti sembrano concordi nell&#8217;evidenziare una certa familiarità; altre si basano su asimmetrie di regioni cerebrali, o sulla distribuzione di funzione nei due emisferi mettendo in relazione il disturbo con il mancinismo; ancora lesioni o problemi pre- e perinatali sembrano implicati nella genesi della dislessia.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1566 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920.jpg" alt="" width="1920" height="1276" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-300x199.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-1024x681.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-768x510.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-1536x1021.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il disturbo può determinare un&#8217;ansia prestazionale, vergogna e frustrazione, soprattutto quando non viene riconosciuto come tale sia in ambito scolastico che a casa. Queste emozioni tendono a divenire più intense se la condizione di misconoscimento persiste e nei bambini più grandi possono indurre uno stato di intensa rabbia e depressione. Il disturbo crea rilevanti compromissioni nell&#8217;apprendimento scolastico e nella vita sociale; anche il senso del proprio valore personale risente di queste difficoltà, tanto che l&#8217;autostima di questi bambini può abbassarsi notevolmente.</p>
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<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/ritardo-mentale/">RITARDO MENTALE</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbi-del-comportamento-alimentare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/06/07/il-bullismo/">BULLISMO</a></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Frequently Asked Questions</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/30/frequently-asked-questions/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 12:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Domande e Risposte]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[demenza senile]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[fobia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[insonnia]]></category>
		<category><![CDATA[ipocondria]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[ordine degli psicologi]]></category>
		<category><![CDATA[panico]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[psicofarmacologia]]></category>
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		<category><![CDATA[schizofrenia]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco una selezione delle domande che più frequentemente mi vengono fatte soprattutto via e-mail in relazione alla professione dello psicologo.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/30/frequently-asked-questions/">Frequently Asked Questions</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ecco una selezione delle domande che più frequentemente mi vengono fatte soprattutto via e-mail in relazione alla professione dello psicologo.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Una premessa&#8230;perché questa sezione</h3>
<p style="text-align: justify;">Molta confusione nasce dall&#8217;ignoranza dei Media che spesso puntano più sulla &#8220;sensazionalizzazione&#8221; delle notizie che sulla loro verità e che quindi parlano di attacchi di panico, psicosi o crisi di nervi senza una reale conoscenza dei termini che stanno utilizzando e che di conseguenza subiscono una modifica.</p>
<p style="text-align: justify;">La psicosi per il terrorismo, per i polli alla diossina, per la crisi&#8230;non rispecchia la complessità di un disturbo che, nella sua definizione clinica prevede la presenza di un distaccamento dalla realtà grave o gravissimo e che spesso si manifesta con produzioni allucinatorie, ma sottintende per lo più una paura&#8230;CHIAMATELO DUNQUE LA FOBIA PER IL TERRORISMO, I POLLI ALLA DIOSSINA O LA CRISI, non è comunque corretto, ma almeno siamo nella categoria diagnostica giusta, quella dell&#8217;ansia e delle paure!</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni siti sono nati con l&#8217;intento di correggere questi errori e dare una chiave di lettura più giusta al telespettatore che tende a fidarsi di ciò che vede e sente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio, sul sito Osservatorio di Psicologia in cui sono uno dei redattori, potrete leggere la rettifica dell&#8217;intera puntata dedicata al Disturbo di Panico della trasmissione di Bruno Vespa e molte altri esempi di cattiva e fuorviante informazione mediatica, nonché interessanti editoriali che esprimano in positivo qual&#8217;è o dovrebbe essere una buona informazione in psicologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora spesso sono gli errori dei vecchi professionisti&#8230;che professionisti non erano tutti, perché l&#8217;Ordine degli psicologi, che è un ente di diritto pubblico vigilato dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, già Ministero della Salute, è stato istituito ai sensi della Legge n° 56 del 18 febbraio 1989.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente poi fuorviante è l&#8217;intromissione nella materia delle altre categorie professionali che non prendono sul serio la formazione professionale che attualmente devono conseguire gli psicologi e gli psicoterapeuti e, con nozioni diverse e non per questo più professionalizzanti, si arrogano il diritto di voler dire la loro in un campo che resta ameno e sconosciuto. Neurologi e Psichiatri possiedono infatti nozioni e professionalità ben formate e distinte da quelle dello Psicologo &#8211; Psicoterapeuta, e la loro cultura non comprende pienamente quest&#8217;ultima disciplina. Lo psicologo non ascolta il paziente ma fa un lavoro specifico per il quale ha studiato 5 anni, ha esercitato un anno in supervisione ed ha superato un esame di stato. Allo stesso modo ed ancor più lampante è la specializzazione in Psicoterapia che, oltre a questa previa formazione, richiede ulteriori 4 anni di studio e supervisione professionale. Diversa è invece la preparazione dello Psichiatra con doppia specializzazione e che, dopo medicina e psichiatria, si iscrive ad una scuola di psicoterapia.</p>
<p style="text-align: justify;">Come sarebbe perseguibile per legge lo psicologo che consiglia un farmaco, senza esserne abilitato, lo stesso non vale per la figura del Medico che ha ancora un valore culturale fortissimo ed indiscusso. Molti lettori di questo sito mi raccontano infatti di aver avuto lo Xanax, famoso ansiolitico, dal medico di base o addirittura dal dermatologo.</p>
<p style="text-align: justify;">AD OGNUNO IL SUO DUNQUE!</p>
<p style="text-align: justify;">Nel dire questo non faccio &#8220;d&#8217;un fil d&#8217;erba un fascio&#8221; perché conosco e collaboro da anni con Psichiatri e Neurologi d&#8217;indubbia professionalità ed onestà, che mai si sognerebbero un atteggiamento tanto sconsiderato e fuori luogo ed allo stesso modo, la sete di verità di alcuni giornalisti che cercano di offrire solo questo ai loro lettori, mostrandone per primi una curiosità genuina e trasparente!</p>
<p style="text-align: justify;">Il dispiacere più grande è che la persona con disturbi psicologici si senta confusa, non sappia a chi rivolgersi, dove andare e spesso intraprenda percorsi che non sono idonei al proprio problema. Non è un disturbo di serie B, non è una malattia che la persona si è cercato e non è assolutamente un segno di debolezza&#8230;come il raffreddore non è una polmonite, forse gli attacchi d&#8217;ansia non saranno una psicosi&#8230;abbiamo metri diversi certo, ma all&#8217;interno di un mondo che comporta sofferenza ed emarginazione al pari di qualunque altra condizione patologica!</p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="Indice delle FAQ:"></a>Indice delle FAQ:</h3>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COS'È LA PSICOLOGIA">COS&#8217;È LA PSICOLOGIA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#I SETTORI E GLI AMBITI DELLA PSICOLOGIA">QUALI SONO I SETTORI E GLI AMBITI DELLA PSICOLOGIA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COSA SI INTENDE PER BENESSERE PSICOLOGICO">COSA SI INTENDE PER BENESSERE PSICOLOGICO?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#PERCHÉ E QUANDO FARE PREVENZIONE PSICOLOGICA">PERCHÉ E QUANDO FARE PREVENZIONE PSICOLOGICA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COME SI DIVENTA PSICOLOGO">COME SI DIVENTA PSICOLOGO?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#CHI È E COSA FA LO PSICOLOGO">CHI È E COSA FA LO PSICOLOGO?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOLOGO">PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOLOGO?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COME SI DIVENTA PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA">COME SI DIVENTA PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#CHI È LO PSICOTERAPEUTA">CHI E&#8217; LO PSICOTERAPEUTA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOTERAPEUTA">PERCHÈ RIVOLGERSI ALLO PSICOTERAPEUTA?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#CHI È IL DOTTORE IN TECNICHE PSICOLOGICHE">CHI È IL DOTTORE IN TECNICHE PSICOLOGICHE?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#COSA È L'ORDINE DEGLI PSICOLOGI">COSA È L&#8217;ORDINE DEGLI PSICOLOGI?</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LE ALTRE PROFESSIONALITÀ">LE ALTRE PROFESSIONALITÀ</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#CRITERI PER VALUTARE LA PROFESSIONALITÀ DI UNO PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA">CRITERI PER VALUTARE LA PROFESSIONALITÀ DI UNO PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LA FOBIA SOCIALE">LA FOBIA SOCIALE</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LA SCHIZOFRENIA">LA SCHIZOFRENIA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LO STRESS">LO STRESS</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LE DEMENZE SENILI">LE DEMENZE SENILI</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#L'INSONNIA">L&#8217;INSONNIA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#PSICOFARMACOLOGIA">PSICOFARMACOLOGIA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#L'IPOCONDRIA">L&#8217;IPOCONDRIA</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#LA DEPRESSIONE">LA DEPRESSIONE</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#IL LUTTO">IL LUTTO</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#GLI ATTACCHI DI PANICO">GLI ATTACCHI DI PANICO</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#I DISTURBI SESSUALI">I DISTURBI SESSUALI</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#VARIE">VARIE</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="COS'È LA PSICOLOGIA"></a>COS&#8217;È LA PSICOLOGIA</h3>
<p style="text-align: justify;">Il termine Psicologia deriva dal termine greco psychè, che significa anima, e da logos, che significa discorso, parola, studio. Perciò, per Psicologia s&#8217;intende letteralmente studio dell&#8217;anima e parola dell&#8217;anima.</p>
<p style="text-align: justify;">La Psicologia, nella sua forma moderna e scientifica, è una disciplina relativamente nuova (metà del 1800), che studia il comportamento degli individui e i loro processi mentali. E&#8217; una disciplina che si occupa dell&#8217;uomo nella sua globalità, non soltanto degli aspetti patologici del suo comportamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="I SETTORI E GLI AMBITI DELLA PSICOLOGIA"></a>I SETTORI E GLI AMBITI DELLA PSICOLOGIA</h3>
