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	<title>Psicologia Adulti &#8211; Ambulatorio di Psicologia</title>
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	<title>Psicologia Adulti &#8211; Ambulatorio di Psicologia</title>
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		<title>DISTURBI DELLA PERSONALITÀ</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 19:24:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi della personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un Disturbo di Personalità rappresenta un modello di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un Disturbo di Personalità rappresenta un modello di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell&#8217;individuo, è pervasivo e inflessibile, esordisce nell&#8217;adolescenza o nella prima età adulta e determina disagio o menomazione.</p>
<p style="text-align: justify;">I disturbi di personalità sono stabili nel tempo, vale a dire che la persona si presenta da sempre con certe caratteristiche, sia nel modo di pensare che in quello di agire, o di sentirsi. Comportano delle alterazioni globali del comportamento di un individuo e sono resistenti al cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">I disturbi di personalità sono stati classificati, secondo la più diffusa classificazione psicopatologica, in tre categorie:</p>
<h3 style="text-align: justify;">Disturbi caratterizzati da comportamento bizzarro (CLUSTER A):</h3>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1474 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/chains-433543_1920.jpg" alt="Paranoia" width="1920" height="1357" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/chains-433543_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/chains-433543_1920-300x212.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/chains-433543_1920-1024x724.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/chains-433543_1920-768x543.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/chains-433543_1920-1536x1086.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/chains-433543_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/chains-433543_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">Disturbo paranoide di personalità: chi ne soffre è caratterizzato da una tendenza persistente e irrealistica ad interpretare le intenzioni e le azioni degli altri come umilianti o minacciose. Di solito viene percepito dagli altri come polemico, ostinato, difensivo e non disponibile al compromesso.</li>
<li style="text-align: justify;">Disturbo schizoide di personalità: due sono le caratteristiche principali di questo disturbo: la mancanza di relazioni interpersonali e l&#8217;assenza del desiderio di queste relazioni. Gli altri vengono considerati come intrusivi e poco gratificanti e le relazioni come instabili e indesiderabili. Di conseguenza, questi individui sono spesso descritti come distaccati, appartati ed isolati.</li>
<li style="text-align: justify;">Disturbo schizotipico di personalità: mentre l&#8217;isolamento sociale, l&#8217;affettività inappropriata e coartata e il comportamento insolito sono caratteristiche di questo disturbo, gli aspetti peculiari sono le stranezze delle cognizioni che ruotano attorno a temi come le credenze bizzarre o il pensiero magico (ad esempio, i pazienti credono che gli altri sappiano cosa loro pensano).</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;">Disturbi caratterizzati da un&#8217;alta emotività (CLUSTER B):</h3>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1475 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-4132758_1920.jpg" alt="Narcisismo" width="1920" height="1280" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-4132758_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-4132758_1920-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-4132758_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-4132758_1920-768x512.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-4132758_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-4132758_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-4132758_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">Disturbo antisociale di personalità: questo disturbo comprende atti criminali che mettono in pericolo la vita delle persone e la proprietà e la mancanza del senso di colpa per i crimini commessi.</li>
<li style="text-align: justify;">Disturbo borderline di personalità: chi ne soffre presenta instabilità dell&#8217;umore, delle relazioni interpersonali e dell&#8217;immagine di sé.</li>
<li style="text-align: justify;">Disturbo istrionico di personalità: è caratterizzato da un&#8217;emotività eccessiva e dalla ricerca di attenzione. L&#8217;eloquio può essere teso ad impressionare e carente di dettagli ed il comportamento è spesso seduttivo.</li>
<li style="text-align: justify;">Disturbo narcisistico di personalità: chi ne soffre si sente unico, importante e diverso dagli altri, può richiedere costante attenzione e ammirazione, è incapace di riconoscere e sentire i sentimenti degli altri ed è ipersensibile alle critiche.</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;">Disturbi caratterizzati da una forte ansia (CLUSTER C):</h3>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1476 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/aids-1886383_1920.jpg" alt="" width="1920" height="1280" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/aids-1886383_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/aids-1886383_1920-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/aids-1886383_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/aids-1886383_1920-768x512.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/aids-1886383_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/aids-1886383_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/aids-1886383_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">Disturbo evitante di personalità: è caratterizzato dall&#8217;evitamento delle situazioni sociali alimentato da temi cognitivi quali l&#8217;auto-disapprovazione, l&#8217;aspettativa del rifiuto interpersonale e la convinzione che le emozioni ed i pensieri spiacevoli siano intollerabili.</li>
<li style="text-align: justify;">Disturbo dipendente di personalità: chi ne soffre è fortemente dipendente dagli altri, a cui delega il prendere le decisioni. Tende ad essere dominato dalla paura di essere abbandonato e manca di fiducia in se stesso.</li>
<li style="text-align: justify;">Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità: l&#8217;individuo si presenta rigido, perfezionista, dogmatico, pensieroso, moralistico, inflessibile, irresoluto ed emotivamente e cognitivamente bloccato.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Molti di noi conoscono qualcuno con un disturbo di personalità. Questi individui possono avere grosse difficoltà nel controllare i loro impulsi ed emozioni, e spesso hanno delle percezioni distorte di sé e degli altri. Ne risulta che possono provare molta sofferenza ed esperire problemi a casa, a lavoro e nelle relazioni interpersonali.</p>
<p style="text-align: justify;">I familiari spesso riportano episodi di esplosione di rabbia, depressione estrema, autolesionismo, tentativi di suicidio e abuso di droghe e alcol. I pazienti con un disturbo di personalità sono spesso riferiti per il trattamento dalle persone che sono loro vicini perché riconoscono la presenza di problemi gravi, o perché hanno raggiunto il loro limite personale di sopportazione. Questi pazienti, come molti altri d&#8217;altronde, non ritengono di soffrire di alcun disturbo e naturalmente, anche data la pervasività di questo, sostengono di ricordarsi di essere sempre stati in questo stesso modo; essi considerano i loro schemi di personalità indesiderabili soltanto quando causano un&#8217;evidenza sintomatica (depressione o ansia), o quando sembrano interferire con importanti aspirazioni sociali e lavorative (come nel caso della personalità dipendente o evitante).</p>
<h1 style="text-align: justify;">Bibliografia</h1>
<p style="text-align: justify;">Carrozza A.; Marsigli N.; Melli G. (2007). Schema therapy. La terapia cognitivo-comportamentale integrata per i disturbi della personalità. Eclipsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.</p>


