Disturbi dell’Infanzia e della Fanciullezza

Titolo: mamma in cerca di una risposta
Autore: Andreea
Data: 17/03/2013

Salve ho una bimba di 3anni k a volte gli viene la crisi di rabia e pianto e se ne scapa ha chiudersi da sola nella stanza e nn vuole ha nesuno in caso mai se vado lei mi pichia urla e piange e mi spinge fuori..questo sucede quand io la sgrido pero nn lo fa sempre ….  nn capisco come mai no lo faceva mai…sta mattina ho visto k quand suo pappa la sgrida k lo fa raramente lui e quello k gli fa fare tutto pero quand la sgrida la bimba si arabia con me e comincia questa crisi lei e una bimba socievole dolce alegra e buona da un po di tempo k fa cosi…pure io da un po di tempo ho cominciat ha lavorare tutti i giorni soltanto la matina e lei va ha l’asilo dove gia dal primo giorno si e integrata benisimo giocandosi subito con i bambini e capisce k io vado ha lavoro e poi vengo ha prenderla nemeno un pianto e molto brava e buona e capisce tutto…nn poso spiegarmi perk fa cosi ora…grazie

RISPOSTA

Cara Andreea,

i bambini manifestano le proprie frustrazioni spesso utilizzando comportamenti aggressivi che coinvolgono sia se stessi che l’altro e questo senza aver per forza acquisito dall’esterno tale atteggiamento. Come possono picchiare gli altri possono percuotere se stessi perchè prendono consapevolezza di sé e sono poi gli adulti, con il loro comportamento di rimando a favorire o scoraggiare il ripetersi di queste azioni. La tua bambina ha affrontato l’inserimento all’asilo e forse ha vissuto questo distacco come un piccolo trauma anche se ci sta bene (e le fa bene!!!). Potete provare a spiegare, oltre che “sgridare” e, sempre a fine educativo, mai con la rabbia da parte vostra. Educare non deve coinvolgere le emozioni negative: non si chiede ad un bambino di non attraversare la strada senza guardare perchè fa paura, rabbia o tristezza al genitore, ma perchè è pericoloso! Quindi, seguendo questo esempio, se la bambina attraversa la strada incautamente, la si trattiene e, meglio mettendosi alla sua altezza, le si dice con tono deciso che questo non si può fare perchè è molto pericoloso; poi ci si prende per mano e con molta serenità si fa vedere il comportamento adeguato: guardare prima di attraversare e tenere sempre la mano del genitore. A seguito del comportamento adeguato va poi detto al bambino che è stato bravo! Spero di aver centrato il punto e di essere stata d’aiuto. A presto

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Titolo: Bambino rifiuta di essere baciato

Autore: Francesca

Data: 28/02/2013

Mio figlio ora decenne, sin dall’età di cinque anni, rifuta di essere baciato da chiunque compresa me e il suo papà.Rifiuta i baci dicendo che gli fanno schifo e se qualche volta viene baciato, magari da un parente ignaro o smemorato, sulla testa, si “pulisce” passandosi vigorosamente la mano sui capelli. Ho provato a spiegargli che i baci sono manifestazioni di affetto e che se dati a labbra serrate oppure su una superfice coperta dal tessuto non c’è traccia di saliva che lo sfiori, ma non c’è verso. Rifiuta anche di darli. Gli ho chiesto di provare a baciarsi da solo la mano per vedere che non lascia tracce ma non vuole. Per il resto è un bimbo affettuoso sereno studioso e giocherellone.Dorme e mangia con regolarità. Vorrei sapere se devo preoccuparmi e portarlo dallo psicologo infantile oppure no. Grazie

RISPOSTA

Gentile Francesca,

Deve valutare lei se il comportamento di suo figlio è da considerarsi oggetto di interesse clinico. Certo, se lei pensa che il bambino tema una “contaminazione” allora può valere la pena di parlarne con uno psicologo in carne ed ossa.

Per quanto mi scrive non posso infatti dirle altro, che capita molto spesso, soprattutto nei maschietti, che si attraversino età durante le quali vengono rifiutate completamente effusioni e coccole e che siano addirittura percepite come fastidiose.

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 Titolo: Rifiuto di ragionare

Autore: Simona

Data: 25/02/2013

Buon giorno, mia figlia di 9 anni è sempre andata molto bene a scuola, è brillante, simpatica, pratica con profitto lo sci e il judo. Socializza bene sia con maschi che con femmine, bambini e adulti.

Da qualche settimana la maestra ha notato un cambiamento forte, un atteggiamento che pregiudica anche il rendimento scolastico: o le materie le capisce subito oppure se non le capisce subito le rifiuta in toto e si rifiuta di studiarle. Sono reduce da una forte discussione con la bambina durante la quale ho anche alzato la voce e mi sono adirata talmente che ho fatto una cosa inimmaginabile: ho rotto la sua tazza davanti a lei. Ora, a parte i sensi di colpa che mi hanno devastato un secondo dopo aver fatto questa cosa, le chiedo aiuto: devo andare da un professionista per farmi e farci aiutare? Il fatto è che dopo che ho avuto questo scatto d’ira la bambina ha preso il compito e l’ha svolto subito correttamente. Mi sento in colpa e nello stesso tempo mi chiedo perchè la bimba nega ogni tentativo di apprendere cose che è perfettamente in grado di fare? grazie per l’aiuto e il suggerimento che potrà darmi.