<p style="text-align: justify;">Con l&#8217;istituzione dell&#8217;Ordinamento della professione di Psicologo, dal 1989 sono stati regolamentati gli ambiti di competenza. Lo Psicologo applica le conoscenze della Psicologia per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stesse e gli altri, affinché possano relazionarsi con i propri bisogni e con gli altri in maniera consapevole, congrua ed efficace.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi sono i settori e gli ambiti della Psicologia, alcuni di consolidata tradizione ed altri emergenti; tutti in continuo approfondimento ed ampliamento. Tra questi citiamo:</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA CLINICA Comprende la Psicologia ospedaliera, la Psicodiagnostica, la Neuropsicologia clinica, la Psicologia delle disabilità e della riabilitazione, la Psicologia delle dipendenze patologiche e la Psicoterapia.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO E DELL&#8217;EDUCAZIONE Comprende la Psicologia dello sviluppo, la Psicologia dell&#8217;adolescenza, la Psicologia dell&#8217;educazione, la Psicologia scolastica, la Psicologia della formazione, la Psicologia dell&#8217;apprendimento, la Psicologia dell&#8217;orientamento scolastico e professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA DEL LAVORO E DELLE ORGANIZZAZIONI Comprende la Psicologia delle risorse umane, la Psicologia del lavoro, la Psicologia dell&#8217;organizzazione, la Psicologia dell&#8217;orientamento professionale, la Psicologia della formazione professionale, la Psicologia del Marketing e della comunicazione pubblicitaria, la Psicologia ergonomica.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA SOCIALE APPLICATA Comprende ad esempio la Psicologia della salute, la Psicologia di comunità, la Psicologia dell&#8217;anziano, la Psicologia dell&#8217;inter-culturalità, la Psicologia forense.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA SPERIMENTALE Comprende l&#8217;ambito della ricerca di base ed applicata, le neuroscienze, la psicometria, e gli studi sulla struttura e sulle funzioni della personalità.</p>
<p style="text-align: justify;">PSICOLOGIA DELLO SPORT A favore di atleti che praticano attività individuali o di squadra e per le società sportive.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="COSA SI INTENDE PER BENESSERE PSICOLOGICO"></a>COSA SI INTENDE PER BENESSERE PSICOLOGICO</h3>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;individuo non sempre si prende cura della propria salute psicologica tanto quanto fa per quella fisica. Ancora in molti diffidano dell&#8217;esperto in Psicologia, visto, per luoghi comuni e pregiudizi, come il &#8220;medico dei matti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà lo Psicologo è una figura ben distinta dal medico e andare dallo Psicologo non vuol dire essere &#8220;svitati&#8221; o &#8220;diversi&#8221;, ma, al contrario, significa prendersi cura della propria salute mentale, che va di pari passo con quella fisica, migliorando notevolmente la qualità totale della propria esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Una condizione di BENESSERE può essere mantenuta nel corso della vita solo occupandosi globalmente di sé e del proprio equilibrio psico-fisico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro psicologico sarà indirizzato prioritariamente a far emergere le risorse positive di ogni persona e minimizzare l&#8217;influenza di tutto ciò che ostacola la crescita e lo sviluppo di una condizione di equilibrio psico-fisico e relazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#Indice delle FAQ:">Torna all&#8217;indice</a></p>
<h3 style="text-align: justify;"><a name="PERCHÉ E QUANDO FARE PREVENZIONE PSICOLOGICA"></a>PERCHÉ E QUANDO FARE PREVENZIONE PSICOLOGICA</h3>
<p style="text-align: justify;">Una consulenza o un supporto psicologico possono essere utili per una crisi temporanea, per favorire una crescita interiore personale, per delle esigenze di orientamento, per raggiungere una maggiore e migliore consapevolezza di sé, degli altri e del proprio contesto familiare, sociale, lavorativo o scolastico.</p>
<p style="text-align: justify;">Un qualsiasi mutamento o evento nella propria esistenza può rivelarsi di difficile elaborazione e superamento. In questi momenti, una consulenza psicologica può risultare un benefico supporto ed un aiuto positivo, guidando la persona attraverso il disagio interno fino alla sua attenuazione e scomparsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Rivolgersi allo Psicologo può essere utile per creare uno spazio diverso da quelli abituali della vita di tutti i giorni, dove confidarsi e confrontarsi, ed al quale riferirsi come punto di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come ogni anno ci sottoponiamo ad un check-up medico per fare prevenzione, allo stesso modo e con la stessa ciclicità dovremmo rivolgerci ad uno Psicologo di fiducia che ci aiuti a conoscerci e ci segua nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; fondamentale rivolgersi allo Psicologo sin dalle fasi di inserimento sociale e scolastico (assieme ai genitori), durante i cambiamenti dell&#8217;adolescenza, di fronte a scelte significative (lavorative, sentimentali, ecc.) e ad eventi importanti quali trasferimenti forzati, matrimonio, gravidanza, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo deve essere consultato in casi di particolari difficoltà di convivenza e comunicazione con amici, colleghi, fratelli e genitori, e il suo supporto è essenziale per affrontare gli eventi di abbandono e di lutto, le conseguenze psicologiche di ricoveri e incidenti, le incertezze derivanti da situazioni di emergenza (aggressioni, atti di terrorismo, eventi naturali catastrofici, ecc.), e di forte tensione sociale e di minaccia alla sicurezza (crisi economiche, scioperi, atti di vandalismo e bullismo, abusi sessuali e violenze, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">In tutti questi casi lo Psicologo è in grado di aiutare a ripristinare l&#8217;equilibrio psicologico, a fronteggiare lo stress e a mantenere inalterato il normale sviluppo psicologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre ci si può rivolgere allo Psicologo di fronte a comportamenti che non comprendiamo, che appaiono strani o eccessivi, come quando sembra che nessuno ci capisca; quando facciamo fatica a comprendere quello che ci sta succedendo; quando tutto ci sembra confusione e caos; quando siamo preoccupati, per noi stessi o per i nostri cari, e non troviamo soluzioni; quando siamo assediati dalle paure; quando facciamo qualcosa troppo o troppo poco (per esempio: dormire, mangiare, bere, fumare, amare).</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="COME SI DIVENTA PSICOLOGO"></a>COME SI DIVENTA PSICOLOGO</h3>
<p style="text-align: justify;">Per diventare PSICOLOGO è necessaria una laurea di cinque anni in Psicologia presso un&#8217;università italiana, un tirocinio della durata di un anno, effettuato con la supervisione di un tutor-professionista iscritto all&#8217;Ordine e il superamento dell&#8217;Esame di Stato, che consente l&#8217;iscrizione all&#8217;Ordine degli Psicologi (Albo sezione A) e l&#8217;accesso alla professione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo, come richiesto dal Codice Deontologico, aggiorna continuamente la propria formazione ed utilizza soltanto le tecniche e le conoscenze per le quali ha ottenuto adeguata formazione.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="CHI È E COSA FA LO PSICOLOGO"></a>CHI È E COSA FA LO PSICOLOGO</h3>
<p style="text-align: justify;">La professione di Psicologo comprende l&#8217;uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, il sostegno psicologico, l&#8217;abilitazione e la riabilitazione, rivolti alle persone, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo opera nel settore privato (come libero professionista, in strutture sanitarie private e/o convenzionate, in aziende e società di consulenza), nel privato sociale (in associazioni, cooperative, fondazioni, ONG) e nel settore pubblico (Aziende Sanitarie Locali, Ospedali, Comuni, Province, Regioni ed altri Enti locali). Per accedere alle Aziende Sanitarie e Ospedali Pubblici come consulenti è sufficiente il titolo di Psicologo, mentre si può accedere come dipendenti solo se in possesso di un&#8217;ulteriore specializzazione di quattro anni e attraverso il superamento di un concorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo non può condurre Psicoterapie (a meno che non sia anche specializzato in Psicoterapia) e non prescrive psicofarmaci.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOLOGO"></a>PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOLOGO</h3>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo è formato e preparato per il primo ascolto, la valutazione, la diagnosi, l&#8217;orientamento e il supporto, riguardo a tutti i disagi e disturbi psicologici, ed è la principale figura di riferimento per tutti coloro che vedono compromessa la propria salute psicologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo, dopo l&#8217;analisi del problema e tutti gli accertamenti del caso, può intervenire direttamente tramite tecniche di consulenza o indirizzare miratamente verso i professionisti specialisti più adatti, come nel caso della Psicoterapia per i disturbi psichici che necessitano di tale tipologia di trattamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo è la figura di riferimento professionale anche per tutti coloro che desiderano monitorare e migliorare il proprio benessere psicologico, potendo essere di aiuto nell&#8217;ottimizzazione della qualità della vita, nel supporto alle normali crisi di crescita o nell&#8217;adattamento agli eventi più significativi (ingresso scolastico, adolescenza problematica, matrimonio, gravidanza, separazione, lutto, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Si possono rivolgere allo Psicologo le persone, di qualunque età, che desiderano ridurre lo stress relativo alla dimensione lavorativa, comprendere e risolvere i normali conflitti relazionali; inoltre tutti coloro che vogliono aumentare generalmente il senso di consapevolezza riguardo alla propria vita e alla realizzazione di se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo può essere di aiuto ad imprenditori e aziende per le problematiche relazionali e organizzative e per la migliore gestione dei gruppi. Un altro ambito di competenza è l&#8217;applicazione nello sport e nella preparazione psicofisica degli atleti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti questi motivi allo Psicologo si possono rivolgere singoli cittadini, servizi sociali, scuole, cooperative sociali, consultori familiari, tribunali, istituti bancari, istituti di pena, istituti di ricerca, studi legali, gruppi sportivi, ecc.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="COME SI DIVENTA PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA"></a>COME SI DIVENTA PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA</h3>
<p style="text-align: justify;">Per svolgere l&#8217;attività di PSICOTERAPIA, lo Psicologo deve diplomarsi presso una Scuola di Specializzazione Universitaria oppure presso una Scuola di Specializzazione Privata riconosciuta dal Ministero competente (la cui durata è di almeno quattro anni).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli PSICOLOGI-PSICOTERAPEUTI possono svolgere attività di Psicoterapia individuale, di coppia, familiare e di gruppo.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="CHI È LO PSICOTERAPEUTA"></a>CHI È LO PSICOTERAPEUTA</h3>
<p style="text-align: justify;">Lo PSICOTERAPEUTA è uno Psicologo o un Medico abilitato anche a svolgere attività di Psicoterapia dopo aver frequentato un&#8217;ulteriore scuola di specializzazione quadriennale riconosciuta dallo Stato (molti Psicoterapeuti proseguono la propria formazione attraverso supervisioni con professionisti più esperti).</p>