<p></p>
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		<item>
		<title>SCHIZOFRENIA</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/schizofrenia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 19:18:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dell'umore]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo bipolare]]></category>
		<category><![CDATA[schizofrenia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il termine schizofrenia, introdotto da Eugen Bleuer all&#8217;inizio del &#8216;900, deriva dal greco &#8220;mente divisa&#8221; e rappresenta la più comune</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine schizofrenia, introdotto da Eugen Bleuer all&#8217;inizio del &#8216;900, deriva dal greco &#8220;mente divisa&#8221; e rappresenta la più comune delle psicosi, tanto che spesso  essa è considerata l&#8217;emblema di tutta la categoria diagnostica. Quando si sente parlare di schizofrenia, si pensa immediatamente alla malattia mentale, quella &#8220;vera&#8221;, quella da &#8220;manicomio e camicia di forza&#8221;, ma anche in modo più pittoresco alla mente deviata degli omicidi seriali&#8230; La verità è fortunatamente lontana da queste dicerie, ma l&#8217;uso improprio di termini come questo o la sua sopraordinata categoria: Psicosi, posso davvero trarre in inganno. Negli ultimi anni abbiamo assistito a vari tipi di &#8220;psicosi giornalistiche&#8221;: dei polli, della diossina, della spazzatura&#8230;beh sarebbe più esatto parlare di fissazioni, paure, a volte vere e proprie fobie!</p>
<p>I sintomi della schizofrenia possono interessare tutte le funzioni che caratterizzano il comportamento, la cognizione e le emozioni della persona: la percezione, il pensiero, il linguaggio, la volontà, la creatività e talvolta tale influenza può apportare anche alcuni miglioramenti, fermo restando che si tratta di una malattia fortemente intrusiva, persistente e quindi frequentemente invalidante.</p>
<p>Generalmente vengono identificate due principali classi di sintomi:</p>
<p>1) I sintomi positivi o produttivi</p>
<p>Deliri: sono pensieri e convinzioni assolute ed incontestabili radicate nel cervello del malato, ma prive di una base reale. Ad esempio, il paziente può affermare di essere seguito oppure osservato, o magari di disporre di poteri particolari che gli consentono di &#8220;dominare&#8221; gli altri.</p>
<p>Allucinazioni: sono percezioni (perlopiù uditive) di stimoli del tutto irreali, come sentire voci che parlano di lui oppure di vedere oggetti che si muovono fino al punto di inseguirlo.</p>
<p>Disturbi del pensiero: pensiero dissociato, &#8220;furto&#8221; del pensiero, influenzamento del pensiero, neologismi, &#8220;insalata&#8221; di parole, tangenzialità.</p>
<p>2) I sintomi negativi</p>
<p>Disturbi dell&#8217;affettività: appiattimento affettivo, ambivalenza affettiva, contraddizione, autismo.</p>
<p>Anedonia: mancanza di emozioni, abulia, isolamento e apatia. Lo schizofrenico perde progressivamente ogni interesse per quanto lo circonda e si chiude in se stesso, dimostrando una forte abulia nei confronti del mondo esterno. Non desidera più avere rapporti sociali, si estranea dal nucleo familiare e si chiude in un mondo tutto suo.</p>
<p>Disturbi catatonici: completo immobilismo e mutismo, o esplosioni incontrollate di aggressività; catalepsia (ossia la possibilità di posizionare le membra del paziente in qualsiasi posizione).</p>
<p>Secondo il DSM IV-R è possibile formulare una diagnosi di Schizofrenia quando sono presenti due (o più) dei seguenti sintomi caratteristici, ciascuno presente per un periodo di tempo significativo durante un periodo di un mese (o meno se trattati con successo):</p>
<p>deliri;</p>
<p>allucinazioni;</p>
<p>eloquio disorganizzato (per esempio, frequenti deragliamenti o incoerenza);</p>
<p>comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico, bizzarrie comportamentali, manierismi, posture;</p>
<p>sintomi negativi, cioè appiattimento dell&#8217;affettività;</p>
<p>Infine, sempre secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, la schizofrenia si differenzia in 4 sindromi:</p>
<p>forma paranoide-allucinatoria: con una marcata prevalenza di deliri ed allucinazioni, naturalmente oltre ai sintomi principali. Spesso assume una forma acuta e comincia durante o dopo il quarto decennio di vita;</p>
<p>forma catatonica: i sintomi catatonici sono molto marcati. Anche i deliri e le allucinazioni sono possibili;</p>
<p>forma ebefrenica: si sviluppa quando il paziente è ancora giovane. Caratteristica è la sensazione di superficialità che questi pazienti irradiano. La prognosi è decisamente sfavorevole;</p>
<p>schizofrenia semplice: questo processo ha luogo lentamente ed in maniera non drammatica. Con il passare dei mesi e degli anni, il paziente perde l&#8217;impulso all&#8217;iniziativa, rende sempre di meno, riduce i contatti umani, ed infine sviluppa quasi solo i sintomi principali ed essenziali della schizofrenia. La prognosi è negativa. Il paziente non ha praticamente chance di tornare veramente sano.</p>
<p>Nella realtà vi sono diverse sfaccettature e sovrapposizioni per cui ogni persona affetta da questo disturbo tende ad essere una realtà fenomenologica distinta dalle altre; inoltre nelle sue sottoforme il disturbo tende a manifestarsi con veemenza soltanto durante crisi acute, alternando quindi momenti di relativo benessere nel quale però si manifestano i sintomi persistenti della malattia, che ha un andamento decisamente cronico.</p>
<p>Secondo i riscontri dell&#8217;Oms, una persona su tre guarisce completamente, un terzo dei pazienti deve invece essere sottoposto a un trattamento prolungato, che consente comunque di svolgere alcune attività anche se non permette il ritorno a una vita completamente normale. Infine, un terzo tende a diventare paziente cronico, con progressive difficoltà a conservare le normali relazioni sociali; è possibile seguire alcuni training specifici che consentono di aumentare il numero e migliorare la qualità di alcune abilità, da quelle sociali a vere e proprie competenze lavorative che possono quindi incidere favorevolmente sulla qualità della vita.</p>
<p>L&#8217;ipotesi di una causa genetica della schizofrenia non è ancora stata confermata, ma è noto che la familiarità sia un fattore di rischio rispetto alla popolazione generale. Studi su gemelli omozigoti dimostrano infatti che vi sono altri possibili fattori causali, come:</p>
<p>Ambiente sociale &#8211; La schizofrenia tende a manifestarsi soprattutto nelle fasce meno agiate della popolazione e con basso livello culturale. Tuttavia non si sa con precisione se questa condizione sociale è una causa o piuttosto un effetto della malattia.</p>
<p>Vulnerabilità &#8211; Attualmente viene considerata l&#8217;ipotesi causale più accreditata e si basa sulla presenza di una componente genetica predisponente su cui agirebbero elementi esterni in grado di &#8220;scatenare&#8221; la malattia. In pratica, chi si ammala sarebbe particolarmente esposto alla patologia per motivi genetici, ma solo le condizioni ambientali, come per esempio una difficile vita familiare o scolastica, potrebbero dare il via ai sintomi.</p>
<p>Neurotrasmettitori alterati &#8211; I sintomi più gravi della schizofrenia (come i deliri) sono direttamente collegati a un aumento localizzato della dopamina, una sostanza chimica che ha il compito di favorire il passaggio dei segnali nervosi tra le cellule cerebrali, in alcune zone del cervello. In particolare, l&#8217;eccessiva attività stimolante della dopamina sarebbe presente nei punti di collegamento tra i neuroni, le cosiddette sinapsi. Da qui l&#8217;ipotesi biochimica della schizofrenia, che tuttavia viene ancora considerata tale perché non è ancora chiaro se l&#8217;eccessiva attività della dopamina sia una causa o una conseguenza della malattia.</p>
<p>L&#8217;insorgenza della schizofrenia non è quasi mai eclatante: possono verificarsi manifestazioni ossessive, come la sensazione di sentire odori strani o voci intorno sé. Nella maggior parte dei casi la malattia insorge in maniera molto subdola, e proprio questo rende molto difficile formulare una diagnosi precoce.<br />
In genere vi è una comparsa progressiva di segnali che debbono mettere in allarme e che ricordano in qualche modo i sintomi più tipici della depressione: sospettosità, chiusura in se stessi, perdita di interesse per le attività quotidiane, ecc. In questa fase è molto comune scambiare i primi segni della schizofrenia con un quadro depressivo, anche perché non si sono ancora manifestate le tipiche &#8220;dissociazioni&#8221; con l&#8217;ambiente. Sarebbe invece molto importante riuscire a identificare precocemente la malattia, perché si è visto che l&#8217;intervento terapeutico in fase iniziale offre risultati migliori nel trattamento.</p>
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		<title>INSONNIA</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/insonnia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 19:18:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[insonnia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viene definita insonnia la difficoltà ad addormentarsi e a mantenere il sonno, o la disposizione a svegliarsi troppo presto la</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Viene definita insonnia la difficoltà ad addormentarsi e a mantenere il sonno, o la disposizione a svegliarsi troppo presto la mattina. A differenza di quanto comunemente si crede, le persone non hanno bisogno di dormire 8 ore al giorno: il 38% delle persone adulte dorme meno di 7/8 ore a notte senza conseguenze negative sulla propria qualità della vita. Recenti studi hanno dimostrato che l&#8217;essere umano necessita di 6 ore di sonno. Tutto il tempo in più che dormiamo è &#8220;sonno facoltativo&#8221;.</p>
<p>L&#8217;insonnia può essere:</p>
<ul>
<li>iniziale/precoce &#8211; difficoltà di addormentamento</li>
<li>di mantenimento &#8211; frequenti e prolungati risvegli notturni</li>
<li>tardiva &#8211; risveglio precoce al mattino</li>
<li>mista o generalizzata &#8211; combinazione mista delle difficoltà elencate in precedenza.</li>
</ul>
<p>Possiamo dire di avere un problema d&#8217;insonnia solo quando un riposo non soddisfacente limita le nostre capacità fisiche e mentali durante la giornata, per un periodo abbastanza lungo. L&#8217;insonnia sembra essere un fattore di rischio o causale per lo sviluppo di alcuni disturbi psichiatrici come ansia e depressione (Harvey, 2001; Lichstein, 2000), ma rappresenta allo stesso tempo un sintomo comune ad entrambe queste patologie, pertanto è fondamentale stabilire la corretta diagnosi.</p>
<p>L&#8217;insonnia può infatti essere:</p>
<p>-primaria, determinata da tutte le cause diverse da quelle dell&#8217;insonnia secondaria (vedi sotto). In genere è dovuta a problemi emozionali: preoccupazioni e ansia. Quando siamo preoccupati, infatti, pensiamo e ripensiamo al problema che ci affligge. Questa &#8220;ruminazione&#8221; mentale ci impedisce di addormentarci o ci fa dormire male. Si innesca così un circolo vizioso: più ci preoccupiamo, meno riusciamo a dormire. Non dormendo, l&#8217;ansia e l&#8217;irritabilità aumentano, e così anche le nostre difficoltà ad addormentarci;</p>
<p>-secondaria, legata a cause fisiche o psichiche. Ad esempio l&#8217;angina pectoris, le malattie reumatiche, le ulcere gastriche, la menopausa, l&#8217;iper e l&#8217;ipotiroidismo, le allergie. Inoltre l&#8217;ansia, la schizofrenia, il disturbo post-traumatico da stress. Alla depressione spesso è associata la tendenza a svegliarsi presto la mattina.</p>
<p>È stato inoltre rilevato che problemi di insonnia possono essere causati dallo stile di vita (stress, scarso tempo libero, alimentazione non sana, poca attività fisica&#8230;) e da cattive abitudini del sonno (guardare la tv a letto, lavorare a letto, svegliarsi e andare a dormire in orari sempre diversi, pisolini prolungati durante la giornata&#8230;).</p>
<p>Alcuni farmaci assunti per problemi respiratori, pressione arteriosa, o medicinali a base di steroidi possono essere tra le cause dell&#8217;insonnia. L&#8217;insonnia secondaria, paradossalmente, può essere anche causata da alcune medicine prescritte per curarla.</p>
<p>È stato provato, inoltre, che l&#8217;alcol, la caffeina e la nicotina hanno effetti negativi sul sonno.</p>
<p>Un altro aspetto interessante riguarda gli studi sul sonno: attraverso l&#8217;uso della polisonnografia è stato dimostrato che molte delle persone che soffrono di insonnia dormono più di quanto credono. Spesso le convinzioni sbagliate circa quanto e come si dovrebbe dormire possono essere una ulteriore causa di stress e contribuire a tenere svegli. Le persone che dormono bene normalmente impiegano circa 30 minuti per addormentarsi e durante la notte si svegliano diverse volte. Perciò non è realistico aspettarsi di addormentarsi non appena ci si mette a letto e di non svegliarsi mai durante la notte.<br />
Un&#8217;altra importante considerazione riguarda il nostro orologio interno corporeo, che controlla il nostro ciclo sonno-veglia modulando la sensazione di sonnolenza o di vigilanza. L&#8217;orologio interno si differenzia da persona a persona. Alcune vanno a dormire presto e si svegliano presto (sono dette allodole), altre vanno a dormire molto tardi e si svegliano tardi (sono dette gufi). Le prime tenderanno ad essere maggiormente attive e vigili la mattina, mentre le altre lo saranno più avanti nella giornata.</p>
<p>L&#8217;insonnia può durare più o meno a lungo. In genere si distingue in:</p>
<p>-insonnia occasionale, quando dura da una a tre notti ed è il tipo di insonnia causata da periodi di particolare tensione emotiva (ad esempio preoccupazioni familiari o professionali);</p>
<p>-insonnia di breve durata, che dura da tre notti a tre settimane e poi scompare.</p>
<p>In questi primi due casi può non essere necessario un trattamento, dato che il nostro orologio biologico è spesso in grado di riportarci alla normalità da solo, come nel caso del jet lag.</p>
<p>-Insonnia cronica, che dura più di tre settimane.</p>
<p>Il sonno è importante per la salute fisica e psicologica, quindi per la qualità della nostra vita. Quando si soffre di insonnia per un periodo di tempo abbastanza lungo ci si sente stanchi, affaticati e poco pronti a reagire, più irritabili, più ansiosi, con difficoltà di concentrazione e di memoria. Il nostro stato potrà dunque influenzare in modo negativo la nostra felicità, la nostra vita di coppia, la nostra efficienza sul lavoro.</p>
<p>Il sonno si divide in due fasi principali: sonno REM e sonno non-REM.</p>
<p>La sigla REM sta per Rapid Eye Movement, perché in questa fase, sotto le palpebre chiuse, i nostri occhi si muovono molto rapidamente. Questa è la parte del sonno durante la quale sogniamo. Anche durante la fase non-REM possiamo occasionalmente sognare, ma &#8211; essendo i nostri pensieri brevi e frammentati &#8211; non sogniamo con quella vivida componente immaginativa della fase REM.</p>
<p>Il sonno non-REM si divide in 4 fasi durante le quali il nostro corpo e la nostro mente si rilassano.</p>
<p>La fase 1 è quella di transizione tra la veglia e l&#8217;assopimento ed è la più leggera. In questa fase alcune parti del nostro cervello sono sveglie e altre no.</p>
<p>La fase 2 è quella che inizia subito dopo essersi addormentati. È la fase che dura di più: circa il 45% del sonno.</p>
<p>Le fasi 3 e 4 sono quelle in cui il sonno è più profondo.</p>
<p>Le ricerche sulla funzione delle varie fasi del sonno non sono ancora arrivate a una risposta definitiva. Le fasi 3 e 4 sembrano essere quelle che permettono al corpo di rigenerarsi. È l&#8217;unico momento in cui il nostro cervello è completamente off-line e finalmente si riposa. Per cui, in genere, se per qualche motivo siamo privati di quelle fasi del sonno, la mattina dopo avremo una sensazione di malessere. La fase REM invece è responsabile del nostro recupero mentale. Una conferma in questo senso viene anche dallo studio del flusso sanguigno. Durante le fasi 3 e 4 la maggior parte del sangue è diretta verso i muscoli, per cui il cervello &#8211; non ricevendo molto sangue &#8211; ha una scarsissima attività. Nella fase REM, quella in cui sogniamo, avviene esattamente il contrario. È questo il motivo per cui molti studiosi sono convinti che il dormire bene sia legato a queste fasi del sonno e non al numero delle ore. Studi recenti stanno ulteriormente chiarendo le funzioni dei vari stadi del sonno: nella fase 2 sembrerebbe esserci una relazione tra la comparsa dei fusi del sonno (che sono delle figure caratteristiche della fase 2 di sonno) e l&#8217;apprendimento di schemi motori, nelle fasi di sonno ad onde lente (3-4 non-REM), potrebbe esserci un legame tra le onde lente e l&#8217;apprendimento delle funzioni esecutive, mentre la fase REM (che prima si pensava essere la fase più importante per l&#8217;apprendimento in generale, anche per gli studi sul ritardo mentale in cui la prima scoperta che è stata effettuata sul sonno riguardava la riduzione della percentuale di sonno REM), sembra sia legata ad un tipo di apprendimento correlato al sistema cognitivo emozionale.</p>
<p>Una ricerca americana ha stabilito che circa 20 milioni di americani guardano la televisione tra mezzanotte e le tre del mattino. Probabilmente molti di loro soffrono di insonnia. La maggior parte delle persone ha, infatti, problemi di insonnia in alcuni momenti della propria vita. Solo il 10-15% della popolazione, tuttavia, soffre di una insonnia grave o frequente. La percentuale aumenta dopo i 60/65 anni. È stato stabilito che le donne ne soffrano maggiormente. Ad esempio l&#8217;insonnia è abbastanza comune durante la gravidanza.</p>