RISPOSTA

Cara Simona,

La prima cosa che ho pensato, leggendo la sua lettera è stata che forse la bambina preferisce non tentare nemmeno, piuttosto che sbagliare/fallire; forse non ha compreso che il suo “disappunto”, se mi permette di chiamarlo così, deriva dal fatto che non ci prova nemmeno ed anzi, nella sua mente di bambina può diventare: “se la mamma si arrabbia così quando non lo faccio, figuriamoci cosa fa quando lo faccio male!”.

Una cosa che mi ha colpita inoltre è stato che secondo le insegnanti c’è stato un momento in cui questo atteggiamento si è improvvisamente manifestato.

Ora, non è sempre necessario rivolgersi ad un professionista, ma è chiaro che è necessario comprendere più chiaramente cosa sia successo ed intervernire. Può provare a parlare con la bambina e spiegarle che lei si arrabbia perché pensa che sia in grado di affrontare tutto…e che alla fine è importante provarci(!).

I nostri bambini sono costantemente sotto pressione e la società di oggi li espone a continui confronti prestazionali. Spesso però quello che manca loro è sapere che noi li amiamo, comunque. Non ci scordiamo di dirglielo!

Spero di esserle stata d’aiuto. A presto

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Titolo: Mio figlio prova molta vergogna

Autore: Giovanna

Data: 27/01/2013

Gentile Dr.ssa,

mio figlio di 12 anni ha molti problemi a socializzare con le bambine. Le evita. Nell’ora di ginnastica evita di spogliarsi insieme ai compagni. Questo comportamento lo constatiamo già dai 6-7 anni, creando disagio anche agli insegnanti. Strano che al mare non abbia problemi a cambiarsi e mostrarsi in costume. Anche le relazioni con le bambine in situazioni esterne alla scuola sono migliori (anche se consultabili). Noto anche che non sopporta vedere scene ‘romantiche’ in TV. Distoglie lo sguardo anche solo per un bacio o degli occhi languidi. Mi sembra ci sia un filo conduttore in questi comportamenti ma non riesco a coglierlo.

Grazie.

RISPOSTA

Cara Giovanna,

mi viene da pensare che suo figlio è un normalissimo bambino timido e pudico, forse più di altri coetanei. Certo, il fatto che certi comportamenti siano più spiccati a scuola rispetto ad altri contesti potrebbe destare un certo interesse, ma in linea generale mi viene da pensare che al mare sono presenti i suoi genitori e quindi si tratta di una situazione ludica e di una certa sicurezza personale, mentre a scuola potrebbero capitare confronti o prese in giro tra compagni di classe. Se le resta il dubbio certamente le consiglio di parlarne con il vostro pediatra che saprà indirizzarla; io da parte mia, come consiglio di massima senza alcuna pretesa diagnostica, mi sento di dirle di lasciare che suo figlio cresca e prenda maggior confidenza con gli altri senza fare troppe pressioni, perchè già le pressioni sociali e prestazionali cui sono sottoposti i nostri bambini sono davvero molte.

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Titolo: Troppo infantile e rifiuta il mondo femminile

Data: 11/10/2012

Autore: Antonella

la figlia di alcuni amici che ha dodici anni ha reazioni molto infantili tipiche di bambini molto piu piccoli e anche se femmina non accetta la sua femminilità ostinandosi a vestire da maschietto anche se poi se viene presa in giro ci soffre…lo psicologo ha suggerito che venga veicolata piano piano al contatto con il mondo femminile e in questo sono stata coinvolta dai genitori…ma non vorrei fare pasticci…qualche consiglio sarebbe veramente prezioso.

grazie

RISPOSTA

Il consiglio di base è: si comporti come si comporterebbe normalmente con la figlia di suoi amici, naturalmente, vista la particolare situazione, facendo attenzione a non urtare la sensibilità della bambina facendo commenti o battute.

Se ci fosse necessità di un comportamento davvero studiato sono certa che lo psicologo della famiglia avrebbe richiesto un incontro anche con le persone vicine ai familiari.

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Titolo: Papà con disturbo bipolare

Data: 20/08/2012

Autore: Stefania

Buongiorno,volevo chiederle un consiglio in merito alla necessità o meno di sottoporre mio figlio di 10 anni a terapia psicologica. Da circa un anno il papà è in cura per disturbo bipolare e attualmente si trova ricoverato presso una struttura ospedaliera. Il bambino vive la situazione con molta preoccupazione e difficoltà ad esternare quello che sente. Ne ho parlato con lo psichiatra di mio marito il quale mi ha detto che potrei far sorgere nel bambino il dubbio di avere gli stessi problemi di suo papà. Sono molto combattuta e preoccupata che questa situazione possa lasciare in lui segni indelebili per il futuro. La ringrazio per la sua opinione.

RISPOSTA

Gentile Stefania,

andare dallo psicologo non è di per sé un’attività traumatizzante ed anzi può essere d’aiuto in un caso come il suo anche solo per chiarire la situazione che la vostra famiglia sta vivendo ed ogni dubbio che il bambino potrebbe avere su di essa e sulla salute del padre. Il fatto che suo marito abbia un disturbo bipolare è una condizione molto importante ed avrà certamente un suo peso, ma non parlerei di “segni indelebili” soprattutto se presa in tempo. Personalmente mi sento di consigliarle qualche colloquio che male certamente non vi fa. Va benissimo anche una struttura pubblica come la USL o un consultorio giovanile se esiste nella sua zona.