<p style="text-align: justify;">Lo PSICOLOGO-PSICOTERAPEUTA non prescrive farmaci, ma utilizza come strumenti la relazione, l&#8217;ascolto, la parola ed alcune tecniche specifiche acquisite durante la formazione. Esistono differenti approcci in Psicoterapia, da cui derivano alcune differenze nelle modalità di intervento. Come in ogni disciplina anche in ambito psicoterapeutico la differenza di approccio prevede un trattamento più adeguato di alcune patologie rispetto ad altre secondo studi di efficacia. Certo che la variabilità individuale del professionista ha sempre il suo peso.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un quadro più comprensivo degli approcci psicoterapeutici più indicati per le diverse  patologie psicologiche si rimanda agli <a href="http://www.psychomedia.it/spr-it/artdoc/chambl98.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studi di Chambless et al.</a></p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOTERAPEUTA"></a>PERCHÉ RIVOLGERSI ALLO PSICOTERAPEUTA</h3>
<p style="text-align: justify;">Lo PSICOTERAPEUTA è in grado di offrire tutte le importanti prestazioni dello Psicologo e, tramite la sua formazione specialistica, può intervenire, con specifiche tecniche e in particolari condizioni di contesto terapeutico, su disturbi psichici anche intensi e cronici; inoltre ha la più adeguata preparazione per il trattamento dei disturbi della personalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Si possono quindi rivolgere allo Psicoterapeuta sia persone che soffrono di qualunque forma di disturbo psicologico (da quelli d&#8217;ansia, dell&#8217;umore, dell&#8217;alimentazione, a quelli sessuali e di stress, ecc.) sia quelle che presentano più o meno gravi disturbi della personalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicoterapeuta può collaborare con lo psichiatra per la parte psicologica, conducendo terapie di sostegno e psicoterapie nel supporto e nel trattamento di disturbi psichiatrici gravi come le psicosi, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">La PSICOTERAPIA è un valido aiuto per la risoluzione di eventuali traumi psicologici e per la rimozione degli ostacoli che impediscono la normale espressione della maturità psicologica, sbloccando la crescita dell&#8217;individuo.</p>
<p style="text-align: justify;">Generalmente il PERCORSO PSICOTERAPEUTICO riveste un&#8217;importanza fondamentale nella ristrutturazione di se stessi. Il rapporto terapeuta-paziente, il luogo e le modalità di svolgimento del trattamento, elementi importanti quali la durata e la frequenza degli incontri, nonché l&#8217;intimità dei contenuti condivisi, richiedono al paziente un investimento di tempo, serietà, costanza e impegno adeguati al raggiungimento degli obiettivi e alla delicatezza del compito.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="CHI È IL DOTTORE IN TECNICHE PSICOLOGICHE"></a>CHI È IL DOTTORE IN TECNICHE PSICOLOGICHE</h3>
<p style="text-align: justify;">Il dottore in tecniche psicologiche, a differenza dello Psicologo con laurea quinquennale, ha conseguito una laurea di tre anni, ha effettuato un successivo tirocinio di almeno 6 mesi e ha superato l&#8217;Esame di Stato che consente l&#8217;iscrizione all&#8217;Ordine (Albo sezione B).</p>
<p style="text-align: justify;">Il dottore in Tecniche Psicologiche può operare sotto la supervisione di uno Psicologo iscritto alla sezione A.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="COSA È L'ORDINE DEGLI PSICOLOGI"></a>COSA È L&#8217;ORDINE DEGLI PSICOLOGI</h3>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ORDINE degli PSICOLOGI tutela gli interessi del cliente e promuove la qualità del lavoro del professionista anche attraverso l&#8217;applicazione del Codice Deontologico (codice che stabilisce le regole che tutti gli Psicologi sono tenuti a rispettare per una buona pratica); inoltre cura la tenuta e l&#8217;aggiornamento dell&#8217;Albo in cui sono iscritti tutti gli Psicologi italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Ordine degli Psicologi è anche a disposizione dell&#8217;utenza per la segnalazione di casi di abuso della professione di Psicologo. Può esercitare la professione di Psicologo e definirsi &#8220;Psicologo&#8221; solo chi è iscritto all&#8217;Ordine degli Psicologi.</p>
<p style="text-align: justify;">Può esercitare la professione di Psicologo e definirsi Psicologo solo chi è iscritto all&#8217;Ordine degli Psicologi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;Albo degli Psicologi è indicata anche l&#8217;eventuale specializzazione in Psicoterapia di ogni singolo Psicologo.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LE ALTRE PROFESSIONALITÀ"></a>LE ALTRE PROFESSIONALITÀ</h3>
<p style="text-align: justify;">Lo PSICHIATRA, il NEUROPSICHIATRA INFANTILE e il NEUROLOGO sono laureati in Medicina e specializzati, rispettivamente, in Psichiatria, Neuropsichiatria Infantile e Neurologia con una formazione di base prevalentemente &#8220;medico-farmacologica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psichiatra si occupa di quella branca della medicina che ha per oggetto la diagnosi, la prevenzione e la terapia delle malattie mentali, può condurre psicoterapie e può prescrivere psicofarmaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Neuropsichiatra infantile cura le patologie d&#8217;organo del sistema nervoso (convulsioni infantili, epilessia, ecc.) e i disagi mentali dei bambini e degli adolescenti fino ai 16-18 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Neurologo ha una formazione specificamente rivolta alla diagnosi, alla cura e alla prevenzione delle malattie del Sistema Nervoso Centrale e Periferico (traumi, ictus, tumori, morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, sclerosi multipla, epilessia, malattie ereditarie e congenite, neuropatie periferiche, malattie muscolari, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esercizio della professione medica è tutelato dall&#8217;Ordine dei Medici.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="CRITERI PER VALUTARE LA PROFESSIONALITÀ DI UNO PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA"></a>CRITERI PER VALUTARE LA PROFESSIONALITÀ DI UNO PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA</h3>
<p style="text-align: justify;">Iscrizione Albo degli Psicologi: per fare una verifica basterà digitare cognome e nome del professionista che cercate sul sito <a href="https://areariservata.psy.it/cgi-bin/areariservata/albo_nazionale.cgi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dell&#8217;Ordine Nazionale degli Psicologi</a>. Per avere informazioni aggiuntive selezionate dalla scheda il nome della Ragione dell&#8217;Ordine di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Iscrizione all&#8217;elenco degli Psicologi-Psicoterapeuti (per gli Psicologi che offrono Psicoterapia): verificabile presso l&#8217;Ordine degli Psicologi della Regione di iscrizione (reperibile come spiegato al punto precedente).</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto delle normative sulla Privacy: lo Psicologo deve far firmare al cliente una dichiarazione di autorizzazione al trattamento dei dati sensibili ed eventualmente rilasciarne copia.</p>
<p style="text-align: justify;">Richiesta del consenso firmato da parte di chi usufruisce della prestazione di Sostegno Psicologico o di Psicoterapia.</p>
<p style="text-align: justify;">Richiesta del consenso firmato da parte di entrambi i genitori nel caso di prestazioni offerte a minori.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto delle tariffe massime definite dal tariffario.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto del Codice Deontologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo Psicologo non deve avere con le persone con cui lavora relazioni di natura privata che possano interferire con l&#8217;attività professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto del segreto professionale e dei suoi limiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Definizione chiara dei compensi e delle regole d&#8217;incarico. Nella fattura viene infatti calcolato il tasso del 2% di previdenza sociale. Alcuni professionisti poi, stilano per esempio dei contratti verbali o scritti, non vincolanti ma esplicativi, oppure, un buon modo di definire il rapporto è quello di avere un appuntamento &#8220;fisso&#8221; per giorni ed orari.</p>
<p style="text-align: justify;">Rilascio di documentazione fiscale del pagamento (fattura/ricevuta).</p>
<p style="text-align: justify;">Livello adeguato di preparazione e costante aggiornamento professionale.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LA FOBIA SOCIALE"></a>LA FOBIA SOCIALE</h3>
<p style="text-align: justify;">La Fobia sociale si manifesta come la paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali si è esposti a persone non familiari od al possibile giudizio degli altri. L&#8217;individuo che ne soffre teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia) in modo umiliante od imbarazzante e questo determina che la sua permanenza in una situazione tanto temuta quasi invariabilmente provochi l&#8217;ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione. Questa reazione diventa quindi a sua volta oggetto di paura instaurando un circolo vizioso continuo di cui la persona riconosce che la paura è eccessiva od irragionevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Le situazioni temute, sociali o prestazionali, sono evitate o sopportate con intensa ansia o disagio e l&#8217;evitamento, l&#8217;ansia anticipatoria, od il disagio nella situazione sociale o prestazionale interferiscono significativamente con le abitudini normali della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico) o con le attività o relazioni sociali, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere questo tipo di fobia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=51:fobia-sociale&amp;catid=31:generale&amp;Itemid=70">Leggi tutto</a></p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LA SCHIZOFRENIA"></a>LA SCHIZOFRENIA</h3>
<p style="text-align: justify;">Il termine schizofrenia, introdotto da Eugen Bleuer all&#8217;inizio del &#8216;900, deriva dal greco &#8220;mente divisa&#8221; e rappresenta la più comune delle psicosi, tanto che spesso essa è considerata l&#8217;emblema di tutta la categoria diagnostica. Quando si sente parlare di schizofrenia, si pensa immediatamente alla malattia mentale, quella &#8220;vera&#8221;, quella da &#8220;manicomio e camicia di forza&#8221;, ma anche in modo più pittoresco alla mente deviata degli omicidi seriali&#8230; La verità è fortunatamente lontana da queste dicerie, ma l&#8217;uso improprio di termini come questo o la sua sopraordinata categoria: Psicosi, posso davvero trarre in inganno. Negli ultimi anni abbiamo assistito a vari tipi di &#8220;psicosi giornalistiche&#8221;: dei polli, della diossina, della spazzatura&#8230;beh sarebbe più esatto parlare di fissazioni, paure, a volte vere e proprie fobie!</p>
<p style="text-align: justify;">I sintomi della schizofrenia possono interessare tutte le funzioni che caratterizzano il comportamento, la cognizione e le emozioni della persona: la percezione, il pensiero, il linguaggio, la volontà, la creatività e talvolta tale influenza può apportare anche alcuni miglioramenti, fermo restando che si tratta di una malattia fortemente intrusiva, persistente e quindi frequentemente invalidante.</p>
<p style="text-align: justify;">Generalmente vengono identificate due principali classi di sintomi:</p>
<p style="text-align: justify;">1) I sintomi positivi o produttivi</p>
<p style="text-align: justify;">-Deliri: sono pensieri e convinzioni assolute ed incontestabili radicate nel cervello del malato, ma prive di una base reale. Ad esempio, il paziente può affermare di essere seguito oppure osservato, o magari di disporre di poteri particolari che gli consentono di &#8220;dominare&#8221; gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">-Allucinazioni: sono percezioni (perlopiù uditive) di stimoli del tutto irreali, come sentire voci che parlano di lui oppure di vedere oggetti che si muovono fino al punto di inseguirlo.</p>