<p>TRATTAMENTO DELL&#8217;INSONNIA</p>
<p>Le principali forme di trattamento per il Disturbo di Insonnia sono la terapia farmacologica e la psicoterapia cognitivo-comportamentale.</p>
<p>Solitamente è il medico di base a prescrivere il farmaco ipnoinducente, che però è sconsigliato per un tempo superiore alle 2 settimane in quanto il suo uso prolungato può provocare effetti collaterali come sonnolenza diurna, vertigini, assuefazione e tolleranza. L&#8217;interruzione drastica del farmaco inoltre provoca una sindrome di astinenza caratterizzata da ritorno massivo dell&#8217;insonnia, agitazione psicomotoria, ansia e tremori inducendo quindi la persona ad assumere nuovamente il farmaco instaurando un circolo vizioso.</p>
<p>Altri farmaci utilizzati sono farmaci antidepressivi e, più integratore che farmaco, la melatonina. Come ogni integratore però il suo scopo è quello di &#8220;integrare&#8221; appunto, pertanto non ha alcun effetto se non vi è una carenza organica.</p>
<p>Il trattamento cognitivo comportamentale invece prevede l&#8217;impiego di diverse tecniche di intervento tra cui:</p>
<p>&#8211; l&#8217;educazione e l&#8217;igiene del sonno, in cui si analizza il problema soggettivamente e si forniscono informazioni di base sulla fisiologia del sonno;</p>
<p>&#8211; la restrizione del sonno, che permette di far coincidere il tempo trascorso a letto con il tempo passato a dormire;</p>
<p>&#8211; il controllo dello stimolo, che estingue l&#8217;associazione tra letto ed attività incompatibili come il sonno (come pianificare la giornata successiva);</p>
<p>&#8211; la ristrutturazione cognitiva, che modifica le convinzioni e le aspettative disfunzionali sul sonno;</p>
<p>&#8211; le tecniche di rilassamento e la distrazione immaginativa.</p>
<p>I risultati di indagini di meta-analisi hanno dimostrato il beneficio dell&#8217;approccio psicoterapeutico nel 70%-80% dei casi.</p>
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		<title>DISTURBO BIPOLARE</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-bipolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 17:51:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dell'umore]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo bipolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ll Disturbo Bipolare è una di quelle condizioni che viene spesso chiamata in causa erroneamente come di lunatico o &#8220;mentalmente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">ll Disturbo Bipolare è una di quelle condizioni che viene spesso chiamata in causa erroneamente come di lunatico o &#8220;mentalmente instabile&#8221;, quando in realtà implica profonde alterazioni sull&#8217;asse timico dell&#8217;umore, ossia quello che oscilla, senza alcuna ragione apparente, tra un profondo stato depressivo ad un&#8217;eccitazione smodata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il passaggio da uno stato all&#8217;altro è accompagnato da gravi modificazioni delle emozioni, dei pensieri e dei comportamenti dell&#8217;individuo.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1479" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920.jpg" alt="" width="1920" height="1281" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920-768x512.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920-1536x1025.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-5627646_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nella fase maniacale, il disturbo si manifesta tipicamente in forme di disinibizione esasperata ed in altri comportamenti eccessivi e socialmente inappropriati, talvolta molto pericolosi per l&#8217;incolumità dell&#8217;individuo stesso. Al contrario, le fasi depressive possono risultare talmente gravi da portare anche ad episodi di autolesionismo. Spesso il disturbo si manifesta accompagnato ad abuso di sostanze, principalmente droghe ed alcool, utilizzate come forma di &#8220;auto-medicazione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Solitamente il primo episodio della sindrome Bipolare si sviluppa nella tarda adolescenza o nella prima età adulta, per poi ricorrere nuovamente, in maniera più o meno frequente, nel corso del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non esiste un&#8217;unica ragione alla base dell&#8217;insorgenza del Disturbo Bipolare, ma è dimostrata la familiarità della malattia, il che lascia presupporre che i fattori genetici giochino un ruolo rilevante nella vulnerabilità al disturbo e quindi, come già suggerito nella scheda relativa alla Depressione; non esiste una sorta di &#8220;gene&#8221; del disturbo, ma quello che può essere trasmissibile è una sensibilità allo stress che può infine manifestarsi attraverso questa sintomatologia. Ovviamente giocano un ruolo fondamentale altri fattori individuali appresi, l&#8217;educazione ricevuta, il numero di esperienze positive o negative di vita e naturalmente la coincidenza di fattori particolari in dati momenti della vita, capaci d&#8217;instaurarlo (fattori precipitanti).</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono diverse tipologie del disturbo appena descritto che si differenziano tra loro sulla base dell&#8217;intensità della fase maniacale e sulla ciclicità di essa con quella depressiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Il disturbo Bipolare è una classica forma psichiatrica ed è necessario affrontarlo con i farmaci, solitamente stabilizzanti dell’umore e antidepressivi (triciclici o SSRI), sotto attenta e continuativa supervisione psichiatrica.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1481" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920.jpg" alt="" width="1920" height="1152" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920-300x180.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920-1024x614.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920-768x461.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920-1536x922.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/pill-1884775_1920-10x6.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che, per avere una maggiore stabilità dell’umore, è necessario associare ad un trattamento farmacologico (che rimane fondamentale), una psicoterapia, meglio se di orientamento cognitivo-comportamentale, in quanto questa permetterebbe di:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">migliorare la compliance al farmaco;</li>
<li style="text-align: justify;">aiutare la persona a riconoscere precocemente i sintomi delle due fasi per attuare comportamenti adeguati</li>
<li>imparare a discutere e modificare i propri stili di pensiero irrazionali e disfunzionali;</li>
<li>imparare strategie più efficaci per affrontare le difficoltà quotidiane, come gestire la propria rabbia, o migliorare le proprie abilità comunicative;</li>
<li>lavorare specificatamente sulla fase depressiva, secondo le modalità tipiche della terapia cognitivo-comportamentale</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">I Disturbi Bipolari si distinguono principalmente in 3 categorie anche se alcuni autori ne hanno aggiunte altre quindi, non stupitevi se vi capiterà di sentire il termine &#8220;Disturbo Bipolare III e mezzo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Disturbo Bipolare I si diagnostica se vi è stata nella vita del paziente almeno un episodio di Mania od un episodio Misto che si manifesta con la compresenza di sintomi sia depressivi che maniacali, durante lo stesso giorno. Solitamente si osserva una successiva fase Depressiva, ma in generale, affinché sia possibile fare la diagnosi di questo disturbo basta che vi sia stato un episodio maniacale.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1480 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920.jpg" alt="Mania" width="1920" height="1700" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920-300x266.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920-1024x907.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920-768x680.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920-1536x1360.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/rage-2317995_1920-10x10.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La Mania si definisce come un periodo definito di umore anormalmente e persistentemente elevato, espansivo o irritabile, della durata di almeno 1 settimana o, qualora sia necessaria un&#8217;ospedalizzazione della persona, di qualunque durata.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo stesso periodo devono essere presenti 3 o più sintomi tra:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">autostima ipertrofica o grandiosità</li>
<li style="text-align: justify;">diminuito bisogno di sonno (non insonnia)</li>
<li style="text-align: justify;">maggiore loquacità o spinta a continuare a parlare</li>
<li style="text-align: justify;">fuga delle idee o esperienza personale che i pensieri si susseguano in modo troppo rapido</li>
<li style="text-align: justify;">distraibilità</li>
<li style="text-align: justify;">aumento dell&#8217;attività finalizzata (quindi lavorativa, scolastica, negli hobby)</li>
<li style="text-align: justify;">aumento dell&#8217;attività ludica, soprattutto quella con conseguenze dannose (atteggiamento di sensation seeker)</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Per fare una diagnosi di Disturbo Bipolare II è invece necessario che la persona abbia sperimentato un episodio Ipomaniacale ed uno Depressivo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Ipomania si presenta esattamente come la Mania ma ha una durata inferiore (4 giorni).</p>
<p style="text-align: justify;">In entrambi i casi ed in generale quando si fa una diagnosi è necessario distinguere i sintomi attuali da quelli causati da condizioni mediche generali, dagli effetti di sostanze o farmaci, o da altri disturbi psicologici.</p>
<p style="text-align: justify;">Un appunto che vale la pena di fare è per il soggetto Ipomaniacale, ossia un individuo con un tratto temperamentale che rappresenta l&#8217;espressione sottosoglia dell&#8217;episodio ipomaniacale e che di per sé non è da considerarsi patologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Si stima che circa l&#8217;8% della popolazione non clinica presenti tale tratto, che è caratterizzato da 4 o più dei seguenti fattori presenti in modo stabile e non transitorio:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">lietezza ed esuberanza</li>
<li style="text-align: justify;">loquacità, arguzia, spiritosaggine</li>
<li style="text-align: justify;">sicurezza di sé, fiducia ed ottimismo</li>
<li style="text-align: justify;">versatilità con ampi interessi</li>
<li style="text-align: justify;">energia ed impegno all&#8217;azione</li>
<li style="text-align: justify;">presenza di molti piani e progetti</li>
<li style="text-align: justify;">tendenza a dormire poco</li>
<li style="text-align: justify;">elevato livello di libido</li>
<li style="text-align: justify;">disinibizione ed interesse per la novità</li>
<li style="text-align: justify;">intrusività.</li>
</ul>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
<h1 style="text-align: justify;">Bibliografia</h1>
<p style="text-align: justify;">Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Govoni, S. (1998). Neuropsicofarmacologia. UTET, Torino.</p>
<p style="text-align: justify;">Rovetto, F. (2003). Elementi di psicofarmacologia per psicologi. Franco Angeli, Milano.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-bipolare%2F&amp;linkname=DISTURBO%20BIPOLARE" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-bipolare%2F&amp;linkname=DISTURBO%20BIPOLARE" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-bipolare%2F&amp;linkname=DISTURBO%20BIPOLARE" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-bipolare%2F&amp;linkname=DISTURBO%20BIPOLARE" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-bipolare%2F&amp;linkname=DISTURBO%20BIPOLARE" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-bipolare/">DISTURBO BIPOLARE</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
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		<title>DEPRESSIONE</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/depressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 17:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dell'umore]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo bipolare]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[malinconia]]></category>
		<category><![CDATA[tristezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La depressione è caratterizzata da cambiamenti fisiologici, dell&#8217;umore, del modo di pensare e del comportamento, profondi e spesso duraturi nel</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La depressione è caratterizzata da cambiamenti fisiologici, dell&#8217;umore, del modo di pensare e del comportamento, profondi e spesso duraturi nel tempo e si formalizza come un disturbo caratterizzato dalla presenza di più episodi caratterizzati da un cluster di sintomi che assumono una certa rilevanza soltanto se presenti contemporaneamente per un certo periodo di tempo.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-1555" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920.jpg" alt="" width="269" height="152" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920-300x169.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920-1024x577.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920-768x433.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920-1536x866.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/sad-505857_1920-10x6.jpg 10w" sizes="(max-width: 269px) 100vw, 269px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Essi sono:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">umore depresso;</li>
<li style="text-align: justify;">perdita di piacere per quasi tutte le attività durante il giorno;</li>
<li style="text-align: justify;">cambiamento di peso significativo (aumento o diminuzione);</li>
<li style="text-align: justify;">cambiamenti nelle abitudini del sonno;</li>
<li style="text-align: justify;">essere agitato o essere rallentato;</li>
<li style="text-align: justify;">mancanza di energia;</li>
<li style="text-align: justify;">sensazione di essere inutile;</li>
<li style="text-align: justify;">difficoltà nella concentrazione;</li>
<li style="text-align: justify;">pensieri ricorrenti di morte o di suicidio.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">La depressione può colpire chiunque ed è dovuta a cause molteplici e diverse da persona a persona; le ricerche mostrano tuttavia la presenza di tre fattori principali che aumentano il rischio di svilupparla:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Fattori biologici.</strong> Si riferiscono alle alterazioni a livello neurotrasmettitoriale, ormonale e nel sistema immunitario; alterazioni nella regolazione dei neurotrasmettitori quali noradrenalina e serotonina, alterando la trasmissione degli impulsi nervosi possono incidere sull’iniziativa del soggetto, sul sonno, sul rimuginio e sul suo modo di interagire con gli altri.</li>
<li><strong>Fattori psicologici e sociali.</strong> Eventi di vita stressanti sono stati individuati come fattori precipitanti degli episodi depressivi; tra questi vi possono essere lutti, conflitti interpersonali e familiari, malattie fisiche, cambiamenti di vita, essere vittima di un reato, separazioni coniugali e dai figli. Tra questi eventi possiamo trovare anche cambiamenti nelle condizioni lavorative o l’inizio di un nuovo tipo di lavoro, la malattia di una persona cara, gravi conflitti familiari, cambiamenti in ambito sociale, trasferimenti di domicilio e così via.</li>
<li><strong>Fattori genetici e fisiologici.</strong> Tra i familiari di primo grado di individui con depressione maggiore esiste un rischio di sviluppare il disturbo da due a quattro volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Quello che viene ereditata è comunque una predisposizione verso il disturbo, non il disturbo vero e proprio, pertanto diventano determinanti le esperienze di vita e la capacità di fronteggiamento apprese dall&#8217;individuo.</li>
</ul>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-1558 alignright" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920.jpg" alt="" width="119" height="118" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-300x298.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-1024x1019.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-150x150.jpg 150w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-768x764.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-1536x1528.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-10x10.jpg 10w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/falling-4352856_1920-600x600.jpg 600w" sizes="(max-width: 119px) 100vw, 119px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Una manifestazione allarmante che può accompagnarsi a questo disturbo è l&#8217;ideazione suicidaria che si presenta quando la persona arriva ad avere una visione negativa di sé, del mondo e del futuro (la triade negativa di Beck) senza poter tornare indietro. </p>
<p style="text-align: justify;">Per una breve e sintetica delle caratteristiche del disturbo si rimanda all&#8217;argomento collegato: IL <a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/risposte-flash/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">LUTTO.</a></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
<h1 style="text-align: justify;">Bibliografia</h1>
<p style="text-align: justify;">Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Klosko, J.S., Sanderson, W.C. (2001). Trattamento cognitivo-comportamentale della depressione. <span lang="EN-US">McGraw-Hill, Milano.</span></p>