A presto

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Titolo: figlio di 9 anni si arrabbia spesso e scappa

Data: 20/02/2012

Autore: Domenico

Buonasera, abbiamo 3 figli. bambino 9 anni, bambina 7 e bambino di quasi 2.

il piu’ grande fa la terza elementare, bravo a scuola, un po’ bullo, un po’ robustino fisicamente.

basta dire di no a qualcosa che si arrabbia molto ed ultimamente va fuori di casa qualche centinaio di metri in attesa che vai a prenderlo.

poi, minacciandolo in vari modi (non vedi ala partita, non vai a calcio, basta play station ecc. ecc.), allora ritorna con il broncio. dopo un po’ per lui e’ tutto come prima. a volte l’ho preso anche per un orecchio…so che non si dovrebbe ma verrebbe da fargli anche di peggio.

dobbiamo farci aiutare da un professionista?

grazie

RISPOSTA

Caro Domenico,

bisognerebbe capire perchè il bambino ha iniziato a scappare e questo penso che possiate provare a farlo anche senza l’aiuto di un professionista. Una volta capito il motivo (cui potete risalire anche parlando con il bambino stesso con molta franchezza) è necessario insegnargli ad avere un comportamento più adeguato, sia nel tollerare la frustrazione di un no, che nel mettere in atto comportamenti di gestione della rabbia più adeguati dell’uscire di casa. Forse è questa parte che può richiedere l’aiuto di un professionista.

Mi permetto di “bacchettarla” anche sul suo modo di gestire la rabbia, ossia prendere il bambino per un orecchio. Molti studi hanno dimostrato che le punizioni corporali non ottengono migliori risultati delle parole ed anzi, rischiano di esacerbare i problemi. Provi quindi anche lei a scegliere un comportamento più funzionale per lei ed il bambino (perchè arrabbiarsi non fa bene neanche a lei!).

Spero di essere stata d’aiuto.

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Titolo: Aiuto per mia figlia

Data: 31/01/2012

Autore: Giusy

Salve vorrei porle una questione che mi turba molto e alla quale non so come reagire. Mia figlia ha 12 anni continua a marinare la scuola e non si cura dei compiti a casa, da premettere che gli insegnanti la descrivono come una ragazzina piena di qualità e molto matura io non so piu che fare lei non risponde alle mie domande fa scena muta, come se avesse paura ma io mi ritengo molto aperta con lei come devo aiutarla????

RISPOSTA

Cara Giusy,
sinceramente mi chiedo come possa marinare la scuola e non fare i compiti a casa una bambina di 12 anni perché solitamente a questa età la supervisione dei genitori è davvero molto pressante ancora.
Il fatto che non le risponde, ma lo fa con i fatti (questi fatti!) significa che le sta comunicando qualcosa, un disagio, un bisogno di attenzioni, non saprei dirle. È necessario che parlate e, se non riuscite a farlo da sole le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo in carne ed ossa che possa farvi da “mediatore” affinché sua figlia possa comunicare in maniera più adeguata e meno rischiosa per lei (se la mattina non va a scuola dove va?!) quello che prova.

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Titolo: Preadolescenza

Data: 20/01/2012

Autore:Maria

gentile dott.ssa, sono un’educatrice e vorrei chiederle un parere. un ragazzo di 3 media che seguo nei compiti pomeridiani, a scuola non dimostra quello che sa; nonostante il pomeriggio lavora dice di non aver studiato. Lui non ha un buon rapporto con la famiglia e spesse volte manifesta comportamenti aggressivi a scuola, dà l’idea del fannullone, si trova sempre in mezzo ai guai; tante volte marina la scuola, si lascia coinvolgere tanto. per i genitori andrebbe chiuso in collegio; io ho cercato di spiegare che non è la soluzione giusta, ma mi ripetono che ci vuole uno spavento! Ho consigliato la terapia comportament. ma purtroppo non hanno la possibilità economica. Cosa potrei consigliare? un altra domanda: A scuola vorrebbero bocciarlo perchè non fa niente e quello che fa a casa non lo dimostra…E’giusta la bocciatura in questi casi? io mi sto battendo per il No perchè penso che andrebbero a peggiorare le cose. La prego mi dia un suo parere. grazie maria

RISPOSTA

Cara Maria,

per quanto riguarda la prima questione, sì sarebbe probabilmente molto indicata una terapia di tipo comportamentale, ma poichè nel pubblio non si sceglie l’indirizzo del professionista, ma la spesa è piuttosto ragionevole le consiglierei di indirizzare la famiglia verso l’Azienda USL di appartenenza e chiedere un consulto psicologico. Potrebbe essere efficace anche sottoporre a dei test il ragazzo e dimostrargli così che è intelligente e che i suoi risultati scolastici dipendono dal suo atteggiamento. Mi viene però da chiedermi: perchè questo ragazzo si comporta così? Sarabbe quindi importante aiutarlo ad uscire da questa sua situazione e non necessariamente è importante utilizzare un approccio mirato alla scuola.

Per quanto riguarda la bocciatura dipende dal valore che lui dà alla cosa. Da una parte infatti egli potrebbe verificare che, comportandosi in maniera inadeguata ci sono delle conseguenze, dall’altra questo potrebbe spingerlo ancora di più verso una maggiore ostilità verso l’istituto scolastico e lo studio. Andrebbe valutata la situazione per quella che è. Le consiglio di parlare con il ragazzo e spiegargli che è in ballo la sua promozione e che, se non supera l’anno, dovrà restare ancora in quella scuola, mentre in casi come questi, prendere la licenza significherebbe per lui andare incontro ad un cambiamento: una nuova scuola piuttosto che un lavoro! Continui a confrontarsi con i genitori e la scuola se può… il suo compito non è affatto facile ma è una fortuna per questo ragazzo avere una persona competente ed affezionata che può svolgere questo ruolo di mediatore.

