SCHIZOFRENIA

Il termine schizofrenia, introdotto da Eugen Bleuer all’inizio del ‘900, deriva dal greco “mente divisa” e rappresenta la più comune delle psicosi, tanto che spesso  essa è considerata l’emblema di tutta la categoria diagnostica. Quando si sente parlare di schizofrenia, si pensa immediatamente alla malattia mentale, quella “vera”, quella da “manicomio e camicia di forza”, ma anche in modo più pittoresco alla mente deviata degli omicidi seriali… La verità è fortunatamente lontana da queste dicerie, ma l’uso improprio di termini come questo o la sua sopraordinata categoria: Psicosi, posso davvero trarre in inganno. Negli ultimi anni abbiamo assistito a vari tipi di “psicosi giornalistiche”: dei polli, della diossina, della spazzatura…beh sarebbe più esatto parlare di fissazioni, paure, a volte vere e proprie fobie!

Cos’è la schizofrenia

La schizofrenia è un disturbo caratterizzato da alterazione del pensiero, della percezione, del comportamento e dell’affettività. Si manifesta con deliri, allucinazioni, eloquio disorganizzato, comportamento disorganizzato o catatonico e sintomi negativi.

Gli individui con schizofrenia spesso mostrano affettività inadeguata, umore disforico (depressione, ansia, rabbia) e alterazione del ritmo sonno/veglia.

Possono verificarsi anche depersonalizzazione, derealizzazione e preoccupazioni somatiche.

Tra i deficit cognitivi spesso si riscontra una diminuzione della memoria, delle funzioni linguistiche, della velocità di elaborazione e dell’attenzione.

Alcuni soggetti con schizofrenia mostrano deficit nella cognizione sociale e spesso mancano di consapevolezza di malattia.

Inquadramento diagnostico

Il DSM-5 stabilisce che, per poter fare diagnosi di schizofrenia, la sintomatologia deve persiste per almeno 6 mesi.

Inoltre almeno due dei seguenti sintomi deve essere presente per almeno un mese, di cui almeno uno di questi deve essere tra deliriallucinazioni o eloquio disorganizzato.

La compromissione del funzionamento deve essere presente in una o più delle seguenti aree: lavoro, relazioni interpersonali o cura di sé.

Infine la sintomatologia non deve essere meglio spiegata da un altro disturbo mentale, non deve essere attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza (droga, farmaco) o ad un’altra condizione medica (DSM-5,2013).

Sviluppo e diffusione della schizofrenia

La schizofrenia compare in età adolescenziale o giovanile: tra i 17 e i 30 anni negli uomini, più tardi (20-40 anni) nelle donne. L’esordio può essere acuto, nel 5-15% dei pazienti, ed è indice di una prognosi più favorevole.

La diffusione della schizofrenia è relativamente bassa, 1% in tutto il mondo, e trasversale: si riscontra, infatti, in tutte le classi sociali, senza distinzione di sesso, razza, territorio.

Cause e fattori di rischio

Sono molte le teorie sulle possibili origini della schizofrenia. In realtà non si può ancora riconoscere una causa certa, ma si può parlare di fattori di rischio, ossia di condizioni che predispongono un individuo a sviluppare la malattia più degli altri.

In ordine d’importanza decrescente, questi fattori sono dovuti a: componenti genetiche, complicazioni del parto, fattori biologici, fattori psicologici.

La componente genetica è sicuramente il fattore più accreditato per quanto riguarda l’eziopatogenesi della schizofrenia. E’ noto, infatti, che i familiari dei pazienti con schizofrenia hanno un rischio maggiore di ammalarsi rispetto alla popolazione normale.

Alcuni precursori infantili e adolescenziali sono: ritardo nello sviluppo psicomotorio, problemi nel linguaggio (nei primi 5 anni), ansia sociale e ritiro sociale.

 

Decorso e prognosi della schizofrenia

La schizofrenia è una patologia grave e invalidante, che conduce spesso al ricovero ospedaliero e che deve essere attentamente diagnosticata e curata. Attualmente però la sua prognosi è più favorevole rispetto agli anni passati grazie a una psicoterapia più mirata e funzionale ed ad un miglioramento dell’efficacia dei farmaci.

La comparsa dei sintomi negativi, il declino delle funzioni cognitive e anomalie cerebrali si concentrano nella fase prodromica e durante il primo episodio per poi mantenersi costanti.

Il prodromo presenta sintomi negativi quali depressione, ansia, irritabilità, distraibilità, ritiro sociale, appiattimento affettivo, alogia, avolizione e diminuzione dell’espressione emozionale. L’attenzione deve crescere nel momento in cui compare la sospettosità.

I sintomi della schizofrenia positivi sono manifestazioni nuove e anomale dovute alla malattia, i sintomi della schizofrenia negativi derivano, invece, dalla perdita di capacità che erano presenti prima dell’esordio della malattia.

Sintomi positivi

  • I deliri, intesi come convinzioni contrarie alla realtà, durature, fermamente sostenute malgrado le prove del contrario, dissonanti rispetto al contesto di riferimento. Quelli più frequenti sono quelli di persecuzione, di grandezza, di riferimento, di lettura del pensiero.
  • Le allucinazioni, cioè alterazioni della percezione per cui la persona crede di percepire cose che in realtà non ci sono. Tipiche quelle uditive, quando la persona sente voci che la insultano, la minacciano, la comandano o commentano le sue azioni.
  • La disorganizzazione e la frammentazione del pensiero.
  • Il comportamento bizzarro e disorganizzato.

Sintomi negativi

  • Apatia
  • Appiattimento affettivo
  • Deficit nella produttività e fluidità dell’eloquio
  • Perdita d’iniziativa
  • Povertà ideativa
  • Difficoltà a mantenere l’attenzione
  • Compromissione dei rapporti interpersonali, del funzionamento sociale e lavorativo.

Schizofrenia e rischio suicidario

Gli individui affetti da schizofrenia hanno una maggiore probabilità di ricorrere al suicidio: il 20% tenta il suicidio e molti presentano una significativa ideazione suicidaria.

I fattori di rischio suicidari per la schizofrenia sono: uso di sostanze e i sintomi depressivi, nonché il periodo successivo all’episodio psicotico o ad una dimissione ospedaliera.

I soggetti più a rischio suicidario sembrano essere i maschi di giovane età rispetto alle femmine coetanee.

Schizofrenia cura

La cura della schizofrenia può essere schematizzata in diversi momenti. Nella fase acuta l’ospedalizzazione può risultare necessaria, ma nella maggior parte dei casi si interviene con terapia ambulatoriale o condotta in strutture intermedie (centro diurno).

Terapia farmacologica

Per ristabilire l’equilibrio biochimico è fondamentale una terapia farmacologica

Terapia cognitivo comportamentale

Associato alla terapia farmacologica, per la cura della schizofrenia è fondamentale un intervento psicologico-riabilitativo con il paziente.

Gli interventi di tipo cognitivo-comportamentale mirano allo sviluppo di abilità di base (per esempio di cura personale come lavarsi e vestirsi) e sociali (Social Skills Training) e al controllo di comportamenti problematici quali aggressività, autolesionismo, iperattività, stereotipie.

Inoltre è prevista un’integrazione del trattamento con percorsi psicoeducativi rivolti alla famiglia del paziente, in quanto riveste un ruolo fondamentale sia per la compliance ai farmaci che come fattore protettivo da elementi di stress ambientali e sociali.

Per una breve e sintetica rassegna sui farmaci si rimanda all’argomento PSICOFARMACOLOGIA nella sezione IN BREVE.

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