<p></p>
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		<title>DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbi-del-comportamento-alimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 16:31:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[bulimia]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi del comportamento alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[ednos]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>
		<category><![CDATA[vomito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Disturbi dell&#8217;Alimentazione sono caratterizzati dalla presenza di grossolane alterazioni del comportamento alimentare. Questa sezione di disturbi comprende: Pica Disturbo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a name="Torna all'inizio"></a></p>
<p style="text-align: justify;">I Disturbi dell&#8217;Alimentazione sono caratterizzati dalla presenza di grossolane alterazioni del comportamento alimentare. Questa sezione di disturbi comprende:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="#PICA">Pica</a></span></li>
<li><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="#MERICISMO">Disturbo di ruminazione</a></span></li>
<li><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="#EVITAMENTO">Disturbo da evitamento/restrizione dell’assunzione di cibo</a></span></li>
<li><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="#ANORESSIA">Anoressia nervosa</a></span></li>
<li><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="#BULIMA">Bulimia nervosa</a></span></li>
<li><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="#BINGE">Disturbo da alimentazione incontrollata</a></span></li>
<li>Disturbo della nutrizione o dell&#8217;alimentazione con altra specificazione (<span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="#ORTORESSIA">Anoressia Inversa</a></span>, Bulimia nervosa (a bassa frequenza e/o di durata limitata), Disturbo da binge eating (a bassa frequenza e/o di durata limitata), Disturbo da condotta di eliminazione, <a href="#ALIMENTAZIONE NOTTURNA"><span style="color: #0000ff;">Sindrome da alimentazione notturna</span></a>)</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Le prime tre categorie riguardano soprattutto i disturbi della prima infanzia, le altre si associano più specificatamente alle persone adulte.</p>
<p style="text-align: justify;">Le patologie più popolari nel contesto alimentare (talvolta chiamate in causa anche a sproposito), sono certamente l&#8217;Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa; in generale si può asserire che caratteristico della prima è il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra di quello minimo normale, mentre la seconda è contraddistinta da ricorrenti episodi di &#8220;abbuffate&#8221; seguiti dall&#8217;adozione di mezzi inappropriati per controllare il peso come: il vomito autoindotto; l&#8217;uso di lassativi, diuretici, o altri farmaci; il digiuno; ed infine l&#8217;attività fisica praticata in maniera eccessiva. Comune ad entrambi i disturbi, è invece la presenza di un&#8217;alterata percezione del peso e della propria immagine corporea.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1576 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/girl-1793733_1920.jpg" alt="" width="1516" height="1920" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/girl-1793733_1920.jpg 1263w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/girl-1793733_1920-237x300.jpg 237w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/girl-1793733_1920-809x1024.jpg 809w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/girl-1793733_1920-768x973.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/girl-1793733_1920-1213x1536.jpg 1213w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/girl-1793733_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/girl-1793733_1920-8x10.jpg 8w" sizes="(max-width: 1516px) 100vw, 1516px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Fino a pochi anni fa i Disturbi dell&#8217;Alimentazione che non soddisfacevano pienamente i criteri dell&#8217;anoressia e della bulimia venivano classificati come Disturbi dell&#8217;Alimentazione Non Altrimenti Specificati, Disturbi dell&#8217;Alimentazione NAS, o EDNOS, dall&#8217;acronimo inglese (Eating Disorder Not Otherwise Specified) (Brunch, 1977); poiché la maggior parte delle condizioni cliniche andava però a ricadere in questa categoria, nella stesura del DSM V, è stata modificata la classificazione ed anche alcuni criteri di diagnosi.</p>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-1515 alignright" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-845847_1920.jpg" alt="" width="238" height="159" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-845847_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-845847_1920-300x201.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-845847_1920-1024x685.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-845847_1920-768x514.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-845847_1920-1536x1028.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-845847_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-845847_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 238px) 100vw, 238px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Grogan (2008) ha definito l’immagine corporea come quell’insieme di percezioni, pensieri ed emozioni che una persona esperisce riguardo al proprio corpo. Tali percezioni non hanno sempre un’accezione positiva, né tantomeno coincidono con la forma corporea ideale a livello soggettivo: si parla in tal senso di <strong>insoddisfazione per l’immagine corporea</strong> ed essa costituisce uno dei maggiori fattori di rischio e di mantenimento dei disturbi legati all’immagine corporea e all’alimentazione (Thompson et al., 1999).</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la prospettiva transdiagnostica di Fairburn i Disturbi dell’Alimentazione condividerebbero il medesimo nucleo psicopatologico: un’<strong>eccessiva importanza attribuita al peso, alla forma del corpo e al controllo dell’alimentazione</strong>. Pertanto l&#8217;intera categoria dei Disturbi dell’Alimentazione viene considerata unitariamente e mantenuta da meccanismi comuni quali bassa autostima e perfezionismo (Fairburn et al., 2003). Altri studi (Sassaroli et al., 2007; Sassaroli, Gallucci e Ruggiero, 2008) hanno evidenziato come anche il rimuginio e il controllo costituiscano importanti fattori di mantenimento. In particolare, i soggetti affetti da un Disturbo dell’Alimentazione mostrerebbero una maggiore tendenza a preoccuparsi per gli errori (perfezionismo patologico), un minor senso di autostima, misure più elevate di rimuginio ed una scarsa percezione di controllo sugli eventi esterni e sugli stati emotivi interni, rispetto alla popolazione di riferimento.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1516" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/running-498257_1920.jpg" alt="" width="1920" height="1280" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/running-498257_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/running-498257_1920-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/running-498257_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/running-498257_1920-768x512.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/running-498257_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/running-498257_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/running-498257_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dati recenti confermano l’ipotesi secondo la quale il criticismo percepito dall&#8217;esterno, in particolare agito dalle figure di riferimento (genitori, insegnanti, allenatori) precederebbe il perfezionismo clinico (autoimposto dalla persona oggetto di critica) e questo determinerebbe lo sviluppo di un controllo ossessivo del peso e della forma fisica.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il perfezionismo e la bassa autostima rappresentano il nucleo patologico del disturbo, il controllo si presenterebbe come la soluzione al problema. Nel caso dei disturbi alimentari il controllo si esprime nel monitoraggio costante del peso, del cibo e dell’aspetto corporeo attraverso la dieta ed è rinforzato positivamente dalla sensazione di successo che si sperimenta quando si riesce a rispettarla (e negativamente dal timore di ingrassare). Il risultato è che, con l’intensificarsi della dieta, il peso decresce sempre più e il processo si autoperpetua. È per questo motivo che il bisogno di controllo nei disturbi alimentari diventa una necessità compulsiva, un vero e proprio obbligo.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-1517" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/woman-1733891_1920.jpg" alt="" width="327" height="124" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/woman-1733891_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/woman-1733891_1920-300x114.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/woman-1733891_1920-1024x388.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/woman-1733891_1920-768x291.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/woman-1733891_1920-1536x582.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/woman-1733891_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/woman-1733891_1920-10x4.jpg 10w" sizes="(max-width: 327px) 100vw, 327px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Soggetti con disturbi alimentari sentono di non essere capaci di controllare i rapporti personali, le reazioni interne e gli eventi in generale. Per ottenere la percezione del controllo e raggiungere un certo grado di prevedibilità, sono disposti a confinare le loro vite entro un’esperienza ridotta, circoscritta all’alimentazione e alle dimensioni corporee. Tuttavia, sebbene la gestione dell’alimentazione e delle dimensioni corporee offra in un primo momento l’attrattiva di una qualche possibilità di controllo, alla fine li condanna a un’esistenza isolata e insana (Button 1985; 2005). Per Dalle Grave (2001) la tendenza al controllo si focalizza sull’alimentazione perché fornisce una prova evidente e immediata di capacità di autocontrollo, perché ha un potente effetto manipolatorio sugli altri e in particolare sui familiari.</p>
<p>Vediamo adesso i disturbi nel dettaglio:</p>
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<p style="text-align: justify;"><a name="PICA"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PICA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non esiste una definizione univoca di Pica, la più utilizzata è quella di Taber (Lacey, 1990), che definisce la Pica come un comportamento alimentare che si manifesta con un desiderio di ingerire materiale normalmente non considerato come cibo: cenere, pastelli, cotone, erba,  mozziconi di sigaretta, sapone, legno, carta, gesso e così via.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-1522 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/puppy-1502565_1920.jpg" alt="" width="357" height="238" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/puppy-1502565_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/puppy-1502565_1920-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/puppy-1502565_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/puppy-1502565_1920-768x512.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/puppy-1502565_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/puppy-1502565_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/puppy-1502565_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 357px) 100vw, 357px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Precedentemente classificata all’interno dei “Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione dell’infanzia o della prima fanciullezza” del DSM-IV-TR, i criteri per la Pica sono stati rivisti per chiarezza e per consentire di fare diagnosi in persone di qualsiasi età.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendendo in considerazione la definizione del DSM 5, la caratteristica fondamentale della Pica è la persistente ingestione di una o più sostanze senza contenuto alimentare, non commestibili per un periodo di almeno un mese (Criterio A), che risulti sufficientemente grave da giustificare attenzione clinica. Di solito le sostanze ingerite tendono a variare con l’età dell’individuo e con la disponibilità delle sostanze stesse. Solitamente non vi è avversione per il cibo in generale. L’ingestione di sostanze senza contenuto alimentare, non commestibili deve essere inappropriata rispetto allo stadio di sviluppo (Criterio B) e non deve far parte di una pratica culturalmente sancita o socialmente normata (Criterio C). Nei bambini è possibile fare diagnosi superati i due anni di età, in quando si considera evolutivamente fisiologico il gesto di portare alla bocca oggetti non edibili.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ingestione di sostanze non commestibili può essere una manifestazione associata ad altri disturbi mentali (per es., disabilità intellettiva, disturbo dello spettro dell’autismo, schizofrenia). Se il comportamento d’ingestione si manifesta esclusivamente nel contesto di un altro disturbo mentale, si dovrebbe porre una diagnosi separata di pica solo se il comportamento d’ingestione è sufficientemente grave da giustificare ulteriore attenzione clinica (Criterio D).</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene l’eziologia esatta della pica non è nota, ci sono alcune ipotesi riguardo ad essa: fattori organici, psicodinamici, socioeconomici e culturali. La maggior parte delle ipotesi ha ampiamente accettato argomenti della teoria orientati verso la carenza nutrizionale (Bhatia &amp; Kaur, 2014). La pica può avere però anche una base psicologica e può cadere nello spettro dei disturbi ossessivo-compulsivi, dove essa assume la forma di un comportamento compulsivo, al fine di neutralizzare il pensiero ossessivo.<span id="ctrlcopy"><br />
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<p style="text-align: justify;"><a name="MERICISMO"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MERICISMO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Detto anche Disturbo da Ruminazione,<strong> </strong>si caratterizza per il continuativo rigurgito del cibo per almeno 1 mese. Di solito è un comportamento quotidiano. Il cibo, prima ingerito, anche parzialmente digerito, viene rigurgitato in bocca, può essere poi rimasticato, ringoiato o sputato, senza nausea o disgusto o conati di vomito.</p>
<p style="text-align: justify;">La funzione del comportamento appare autoconsolatoria e di autostimolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la diagnosi è necessaria l’esclusione di condizioni gastrointestinali associate, quali il reflusso gastroesofageo, stenosi del piloro, gastroparesi, ernia iatale, o il decorso di altri disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, dove il rigurgito con eliminazione sono una modalità di smaltimento delle calorie ingerite.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-1523 alignright" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/alpaca-3724971_1920.jpg" alt="" width="318" height="212" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/alpaca-3724971_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/alpaca-3724971_1920-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/alpaca-3724971_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/alpaca-3724971_1920-768x512.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/alpaca-3724971_1920-1536x1025.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/alpaca-3724971_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/alpaca-3724971_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" /></p>
<p style="text-align: justify;">L’esordio è lungo l’intero arco della vita soprattutto in soggetti con disabilità intellettiva; in questo caso viene apposta la diagnosi di disturbo da ruminazione solamente in presenza di un quadro clinico importante, come anche in comorbilità di un altro disturbo mentale. In età infantile compare solitamente fra i 3 e 12 mesi, andando frequentemente incontro a remissione spontanea; si manifesta con l’incapacità di raggiungere gli aumenti di peso previsti; rara è la malnutrizione grave. Il decorso può essere episodico o continuativo.</p>
<p style="text-align: justify;">In adolescenti e adulti con concomitante altro disturbo mentale si verificano comportamenti di evitamento, quali il mangiare in pubblico o l’alimentarsi prima di situazioni sociali, di mascheramento della condotta, tossendo o coprendosi la bocca con la mano.</p>
<p><a href="#Torna all'inizio">Torna all&#8217;inizio</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="EVITAMENTO"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DISTURBO ALIMENTARE DA EVITAMENTO/RESTRIZIONE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo (ARFID) si sostituisce al Disturbo della nutrizione nell’infanzia o prima giovinezza descritto nel DSM-IV TR. A differenza di quest’ultimo, l’ARFID non fa riferimento a un periodo dello sviluppo limitato, con il vantaggio di poter essere diagnosticato durante tutto l’arco di vita. Inoltre, nel DSM 5 la compromissione del funzionamento non si limita a parametri di peso e sviluppo fisico, ma si estende anche a valutare eventuali carenze nutrizionali dovute ad un’alimentazione selettiva esagerata.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-1534" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/boy-1528150_1920.jpg" alt="" width="286" height="430" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/boy-1528150_1920.jpg 1063w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/boy-1528150_1920-199x300.jpg 199w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/boy-1528150_1920-681x1024.jpg 681w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/boy-1528150_1920-768x1156.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/boy-1528150_1920-1021x1536.jpg 1021w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/boy-1528150_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/boy-1528150_1920-7x10.jpg 7w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></p>