In bocca al lupo e, se posso esserle nuovamente utile non esiti a contattarmi!

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Titolo: Mamma preoccupata

Data: 17/01/2012

Autore: Maria

gent.ma dott,sa chiedo il suo aiuto per mio figlio di 7 anni il quale è sempre nervoso, non è mai contento anche di recente siamo andati in settimana bianca era intrattabile e ci ha fatto vergognare all’hotel con comportamenti infantili al tavolo del ristorante  anche se piu’ volte gli ho chiesto di comportarsi bene sembrava farlo a posta per attirare l’attenzione di tutti ma in realta’ era ridicolo.noi cerchiamo di premiarlo quando si comporta bene ( e capita raramente) ma spesso è in punizione ma anche queste non servono piu’ a molto.io sono veramente preoccupata non riesco mai a fare qualcosa con lui tipo una passeggiata in centro,una gita al parco,tutto è un problema che posso fare. grazie

RISPOSTA

Cara Maria,
prima di tutto mi verrebbe da chiederle se è successo qualcosa di particolare nel periodo che ha segnato una differenza tra quando si comportava “bene” ed adesso. Il fatto che suo figlio infatti cerchi delle attenzioni potrebbe denotare una mancanza che lui sente e, non potendo mettere in atto una richiesta adeguata si ritrova a mettere in atto comportamenti controproducenti.
Le consiglio quindi di parlare anche con suo marito o chi di solito si occupa dell’educazione del bambino con voi (nonni, insegnanti, ecc.) e di capire insieme se è successo qualcosa che possa averlo turbato. Se non ne venite a capo potrebbe essere utile affrontare una seduta da uno psicologo in carne ed ossa che possa aiutarvi in questo.
Se invece riuscite a capire cosa scatena certi comportamenti, anche se 7 anni non sono molti, potreste provare a parlare con lui per supportarlo nella scelta di un modo alternativo di chiedere attenzioni, piuttosto che un aiuto concreto a risolvere un suo problema od a rassicurarlo circa una paura che può aver sviluppato.
Inoltre, per quanto riguarda i premi e le punizioni, sono molto più efficaci i primi, quindi, meglio strutturare un’attività semplice che vedrà il bambino impegnato in maniera adeguata e premiarlo (anche solo dicendo: “come mi sono divertita oggi con te!”) che continuare a punirlo per un comportamento scorretto. Se infatti si tratta solo di attirare l’attenzione, punendolo gliene date abbastanza e quindi sortirete l’effetto opposto.

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Titolo: Disturbo Identità di genere

Data: 06/01/2012

Autore: Daniela

buongiorno vorrei chiederle un consiglio per mio fglio di 7 anni, mio figlio frequenta la seconda elementare e ha un disturbo della visione,parlando con le insegnanti abbiamo pensato che sarebbe stato utile fare una visita in Npi. Lo scorso mese l’abbiamo fatta e gli hanno fatto la wisc III, in appena un’ora, e dal risultato è risultato un Qi di 64, però la psicologa mi ha detto che non poteva dargli il ritardo perchè secondo lei i test sono stati influenzati dalla sua forte ansia, allora vorrei chiedervi se aiutiamo il bimbo a superare l’ansia anche il Qi può ritornare nella normalità? Vi ringrazio molto e aspetto una vostra risposta

RISPOSTA

Certamente se il bambino non è particolarmente stressato può avere una performance migliore, ma, visto che la WISC è un test in cui viene coinvolta attivamente la vista, mi chiedo se il risultato possa essere stato inficiato anche dalla limitazione fisica di suo figlio.  Sarebbe in tal caso più opportuno scegliere test alternativi.

A presto

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Titolo: Disturbo Identità di genere

Data: 22/06/2011

Autore: Stefano

Ho adottato un bimbo di 20 mesi, ora mio figlio ha 6 anni. Da diversi anni (2 circa) ha una forte attrazione per il sesso opposto, gioca prevalentemente con le femmine, assume ruoli femminili durante i giochi (mamma, nonna, morosa,) ama darsi creme e truccarsi, e quando stimolato dice che i maschi non gli piacciono e che le femmine sono meglio perchè piu dolci. Queste manifestazioni provocano in me (papa) forte disagio e irritazione (meno nella madre) che alle volte sfocia in rabbia e repressione. Può dirmi qualcosa a riguardo e a chi posso rivolgeri per un supporto. Grazie Stefano

RISPOSTA

Caro Stefano,

così come scrive non sembra che suo figlio abbia un disturbo dell’identità di genere vero e proprio, è abbastanza comune che i bambini prediligano giochi o la compagnia di bambini “dell’altro sesso”, mentre sarebbero molti i criteri da soddisfare; certo, vale la pena valutare la cosa, però, il fatto che lei si arrabbi mi fa pensare ad un lavoro di supporto quindi, non tanto per il bambino, quanto per lei. Credo fermamente che i genitori dovrebbero passare al proprio figlio, fin dalla sua infanzia, un sentimento di amore incondizionato per quello che è, per come fa i compiti, per la scuola che deciderà di seguire o di lasciare, per il lavoro che volesse intraprendere ed anche per l’orientamento sessuale che dovesse avere (perché quello non si sceglie e le assicuro che ormai ne siamo sicuri!). Da quanto mi scrive non è prevedibile l’orientamento sessuale del suo bambino, come le ho spiegato mi parla di un comportamento abbastanza comune, però, perché arrabbiarsi? Conosco diversi professionisti della sua zona di residenza che sul sito non pubblicherò, pertanto le rispondo a questa parte della domanda soltanto tramite e-mail privata.