<p style="text-align: justify;">-Disturbi del pensiero: pensiero dissociato, &#8220;furto&#8221; del pensiero, influenzamento del pensiero, neologismi, &#8220;insalata&#8221; di parole, tangenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">2) I sintomi negativi</p>
<p style="text-align: justify;">-Disturbi dell&#8217;affettività: appiattimento affettivo, ambivalenza affettiva, contraddizione, autismo.</p>
<p style="text-align: justify;">-Anedonia: mancanza di emozioni, abulia, isolamento e apatia. Lo schizofrenico perde progressivamente ogni interesse per quanto lo circonda e si chiude in se stesso, dimostrando una forte abulia nei confronti del mondo esterno. Non desidera più avere rapporti sociali, si estranea dal nucleo familiare e si chiude in un mondo tutto suo.</p>
<p style="text-align: justify;">-Disturbi catatonici: completo immobilismo e mutismo, o esplosioni incontrollate di aggressività; catalepsia (ossia la possibilità di posizionare le membra del paziente in qualsiasi posizione).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=71:schizofrenia&amp;catid=31:generale&amp;Itemid=59">Leggi tutto</a></p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LO STRESS"></a>LO STRESS</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è lo Stress?</h4>
<p style="text-align: justify;">È la normale risposta dell&#8217;organismo ai cambiamenti che avvengo internamente od esternamente al nostro corpo e serve a mantenere un&#8217;omeostasi (equilibrio) interno. Questo significa che di per sé lo stress è un meccanismo funzionale ed infatti si parla di stress buono (eu-stress) e stress nocivo (di-stress) termini che però possono non portare a ritenere che sia lo stimolo ad essere più o meno cattivo, mentre è la risposta che a questo stimolo fornisce l&#8217;organismo a determinarne la portata.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti non appena lo stimo esterno o interno raggiunge l&#8217;organismo si ha una risposta generalizzata ed aspecifica di allarme; dopo di essa l&#8217;organismo prova a resistere a tale &#8220;attacco&#8221; al fine di riadattarsi (fase di resistenza) e, se non ce la fa si raggiunge la fase di esaurimento.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono gli eventi ambientali potenzialmente stressanti?</h4>
<p style="text-align: justify;">Si comincia dai cambi di stagione per arrivare alle vere e proprie catastrofi naturali, l&#8217;eccesso o la totale assenza di stimolazione, l&#8217;inquinamento, i fattori alimentari e dietetici, la pioggia, le radiazioni, il rumore, gli sbalzi di temperatura ed i fattori microbici e virali.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono gli eventi psicosociali potenzialmente stressanti?</h4>
<p style="text-align: justify;">Sono state stilate diverse liste, poi gerarchizzate. Fra i più popolari si ricordano: la morte del coniuge, il divorzio, la separazione, la detenzione in carcere, la morte di un parente, una malattia&#8230;ma anche il matrimonio, il trasloco, le vacanze, il Natale&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Lazarus ha presentato una lista di problemi quotidiani tra i quali si ricorda: la preoccupazione per il peso e per l&#8217;aspetto fisico, la preoccupazione per l&#8217;aumento del costo dei beni di consumo, per la criminalità, per i propri beni, l&#8217;impiego, il denaro, le tasse, l&#8217;eccesso di lavoro, la cura della casa, la perdita di qualcosa ed infine trovare un numero di telefono sempre occupato.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è il coping?</h4>
<p style="text-align: justify;">Con questo termine si intendono le risorse e le tecniche che l&#8217;individuo mette in atto per fronteggiare la situazione.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali tipi di coping esistono?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il coping può essere interno ed esterno e può essere orientato al compito, all&#8217;emozione o all&#8217;evitamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Per coping interno si considerano alcune caratteristiche di personalità come la cosiddetta hardiness, caratterizzata da impegno, controllo e sfida e l&#8217;ottimismo. Le persone con queste caratteristiche tendono infatti a risultare più protette nei confronti delle conseguenze dello stress.</p>
<p style="text-align: justify;">Per coping esterno si intende invece il sostegno sociale e le risorse materiali. Per quanto riguarda il primo si sono concentrati diversi studi per comprendere in che modo l&#8217;avere una rete sociale aiuti a proteggerci dallo stress e sembra che in qualche modo questo serva nella promozione di comportamenti più salutari (mangiare sano ed in misura adeguata, non fumare, avere orari equilibrati, bere moderatamente), e, contribuendo ad un&#8217;immagine ed identità sociale, permetta un miglioramento nell&#8217;autostima.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda l&#8217;orientamento del coping preferisco proporre alcuni esempi: uno studente è appena bocciato ad un esame; l&#8217;orientamento al compito consiste nel rivedere le proprie lacune; l&#8217;orientamento all&#8217;emozione è piangere su quanto è successo o comunque restare nello stato emotivo che la situazione ha generato; l&#8217;orientamento all&#8217;evitamento si manifesta con la tipica frase: &#8220;Adesso non ci voglio proprio pensare, ho bisogno di sfogarmi correndo un po&#8217;&#8221;. Ognuno di questi orientamenti può essere funzionale in base alla durata, all&#8217;intensità ed alle caratteristiche individuali della persona che la mette in atto. È infatti comune che alcune persone abbiano bisogno di piangere &#8220;sul latte versato&#8221; per poter ricominciare&#8230;o di distrarsi. Il fine ultimo è comunque tornare a focalizzarsi sul compito.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è lo stress management?</h4>
<p style="text-align: justify;">È una forma di terapia attiva, direttiva e psicoeducativa che permette di contrastare gli effetti dello stress attraverso diversi tipi di interventi.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che tipi di problemi produce lo stress?</h4>
<p style="text-align: justify;">Psicosomatici; Psicofisiologici ed Organici.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stress è il precursore di moltissimi disturbi d&#8217;ansia, primo fra tutti il Disturbo Di Panico, ma è anche implicato nelle cefalee muscolo tensive, nell&#8217;ipertensione, nel dolore cronico e nelle neoplasie.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LE DEMENZE SENILI"></a>LE DEMENZE SENILI</h3>
<p style="text-align: justify;">Queste domande sono state sintetizzate per essere il più possibile dirette ed esaustive.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei però dire a tutti quelli che mi hanno scritto che ho letto anche la vostra angoscia nel pensare di allontanare dalla propria abitazione un vostro caro, non più autosufficiente. È una scelta difficile ma necessaria per garantire alla persona il mantenimento della propria dignità fino alla fine e, grazie alle strutture specializzate anche alla conservazione delle abilità residue! È una cura, non un abbandono! Sara Ginanneschi</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che significa che è necessario un approccio sia multidisciplinare che multimodale nella valutazione dell&#8217;anziano?</h4>
<p style="text-align: justify;">Quando una persona anziana si sottopone ad una visita è necessario avvalersi di esami provenienti da più tipi di professionisti per poter avere un quadro omnicomprensivo della situazione attuale, relativamente alle funzioni fisiche ed alle funzionalità psicologiche e pratiche ed i bisogni.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quando si parla di valutazione multimodale ci si riferisce ad una valutazione dello stato:</h4>
<p style="text-align: justify;">Cognitivo</p>
<p style="text-align: justify;">Emotivo</p>
<p style="text-align: justify;">Comportamentale</p>
<p style="text-align: justify;">Funzionale (cose che si sanno fare &#8211; abilità)</p>
<p style="text-align: justify;">Sociale.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è tecnicamente la demenza?</h4>
<p style="text-align: justify;">È un disturbo ingravescente e progressivo caratterizzato da un declino cognitivo che si manifesta in uno stato di coscienza normale ed in assenza di altre malattie acute come il delirium o la depressione.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i sintomi nella demenza di Alzheimer?</h4>
<p style="text-align: justify;">Si osserva un declino inesorabile della funzione intellettiva con perdita totale dell&#8217;indipendenza e morte nei 2-10 anni successivi alla diagnosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sintomo più comune è un ingravescente peggioramento della memoria a breve termine: la persona non si ricorda cose fatte poco prima ed il difetto tende a manifestarsi nei ricoveri ospedalieri perché è proprio fuori dal proprio ambiente che si osserva una tendenza a disorganizzarsi (o meglio a non adattarsi!!).</p>
<p style="text-align: justify;">Queste persone possono avere dei problemi di linguaggio ma che non sono propriamente dovuti a questa funzione, ma sono ancora a carico della memoria, come l&#8217;incapacità a ricordarsi i nomi di persona o degli oggetti, le circonlocuzioni, le parafrasie.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre si osservano dei cambiamenti nella personalità, una compromissione della capacità critica (possono divenire molto suggestionabili) ed una certa labilità emotiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Talvolta i familiari riportano che trovano i loro cari più irritabili, ostili ed agitati.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;ingresso in una casa di cura, quali sono le principali valutazioni dell&#8217;anziano?</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre all&#8217;esame fisico si procede con una valutazione neuropsicologica completa.</p>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi è tesa ad identificare correttamente il problema ed a distinguerlo da altre condizioni simili che talvolta possono essere più favorevoli!</p>
<h4 style="text-align: justify;">Esistono altre condizioni che possono essere scambiate per demenza?</h4>
<p style="text-align: justify;">Sì! Le principali condizioni sono: il normale invecchiamento, la smemoratezza senile benigna e la pseudodemenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel normale invecchiamento si ha infatti una perdita di memoria normale per età; una compromissione che riguarda un solo settore; un alterazione delle funzioni cognitive sotto soglia (ossia che non sono tanto conclamate da poter giustificare una diagnosi di demenza); e, qualora vi sia un declino delle funzioni cognitive questo è secondario ad un altro disturbo e quindi reversibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella pseudodemenza si ha un esordio improvviso, con progressione rapida; il paziente è consapevole di quanto gli sta accadendo e questo può incidere fortemente sul suo stato d&#8217;umore e sul suo comportamento tanto che si registrano molti casi di suicidio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella smemoratezza senile benigna si ha un apprendimento di nuove informazione un po&#8217; più lenta rispetto alla normalità; il funzionamento quotidiano rimane del tutto normale e le persone, accorgendosi di questa loro nuova condizione, possono preoccuparsene.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi di demenza non c&#8217;è molta consapevolezza di malattia, dei propri sintomi e della condizione attuale.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i fattori di rischio della Depressione nell&#8217;anziano?</h4>