<p style="text-align: justify;">I Criteri diagnostici sono:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>A – Un’anomalia dell’alimentazione e della nutrizione (ad es. assenza di interesse per l’alimentazione o per il cibo; evitamento basato sulle caratteristiche sensoriali del cibo) che si manifesta attraverso una persistente incapacità di assumere un adeguato apporto nutrizionale e/o energetico associata con una o più delle seguenti:
<ul>
<li>Significativa perdita di peso o nei bambini incapacità a raggiungere il peso relativo alla  crescita</li>
<li>Significativa carenza nutrizionale</li>
<li>Dipendenza dalla nutrizione enterale o da supplementi nutrizionali orali</li>
<li>Marcata interferenza col funzionamento psicosociale</li>
</ul>
</li>
<li>B – Il disturbo non è connesso con la mancanza di cibo o associato a pratiche culturali.</li>
<li>C – Il disturbo non si manifesta esclusivamente nel corso di anoressia o bulimia nervosa e non vi è evidenza di anomalia nel modo in cui è percepito il peso e la forma del proprio corpo.</li>
<li>D – L’anomalia non è meglio attribuibile a una condizione medica o ad un altro disturbo mentale. Se il disturbo alimentare si manifesta nel corso di un&#8217;altra condizione patologica, la sua importanza supera quella del disturbo di base e richiede attenzione clinica.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>ORTORESSIA NERVOSA e BIGORESSIA o ANORESSIA INVERSA</strong><a name="ORTORESSIA"></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’ Ortoressia Nervosa (ON) è una manifestazione patologica di origine molto recente, che si è sviluppata in concomitanza con la formazione e la diffusione sempre più consistente di filosofie di vita salutiste (per esempio il vegetarianismo, il veganismo e l’alimentazione bio), nonché con un’attenzione della nostra società sempre più forte verso il mangiare sano. Questa condizione è sempre stata difficile da definire in termini clinici: infatti non è stata ancora clinicamente riconosciuta come uno dei disturbi della nutrizione e della alimentazione, in quanto non sono ancora stati stabiliti dei criteri diagnostici validati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il termine<em> ortoressia nervosa</em> è stato introdotto per la prima volta da Steven Bratman nel 1997 per indicare una fissazione patologica sul consumo di cibo sano; detta con un gioco di parole: una fissazione non salutare verso cibi salutari.</p>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-1540 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-2037255_1920.jpg" alt="" width="348" height="221" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-2037255_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-2037255_1920-300x190.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-2037255_1920-1024x649.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-2037255_1920-768x486.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-2037255_1920-1536x973.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-2037255_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-2037255_1920-10x6.jpg 10w" sizes="(max-width: 348px) 100vw, 348px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il DSM-IV non riconosceva l’ortoressia nervosa come un vero disturbo indipendente da altri e  in questi termini, non è stato inserito neanche nella nuova edizione del DSM-5; esso viene collocato insieme all’anoressia inversa nell’area del Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo, categoria che indica un’anomalia della nutrizione e dell’alimentazione che si esprime attraverso una persistente incapacità di assumere un giusto apporto nutrizionale e/o energetico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ossessione per il “mangiare sano” tipica dell’ ortoressia va ad incidere negativamente sulla sfera relazionale, emotiva e corporea dell’individuo. Stando alla letteratura (Oberle et al., 2017), l’esordio dell’ortoressia nervosa è un condivisibile desiderio di mangiare meglio per avere una migliore forma fisica. Il nucleo patologico dell’ortoressia risiederebbe in una serie di convinzioni distorte su ciò che è sano e nel senso di superiorità personale che deriva dal sottoporsi alle restrizioni alimentari derivanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bigoressico è ossessionato dall’idea di essere esile e poco sviluppato fisicamente e, nonostante abbia spesso una muscolatura molto sviluppata, non ne è soddisfatto a causa della distorsione dell’immagine corporea. Con i disturbi alimentari condivide le tematiche di autostima, perfezionismo e controllo.</p>
<p style="text-align: justify;">I soggetti affetti da anoressia inversa sono soliti osservarsi costantemente allo specchio, paragonare il proprio fisico con quello di altri, provare stress se saltano una sessione d’allenamento in palestra, o uno dei loro pasti, domandarsi costantemente se hanno assunto abbastanza proteine ogni giorno; possono arrivare facilmente ad assumere anabolizzanti, a trascurare il lavoro, gli studi, la famiglia e le relazioni sociali pensando solo ad allenarsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="ctrlcopy"></span><a href="#Torna all'inizio">Torna all&#8217;inizio</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="ANORESSIA"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ANORESSIA NERVOSA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ultima versione del DSM vengono confermati i criteri diagnostici per l’anoressia nervosa che erano già presenti nelle versioni precedenti: la restrizione nell’assunzione di calorie ed il peso corporeo significativamente basso (cioè sotto l’85% del peso previsto); l’intensa paura di ingrassare; e l’alterazione della rappresentazione mentale del proprio corpo, la quale porta ad una costante sensazione di essere sovrappeso. A differenza della precedente edizione del DSM, l’amenorrea (assenza di mestruazioni) non rappresenta più un criterio fondamentale per la diagnosi.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-1535 alignleft" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/bulimia-4049661_1920.png" alt="" width="278" height="358" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/bulimia-4049661_1920.png 1243w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/bulimia-4049661_1920-233x300.png 233w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/bulimia-4049661_1920-795x1024.png 795w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/bulimia-4049661_1920-768x989.png 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/bulimia-4049661_1920-1193x1536.png 1193w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/bulimia-4049661_1920-1x1.png 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/bulimia-4049661_1920-8x10.png 8w" sizes="(max-width: 278px) 100vw, 278px" /></p>
<p style="text-align: justify;">L’anoressia può anche presentarsi accompagnata da abbuffate e/o condotte di eliminazione (vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi), in tal caso si parla di anoressia di tipo 2.</p>
<p style="text-align: justify;">Le abbuffate consistono nel consumare abbondanti quantità di cibo, preferibilmente a elevato contenuto calorico e sono di solito accompagnate da atteggiamenti compensatori. Spesso chi soffre di anoressia di tipo 2 presenta un sottopeso meno grave rispetto alla più comune anoressia; ha un peso maggiore prima dell&#8217;insorgenza del disturbo ed ha più frequentemente parenti sovrappeso o obesi.</p>
<p><a href="#Torna all'inizio">Torna all&#8217;inizio</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a name="BULIMIA"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BULIMIA NERVOSA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Bulimia nervosa è caratterizzata da abbuffate e inappropriate condotte compensatorie, almeno 1 volta alla settimana, per un minimo di 3 mesi. Il DSM-5 definisce un episodio di abbuffata come l’ingestione di una quantità di cibo significativamente superiore a quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili, caratterizzato dalla sensazione di perdere il controllo durante l’atto.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class=" wp-image-1536 alignright" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/abundance-1868573_1920.jpg" alt="" width="339" height="226" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/abundance-1868573_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/abundance-1868573_1920-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/abundance-1868573_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/abundance-1868573_1920-768x512.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/abundance-1868573_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/abundance-1868573_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/abundance-1868573_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 339px) 100vw, 339px" /> Le inappropriate condotte compensatorie utilizzate per prevenire l’aumento di peso a seguito di un episodio di abbuffata, consistono: nel vomito autoindotto; nell’abuso di farmaci (quali lassativi e diuretici); nel digiuno; o nell’attività fisica eccessiva. Il criterio diagnostico comune all’Anoressia nervosa è l’eccessiva influenza del peso e della forma corporei sui livelli di autostima dell’individuo ed il senso/perdita del controllo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la bulimia, come l’anoressia, presenta due sottogruppi distinti dall’uso, o meno, delle condotte di eliminazione (vomito autoindotto o abuso di lassativi o diuretici). Il secondo sottogruppo non ne fa uso e queste pazienti tentano di controllare il peso attraverso l’esercizio fisico, o mangiando poco fino ad arrivare al digiuno. Questo sottogruppo, insieme all’anoressia di tipo 2 (quella con abbuffate/condotte di eliminazione), costituisce una categoria-ponte tra anoressia e bulimia, tanto da sollevare il dibattito su anoressia e bulimia come continuum o come due entità discrete. Inoltre, per gli addetti ai lavori è sicuramente noto il <em>Minnesota Starvation Experiment,</em> il più importante studio che ha valutato gli effetti della restrizione alimentare calorica e della perdita di peso nelle persone normopeso, il quale permise di determinare come il comportamento di abbuffata fosse conseguente ad una massiva restrizione alimentare (Keys, Brozek, Henschel, Mickelsen, &amp; Taylor, 1950).</p>
<p style="text-align: justify;">Molte persone che hanno crisi di abbuffate compulsive esercitano costantemente un intenso sforzo su se stesse per seguire la ferrea dieta che si sono imposte. Le caratteristiche della motivazione individuale determinano poi quelli che sono i tipici pensieri che accompagnano i momenti di ricaduta e di conseguenza anche l&#8217;emozione provata.</p>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-1537 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/cupcakes-1452178_1920.jpg" alt="" width="328" height="219" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/cupcakes-1452178_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/cupcakes-1452178_1920-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/cupcakes-1452178_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/cupcakes-1452178_1920-768x512.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/cupcakes-1452178_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/cupcakes-1452178_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/cupcakes-1452178_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 328px) 100vw, 328px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio molto banale può essere quello della persona che decide di &#8220;sgarrare&#8221; mangiando un biscotto. Uno non sarà sufficiente a provare senso di sazietà, anche perché potrebbe trattarsi di una &#8220;sazietà&#8221; EMOTIVA e non fisiologica, pertanto proseguirà mangiandone un altro, poi tre, quattro e così via fino a perdere il controllo. Qualora si realizzasse un momento di lucidità che potrebbe interrompere l&#8217;abbuffata, il pensiero sarà probabilmente: &#8220;ho mangiato 4 biscotti, ho buttato tutto alle ortiche, faccio schifo, non valgo niente&#8221;, pensiero che si accompagnerà ad un profondo stato di demoralizzazione, frustrazione, auto-critica eccessiva che, a quel punto, giustificherà il proseguo dell&#8217;abbuffata.</p>
<p style="text-align: justify;">I seguenti comportamenti di compensazione, quali vomito auto-indotto, uso improprio di lassativi e diuretici (purging), oppure il digiuno o l&#8217;esercizio fisico eccessivo hanno lo scopo di compensare le calorie ingerite durante l’abbuffata, ristabilendo il senso di controllo sul proprio corpo (e talvolta assume anche caratteristica di comportamento auto-punitivo).</p>
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<p style="text-align: justify;"><a name="BINGE"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><b>BINGE EATING DISORDER </b>(BED)</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di una condizione di grave sovrappeso o obesità (IMC uguale o superiore a 30), causato da fattori psicologici in assenza di cause mediche o genetiche.</p>
<p><img loading="lazy" class="wp-image-1538 alignleft" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/slimming-1136637_1920.png" alt="" width="291" height="291" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/slimming-1136637_1920.png 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/slimming-1136637_1920-300x300.png 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/slimming-1136637_1920-1024x1024.png 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/slimming-1136637_1920-150x150.png 150w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/slimming-1136637_1920-768x768.png 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/slimming-1136637_1920-1536x1536.png 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/slimming-1136637_1920-1x1.png 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/slimming-1136637_1920-10x10.png 10w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/slimming-1136637_1920-600x600.png 600w" sizes="(max-width: 291px) 100vw, 291px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Entrato a far parte dei Disturbi della nutrizione e della alimentazione solo nel DSM-5, il Disturbo da Binge-eating è caratterizzato da abbuffate almeno 1 volta alla settimana per 3 mesi, non seguite da condotte di eliminazione o di controllo del peso di alcun tipo. Un’altra differenza con la Bulimia nervosa è rappresentata dal minore interesse mostrato nei confronti del peso e della forma del corpo. L’assenza di controllo del peso sbilancia questo disturbo tutto sul versante dell’impulsività alimentare, rendendolo in qualche modo diverso dagli altri disturbi alimentari.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli episodi di abbuffate compulsive sono associati ad almeno tre dei seguenti caratteri:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Mangiare molto più rapidamente del normale;</li>
<li>Mangiare fino ad avere una sensazione dolorosa;</li>
<li>Mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame;</li>
<li>Mangiare in solitudine a causa dell’ imbarazzo per le quantità di cibo ingerite;</li>
<li>Provare disgusto di sé, intensa colpa o disagio dopo aver mangiato troppo.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">L’obesità causata dall’alimentazione incontrollata ha spesso una funzione: per alcuni è un mezzo di difesa, un muro oltre il quale è difficile andare, rappresenta quindi una sorta di barriera protettiva per il soggetto, che si sente così più al riparo dagli altri. Spesso un corpo grasso e poco attraente viene, infatti, evitato, mettendo al riparo la persona da aspetti legati alla sfera relazionale e sessuale.</p>
<p style="text-align: justify;">In altri casi il cibo viene usato per colmare un vuoto, per riempirsi e sentire di esistere, attraverso di esso ci si può finalmente sentire “una persona di peso” che ha una posizione e un ruolo, che grazie alla sua massa enorme finalmente viene vista dagli altri. Ancora, il cibo può essere usato come strumento di autoaggressione, di punizione: l’iperalimentazione suscita fantasie distruttive, si mangia fino a voler scoppiare e stare male.</p>
<p style="text-align: justify;">A prescindere dalla funzione che il “grasso” ricopre, di solito chi soffre di questo tipo di disturbo si definisce “perdente” e non ha stima di sé, all’interno della propria famiglia è etichettato e si percepisce come fallito e succube, davanti alle sfide della vita preferisce scegliere la resa, le emozioni che lo caratterizzano sono la vergogna e l’inadeguatezza (Ugazio, 2012).</p>