A presto

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Titolo: Crisi incontrollabili

Data: 01/01/2011

Autore: Paola

Buonasra. Abbiamo un bambino di due anni e mezzo. Da circa un mese ha risvegli notturni improvvisi con pianti e reazioni incontrollabili (chiede di passare dalle braccia della mamma a quelle del papà e poi si irrigidisce e si butta a terra, chiede cose assurde come di cambiare la maglia o di uscire di casa). Inoltre sembra sempre arrabbiato durante il giorno. Mangia anche meno regolarmente. E’ sempre stato un bambino solare, simpatico, divertente e se pur timido con gli estranei, rotto il ghiaccio, socievole e anche scherzoso con tutti. Negli ultimi dieci giorni ha avuto l’influenza e il suo umore e le sue crisi sono peggiorate. In particolare non vuole andare a dormire ( è sempre andato a dormire tra le 20 e le 20.30 senza nessuna fatica, se mai la fatica era tenerlo sveglio un po’ di più), mangia poco e vuole solo pasta bianca (a volte scondita), durante il giorno non ha voglia di giocare a niente e continua a cambiare attività, richiede costantemente la nostra presenza e si arrabbia per un non niente (diventando anche aggressivo). Praticamente piange chiedendo cose contradditorie per ore e poi crolla dal sonno (prima chiede di venire in braccio, appena lo prendi si irrigidisce e urla no e si butta a terra, poi ti richiama, poi ti rimanda via, poi vuole buttare via degli oggetti, poi li vuole riprendere da cestino, poi vuole il latte, quando è pronto vuole buttarlo per terra, poi vuole toccare la spina,….) Non è facile dare un’opinione su un comportamento del genere, però magari ci èuò dare delle indicazioni.

Cordialità,

Paola

RISPOSTA

Gentile Paola,

certamente se il bambino ha sempre avuto un comportamento ed adesso invece è “strano” come suggerisce la sua e-mail, qualcosa deve essere necessariamente cambiato.

Esistono patologie collegate al sonno che potrebbero spiegare in parte questo atteggiamento notturno (i risvegli e le paure) come il pavor ad esempio, ma molti elementi sembrano invece scollegati e potrebbero indicare un disagio più generale che poi riguarda il sonno, l’alimentazione, le attività di veglia e così via.

Trattandosi di un bambino tanto piccolo, vi consiglio certamente di rivolgersi al Pediatra di fiducia e di affidarvi a lui per eventuali indagini. Già un esame del sangue potrebbe essere molto utile, ma non essendo il mio campo non mi improvviso in supposizioni od ipotesi.

Cordialmente

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Titolo: Bambino con poca autostima

Data: 04/10/2010

Autore: Gerardo

Sono padre di due bambini, uno di 6 anni e mezzo e l’altro di 9 anni e mezzo. Mentre il secondo bambino, almeno apparentemente ed allo stato attuale, non presenta problemi, il primo invece ci preoccupa tantissimo.

Il secondogenito mangia regolarmente, pratica attività fisica (karate), socializza facilmente (a parte una timidezza di fondo – almeno ai primi approcci).

Il primogenito, al contrario, è insicuro di sé, timidissimo, impacciato nei movimenti (quando corre dà l’impressione che stia inciampando – piega le ginocchia in avanti, mostrando instabilità), mangia poco (pasta sempre in bianco, pochi secondi, niente frutta): si lamenta sempre se facciamo una passeggiata a piedi (si annoia facilmente se la cosa non lo coinvolge), si confida molto difficilmente e solo con la mamma.

E’ disordinato, insicuro anche quando sta a tavola (spesso rovescia il bicchiere di acqua sulla tovaglia, sbriciola il pane, quando mangia la pasta spesso la fa cadere dal piatto e sul pavimento. Infastidisce spesso il fratello minore, anche se spesso ci gioca. Di contro va bene a scuola, anche se la maestra ci ripete sempre che è disordinato, ma al di fuori di questo riferisce di un bambino timido ma che si impegna e complessivamente ha un buon rendimento.

Ha paura di andare da solo nel bagno, cerca delle scuse per farsi accompagnare dalla mamma o dal fratello. La notte fino a qualche mese fa non riusciva a dormire da solo e spesso verso le tre, si svegliava, chiamava la mamma per avere compagnia e la mamma spesso si addormentava vicino a lui. Ora almeno la notte riesce a dormire da solo (anche se si nasconde sotto le lenzuola – ha trovato credo questo escamotage per combattere la paura): chiama ancora durante la notte, ma molto raramente – magari semplicemente perché ha sete.

Ripercorrendo la sua infanzia a ritroso, alcune situazioni credo che lo abbiano segnato profondamente. Dopo otto mesi dalla sua nascita ho perso mio padre e a due anni ho perso anche mio suocero (due lutti che hanno segnato profondamente sia me che mia moglie). A seguito della malattia di mio suocero, siamo stati costretti a portarlo improvvisamente presso un asilo nido (aveva tredici mesi e fino a quel momento era stato coi nonni materni): il distacco soprattutto dalla mamma è stato improvviso e traumatico, tant’è che dopo nemmeno un mese, abbiamo deciso di farlo restare a casa in compagnia di una baby sitter (ma ne abbiamo alla fine cambiate tre!!!). Intanto è capitato quando il bambino aveva appena due anni, per almeno due o tre volte di seguito, che quando tornavamo a casa, ci siamo dimenticati di disinserire l’antifurto e scattasse una sirena interna: il suono fortissimo e frastornante già per un adulto, ha condizionato molto mio figlio che nei primi 4 – 5 anni di vita non ha fatto altro che svegliarsi di soprassalto di notte (nella sua cameretta) e dopo aver chiamato in aiuto la mamma, lo abbiamo trovato rannicchiato nel letto con le orecchie tappate (solo di recente, da qualche mese a questa parte, non si è più manifestato un tale disturbo, anzi il bambino riferisce che la notte non sta sognando più).