<p style="text-align: justify;">I fattori di rischio per la Depressione, così come nelle persone più giovani, sono di tipo psicosociale, mentre i fattori ereditari sembrano avere un peso minore nell&#8217;età avanzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Importanti sono i fattori di tipo psicologico (schemi di pensiero e di comportamento tendenti alla negatività, disfunzionali, od orientati ai sensi di colpa); i fattori sociali (come la perdita del coniuge, o una diminuzione del sostegno sociale); il reddito; i disturbi medici.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i Disturbi d&#8217;ansia più facilmente riscontrabili nell&#8217;anziano?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il Disturbo d&#8217;Ansia Generalizzata ed il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, mentre sono relativamente rari il Disturbo di Panico, il Disturbo Post Traumatico da Stress ed i Disturbi Fobici. Il Disturbo D&#8217;ansia Generalizzata si manifesta con almeno 3 condizioni tra le seguenti:</p>
<p style="text-align: justify;">Irrequietezza o nervosismo</p>
<p style="text-align: justify;">Affaticamento facile</p>
<p style="text-align: justify;">Difficoltà di concentrazione</p>
<p style="text-align: justify;">Irritabilità</p>
<p style="text-align: justify;">Senso di tensione muscolare</p>
<p style="text-align: justify;">Disturbi del sonno.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante valutare che questo genere di disturbi non sia però secondari o ad una condizione medica iniziale o ad alcuni farmaci; altre volte sono altre condizioni come il delirium e la depressione a generare ansia, così come l&#8217;inizio di uno stato dementigeno.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come si possono valutare lo stato funzionale e le autonomie?</h4>
<p style="text-align: justify;">Esistono veri e propri test in grado di valutare le abilità funzionali residue. Il BADL registra le attività basali: alzarsi dal letto, camminare, fare il bagno o la doccia, vestirsi, tenere un&#8217;adeguata igiene personale, mangiare ed utilizzare i servizi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;IADL quelle di natura strumentale: usare il telefono, i mezzi di trasporto, fare la spesa, cucinare, amministrare il manage familiare, gestire il denaro, mantenere hobby ed attività professionali ed assumere i farmaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta riconosciute le abilità residue il lavoro consiste nel mantenerle e migliorarle il più possibile utilizzandole anche come &#8220;rinforzi&#8221; per poter ampliare il bagaglio comportamentale disponibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio se una persona anziana è in grado di gestire il denaro, attraverso l&#8217;esercizio di questa abilità la si può portare ad andare a fare la spesa che, sul piano dell&#8217;umore, può diminuire sia uno stato depressivo che l&#8217;isolamento sociale.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che cosa è l&#8217;MCI?</h4>
<p style="text-align: justify;">È uno stato di transizione tra il normale invecchiamento ed una demenza conclamata; si riconosce perché lo stato funzionale globale e lo stato cognitivo non sono compromessi mentre ai test specifici, soprattutto quelli di memoria, si può riscontrare un deficit anche molto importante.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come si sceglie l&#8217;intervento più adeguato?</h4>
<p style="text-align: justify;">La scelta dipende dalla persona, soprattutto in relazione all&#8217;entità del disturbo diagnosticato. È inoltre importante il contesto in quanto un trattamento ospedaliero, ambulatoriale o all&#8217;interno di una struttura specifica può variare considerevolmente. Allo stesso modo variano quindi le risorse disponibili in termini di tempo e personale sul quale si può contare.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;intervento può infine essere specifico o aspecifico.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="L'INSONNIA"></a>L&#8217;INSONNIA</h3>
<h4 style="text-align: justify;">A cosa serve il sonno REM?</h4>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto non è il sonno dei sogni perché è stato dimostrato che si sogna durante tutta la notte ma, poiché durante questa fase si ha un&#8217;attività cerebrale molto vivace, i sogni che si fanno risultano più vividi e pieni di significato.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti autori hanno cercato di rispondere a questa domanda! Alcuni sostengono che il sonno REM serva a consolidare i ricordi nella memoria a lungo termine, un magazzino di memoria più o meno permanente dove risiedono tutte le cose immagazzinate nella vita; altri sono invece certi che serva allo sviluppo del sistema nervoso centrale e questa teoria troverebbe riscontro nella durata del sonno dei bambini rispetto agli anziani. Inoltre il sonno REM nei bambini è il 50% del sonno totale, mentre questa percentuale si dimezza all&#8217;età di 10 anni. Per quanto riguarda le fasi del sonno non REM (NREM) la fase 2 sembra aumentare in durata negli anziani, mentre la 4 va a scomparire.</p>
<h4 style="text-align: justify;">È vero che con l&#8217;età cambia il sonno? Se sì, in che modo?</h4>
<p style="text-align: justify;">Assolutamente sì! I bambini hanno un sonno polifasico (ossia si addormentano più volte al giorno) che ha una durata totale di circa 16 ore, mentre nell&#8217;adulto e nell&#8217;anziano il sonno è monofasico (anche se alcuni autori sono a favore di considerare la pennichella pomeridiana una seconda fase di sonno che diverrebbe quindi bifasico) si stabilizza intorno alle 8 ore, con una variabilità di + o &#8211; 2 fino a raggiungere 6,5 all&#8217;età di 60 anni.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i principali disturbi del sonno? Come si definiscono?</h4>
<p style="text-align: justify;">I disturbi del sonno di dividono in DISSONNIE e PARASONNIE (si pronunciano come &#8220;insonnia&#8221; con l&#8217;accento sulla o, anche se in ambito accademico ho personalmente sentito di tutto!).</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le DISSONNIE troviamo:</p>
<p style="text-align: justify;">Insonnia primaria</p>
<p style="text-align: justify;">Ipersonnia primaria</p>
<p style="text-align: justify;">Narcolessia</p>
<p style="text-align: justify;">Disturbo del sonno correlato alla respirazione</p>
<p style="text-align: justify;">Disturbo del ritmo circadiano del sonno</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda l&#8217;Insonnia e l&#8217;Ipersonnia i sintomi devono essere presenti per almeno un mese affinché sia possibile fare diagnosi e devono comportare disagio per la persona che ne è affetta. Per quanto riguarda la prima si manifesta con una difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno, o a svegliarsi riposati dopo essersi addormentati regolarmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Le persone che soffrono d&#8217;insonnia lamentano di essere abuliche (mancano della energia mentale e psicologica come quella che serve per prendere decisioni), asteniche (si sentono senza forza fisica), irritabili, disforiche (con uno stato d&#8217;umore basso). Hanno poi difficoltà a concentrarsi e possono sentirsi rallentate sia mentalmente che fisicamente.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Insonnia si presenta spesso nella Depressione, Nel Disturbo d&#8217;Ansia Generalizzata e nel Delirium.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi di Mania (Disturbo Bipolare I) o Ipomania (che sia o meno presente un Disturbo Bipolare II) non si parla di Insonnia in quanto le persone sostengono di non aver necessità di dormire e non soffrono quindi il disagio soggettivo relativo alla perdita di sonno tipica degli insonni. [Per una specificazione dei Disturbi Bipolari si rimanda alla relativa sezione]</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Ipersonnia si manifesta con, al contrario, un&#8217;eccessiva sonnolenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La Narcolessia si manifesta con &#8220;attacchi&#8221; di sonno irresistibili per almeno 3 mesi, circa 2-6 al giorno della durata di 10-20 minuti/ un&#8217;ora. Il sonno risulta ristoratore. È inoltre presente almeno uno tra: cataplessia di pochi secondi associata ad emozioni intense (la persona improvvisamente percepisce una debolezza muscolare che può provocare cedimento della ginocchia, della mandibola, della testa o degli arti, o delle palpebre) o allucinazioni ipnagogiche/ipnapompiche (quelle che si manifestano quando ci si sta addormentando o risvegliando) o paralisi del sonno (quella sensazione che capita quando ci si è appena risvegliati e, pur rendendosi conto di essere svegli non si riesce a muoversi per qualche secondo).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Disturbo del Sonno Correlato alla Respirazione o spesso chiamato da Apnee Notturne, consiste nell&#8217;interruzione del sonno che si manifesta con eccessiva sonnolenza o insonnia successiva. Può essere ostruttiva (deriva dal sovrappeso e dal russamento); centrali (più frequente negli anziani e nelle patologie cardiache/neurologiche); da iperventilazione alveolare (si ha una bassa concentrazione di ossigeno nel sangue arterioso (quello che porta l&#8217;ossigeno ai tessuti).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Disturbo del Ritmo Circadiano del Sonno è caratterizzato da un cambiamento di fase che porta all&#8217;insonnia o ad eccessiva sonnolenza. Ve ne sono 4 tipi:</p>
<p style="text-align: justify;">fase del sonno ritardata (detta dei gufi notturni, persone che vanno a letto sempre più tardi fino a sfasarsi); fase del sonno anticipata; sindrome del Jet Lag (alterazione dovuta al cambiamento di fuso orario continuo); alterazione da turno lavorativo (che colpisce le persone sottoposte a turni di lavoro notturni).</p>
<p style="text-align: justify;">Le PARASONNIE sono disturbi correlati al sonno che possono indurre un cattivo funzionamento diurno. Esse sono il Disturbo da Incubi (la persona si sveglia dopo aver fatto incubi terribili di cui ha un ricordo vivido); il Disturbo da Terrore nel Sonno, conosciuto anche come Pavor (la persona si sveglia spesso gridando e fortemente impaurita, ma non riesce a ricordare il sogno e non è facilmente rassicurabile); il Disturbo da Sonnambulismo (caratterizzato dall&#8217;alzarsi dal letto e camminare nell&#8217;ambiente o soltanto parlare, la persona è incosciente, non vi è possibilità di comunicare con lei ed è difficile svegliarla). Una leggenda sostiene che svegliare le persone durante una deambulazione da sonnambulismo porti a gravissime conseguenze. Questo è del tutto falso! C&#8217;è da dire che, poiché la persona sta dormendo e probabilmente sognando, se si sveglia ed improvvisamente si trova nel salotto a luce accesa può manifestare un breve periodo di confusione ed irritabilità, anche perché non vi è ricordo dell&#8217;episodio!</p>
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<h4 style="text-align: justify;">Quali condizioni mediche potrebbero causare disturbi del sonno?</h4>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ipertiroidismo, l&#8217;asma bronchiale ed altre patologie respiratorie anche transitorie (ed allo stesso modo passeggeri saranno i disturbi del sonno correlati), il dolore cronico e la menopausa nelle donne.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cosa si può fare per superare un periodo d&#8217;insonnia</h4>
<p style="text-align: justify;">Il trattamento per eccellenza è chiamato Igiene del Sonno. Il terapeuta fa tenere al soggetto un diario del sonno per verificare le caratteristiche del sonno e del disturbo ed aiuta la persona a migliorare non solo la quantità e la qualità del sonno ma le abitudini ed i pensieri spesso associati a questi disturbi. Ci sono però centri specializzati in cui le misurazioni sono effettuate da strumenti accurati ed oggettivi e, nei casi più gravi è davvero utile recarsi in queste strutture.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="PSICOFARMACOLOGIA"></a>PSICOFARMACOLOGIA</h3>