<p style="text-align: justify;">La letteratura esistente ha ben evidenziato, con riferimento al mantenimento dell‘obesità, l’associazione tra emozioni negative ed episodi di abbuffate compulsive. Il modello della regolazione emotiva postula che questa associazione rappresenta una relazione funzionale in cui l’episodio di binge eating è innescato da alti livelli di emozioni negative e, al tempo stesso, ha la funzione di mitigarne gli effetti.</p>
<p style="text-align: justify;">L’abbuffata compulsiva è la strategia principalmente utilizzata nella riduzione e regolazione degli stati emotivi non desiderabili, in particolare sembrerebbe funzionale ad evitare o ridurre sensi di colpa nel breve periodo, piuttosto che emozioni di paura, ostilità o tristezza (Berge et al., 2015).</p>
<p style="text-align: justify;">Usare il cibo per gestire uno stato emotivo può produrre nell’immediato un senso di benessere e rilassamento ma, se applicato con regolarità può condurre ad un abbassamento del livello di benessere psicofisico, dovuto in parte alla scarsità ed esiguità nella scelta degli stimoli gratificanti e dall’altro al non riconoscimento di stati emotivi come ad esempio ansia, tristezza e nervosismo a cui far corrispondere una risposta più adeguata del cibo alla risoluzione di eventuali problemi (Della Grave et al., 2013).</p>
<p style="text-align: justify;">Un locus of control interno, in cui predomina la percezione che la propria vita sia regolata da qualcosa al di fuori del proprio controllo potrebbe portare a credere di non avere le risorse per controllare gli stimoli ambientali e per gestire stati emotivi negativi, che pertanto potrebbero essere vissuti come intollerabili (Montesi et al., 2016).</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i fattori di mantenimento dell’obesità troviamo la sensibilità al cibo. Tutti gli individui reagiscono allo stesso modo di fronte a stimoli gustosi ma ciò che può variare è la sensibilità al potere gratificante del cibo (Beaver J. D. et al., 2006). Soggetti con una accresciuta sensibilità esterna al cibo (external food sensitivity) presentano livelli ridotti di interazioni dinamiche tra i network responsabili dell’alimentazione. La sola vista di cibo appetitoso può indurre in questi individui un maggior incremento dei livelli soggettivi di fame anche in assenza dei relativi segnali omeostatici interni (Passamonti et al., 2009).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel comprendere i meccanismi che favoriscono il mantenimento dell’obesità, le condotte alimentari disinibite e maggiori craving di cibo potrebbero essere spiegati anche da deficit a livello di funzioni esecutive (Spinella et al., 2004), un complesso sistema di competenze cruciali nella organizzazione, pianificazione ed integrazione di diversi processi cognitivi. Le funzioni esecutive sono implicate nella capacità di regolazione dei comportamenti impulsivi. Se è presente un deficit a questo livello, il processo decisionale potrebbe essere maggiormente influenzato da vantaggi diretti -cibo appetitoso – piuttosto che dai benefici legati al raggiungimento di obiettivi a lungo termine – non accumulare ulteriore peso – (Duchesne M. et al., 2010).</p>
<p style="text-align: justify;">Una chiave di lettura per questo processo potrebbe essere individuata nella sensibilità alla ricompensa, per cui i comportamenti sarebbero motivati da stimoli in grado di produrre un appagamento immediato. È  infatti emersa una più spiccata tendenza dei soggetti con obesità e sovrappeso a scelte rischiose, dimostrando di essere maggiormente inclini a tollerare un minor valore di ricompensa (e quindi un rischio più alto) a patto che questa sia immediata, a fronte di una ricompensa maggiore ma posticipata (Navas J. F. et al., 2016).</p>
<p style="text-align: justify;">Il mangiare eccessivamente quindi non sarebbe l’unico fattore di mantenimento dell’obesità e non rappresenterebbe esclusivamente una risposta passiva ad un ambiente ricco di stimoli e ad una forte attivazione fisiologica (Duchesne M. et al., 2010), ma sarebbe anche correlato alla incapacità di posticipare la gratificazione immediata, a cui si aggiungono difficoltà di pianificazione, problem solving e una minore flessibilità cognitiva (Boeka A.T et al., 2008).</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>SINDROME DA ALIMENTAZIONE NOTTURNA</strong><a name="ALIMENTAZIONE NOTTURNA"></a></p>
<p style="text-align: justify;">La Sindrome da Alimentazione Notturna (in inglese, Night Eating Syndrome – NES –) è stata per la prima volta descritta da Albert Stunkard nel 1955 e definita come: un disturbo caratterizzato da iperfagia serale e notturna, accompagnata da anoressia mattutina con tendenza a saltare la colazione e scarso appetito durante il giorno.<img loading="lazy" class=" wp-image-1539 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-481425_1920.jpg" alt="" width="371" height="278" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-481425_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-481425_1920-300x225.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-481425_1920-1024x768.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-481425_1920-768x576.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-481425_1920-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-481425_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/man-481425_1920-10x8.jpg 10w" sizes="(max-width: 371px) 100vw, 371px" /></p>
<p style="text-align: justify;">La Sindrome da Alimentazione Notturna è un disturbo abbastanza diffuso: si stima una prevalenza dell’1,1-1,5% nella popolazione generale e del 6-16% nei soggetti obesi (Ceru-Bjork, Andersson, Rossner, 2001; Stunkard, Berkowitz, Wadden, Tanrikut, Reiss, Young, 1996).</p>
<p style="text-align: justify;">Si configura come un disturbo caratterizzato da frequenti episodi di risveglio notturno durante i quali la persona tende a ricorrere a spuntini, generalmente carboidrati, nella convinzione di non riuscire a riprendere sonno qualora non assuma del cibo. Si stima che coloro i quali ne soffrono tendano ad assumere circa il 25% del fabbisogno calorico giornaliero dopo cena o durante i risvegli notturni (0’Reardon, Ringel, Dinges, 2004).</p>
<p style="text-align: justify;">Si presenta frequentemente associata ad altri disturbi psichiatrici, in particolare disturbi alimentari come il Binge Eating Disorder o la Bulimia Nervosa. È stata, infatti, stimata una prevalenza della night eating syndrome, fra coloro i quali soffrono di altri disturbi alimentari, che oscilla fra il 5 e il 44% (Stunkard et al., 1996).</p>
<p style="text-align: justify;">La Sindrome da Alimentazione Notturna si differenzia, tuttavia, dagli altri Disturbi della nutrizione e della alimentazione sulla base dello specifico pattern alimentare, dalla quantità di calorie assunte durante il giorno e quelle, per contro, assunte durante la notte, dall’assenza di comportamenti compensatori e dalla compromissione del sonno. Nei BED i risvegli notturni con assunzione di cibo possono talvolta essere presenti ma non sono così distintivi e frequenti come nella sindrome da alimentazione notturna. Inoltre, nel BED la quantità di cibo assunta durante le abbuffate è maggiore rispetto a quella assunta durante gli episodi della night eating syndrome (Allison, 2011).</p>
<p style="text-align: justify;">Ricerche condotte su pazienti affetti da Sindrome da Alimentazione Notturna hanno, inoltre, riscontrato un’alta comorbilità con altre psicopatologie, in particolare la depressione ma anche disturbi d’ansia ed abuso di sostanze (Lundgren, Allison, 0’ Reardon, Stunkard, 2008).</p>
<p style="text-align: justify;">In aggiunta, insonnia e disturbi del sonno possono precedere tale sindrome. D’altra parte la Sindrome da Alimentazione Notturna può essere, essa stessa, causa o trigger di difficoltà del sonno. La letteratura presente sull’argomento ha infatti evidenziato la frequente presenza, in coloro che ne soffrono, di difficoltà nel prendere sonno o nel mantenerlo associata ad una bassa efficacia e qualità del sonno stesso (Kucukgoncu, Tek, Bestepe, Musket, Guloksuz, 2014; Rogers, Dinges, Allison, 2006).</p>
<p style="text-align: justify;">La Sindrome da Alimentazione Notturna si configura, infine, quale possibile fattore di rischio per l’obesità, il diabete mellito ed altri disturbi metabolici ed endocrini.</p>
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<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-ossessivo-compulsivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 16:29:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il disturbo ossessivo-compulsivo prende il suo nome dai principali sintomi di cui si compone: Ossessioni Sono in genere dei pensieri,</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 10pt;">Il disturbo ossessivo-compulsivo prende il suo nome dai principali sintomi di cui si compone:</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Ossessioni</span></strong></p>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-1491 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ghost-5027499_1920.jpg" alt="" width="411" height="538" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ghost-5027499_1920.jpg 1223w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ghost-5027499_1920-229x300.jpg 229w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ghost-5027499_1920-782x1024.jpg 782w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ghost-5027499_1920-768x1005.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ghost-5027499_1920-1174x1536.jpg 1174w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ghost-5027499_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ghost-5027499_1920-8x10.jpg 8w" sizes="(max-width: 411px) 100vw, 411px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Sono in genere dei pensieri, impulsi o immagini mentali ricorrenti e persistenti, che causano ansia o disagio marcato e che sono vissuti come intrusivi ed inappropriati. Quando la persona tenta di ignorarli o di allontanarli, oppure di renderli neutri attraverso altri pensieri o azioni, sente decrescere la sensazione spiacevole, talvolta fino alla sua scomparsa, ma non si tratta altro che di un nuovo <strong>evitamento</strong>, ossia una strategia fallimentare che a lungo andare rinforza il disturbo e lo rende più resistente e disagevole.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">La persona è perfettamente consapevole che certi pensieri, impulsi o immagini sono un prodotto della propria mente, ne riconosce anche l&#8217;irragionevolezza e proprio per questa loro caratteristica di estraneità cerca attivamente di allontanarle. In realtà non sono contenuti proprio estranei piuttosto la persona in qualche modo li teme perchè parte di un nucleo ansiogeno molto profondo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Le aree di interesse più comuni delle ossessioni sono la sporcizia e le malattie, la violenza, altri tipi di mali che capitano alle persone, il sesso e la religione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Talvolta si osservano pensieri ricorrenti di sesso, in persone estremamente religiose, oppure immagini che succeda qualcosa di brutto ai propri cari, nonostante l&#8217;immenso affetto che si prova nei loro confronti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Compulsioni o rituali</span></strong></p>
<p><img loading="lazy" class=" wp-image-1492 alignright" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ritual-996997_1920.jpg" alt="" width="250" height="167" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ritual-996997_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ritual-996997_1920-300x201.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ritual-996997_1920-1024x685.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ritual-996997_1920-768x514.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ritual-996997_1920-1536x1028.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ritual-996997_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/ritual-996997_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Questi termini vengono usati per indicare le azioni che le persone affette da DOC si sentono costrette a compiere al fine di gestire l&#8217;ansia o comunque il disagio indotto dai pensieri ossessivi. I rituali si dividono in due tipi:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">&#8211; Azioni che un osservatore è in grado di vedere. Ad esempio, qualcuno che si lava continuamente le mani oppure controlla più volte se ha chiuso il gas. Queste due azioni costituiscono i più comuni tipi di rituali ossessivi, benché ce ne siano molti altri. Spesso, anche la famiglia della persona con DOC viene coinvolta nell&#8217;attività rituale. Per chi ricordasse il vecchio film &#8220;Il grande cocomero&#8221; uno dei piccoli degnenti della casa di cura immagina la propria stanza e poi tutta la casa di famiglia, come cosparsa di linee e, qualora qualcuno vi entri le rompe, creando il disordine.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Seppur romanzato (il disturbo peraltro si offre a certe speculazioni) il film offre una chiave di lettura di questo disturbo tanto particolare e spesso anche &#8220;divertente&#8221; per l&#8217;osservatore esterno, ma pieno di disagio, fino alla disperazione talvolta per chi ne soffre e per la sua famiglia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">&#8211; Azioni mentali. Ad esempio, i &#8220;buoni pensieri&#8221;, le preghiere dette un certo numero di volte, contare un certo numero di volte da 0 a 10 per aver fatto un pensiero blasfemo, ecc. Ovviamente nessun altro può venire a conoscenza di tali azioni a meno che non sia la persona stessa a parlarne.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">In ambito clinico è possibile osservare anche casi di ossessioni pure, anche se solitamente sono molto rare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Il trattamento più efficace è attualmente quello cognitivo-comportamentale<a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/02/09/ambulatorio-di-psicologia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> (Studi di Chambless et a.,)</a> anche se tuttora non è stata dimostrata una piena efficacia. In casi particolarmente resistenti si utilizza una terapia combinata con psicofarmaci.</span></p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
<h1 class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">Bibliografia</span></h1>
<p><span style="color: #333333;">Dèttore, D. (2003). Il disturbo ossessivo compulsivo. Caratteristiche cliniche e tecniche d’intervento. </span><span style="color: #333333;">Milano: McGraw-Hill Italia. (II Edizione ampliata e aggiornata).</span></p>
<p><span style="color: #333333;">Dèttore, D. (2003). DOC e senso di responsabilità. </span><span style="color: #333333;">Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale</span><span style="color: #333333;">, 9, 159-166.</span></p>
<p><span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">Goldwurm, G.F., Sacchi, D., Scarlato, A. (1986). Le tecniche di rilassamento nella terapia comportamentale. Franco Angeli.</span></p>
<p><span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">Sassaroli, S., Lorenzini, R., Ruggiero, G.M. (2006). Psicoterapia cognitiva dell’ansia. Rimuginio, controllo ed evitamento. Raffaello Cortina Editore, Milano.</span></p>
<p><span style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: Tahoma; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.</span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-ossessivo-compulsivo%2F&amp;linkname=DISTURBO%20OSSESSIVO-COMPULSIVO" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-ossessivo-compulsivo%2F&amp;linkname=DISTURBO%20OSSESSIVO-COMPULSIVO" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-ossessivo-compulsivo%2F&amp;linkname=DISTURBO%20OSSESSIVO-COMPULSIVO" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-ossessivo-compulsivo%2F&amp;linkname=DISTURBO%20OSSESSIVO-COMPULSIVO" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.ambulatoriodipsicologia.it%2F2008%2F12%2F11%2Fdisturbo-ossessivo-compulsivo%2F&amp;linkname=DISTURBO%20OSSESSIVO-COMPULSIVO" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a></p><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-ossessivo-compulsivo/">DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
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		<title>DISTURBO D&#8217;ANSIA GENERALIZZATA</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-dansia-generalizzata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 15:55:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-dansia-generalizzata/">DISTURBO D&#8217;ANSIA GENERALIZZATA</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container">
<p>Il disturbo d&#8217;ansia generalizzata consiste in un costante&nbsp;stato d’ansia, spesso concernente piccole cose e caratterizzato da attesa apprensiva con anticipazione pessimistica di eventi negativi o catastrofici di ogni genere a natura. Tale emozione si manifesta con sintomi somatici quali sudorazione, vampate di calore, batticuore, extrasistole, nausea, diarrea, bocca secca, nodo alla gola ed altro.<br>Talvolta vengono lamentati disturbi muscolo-scheletrici, come tensione (soprattutto alla nuca e al collo), tic, tremori, affaticabilità. La tensione muscolare tipica del disturbo d’ansia generalizzato può inoltre esprimersi con manifestazioni algiche diffuse o cefalee.</p>