Abbiamo cercato di inserirlo a karate, che ha frequentato con sforzo per due anni di seguito, conquistando prima la cintura bianca e poi la bianca-gialla: ma ha trovato un maestro molto severo che lo blocca e lo condiziona nel continuare. Infatti quest’anno non c’è stato verso di convincerlo a continuare. In genere ogni volta che gli si presenta un problema lui scappa via…

Nel contesto familiare, io sono molto severo con i miei figli, perché mio padre è stato molto severo con me: sono poco presente a casa perché il lavoro mi condiziona molto ed assorbe molto del mio tempo e della mia mente. Non conduciamo una vita sociale aperta: usciamo molto raramente con gli amici, anche se invitiamo di tanto in tanto a casa nostra i compagni di scuola più affiatati di nostro figlio e qualche volta lo mandiamo a casa dei suoi amici (ci va con piacere e senza difficoltà).

Tendenzialmente siamo una famiglia molto riservata, anche se siamo aperti al dialogo quando siamo in compagnia di amici. Notiamo che nostro figlio, quando lo portiamo in villa a giocare, lega molto facilmente con i bambini più piccoli di età: ma resta fondamentalmente timido e molto dipendente da noi, anche nel chiedere le cose (dal bicchiere d’acqua al bar, dal recuperare il pallone nel giardino del vicino, ecc. ecc.).

La nostra preoccupazione attuale è il prossimo anno farà il primo anno di scuola media: un ambiente nuovo dove può essere facilmente vittima di derisioni se non addirittura atti di bullismo, data la sua personalità così fragile…

Ma il problema non è ovviamente limitato solo alla scuola media: lo è in generale per la sua crescita, per il suo passaggio dall’infanzia all’adolescenza, per il suo carattere chiuso, per il rischio che si possa trovare sempre più in difficoltà senza avere mai il coraggio di parlarne con noi.

Il motivo di questa mia lettera è quello di avere un aiuto, dei consigli pratici, quotidiani, affinchè noi in qualità di genitori, possiamo porre in essere, in concreto dei comportamenti, delle azioni efficaci volte a facilitare la crescita, a migliorare la sua autostima ed ad accompagnarlo nel difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza, senza stargli col fiato addosso, ma rassicurandolo circa la nostra presenza e la nostra disponibilità ad ascoltarlo ed aiutarlo  nei momenti di difficoltà.

RISPOSTA

Gentile Gerardo,

purtroppo non esiste un manuale del genitore perfetto, ma da quanto spiega mi sembra che lei e sua moglie siate stati adeguati nel vostro ruolo nonostante le difficoltà che la vita presenta.

Vostro figlio sembra molto attaccato a voi, anche per una certa paura generalizzata. In questo potete aiutarlo a staccarsi un po’ per esplorare il mondo che lo circonda con una certa serenità. Per fare questo vi consiglio un comportamento graduale e l’utilizzo del gioco che deve coinvolgere anche il fratellino. Se quest’ultimo infatti è più disinvolto in ambiente sociale, potete per esempio chiedergli di fare un’ordinazione al bar e poi al fratello maggiore di fare lo stesso. Per quanto riguarda la socializzazione, potete incentivarla per esempio portandolo al parco ed aiutandolo a fare amicizia con un bambino, poi chiedergli di andare da solo a conoscerne un altro mentre voi lo guardate ed infine ancora altre amicizie in autonomia. Il lavoro da fare deve essere sistematico ed attento, quindi se gli dite che lo guarderete mentre andrà a fare amicizia, poi dovete farlo, senza distrarvi a vostra volta. Certamente fargli frequentare il più possibile coetanei può aiutarlo molto perché nelle fasi di sviluppo è fondamentale vedere gli altri anche per sperimentare ruoli comportamentali “sicuri” che magari rinvengono dei compagni. Inoltre, potrebbe essere una buona idea cercare di programmare con gli altri genitori l’ingresso in una classe in cui sono presenti alcuni vecchi amici.

Per quanto riguarda l’equilibrio ed il disordine avete avuto una buona idea nel provare ad iscriverlo ad uno sport che privilegia l’equilibrio e la disciplina, quello che però è importante è che sia uno sport che anche a lui piaccia. Se questo maestro è proprio severo non forzatelo, magari informatevi su altri corsi disponibili nella vostra città e chiedete al bambino che cosa lo potrebbe appassionare. Aiutatelo, dandogli fiducia, ad occuparsi da solo della proprie cose, per esempio predisponendo un’ora della giornata entro la quale la cameretta deve essere in ordine, lo zaino della scuola fatto o la borsa dello sport in ordine e fate seguire a questo un premio. Il premio migliore è sempre l’attenzione e l’elogio dei propri genitori, quindi non date mai per scontato che abbia fatto qualcosa di “normale” e dovuto. Questo potrà certamente essere d’aiuto per aumentare non solo l’autostima del bambino ma per spingerlo il più possibile verso un’autonomia che non richiede però troppa fretta; sarà poi l’attività svolta a diventare poi rinforzo di questa stessa autostima. Spero che questi consigli, forse un po’ banali, possano però aiutare lei e sua moglie.