<p style="text-align: justify;">In questa sezione verrà data risposta alle domande più frequenti che sono arrivate ad Ambulatorio di Psicologia. Un consiglio generale che mi sento di dare è: per un trattamento farmacologico rivolgetevi ad uno Psichiatra e non accontentatevi delle prescrizioni (purtroppo talvolta facili) dei medici di base che, pur sapendo molte cose e conoscendo bene i loro pazienti, non sono preparati in maniera tanto specifica quanto lo Psichiatra! Inoltre, una volta iniziata una terapia farmacologica il consiglio è di affiancarvene una psicologica che, all&#8217;abbassamento del sintomo grazie al farmaco, permetta un lavoro più completo e duraturo sulla persona stessa.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i principali motivi d&#8217;insuccesso nel trattamento farmacologico?</h4>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi errata: purtroppo anche i medici e gli psicologi sbagliano e, qualora la diagnosi non sia aderente con il quadro clinico il trattamento può fallire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il trattamento inadeguato. A volte la scelta del trattamento può essere guidata da una cattiva diagnosi di partenza, ma anche da convinzioni dello psichiatra. Purtroppo ancora oggi sono pochi i medici che richiedono il supporto psicologico di un professionista per poter affrontare il disturbo dei pazienti a 360°.</p>
<p style="text-align: justify;">Il farmaco inadeguato o inefficace. I farmaci in commercio sono moltissimi e non è detto che quello che funziona con molti sia efficace per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un periodo di prova troppo breve; significa che prima di intraprendere la terapia farmacologica vera e propria, lo psichiatra, prova un determinato trattamento al fine di ridurre gli effetti collaterali e garantire la riuscita solo di quelli terapeutici. Alcune persone però possono avere un metabolismo del farmaco lievemente diverso dalla norma e quindi abbandonare la terapia prima che essa ha dato risultati o ha raggiunto il dosaggio ideale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dosaggio troppo basso. Questo accade soprattutto quando la terapia viene somministrata dai non addetti ai lavori. Molte volte mi sono trovata a lavorare con persone che seguivano una terapia farmacologica datagli dal medico di base che, preoccupato degli effetti di un antidepressivo, ad esempio, ne aveva prescritta solo mezza pasticca al giorno. Gli psicofarmaci quando si utilizzano&#8230;si utilizzano!! Non vanno demonizzati né dati goccia per goccia. Se si decide di intraprendere una terapia è necessario arrivare ad un dosaggio tale che, oltre agli effetti collaterali sia possibile percepire anche quelli terapeutici. Uno psichiatra è in grado di spiegare tutti gli effetti e di dosare un adeguato programma di aumento o decremento a seconda del caso e del farmaco scelto. Utilizzare dosaggi troppo bassi può comportare il rischio di avere solo effetti collaterali e nessun effetto terapeutico!</p>
<p style="text-align: justify;">Mancata associazione di un&#8217;adeguata terapia comportamentale. Come ho spiegato nella prefazione&#8230;è utilissimo lavorare sul sintomo e talvolta è pre-requisito ad una terapia psicologica, ma questa diventa essenziale per superare il problema od imparare a conviverci.</p>
<p style="text-align: justify;">Bassa compliance del paziente (significa che la persona non si applica nella terapia) perchè: preferisce la malattia alla salute, non riconosce la malattia, ha anche altre malattie psicologiche concomitanti, o manca di comprensione dello schema terapeutico globale (che spesso è la terapia farmacologica a fornire).</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali caratteristiche influenzano un maggior prescrizione di psicofarmaci?</h4>
<p style="text-align: justify;">Prima di tutto le caratteristiche socio-anagrafiche del paziente;</p>
<p style="text-align: justify;">Un atteggiamento particolare nei confronti della prescrizione farmacologica;</p>
<p style="text-align: justify;">Le caratteristiche del prescrittore;</p>
<p style="text-align: justify;">In che luogo e con che modi vengono prescritti i farmaci (Setting);</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;utilizzo dei servizi sul territorio;</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stile di lavoro nei servizi sul territorio.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali tipi di psicofarmaci esistono, a cosa servono e quali effetti collaterali hanno?</h4>
<p style="text-align: justify;">Gli psicofarmaci si dividono in 4 grandi categorie: gli Ansiolitici, gli Antidepressivi, gli Stabilizzatori dell&#8217;Umore e gli Antipsicotici.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ANSIOLITICI, come suggerisce il nome, sono utilizzati come tranquillanti e sedativi degli stati d&#8217;ansia e possono essere somministrati anche come coadiuvanti negli stati d&#8217;Insonnia. Possono avere effetti miorilassanti (rilassamento muscolare) ed anticonvulsivani soprattutto ad alti dosaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si dividono in Benzodiazepine e Non Benzodiazepine il cui nome dipende dalla struttura della molecola che li compone. Sono i farmaci più prescritti in modo aspecifico anche a chi comunica semplicemente uno stato di stress più particolare e spesso inducono una dipendenza. Come ogni farmaco infatti devono essere gestiti da un professionista ed inseriti in un più ampio programma terapeutico.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esperienza mi ha insegnato che negli Attacchi di Panico, l&#8217;uso di ansiolitici all&#8217;occorrenza crea una dipendenza difficile da demolire e che, pur limitando il presentarsi dei sintomi (gli attacchi di panico appunto) non curano alla base il disturbo, mentre un trattamento cognitivo-comportamentale riesce a dare risultati duraturi nel tempo con terapie relativamente brevi (3 mesi/ 1 anno).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ANTIDEPRESSIVI sono utilizzati nelle Depressioni Maggiori più o meno gravi, anche associate a disturbi di natura fisica e nel disturbo Distimico.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;inizio del trattamento entro 2 mesi (4-6 settimane) si osserva di solito uni inizio di remissione sintomatologica, mentre gli effetti collaterali possono essere presenti fin dalle prime settimane; è necessario continuare il trattamento per almeno ulteriori 4 mesi e, qualora sia indicato, tentare lo scalaggio graduale il mese successivo. Non è infatti indicato fare una cura con Antidepressivi inferiore ad un anno o con dosaggi troppo bassi, in quanto non servirebbe a nulla!</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Antidepressivi si suddividono in diverse categorie, si ricordano i Triciclici (i primi sperimentati), Inibitori della MAO (un acceleratore di demolizione di sostanze che solitamente sono carenti nei Depressi), gli SSRI ed SNRI che sono farmaci selettivi nel reperimento cerebrale di Serotonina o Noradrenalina, fortemente carenti, soprattutto in determinate aree del cervello dei pazienti con Depressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti possono avere effetti collaterali più o meno simili ma è importante considerare anche una certa predisposizione individuale a determinati effetti! Sebbene vi siano pochi Antidepressivi anoressizzanti e tutti comportino in breve tempo un certo aumento ponderale, vi sono diverse differenze individuali, quindi, qualora un farmaco abbia un effetto troppo importante sul peso della persona, andando quindi a determinare un nuovo problema, è possibile cambiarne il dosaggio o sostituire direttamente il farmaco, questo in accordo con il proprio Psichiatra naturalmente!</p>
<p style="text-align: justify;">Altri effetti sono di natura gastro-intestinale, muscolare, ritenzione urinaria o necessità di urinare più frequentemente; alcuni possono indurre sonnolenza o peggioramento della performance sia cognitiva che fisica. Per questo è importante provare a modificare anche le modalità di somministrazione del farmaco (ad esempio la sera e non la mattina) quanto possibile, prima di rinunciare alla terapia che potrebbe avere effetti davvero più dannosi!</p>
<p style="text-align: justify;">Gli STABILIZZATORI DELL&#8217;UMORE vengono utilizzati principalmente nel trattamento dei Disturbi Bipolari, ma vengono impiegati anche in patologie di tipo Schizoaffettive. Sono principalmente 3: il Carbonato di Litio, la Carbamazepina (non viene molto utilizzata perché interferisce con la concentrazione nel sangue di molti farmaci) e l&#8217;Acido Valproico (che al contrario è molto utilizzato soprattutto nel caso in cui non funzioni il Litio o abbia effetti collaterali troppo pericolosi; è efficace nei casi di Disturbo Ciclotimico, dove gli episodi depressivi e maniacali si susseguono anche rapidamente!). Ultimamente è stata inserita nel gruppo anche la Lamotrigina che ha effetti sul prevenire le ricadute degli episodi depressivi nel Disturbo Bipolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa categoria di farmaci è spesso utilizzata insieme agli Antipsicotici o agli Antidepressivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ANTIPSICOTICI sono chiamati anche neurolettici o tranquillanti maggiori. Sono spesso utilizzati in acuto, come sedativi immediati in casi di comportamento violento e fuori controllo che possa essere associato a disturbi come la Schizofrenia, un danno cerebrale, un delirium od una Depressione agitata.</p>
<p style="text-align: justify;">Possono dare effetti che si definiscono Extrapiramidali e che comportano movimenti, tremori o interruzioni nei movimenti involontari e simili a quelli che si osservano nel Morbo di Parkinson.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo sono stati introdotti negli anni anche i cosiddetti Antipsicotici Atipici che agiscono a livello di determinati recettori del cervello e riducono gli effetti collaterali appena descritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi farmaci hanno effetti sui sintomi positivi della Schizofrenia, così chiamati perché costituiscono dei fattori che si aggiungono al quadro psicopatologico come: deliri, allucinazioni, idee fisse e disordini nel pensiero, al contrario dei sintomi negativi, in cui viene invece a mancare qualcosa alla persona che sperimenta: appiattimento emotivo, mancanza di comunicatività, anedonia (manca il piacere nel fare le cose) e mancanza di motivazione.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="L'IPOCONDRIA"></a>L&#8217;IPOCONDRIA</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Quando si parla di ipocondria, ci si riferisce alla sindrome di Munchausen?</h4>
<p style="text-align: justify;">Assolutamente no! Nella Sindrome di Munchausen La persona ricerca consapevolmente vantaggi secondari dall&#8217;essere malato, lo stato d&#8217;ansia ed il profondi disagio che si manifesta nell&#8217;Ipocondria, attestano tutto il contrario.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come si definisce l&#8217;Ipocondria?</h4>
<p style="text-align: justify;">Sono state date molte definizioni di Ipocondria, ma quella attualmente più accreditata denota un&#8217;eccessiva e persistente preoccupazione per il proprio corpo, la salute e le malattie, cui si associano paura e sospetto di essere affetto da una gravissima e letale malattia.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono le caratteristiche del disturbo?</h4>
<p style="text-align: justify;">Come si desume dalla definizione appena data le caratteristiche fondamentali sono:</p>
<p style="text-align: justify;">Paura di avere una malattia</p>
<p style="text-align: justify;">Sospetto di avere una malattia</p>
<p style="text-align: justify;">Resistenza alla rassicurazione medica</p>
<p style="text-align: justify;">Sintomi somatici</p>
<p style="text-align: justify;">Preoccupazioni corporee</p>