<p><img loading="lazy" width="1600" height="1080" class="wp-image-1596" style="width: 550px;" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/metaphor-1209691_1920.jpg" alt="" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/metaphor-1209691_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/metaphor-1209691_1920-300x203.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/metaphor-1209691_1920-1024x691.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/metaphor-1209691_1920-768x518.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/metaphor-1209691_1920-1536x1037.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/metaphor-1209691_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/metaphor-1209691_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /><br>I soggetti con questo disturbo sono spesso irritabili, irascibili, incapaci di rilassarsi e persino di mantenere la concentrazione; sono descritti come persone spesso irrequiete, distratte e impazienti.<br>Frequentemente soffrono di insonnia rimuginano sull’eventualità di disgrazie incombenti, per sé ed altri.</p>



<p><img loading="lazy" width="1600" height="1067" class="wp-image-1597" style="width: 350px;" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-1533284_1920.jpg" alt="" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-1533284_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-1533284_1920-300x200.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-1533284_1920-1024x683.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-1533284_1920-768x512.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-1533284_1920-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-1533284_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2008/12/fear-1533284_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /><br>I bambini con Disturbo d’Ansia Generalizzato tendono a preoccuparsi troppo delle proprie prestazioni e, nel corso del disturbo, il nucleo della preoccupazione può spostarsi da un oggetto ad un altro.<br>Il disturbo – tendenzialmente cronico e di lunga durata – può facilmente essere accompagnato da depressione e portare ad un abuso di alcool, caffeina, stimolanti ed altre sostanze.<br>Per diagnosticare un Disturbo d’Ansia Generalizzato, la caratteristica essenziale del quadro – la presenza di preoccupazioni eccessive inerenti la maggior parte delle comuni attività del soggetto – deve occupare la maggior parte del tempo. La persona non è capace di controllare tale attesa apprensiva.</p>



