INTRODUZIONE AI DISTURBI SESSUALI

Come è possibile vedere dagli schemi illustrati, i disturbi sessuali sono molteplici e possono avere origini molto diverse ed ambiti d’interesse della persona molteplici.

Se in alcuni casi la causa è del tutto fisica, in molti altri la componente personologica psicologica è predominante, sebbene poi trovi sfogo attraverso una sintomatologia che riguarda tutto il corpo.

Cosa vi chiederà lo psicoterapeuta cognitivo-comportamentale al primo colloquio?

Innanzitutto di definire il problema sessuale. È importante che entrambi i partner siano presenti e diano la loro “spiegazione” su quello che sta loro accadendo.

Solitamente viene richiesta una serie di analisi clinico-chimiche, per escludere patologie di natura organica sia meccanica (per esempio nei casi di problemi d’erezione, che ormonale) ed una lista completa dei farmaci assunti. Nel caso in cui sia l’assunzione di determinate medicine a determinare la sindrome sessuale, può ritenersi utile una collaborazione con il professionista cui si deve tale prescrizione.

È importante comprendere gli atteggiamenti e l’educazione impartita in famiglia rispetto alle varie sfaccettature della sessualità, come le modalità di comunicazione, gli insegnamenti relativi alla nudità in casa, all’attività sessuale prematrimoniale, alla masturbazione,  all’omosessualità, eccetera. Spesso queste nozioni possono diventare veri e propri muri che impediscono alla persona di vivere serenamene la propria sessualità, spesso anche senza una vera e propria cognizione di causa, perché l’educazione diventa poi parte di un bagaglio personale, che pare non avere più un’origine precisa.

Verrà chiesto come sono state acquisite le principali conoscenze relative alla sessualità e alla riproduzione (compresi i cambiamenti che intercorrono alla pubertà, mestruo, polluzioni notturne) e di riproporre in prima persona una breve spiegazione, perché può  capitare che alla base di un disturbo vi sia una comprensione erronea di alcune nozioni, dalle credenze sulla fecondazione all’assunzione dell’importanza di alcune posizioni sessuali.

Talvolta può essere utile comprendere meglio le convinzioni di tipo religioso rispetto agli atteggiamenti sulla sessualità (masturbazione, petting, rapporti prematrimoniali, aborto, contraccezione, eccetera)  al fine di individuare se certi convincimenti interferiscano o meno con una soddisfacente vita sessuale ed eventualmente conciliarli

Non è infrequente che alcune difficoltà nascano da convinzioni circa alcuni aspetti della sessualità, come la distinzione dei ruoli sessuali nel prendere l’iniziativa; l’importanza attribuita alle dimensioni del pene rispetto alla capacità di indurre piacere nella donna; la convinzione (errata) secondo cui una volta che un uomo ha l’erezione, questa si debba mantenere intatta per tutto il rapporto sessuale (altrimenti significa che ci sono problemi nell’uomo o che la donna non è sufficientemente eccitante per lui); la convinzione che l’orgasmo debba necessariamente avvenire nel corso del rapporto sessuale o comunque in seguito a penetrazione; atteggiamenti rispetto alle pratiche orali, anali, eccetera; convinzione (errata) che l’orgasmo simultaneo sia la forma migliore e “corretta” di soddisfazione sessuale.

Nello specifico…

È poi importante capire quale sia l’esperienza pregressa della persona, quindi si chiede, a volte attraverso sedute individuali dei due partner di raccontare la storia delle passate esperienze sessuali e/o sentimentali e della soddisfazione sessuale rispetto a queste; la storia dell’attuale legame sentimentale/sessuale e della soddisfazione sessuale passata e presente col partner attuale; le modalità di raggiungimento dell’orgasmo (posizione preferita, tipo di stimolazione, per la donna, soddisfazione per il numero degli orgasmi e sua relazione con le storie passate) ed infine l’eventuale insoddisfazione nel caso che nel rapporto sessuale non si riesca a raggiungere qualche volta l’orgasmo (si analizzano le reazioni sia nel caso che l’orgasmo non raggiunto sia il proprio o quello del partner).

Si chiede ad ognuno dei partner di valutare su scale da 0 a 10 la soddisfazione circa il rapporto sessuale, il raggiungimento dell’orgasmo, il gradimento della frequenza dei rapporti e così via.

Può capitare che la miglior conoscenza l’uno dell’altra sia di per sé terapeutica e che induca il partner a relazionarsi in modo da meglio predisporre l’altro.

Negli altri casi si tratta spesso di un disturbo vero e proprio, ma come tale, prevede anche uno specifico trattamento per superarlo!

*Orgasmo vaginale o clitorideo: in realtà non esistono 2 tipi di orgasmi distinti e la differenza sta nella presenza o meno di un corpo all’interno della vagina che oppone resistenza durante le contrazioni. Entrambi infatti si raggiungono grazie alla stimolazione del clitoride.

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