<p style="text-align: justify;">Comportamenti ipocondriaci (che consistono in continue richieste di rassicurazioni, anche se poi non servono; doctor shopping ossia cambio continuo di medici, continui controlli di diversa natura anche molto invasivi, costosi e dolorosi).</p>
<p style="text-align: justify;">Per fare una diagnosi si Ipocondria il disturbo deve causare disagio e deve durare almeno 6 mesi.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Chi colpisce solitamente l&#8217;ipocondria ed a che età?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il disturbo è equidistribuito fra uomini e donne anche se con una preponderanza verso quest&#8217;ultime e si manifesta nella prima età adulta, anche se in realtà può comparire a qualunque età.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Di quali malattie credono di soffrire più spesso gli ipocondriaci?</h4>
<p style="text-align: justify;">In generale sono malattie a lungo decorso inesorabile ed è anche per questo che le rassicurazioni mediche e gli esami clinici non sono rassicuranti; la persona può convincersi di aver sviluppato un tumore il giorno immediatamente seguente ad una risonanza magnetica, il macchinario può essere rotto, il medico poco capace di leggere i risultati e così via.</p>
<h4 style="text-align: justify;">È possibile soffrire di Ipocondria ed Attacchi di Panico contemporaneamente?</h4>
<p style="text-align: justify;">Si capita anche se in realtà è molto più frequente che l&#8217;Ipocondria si manifesti assieme a Depressione Maggiore o Distimia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per alcuni aspetti, Ipocondria ed Attacchi di Panico sono assolutamente simili, in entrambi si ha una paura terribile di morire, ma le malattie temute sono nel primo caso a lento decorso e nel secondo invece, immediate come attacchi cardiaci o ictus.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Perché ci si ammala di Ipocondria?</h4>
<p style="text-align: justify;">Esistono diversi modelli che hanno tentato di spiegare l&#8217;eziopatogenesi del disturbo; quello cognitivo comportamentale spiega come sia centrale la tendenza dell&#8217;individuo ad interpretare erroneamente le informazioni relative ai sintomi corporei, le variazioni ponderali, la salute e così via. Questo aumenterebbe l&#8217;attenzione selettiva sui sintomi e l&#8217;abbassamento delle soglie sensoriali. I comportamenti di sicurezza inducono poi sintomi ansiosi ed anche questi sono interpretati come indici di malattia. Lo stesso modello si applica ai Disturbi di Panico, con la differenza che la malattia sospetta non è a lungo decorso.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che differenze ci sono tra Ipocondria e Disturbo Ossessivo-Compulsivo da contaminazione?</h4>
<p style="text-align: justify;">Le persone che soffrono di Ipocondria sono convinte di avere una malattia in corso che non è stata diagnosticata e, che essa venga dall&#8217;interno come un tumore ad esempio. I DOC da contaminazione anzitutto hanno paura di contaminazioni da agenti esterni, ma anche che potranno venir contaminati e non lo sono attualmente.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="LA DEPRESSIONE"></a>LA DEPRESSIONE</h3>
<p style="text-align: justify;">Il DSM IV-TR definisce la Depressione Maggiore come un disturbo caratterizzato dalla presenza di almeno 2 Episodi Depressivi Maggiori.</p>
<p style="text-align: justify;">La depressione è caratterizzata da cambiamenti fisiologici, dell&#8217;umore, del modo di pensare, del comportamento profondi e spesso duraturi nel tempo e si formalizza come un disturbo che va oltre il modo di dire &#8220;oggi mi sento depresso&#8221; e che invece si riferisce ad uno stato transitorio di umore a coloritura malinconica derivante da una causa più o meno riconoscibile. Il DSM-IV-TR (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) definisce l&#8217;episodio depressivo maggiore come un disturbo che si manifesta con 5 o più sintomi tra quelli qui sotto elencati durante il giorno, quasi ogni giorno, per un periodo di almeno due settimane:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; umore depresso;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; perdita di piacere per quasi tutte le attività durante il giorno;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; cambiamento di peso significativo (aumento o diminuzione);</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; cambiamenti nelle abitudini del sonno;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; essere agitato o essere rallentato;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; mancanza di energia;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; sensazione di essere inutile;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; difficoltà nella concentrazione;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; pensieri ricorrenti di morte o di suicidio.</p>
<p style="text-align: justify;">La depressione può colpire chiunque, giovani o vecchi, ricchi o poveri. È dovuta a cause molteplici e diverse da persona a persona (ereditarietà, ambiente sociale, lutti familiari, problemi di lavoro&#8230;)</p>
<h4 style="text-align: justify;">Perché ci si ammala di Depressione?</h4>
<p style="text-align: justify;">Ci sono diverse cause che possono portare allo svilupparsi di questa malattia ma è necessario parlare sempre di fattori di rischio che, entrando in contatto con fattori precipitanti particolari possono sfociare in un esordio. Non è infatti ancora chiaro e quindi prevedibile in quali persone questo disturbo si manifesterà sicuramente.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i fattori biologici sembra che vi siano alcune alterazioni nella modulazione di 2 neurotrasmettitori in particolare: la serotonina e la noradrenalina (che vengono poi compensate e regolate dagli antidepressivi); alcuni deficit nel sistema neuroendocrino e quindi nei livelli ormonali; deficit alimentari; effetti collaterali di alcuni farmaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le cause genetiche ricordiamo che è più frequente osservare una Depressione nei familiari di primo grado, ma questo potrebbe avere anche delle derivazioni dall&#8217;apprendimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, fra le cause familiari si ricordano gli stili genitoriali in quanto, genitori depressi possono avere stili attribuzionali negativi e quindi insegnare anche indirettamente ai figli una certa vulnerabilità cognitiva alla depressione. Inoltre anche il loro stile educativo può essere freddo e poco empatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cause psicosociali sono organizzate in modo gerarchico e sono moltissime, si ricordano i lutti, la separazione, gravi litigi, perdita di lavoro, bocciatura scolastica, perdita di un animale domestico, trasloco, cambio di città, cambio di abitudini, essere vittima di un atto di criminalità e così via.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="IL LUTTO"></a>IL LUTTO</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Che cos&#8217;è il Lutto?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il lutto è una normale e fisiologica reazione ad una perdita che evolve lentamente secondo un processo caratterizzato da alcune fasi ed ha una durata tipica di 1-6 mesi.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono gli stadi del lutto?</h4>
<p style="text-align: justify;">Diversi autori si sono occupati di definire le fasi del lutto, quindi rispondiamo indicando le principali:</p>
<p style="text-align: justify;">Kubler-Ross (1978) delinea 5 fasi:</p>
<p style="text-align: justify;">Negazione = Fase iniziale di shock durante la quale la persona continua a cercare il proprio caro all&#8217;interno dell&#8217;ambiente e ne coglie la presenza;</p>
<p style="text-align: justify;">Patteggiamento = si comincia a sperare che il proprio caro ritorni e si fanno promesse affinché questo possa accadere realmente;</p>
<p style="text-align: justify;">Rabbia = di realizza che il proprio caro non ritornerà più e si reagisce a questo con rabbia verso se stessi, il destino, il mondo e gli altri;</p>
<p style="text-align: justify;">Depressione = consiste nella fase della profonda tristezza e disperazione relativamente all&#8217;irrimediabilità della morte;</p>
<p style="text-align: justify;">Accettazione = finalmente si comincia ad accettare la perdita e si ritorna alla vita pur conservando i ricordi che, seppur commoventi perdono man mano la capacità di produrre un forte dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Parkes (1980; 1998) ne individua 4:</p>
<p style="text-align: justify;">Stordimento = è la prima fase che dura da poche ore a qualche giorno in cui si ha una sensazione di irrealtà, come se l&#8217;evento non fosse vero e per esempio si fosse soltanto sognato;</p>
<p style="text-align: justify;">Ricerca = consiste nella ricerca del proprio caro in senso di pianto, ansia da separazione, ma anche rabbia, irritabilità, auto-accuse, perdita di autostima e del senso di sicurezza;</p>
<p style="text-align: justify;">Disorganizzazione e Disperazione = è lo stadio caratterizzato dall&#8217;apatia, dalla disperazione e da un forte isolamento dovuto ad un ritiro dalla vita sociale;</p>
<p style="text-align: justify;">Riorganizzazione e Guarigione: è il graduale ritorno alla vita, accompagnato da una graduale ricomparsa degli interessi personali e dal desiderio di ricominciare a pianificare il proprio futuro.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono gli obiettivi del lavoro sul lutto?</h4>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto è necessario raggiungere l&#8217;Accettazione della realtà della perdita ossia confrontarsi con una realtà di assenza del caro senza la sua negazione; in seguito è necessario affrontare l&#8217;Elaborazione del dolore del lutto che si ottiene sperimentando i sentimenti di dolore, depressione, isolamento e vuoto legati alla perdita stessa; si prosegue con un Adattamento ad una realtà nel quale il proprio caro non c&#8217;è più ed infine Trovare un nuovo spazio per il defunto per poter proseguire la propria vita.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali sono i sintomi presenti nel processo del lutto?</h4>
<p style="text-align: justify;">A livello emozionale sono presenti: shock, stordimento, tristezza, disperazione, rabbia, angoscia e paura, colpa, solitudine ed apatia.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello cognitivo si riscontrano: difficoltà di concentrazione, disorientamento, lievi e passeggeri stati confusionali, illusioni sensoriali, transitorie idee suicidare e pensieri ricorrenti circa il proprio caro o le circostanze della sua morte.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello comportamentale si osserva la continua ricerca del proprio caro, il pianto, disturbi alimentari, disturbi del sonno, ritiro dall&#8217;ambiente sociale, l&#8217;incapacità a condurre le normali attività quotidiane, la dipendenza dagli altri ed il ritornare in posti che ricordano il defunto o portare con sé qualche suo oggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello somatico si presentano: debolezza e perdita di energia, sintomi somatici in generale, dolori muscolari ed alterazioni delle funzioni endocrine ed immunitarie.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che differenza c&#8217;è tra un Lutto normale e quello che si definisce Lutto complicato?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il lutto complicato è quello che si manifesta oltre i 6 mesi e perdurano caratteristiche tipiche di un immenso dolore: la persona non riesce a tornare alle proprie attività quotidiane, continua a pensare e ricercare il proprio caro; pensa che non può riuscire a ricostruirsi una vita e queste caratteristiche non si manifestano soltanto in occasione di particolari ricorrenze od anniversari.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Quali fattori incidono sulla possibilità che la persona soffra di lutto complicato anziché di quello normale?</h4>