Cordialmente

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Titolo: Informazione strutture per invalidi

Data: 10/08/2010

Autore: Giuseppe

gentile dottoressa,

desidero essere informato, della malattia di mia figlia.

La ragazza oggi di anni 31, dall’eta’ di anni 11 ha avuto le prime crisi di Epilessia, nel corso degli anni con le visite mediche e tutti gli accertamenti in diversi Ospedali, la coclusione e’ stata Epilessia criptogenetica, disturbi severi del comportamento ossessivo- compulsivo, ritardo mentale lieve, in cura con Depakin 500 mg due comp. al di- e Risperdal gocce, ogni giorno.

Ho solo saputo che queste patologie congenite ,non si guarisce, infatti la sua salute non e’ mai migliorata, e’ invalida civile al 100%, con accompagno. se questa patologia nel corso degli anni restera’ sempre cosi, che futuro avra’ la ragazza, quando sara’ senza genitori?  grazie della risposta che mi inviera’

RISPOSTA

Gentile Giuseppe,

purtroppo tutti i genitori con figli non autosufficienti si pongono la stessa domanda e la risposta è data dai servizi di zona, senza però alcuna garanzia. Le consiglio di informarsi sulle strutture e sui servizi offerti dalla sua AUSL al fine di garantire a sua figlia una vita dignitosa anche quando lei e sua moglie non ci sarete più. Non deve considerare questa soluzione come l’abbandono o la delega delle cure a sua figlia a terzi, ma come opzione di cui usufruire fin da prima, permettendo quindi a sua figlia di abituarsi alla situazione.

Certi centri infatti, potrebbero addirittura giovare ai deficit comportamentali della ragazza garantendone una piccola rieducazione funzionale.

Spero quindi di averla indirizzata verso una soluzione e per quanto possibile, di averle dato anche un piccolo conforto.

Buona giornata

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Titolo: Febbre Alta e Paura

Data: 05/08/2009

Autore: Elisa

Buongiorno, sono la mamma di un bimbo di 2 anni e mezzo.

Ho questo problema, mio figlio è un bimbo ubbidiente, solare ed allegro che mangia volentieri.

Giovedi notte ha avuto la febbre molto alta e da venerdi mattina è intrattabile: piange fa i capricci, si sveglia urlando e non vuole mangiare.

E’ possibile che qualche cosa lo abbia spaventato così tanto?

Come posso tranquillizzarlo visto che non vuole dirmi cosa succede? in compenso chiede sempre il ciuccio e se per caso rifiuto si fa venire una crisi isterica con tanto di vomito.

Grazie
Elisa

RISPOSTA

Cara Elisa,

penso che questa domanda debba essere rivolta alla pediatra più che alla psicologa.

Magari il bambino ha avuto la febbre alta per via di un’infezione orale, magari qualcosa legata ai dentini, quindi questo spiegherebbe l’irritabilità, l’avversione al cibo ed il desiderio del ciuccio.

In ogni caso devi continuare a chiedere al bambino, che forse non è che non vuole dirti cosa ha, ma non sa come farlo! Parla prima con la pediatra per farti suggerire qualche opzione probabile, poi indaga con il bambino su cosa potrebbe aver avuto; in questo modo sarà poi più semplice risolvere eventuali problematiche simili future.

A presto.

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Titolo: Rapporto madre-bambino

Data: 31/07/2009

Autore: Francesca

salve sono francesca la mamma di tre bambini il mio secondo genito un maschietto di quasi 4 anni. Il bambino ha avuto una serie di disturbi dalla nascita e svariati ricoveri sempre con la mamma al seguito ora sta bene ma gli atteggiamenti lasciano a desierare. Lo abbiamo portato più di una volta dallo psicologo  e la conclusione è che il bambino non riesce a receperire il distaccamento con me ovvero secondo lui siamo ancora un corpo ed un’anima, lui percepisce il nostro rapporto come un neonato e questo crea tutte le problematiche del caso. Sono in attesa di intraprendere una terapia di coppia con lui ma intanto vorrei sapere che approccio devo avere con lui quando lo lascio o lo vado a prendere all’asilo e in generale nel nostro rapporto. Mi rendo conto che il discorso non è molto chiaro ma è complicato esprimere in poche righe 3 anni di diagnosi e tentativi per aiutare il mio piccolo grazie della cortese attensione.

RISPOSTA

Salve Francesca,

si devo ammettere che non sei stata chiarissima. So che vorresti una “ricetta” ma non ce l’ho!! Il fatto è che il trattamento che andrete ad affrontare e che si basa su molti elementi, prevederà delle vere e proprie regole di comportamento che abitueranno entrambi al distacco. Si perché magari state pensando solo a non rendere questo allontanamento graduale e non traumatico per il bambino, ma certo non sarà facile neanche per te e durante la terapia, potresti soffrirne. Più che “sul cosa fare”, io ti consiglio di pensare a quanti “vantaggi” perderai quando tuo figlio sarà più autonomo, perché alla fine, per quanto sia stressante ed impegnativo adesso, qualunque mamma si sentirebbe gratificata da un rapporto tanto esclusivo con il proprio bambino, almeno nel profondo del suo cuore. Comportati quindi nel modo più naturale, sarà poi il tuo psicologo a dirti cosa fare e concentrati appunto su quanti pro e quanti contro ci saranno sia per lui che per te, quando inizierete ad affrontare questo importante ed indispensabile.

