L’EIACULAZIONE PRECOCE

Si tratta di una persistente o ricorrente eiaculazione a seguito di minima stimolazione sessuale prima, durante, o poco dopo la penetrazione e prima che il soggetto lo desideri. Il clinico deve tenere conto dei fattori che influenzano la durata della fase dell’eccitazione, come l’età, la novità del partner sessuale o della situazione e la frequenza recente dell’attività sessuale.

Tale anomalia causa notevole disagio o difficoltà interpersonali e non dipende esclusivamente agli effetti diretti di una sostanza (per esempio astinenza da oppiacei).

Come negli altri disturbi sessuali è necessario

Specificare il tipo:

– Tipo permanente

– Tipo acquisito

ancora:

– Tipo generalizzato

– Tipo situazionale

ed infine:

– Dovuto a fattori psicologici

– Dovuto a fattori combinati

TEORIE EZIOPATOGENETICHE DELL’EIACULAZIONE PRECOCE.

Da un punto di vista più propriamente psicologico, naturalmente l’ansia è alla base del disturbo come prima ipotesi, ma anche la distrazione dall’atto in relazione a caratteristiche dell’ambiente o del partner.

Un’attività sessuale con frequenza bassa può inficiare la prestazione e talvolta un successivo rapporto, a distanza di circa 45 minuti può prevedere una migliore riuscita.

Dal punto di vista fisico si osserva spesso un mancato apprendimento delle tecniche di controllo eiaculatorio, altre un’eccessiva sensibilità peniena, nonchè soglie più basse del riflesso bulbo cavernoso.

LA TERAPIA SESSUALE DELL’EIACULAZIONE PRECOCE.

Vengono insegnate diverse tecniche da utilizzarsi da soli e con l’aiuto della partner, ne citiamo alcune:

La tecnica dello stop-start (Semans, 1956; Kaplan, 1974) con l’eventuale aggiunta degli esercizi di Kegel.

La tecnica della “compressione o squeeze” (Masters e Johnson, 1970).

In taluni casi può essere presa in considerazione la possibilità di un trattamento farmacologico, con farmaci alfa-bloccanti alfa-adrenergici (che inibiscono i movimenti peristaltici del liquido seminale attraverso il sistema di conduzione genitale indotti dall’ortosimpatico); e farmaci inibitori della neurotrasmissione serotoninergica, come molti antidepressivi.

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