<p style="text-align: justify;">Diciamo che, come per tutte le psicopatologie si possono riscontrare dei fattori facilitanti ossia che possono determinare l&#8217;insorgenza di un disturbo che, in persone meno predisposte, a pari condizioni, non si manifesterebbe. Tra queste vi è una storia familiare con alterazioni e disfunzioni; l&#8217;assenza o comunque l&#8217;inadeguatezza della rete di sostegno sociale; precedenti sofferenze psicopatologiche; una tendenza a reprimere le emozioni, non esprimere i sentimenti o somatizzare gli eventi stressanti; una difficoltà specifica nella relazione con la persona defunta ed infine l&#8217;avere possibili vantaggi secondari dal continuare ad avere una reazione luttuosa inadeguata.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Che relazione c&#8217;è tra lutto e depressione?</h4>
<p style="text-align: justify;">Talvolta può capitare che un lutto irrisolto si vada ad evolvere in una condizione grave come un Episodio Depressivo Maggiore od un umore stabilmente basso anche se di minor intensità come nel Disturbo Distimico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la reazione luttuosa perdura oltre 6 mesi ed è caratterizzata da un grave impoverimento del repertorio cognitivo e comportamentale, un senso di autosvalutazione molto forte o caratterizzato da una preoccupazione morbosa, è presente ideazione suicidaria o sintomi psicotici (deliri, allucinazioni, etc.) o rallentamento psicomotorio è possibile ipotizzare che questa manifestazione si stia trasformando in un disturbo cronico.</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="GLI ATTACCHI DI PANICO"></a>GLI ATTACCHI DI PANICO</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Attacco di panico: come uscirne?</h4>
<p style="text-align: justify;">Su questo tema molti autori si dividono e, di recente ho avuto modo di poter avere uno scambio di opinioni con Rosario Sorrentino, autore di un nuovo libro sul panico. Per quanto entrambi stimiamo e rispettiamo l&#8217;altrui professionalità, da parte mia non esiste altro rimedio se non la terapia cognitivo-comportamentale, pur non escludendo l&#8217;utilizzo di farmaci in casi estremi; il neurologo sostiene invece l&#8217;importanza della farmacologia, accettando un aiuto psicoterapeutico. Anche le prove sull&#8217;efficacia dei due metodi possono talvolta spaccarsi e non offrire una chiara visione d&#8217;insieme. Per esperienza personale, un trattamento cognitivo comportamentale, della durata di 3 mesi permette di superare il problema alla radice e per questo non intendo problemi irrisolti nell&#8217;infanzia, bensì un lavoro sull&#8217;autonomia che si è persa da quando si è iniziato a soffrire di attacchi di panico. Trovo che in alcuni casi i farmaci possano addirittura ostacolare questa conclusione, in quanto creano una dipendenza psicologica che poi inficia l&#8217;intero trattamento.</p>
<p style="text-align: justify;">A favore completamente dei farmaci e di un ruolo più marginale della psicoterapia in disturbi diversi o più complessi!</p>
<p style="text-align: justify;">Il trattamento in sé consiste in un lavoro su se stessi per quanto riguarda l&#8217;aumentare il numero di risorse comportamentali disponibili per fronteggiare ogni situazione, compresa quella del panico; un&#8217;esposizione diretta, anche se graduata, alle situazioni più evitate; un lavoro sul modo di pensare; ed un lavoro sugli stimoli corporei che sono diventati oggetto di attenzione della persona (per esempio controllare quanti battiti cardiaci si ha in un determinato momento).</p>
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<h3 style="text-align: justify;"><a name="I DISTURBI SESSUALI"></a>I DISTURBI SESSUALI</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Quali tipi di disturbi sessuali ci sono?</h4>
<p style="text-align: justify;">I disturbi sessuali si dividono in 4 grandi categorie:</p>
<p style="text-align: justify;">PARAFILIE costituite da voyeurismo, frotteurismo, esibizionismo, feticismo, feticismo da travestitismo, sadismo, masochismo, pedofilia, parafilie non altrimenti specificate.</p>
<p style="text-align: justify;">DISFUNZIONI SESSUALI rappresentate da Disturbi del Desiderio Sessuale (Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo e Disturbo da Avversione Sessuale); Disturbi dell&#8217;Eccitamento Sessuale (Disturbo dell&#8217;Eccitamento Sessuale Femminile e Disturbo Maschile dell&#8217;Erezione); Disturbi dell&#8217;Orgasmo (Disturbo dell&#8217;Orgasmo Maschile, Femminile; Disturbo da Eiaculazione Ritardata, Assente, Anedonica, Retrograda); Disturbi da Dolore sessuale (Dispareunia e Vaginismo); Disfunzioni sessuali dovuti ad una condizione medica generale; Disfunzioni sessuali indotta da sostanze; Disfunzioni sessuali NAS*.</p>
<p style="text-align: justify;">DISTURBI DELL&#8217;identità DI GENERE sono quelli propriamente detti ed i NAS*.</p>
<p style="text-align: justify;">DISTURBI SESSUALI NAS*.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è il Sado-Masochismo?</h4>
<p style="text-align: justify;">Sadismo e Masochismo sono due parafilie, ossia ricorrenti ed intensi impulsi sessuali e fantasie eccitanti sessualmente che consistono nel ricevere e/o infliggere un&#8217;autentica sofferenza o umiliazione a se stessi o al proprio partner; si tratta di un disturbo quando il comportamento, le spinte sessuali o queste fantasie, causano un distress od un danno in aree di funzionamento sociale, lavorativo o altre importanti, che si presentano clinicamente significative e naturalmente quando non c&#8217;è consensualità nella coppia o comunque capacità d&#8217;intendere e volere la situazione da entrambi i partner.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente possono presentarsi sia separatamente che insieme.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come affrontare la gelosia?</h4>
<p style="text-align: justify;">La gelosia è espressione di un sentimento di amore e, come tale anche di appartenenza/possesso per cui, quando si ama qualcuno si &#8220;pretende&#8221; di essere ricambiati incondizionatamente. Tutto questo va bene e fa bene alla coppia fin tanto che non si diventa limitanti e paranoici e quindi si iniziano a vedere cose che non ci sono solo per una lettura erronea di una situazione a partire da pochi indizi mal interpretati. Quando la gelosia è un problema si deve parlarne e capire da cosa deriva, in ogni caso, sono entrambi i partner a doversi impegnare per superarla!</p>
<p style="text-align: justify;">Qualora dipenda dalla perdita di fiducia nella coppia si fanno specifici lavori proprio su questo aspetto; dare fiducia è un atto di fede. Lo si fa senza pensarci due volte, però quando questa viene tradita sembra che non ci sia niente da fare! Invece no! Non è un lavoro facile e leggero, ma si risolve. Più semplice è invece lavorare sulla gelosia a sé, quella che spesso si chiama &#8220;paranoia&#8221;. Anche qui è importante farsi aiutare dal partner a capire come non essere più invadenti e, qualora razionalmente si sia convinti, si possono mettere dei biglietti sul cellulare, nel borsello, in tasca, che ci ricordano con una parola o due, che non dobbiamo perdere &#8220;la ragione&#8221;. Ho trovato utile utilizzare con i miei pazienti la frase &#8220;è una paranoia&#8221;. Ogni volta che il pensiero di gelosia si presenta è opportuno ricordarsi che è semplicemente la nostra testa che ci fa vivere queste sensazioni spiacevoli e che dobbiamo continuare a fidarci della persona che ci sta vicino.</p>
<p style="text-align: justify;">Sinceramente&#8230;esiste una terza possibilità ed è quella delle persone che, visti i propri trascorsi tendono a non fidarsi di nessuno e quindi a diventare intrusivi nei rapporti di coppia ma anche in quelli di amicizia. In questo caso la diagnosi potrebbe essere più importante ed il trattamento richiedere un lavoro un po&#8217; più lungo (più di 6 mesi).</p>
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<p style="text-align: justify;">
<h3 style="text-align: justify;"><a name="VARIE"></a>VARIE</h3>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è la Tricotillomania?</h4>
<p style="text-align: justify;">È un disturbo che rientra nello spettro del discontrollo degli impulsi, come il disturbo ossessivo compulsivo, la bulimia, il disturbo da Tic di La Tourette, etc.</p>
<p style="text-align: justify;">Consiste nello strapparsi peli o capelli in modo compulsivo andando a determinare vere e proprie aree di alopecia. Il meccanismo che ne è alla basa è l&#8217;ansia ed il comportamento messo in atto serve appunto a sedare e tenere sotto controllo questa emozione (naturalmente in modo disfunzionale!).</p>
<h4 style="text-align: justify;">Come affrontare l&#8217;Apatia?</h4>
<p style="text-align: justify;">È importante anzitutto capire da cosa dipende l&#8217;Apatia perché purtroppo è un sintomo comune e spesso indice di psicopatologia! Qualora abbiate a che fare con una persona depressa, l&#8217;apatia è proprio caratteristica imprescindibile dal malato e, cercare di farlo uscire, o semplicemente alzare dal letto può divenire per lui molto frustrante perché può corrispondere a chiedere ad un paraplegico sulla sedia a rotelle di alzarsi ed andare a fare una corsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Talvolta si può scambiare invece l&#8217;apatia con un evitamento agorafobico. In questo caso è l&#8217;ansia che fa da padrone e la persona, impossibilitata per paura ad uscire sta a casa o a letto o, poiché è probabile che in tali condizioni subentri una leggera depressione, proprio senza far niente!</p>
<p style="text-align: justify;">In entrambi i casi si cerca di portare la persona ad uscire ed a dedicarsi ad attività per lei piacevoli, ma può non essere facile e talvolta c&#8217;è bisogno di un sostegno farmacologico per farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi &#8220;normali&#8221; di apatia, ossia quelle giornate in cui ci si alza dal letto già stanchi e ci si strascica dal letto al divano e viceversa, possono avere relazione con la stagione, o meglio con l&#8217;alternarsi luce/buio che è regolata a livello di alcune sostanze organiche che, a loro volta, possono influenzare il funzionamento dell&#8217;intero organismo. Può dipendere da un periodo di stanchezza fisica o mentale. Oppure ancora può essere presente una debilitazione a causa batterica o virale. In una società iperprestazionale come la nostra è necessario accorgersi dei cambiamenti del proprio corpo e, quando possibile, dedicare il giusto riposo a corpo e mente senza preoccuparsi del motivo che ci ha portati a letto quel giorno.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Cos&#8217;è e come si identifica l&#8217;Opportunismo -comunicazione non verbale e sguardo</h4>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Di per sé l&#8217;opportunismo non è una caratteristica di personalità e come tale non è che sia possibile individuarla con determinate tecniche. Fra gli stili interpersonali di comunicazione vi è però lo stile manipolatorio che, pur sembrando assertivo è invece molto aggressivo. La persona tende infatti a soddisfare i propri bisogni mantenendo una buona relazione con gli altri, proprio come farebbe quella assertiva, ma, per raggiungere tali scopi, non si comporterebbe in modo tanto onesto, raggirando gli altri. Queste persone non sono facili da riconoscere ed anche in questo caso non esiste una formula precisa, ma spesso si possono osservare comportamenti seduttivi o affiliativi per cui quando viene fatta una richiesta si tende a piacere e coinvolgere superficialmente l&#8217;altro o ad intenerirlo.</p>
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<p style="text-align: justify;">NAS*= Non Altrimenti Specificato</p>
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