<p>Per la diagnosi sono inoltre necessari almeno tre dei seguenti sintomi:</p>



<p>Irrequietezza o sentirsi “con i nervi a fior di pelle”</p>



<p>Affaticabilità</p>



<p>Irritabilità</p>



<p>Difficoltà di concentrazione o vuoti di memoria</p>



<p>Tensione muscolare</p>



<p>Sonno irrequieto, insoddisfacente o difficoltà ad addormentarsi.</p>



<p></p>



<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>



<p><strong>Bibliografia</strong></p>



<p>Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.</p>



<p>Goldwurm, G.F., Sacchi, D., Scarlato, A. (1986). Le tecniche di rilassamento nella terapia comportamentale. Franco Angeli.</p>



<p>Sassaroli, S., Lorenzini, R., Ruggiero, G.M. (2006). Psicoterapia cognitiva dell’ansia. Rimuginio, controllo ed evitamento. Raffaello Cortina Editore, Milano.</p>
</div></div>
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		<item>
		<title>DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (PTSD)</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-post-traumatico-da-stress/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 15:34:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo post traumatico da stress]]></category>
		<category><![CDATA[ptsd]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Disturbo post-traumatico da stress si manifesta con una serie di sintomi di disagio innescati dall&#8217;esperienza di eventi traumatici stressanti,</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/disturbo-post-traumatico-da-stress/">DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (PTSD)</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it">Ambulatorio di Psicologia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Disturbo post-traumatico da stress si manifesta con una serie di sintomi di disagio innescati dall&#8217;esperienza di eventi traumatici stressanti, come la personale esposizione ad eventi dolorosi, a una malattia grave, al rischio di morire o ad altre serie minacce alla propria integrità fisica o a quella di familiari e amici stretti (catastrofi naturali, violenze personali, incidenti, lutti, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="wp-image-1566 alignleft" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920.jpg" alt="" width="332" height="221" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920.jpg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-300x199.jpg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-1024x681.jpg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-768x510.jpg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-1536x1021.jpg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-1x1.jpg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2009/04/boy-666803_1920-10x7.jpg 10w" sizes="(max-width: 332px) 100vw, 332px" />I principali sintomi associati al Disturbo post-traumatico da stress possono essere raggruppati in tre specie:<br />
&#8211; frequenti immagini e pensieri intrusivi, flashback o incubi ricorrenti che fanno rivivere l&#8217;evento traumatico;<br />
&#8211; comportamenti persistenti di evitamento di circostanze associabili al trauma (ad esempio, luoghi, attività o persone che fanno ricordare l&#8217;evento traumatico);<br />
&#8211; sintomi persistenti di sovra-eccitamento (ad esempio, irritabilità, preoccupazione, ansia, depressione, insonnia, difficoltà di concentrazione, ecc.).<br />
A questi sintomi possono aggiungersene altri di natura fisiologica come palpitazioni, inappetenza, disturbi del sonno, ecc.</p>
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<p>Secondo la quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-5; APA, 2013), per fare diagnosi di PTSD è necessario valutare la presenza dei seguenti criteri:</p>
<h3>Criterio A – Esposizione a un evento traumatico:</h3>
<p>come a morte o minaccia di morte, grave lesione oppure violenza sessuale. Come già accennato qui sopra, l’esposizione può avvenire in diversi modi:</p>
<ol>
<li>Fare esperienza diretta, cioè la vittima vive il trauma in prima persona;</li>
<li>Assistere a un evento traumatico accaduto ad altri;</li>
<li>Venire a conoscenza di un evento traumatico accaduto a una persona con cui si ha una relazione intima, ad esempio un componente della propria famiglia o un amico stretto, e in particolare ai <em>caregiver</em> primari nel caso dei bambini. La morte o la minaccia di morte deve essere stata violenta o accidentale;</li>
<li>Estrema e ripetuta esposizione a dettagli crudi dell’evento (ad esempio, nel caso dei primi soccorritori in seguito all’evento o di agenti di polizia durante le indagini), ma non tramite i media, ad eccezione che nei casi in cui anche ciò sia legato alla professione svolta.</li>
</ol>
<h3>Criterio B – Sintomi di risperimentazione:</h3>
<p>la vittima si ritrova a rivivere ripetutamente il momento del trauma. Ad esempio, ciò può avvenire sotto forma di flashback, cioè percezione di star risperimentando l’evento nel presente, fino alla completa perdita di consapevolezza dell’ambiente circostante. I flashback sono di solito accompagnati da intensa paura e reattività fisiologica (battito cardiaco accelerato, sudorazione, tensione muscolare e nausea). Alcuni particolari che ricordano il trauma possono diventare dei <em>trigger</em>, cioè possono scatenare un flashback in modo improvviso. Un’altra forma di risperimentazione del trauma avviene attraverso gli incubi, il cui contenuto spesso riguarda, in maniera più o meno esplicita, persone, situazioni, luoghi o particolari legati all’evento traumatico.</p>
<h3>Criterio C – Sintomi di evitamento:</h3>
<p>nel tentativo di evitare la risperimentazione del trauma, la vittima può cominciare a evitare situazioni esterne (attività, conversazioni, persone, ecc.) che ricordano, simboleggiano o sono in qualche modo associate all’evento traumatico. Con il tempo, questa strategia di <em>coping</em> diventa sempre più problematica, poiché la persona può finire per ritirarsi dalle interazioni sociali, smettere di frequentare i luoghi abituali, o cambiare significativamente le proprie abitudini per non incorrere in dettagli che possano scatenare sintomi disturbanti. L’evitamento può riguardare anche l’esperienza<strong> inte</strong>r<strong>na </strong>della persona: in maniera più o meno consapevole, la vittima può sopprimere ricordi spiacevoli o emozioni intense e negative, ad esempio facendo uso di alcool e droghe, gettandosi a capofitto nel lavoro, adottando comportamenti sessuali compulsivi e a rischio, giocando d’azzardo o infliggendosi dolore fisico mediante atti di autolesionismo. La strategia dell’evitamento può essere funzionale nel breve termine, ma alla lunga ostacola l’elaborazione delle esperienze traumatiche.</p>
<h3>Criterio D – Sintomi di alterazione negativa dei pensieri e delle emozioni:</h3>
<p>l’evento traumatico viene vissuto da molte vittime come uno spartiacque tra il “prima” e il “dopo”, tra la “salute” e la “malattia”. La persona può sviluppare convinzioni o aspettative negative su se stessa (“sono cattiva”, “sono responsabile di quanto mi è accaduto”), gli altri (“non ci si può fidare di nessuno”, “gli altri vogliono sfruttarmi o abusarmi”) o il mondo (“il mondo è un posto pericoloso”, “non c’è speranza per il futuro”). Anche la memoria può essere significativamente alterata, ad esempio la persona può non ricordare particolari anche estesi del trauma, un fenomeno noto come <strong>a</strong>mnesia post-traumatica. Emozioni negative comunemente esperite includono colpa, vergogna, rabbia, paura e umore depresso. Per proteggersi dal dolore psicologico, la persona può cercare di distaccarsi dalle proprie emozioni, e può quindi risultare insensibile, disinteressata o estraniata rispetto agli altri, anche quando si tratta di persone care o di attività che precedentemente le procuravano gioia.</p>
<h3>Criterio E – Sintomi di iperattivazione (<em>arousal</em>)</h3>
<p>nel caso del PTSD, la normale attivazione fisiologica (arousal) che permette il comportamento di attacco o fuga in caso di pericolo, è costantemente innescatata, risultando in uno stato fisiologico di iper-arousal che non si esaurisce naturalmente. La persona sviluppa una sorta di ipersensibilità ai potenziali segnali di pericolo, che la porta a essere costantemente in allerta, a rispondere in maniera esplosiva e rabbiosa anche in assenza di provocazione e a vivere in uno stato di ipervigilanza e tensione che va a interferire con la capacità di calmarsi o di addormentarsi.</p>
<p>Questo profilo di sintomi deve essere persistente (durare più di un mese; <strong>Criterio F</strong>), creare sofferenza e interferire con il funzionamento della persona in aree importanti (<strong>Criterio G</strong>) e non essere attribuibile agli effetti di sostanze stupefacenti o a un’altra condizione medica (<strong>Criterio H</strong>).</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-1266 aligncenter" src="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale.jpeg" alt="" width="2248" height="1500" srcset="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale.jpeg 1600w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale-300x200.jpeg 300w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale-1024x683.jpeg 1024w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale-768x512.jpeg 768w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale-1536x1025.jpeg 1536w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale-2048x1367.jpeg 2048w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale-1x1.jpeg 1w, https://www.ambulatoriodipsicologia.it/wp-content/uploads/2020/10/Fobia-sociale-10x7.jpeg 10w" sizes="(max-width: 2248px) 100vw, 2248px" /></p>
<h2>Tipologie di PTSD</h2>
<p>In alcuni casi, i sintomi del PTSD possono manifestarsi in forme particolari, di cui le più note sono:</p>
<ul>
<li><strong>PTSD con sottotipo dissociativo</strong>: oltre ai sintomi nucleari del disturbo, la persona riporta persistenti sintomi di dissociazione, come depersonalizzazione (sensazione di distacco dal proprio corpo e dai propri processi mentali, oppure di essere un osservatore esterno di se stesso) o derealizzazione (sensazione di distacco dall’ambiente circostante, che appare irreale, distorto o come in un sogno). Le persone possono dissociarsi per sfuggire “mentalmente” e sopravvivere all’esperienza del trauma mentre avviene (dissociazione peritraumatica), ma anche in seguito per proteggersi da emozioni e stati soverchianti.</li>
<li><strong>PTSD a espressione ritardata: </strong>sebbene possano esserci dei segni precoci, i sintomi del disturbo si manifestano pienamente dopo oltre 6 mesi dall’esposizione all’evento traumatico. L’intero quadro sintomatologico può addirittura comparire dopo diversi anni dall’evento, come nei casi degli adulti che sviluppano il PTSD a molti anni dagli abusi infantili.</li>
<li><strong>PTSD nei bambini: </strong>anche i bambini possono sviluppare il PTSD, ma alcuni dei sintomi caratteristici variano rispetto alle presentazioni adulte. Ad esempio, elementi del trauma possono non essere rivissuti direttamente, ma rimessi in atto attraverso il gioco, mentre il contenuto traumatico dei sogni può non essere immediatamente riconoscibile. I sintomi di iperattivazione si evidenziano in particolare in problemi di condotta, attenzione e concentrazione in ambiente scolastico.</li>
<li><strong>PTSD complesso (C-PTSD)</strong>: questa forma si manifesta tipicamente in seguito a traumi precoci, di natura interpersonale (ad esempio, abuso fisico, sessuale o psicologico ad opera di una figura di accudimento) e di tipo cronico (come maltrattamenti ripetuti, violenze cumulative o grave trascuratezza). L’Organizzazione Mondiale della Sanità (2018) non considera il C-PTSD come un sottotipo del PTSD, ma come un disturbo indipendente inserito nell’undicesima edizione della Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11).</li>
</ul>
<h2>Prevalenza e cause del PTSD</h2>
<p>I tassi di prevalenza del PTSD variano notevolmente a seconda degli studi. Negli Stati Uniti, il DSM riporta che il disturbo colpisce il 5% degli uomini e il 10% delle donne e può manifestarsi a qualunque età, sebbene i bambini e gli anziani siano più vulnerabili (APA, 2013). Nella popolazione generale, i bambini presentano un tasso di prevalenza del PTSD pari al 16,6% (Costello et al., 2002). Di contro, uno studio del 2008 effettuato in Europa ha rilevato una percentuale del 1,1% di PTSD negli adulti (Darves-Bornoz et al., 2008). Le percentuali sono più elevate nelle popolazioni fortemente esposte a situazioni ripetutamente traumatiche, come persone che vivono in zone di guerra, in cui le stime variano tra il 10% e il 40% (ad esempio, Atwoli, Stein et al., 2015). O ancora, il PTSD ha un’elevata prevalenza negli adulti sopravvissuti ad abuso fisico e sessuale durante l’infanzia con percentuali che variano dal 37% al 44% (Rosner et al., 2014). Questi dati risultano particolarmente allarmanti se si considera che, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 7-36% delle bambine e il 3-29% dei bambini sarebbe stato soggetto a una violenza sessuale.</p>
<p>I risultati dell’<em>European Study of the Epidemiology of Mental Disorders </em>(ESEMeD), uno studio condotto su iniziativa dell’OMS in diversi paesi europei, tra cui l’Italia, hanno mostrato che più della metà della popolazione italiana (56,1%) è stata esposta ad almeno un evento traumatico, con un rischio di sviluppare un PTSD che va dal 12,2% per gli eventi legati alla guerra allo 0,8% per la violenza sessuale (Carmassi, Dell’Osso et al., 2014 per le analisi del campione italiano). Va notato che, mentre i tassi di esposizione e rischio di PTSD per eventi come incidenti e perdite personali fossero in linea con gli equivalenti europei, quelli relativi alla violenza sessuale risultavano pari a quasi la metà rispetto al resto del campione ESEMeD. Questo dato va interpretato con cautela, poiché potrebbe riflettere una sottostima del fenomeno sul territorio italiano. In Italia dati ISTAT (2015) rivelano che la maggior parte delle donne abusate in famiglia e/o dal proprio partner incontri significative difficoltà nel denunciare e nel chiedere aiuto.</p>
<p>Il <strong>PTSD</strong> si sviluppa come conseguenza di uno o più eventi traumatici fisici o psicologici. Alcuni esempi degli accadimenti che possono determinare lo sviluppo di un PTSD sono:</p>
<ul>
<li>esposizione a disastri naturali come terremoti, incendi, alluvioni, uragani, tsunami;</li>
<li>guerra, tortura, minacce di morte;</li>
<li>incidenti automobilistici, rapina, disastri aerei;</li>
<li>malattie a prognosi infauste;</li>
<li>lutto complicato o traumatico;</li>
<li>svolgere un lavoro che aumenta il rischio di esposizione a eventi traumatici;</li>
<li>maltrattamento e/o trascuratezza nell’infanzia (C-PTSD);</li>
<li>abuso fisico e sessuale nell’infanzia (C-PTSD);</li>
<li>bullismo;</li>
<li>aggressioni, vittimizzazioni e discriminazioni basate sul genere, l’orientamento sessuale, l’identità di genere, l’etnia o la religione;</li>
<li>violenza politica e comunitaria.</li>
</ul>
<p>La gravità del trauma e la minaccia percepita giocano un ruolo significativo nello sviluppo di un PTSD: maggiore è l’entità del trauma e della minaccia percepita, maggiore è la possibilità di sviluppare un PTSD (APA, 2013). In generale, si parla di fattori di rischio per indicare gli elementi e le caratteristiche che, interagendo tra loro, aumentano la probabilità che un disturbo compaia e si stabilizzi. Nello studio delle cause del PTSD, i fattori di rischio vengono spesso divisi in fattori pre-traumatici, cioè preesistenti all’evento traumatico, aspetti del trauma, ossia caratteristiche del trauma in sé e per sé o della risposta immediata, e fattori post-traumatici, vale a dire che hanno a che fare con la condizione della persona e/o del suo ambiente in seguito al trauma. Alcuni esempi includono:</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-17216 aligncenter lazyloaded" src="https://www.istitutobeck.com/wp-content/uploads/2019/01/disturbo-post-traumatico-da-stress.png" sizes="(max-width: 812px) 100vw, 812px" srcset="https://www.istitutobeck.com/wp-content/uploads/2019/01/disturbo-post-traumatico-da-stress.png 812w, https://www.istitutobeck.com/wp-content/uploads/2019/01/disturbo-post-traumatico-da-stress-768x442.png 768w" alt="Disturbo post traumatico da stress" width="812" height="467" data-ll-status="loaded" /></p>
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<h2>Trattamento del PTSD</h2>
<p>A oggi, gli interventi psicologici più efficaci per il trattamento del PTSD sono:</p>
<ul>
<li>la Terapia Cognitivo Comportamentale focalizzata sul trauma (TF-CBT);</li>
<li><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2020/10/13/emdr/">l’Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR)</a>.</li>
</ul>
<p>Questi due approcci <em>evidence-based</em> sono attualmente raccomandati nelle linee guida internazionali sul trattamento delle condizioni correlate allo stress (WHO, 2013).</p>
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<p style="text-align: justify;">A differenza di altre sindromi, per poter fare una diagnosi di disturbo post-traumatico da stress è necessario un evento esterno di natura traumatica che interferisca nel normale corso della vita di un individuo causando una serie di reazioni psicofisiologiche, che, se persistenti nel tempo si vanno a consolidare come chiari sintomi del disturbo stesso. Non sono tutt&#8217;ora chiari i meccanismi che ne facilitano l&#8217;insorgenza e non tutti gli individui che nella vita sono stati sottoposti ad un evento fortemente stressante si sono poi ritrovati a sperimentare questo genere di sindrome.<br />
è l&#8217;esperienza diretta di un evento che implica una minaccia di morte od un grave danno fisico od altri tipi di minaccia all&#8217;integrità fisica, o essere testimoni di un evento che minacci o sia un reale danno per l&#8217;integrità fisica di un&#8217;altra persona o venire a conoscenza di una morte violenta od improvvisa o di un grave danno fisico che ha colpito una persona cara. La prima reazione deve essere di paura intensa, accompagnata da un senso di scoraggiamento che oltrepassa la soglia di orrore stesso o spavento.<br />
La pratica clinica insegna che non è necessario, per poter diagnosticare un disturbo come questo, che i sintomi si manifestino subito dopo il trauma; nell&#8217;esordio tardivo possono essere trascorsi anche 6 mesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
<h1 style="text-align: justify;">Bibliografia</h1>
<p style="text-align: justify;">Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Taylor, A.J.W. &amp; Frazer, A.G. (1982). <span lang="EN-US">The stress of post-disaster body handling and victim identification work. </span>Journal of Human Stress, 8, 4, 4-12.</p>
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		<title>FOBIA SOCIALE</title>
		<link>https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2008/12/11/fobia-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 16:30:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[fobia]]></category>
		<category><![CDATA[fobia sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Fobia sociale si manifesta come la paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Fobia sociale si manifesta come la paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali si è esposti a persone non familiari od al possibile giudizio degli altri. L&#8217;individuo che ne soffre teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia) in modo umiliante od imbarazzante e questo determina che la sua permanenza in una situazione tanto temuta quasi invariabilmente provochi l&#8217;ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione. Questa reazione diventa quindi a sua volta oggetto di paura instaurando un circolo vizioso continuo di cui la persona riconosce che la paura è eccessiva od irragionevole. Le situazioni temute, sociali o prestazionali, sono evitate o sopportate con intensa ansia o disagio e l&#8217;evitamento, l&#8217;ansia anticipatoria, od il disagio nella situazione sociale o prestazionale interferiscono significativamente con le abitudini normali della persona, con il funzionamento lavorativo (o scolastico) o con le attività o relazioni sociali, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere questo tipo di fobia.</p>
<p>Si parla infatti di persone che non riesco a relazionarsi con altre che non conoscono o con un gruppo numeroso di esse; non leggono in pubblico e non raccontano una propria esperienza andando incontro, al contrario a diverse reazioni fisiche e fisiologiche evidenti come il rossore, la sudorazione, un tremore degli arti e delle mani e così via.</p>
<p>Negli individui al di sotto dei 18 anni affinché sia adeguato fare una diagnosi di Fobia Sociale, la durata dei sintomi è di almeno 6 mesi. Le cause di questo disturbo sono le stesse che si rilevano in generale in quelli d&#8217;ansia. Probabilmente esistono caratteristiche individuali di vulnerabilità fisiologica che vanno ad incontrare quelli più situazionali di ipersensibilità psicologica andando a provocare una cascata di eventi che, portando all&#8217;evitamento della situazione temuta, inducono il rinforzamento del problema.</p>
<p>L&#8217;emozione costituisce l&#8217;indicatore della percezione del nostro stato attuale rispetto alla rappresentazione mentale dello stato che vogliamo raggiungere e permette, in tale funzione, di modulare il comportamento degli individui per porli nella direzione del proseguimento dello scopo atteso.</p>
<p>In tale ottica possiamo considerare, fra tutte le emozioni, anche quella di vergogna che esprime la credenza di non avere poteri rispetto ad un fine particolarmente importante per sè e si esprime attraverso la paura e/o il dispiacere di ricevere dall&#8217;altro valutazioni negative circa uno o più scopi ritenuti importanti per la propria immagine.</p>
<p>Alla base di questo sentimento vi è poi il bisogno dell&#8217;individuo di sentirsi adeguato completamente alla situazione e, tanto più sarà il valore dato alla situazione, tanto più sarà il percepito il sentimento di vergogna qualora la persona non riesca a fronteggiarla come vorrebbe.</p>
<p>Atteggiamento fondamentale e paradossale delle persone affette da questo disturbo è la continua attenzione su di sé, che ritengono sia caratteristica anche da parte degli altri; più loro vorrebbero rendersi invisibili e più si sentono invece sotto gli occhi di tutti, giudicati per ogni piccola azione o manifestazione fisiologica e naturalmente in modo negativo. La continua attenzione a sé ed ai propri cambiamenti fisiologici non fa che aumentare l&#8217;ansia, inducendo un decremento della qualità della prestazione, confermando nuovamente l&#8217;incapacità di poter gestire le situazioni sociali.</p>
<p><a href="https://www.ambulatoriodipsicologia.it/2009/03/13/psicologia-adulti/">TORNA A PSICOLOGIA ADULTI</a></p>
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