Ciao a presto!

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Titolo: Problemi di relazione

Data: 12/07/2009

Autore: Simona

Buongiorno, sono una mamma di un bambino di 1 anno e 5 mesi.scrivo per avere un consiglio: ho avuto una gravidanza poco serena a causa di un problema di salute riscontrato al bambino, il momento del parto è stato poi terribile e mi ha lasciato moltissimi problemi primo fra tutti una fortissima anemia che non mi ha permesso di prendere in braccio mio figlio prima di una quindicina di giorni dalla nascita e poi un grave problema alla schiena che tutt’ora mi impedisce molte attività pratiche. mio figlio poi ha avuto una serie di problematiche di salute che hanno fatto si che fosse molto nervoso, irrequieto e difficile da gestire nelle manovre quotidiane di pulizia e cura. tutto ciò ha fatto si che io non riuscissi ad occuparmi del mio bambino per svariati mesi demandando il compito, con mia grande frustrazione, a mio marito. questa mia incapacità fisica di prendermi cura del piccolo però mi ha creato un’ansia terribile di rimanere sola con lui e un grande senso di colpa per non essere riuscita ad essere una madre come le altre.a tutt’oggi, nonostante io sia ormai in grado di occuparmi di lui da sola, ho sempre timore a restare sola con lui. in più il rapporto che si è venuto a creare tra il bimbo e suo padre è di gran lunga più solido che quello che il piccolo ha creato con me per cui nei momenti di difficoltà lui non cerca mai me ma solo ed esclusivamente suo padre. spesso mi ritrovo a consolarlo e a dover desistere perchè mi rendo conto di non riuscire nell’impresa. nel momento in cui lo lascio al padre torna la serenità al piccolo. cosa posso fare per trovare la serenità giusta per accettare questa condizione? come posso superare il fatto che le problematiche incorse in questo parto mi hanno rubato i momenti primari di condivisione con mio figlio? riuscirò a recuperare il rapporto con il mio bambino ed essere amata da lui?

questo ultimo anno e mezzo è stato per me un vero incubo, soltanto adesso comincio a godermi un po’ la gioia di essere madre ma questo continuo senso di inadeguatezza e questa condizione di esclusione in cui mi trovo quando il piccolo non vuole stare con me mi crea un grande squilibrio e mi fa ripiombare nell’incubo dei primi mesi quando nonostante l’amore e il desiderio di tenere fra le braccia il mio bambino non sono riuscita ad essere per lui quel punto di riferimento di cui aveva bisogno… io ho tutt’ora voglia e desiderio di

tenerlo in braccio ma lui preferisce suo padre a me e non mi vuole…

non trovo via d’uscita per trovare un po’ di serenità.

grazie fin d’ora

RISPOSTA

Gentile Simona,

i rapporti con i figli, così come ogni altra relazione si costruiscono con il tempo ed il fatto di non essere stata presente al 100% nella primissima fase è una condizione più importante per te, che gli dai tutta questa importanza, che per il tuo bambino. Pensa alle famiglie adottive, sono genitori che non hanno avuto nessun contatto con i propri figli per molto tempo, a volte anni, eppure se si osservano dopo un periodo sufficientemente lungo ci appaiono come una famiglia “normale”.

Io credo che quello che stia inficiando il tuo rapporto con il bambino è questa tua convinzione irrazionale di “aver perso irrimediabilmente” qualcosa, che sei certa di non poter recuperare e questo ti fa impegnare certo, ma con lo sconforto nel cuore.

È il tuo bambino! Non te lo scordare! Non è stata colpa di nessuno se entrambi avete avuto dei problemi, ma è anche naturale che lui adesso faccia affidamento sul padre (e sei fortunata ad avere un compagno che è stato tanto in gamba!). Dovete conoscervi, avvicinarvi l’una all’altro senza paura di sbagliare o di non essere abbastanza adeguati. Tu per lui ci sarai sempre e questo il tuo bambino lo imparerà con il tempo. Smetti quindi di aver paura di sbagliare o di essere inadeguata. Sii naturale, cerca di capire la situazione ed esci dall’occhio di bue che ti senti puntato addosso; quando tuo figlio ha una crisi la tua attenzione deve essere su di lui e su tutte le manovre che puoi tentare affinché stia meglio, non su di te e sulla tua inadeguatezza nel farlo tranquillizzare. Non imporgli il tuo amore, lascialo libero di cercarti e non vivere con frustrazione il fatto che sia indipendente, questa è una buona cosa in un bambino! Sii lì per lui quando ne avrà bisogno e fatti aiutare da tuo marito confidandogli questo tuo senso di frustrazione. Sono certa che se riuscirai ad alleggerire i tuoi pensieri e ad essere più obiettiva, recupererete molto velocemente il vostro rapporto.

In bocca al lupo!

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Titolo: Ritardo Mentale

Data: 15/01/2009

Autore: Sonia, per Laura 8 anni

Cara Dottoressa,

sono la mamma di una splendida bambina di 8 anni che presenta alcuni problemi scolastici. All’età di 6 anni, una visita dal neuropsichiatra infantile ed in seguito da una logopedista, hanno permesso la diagnosi di una grave dislessia nela bambina, che era stata già notata a scuola dalla maestra di italiano. Da allora Laura fa sempre tutti gli esercizi assegnatele e con fatica e dedizione si vedono grandi miglioramenti. La bambina è rimasta comunque molto indietro e poichè da piccola ha avuto 3 attacchi  convulsivi febbrili, io e mio marito sospettiamo che, sotto la dislessia vi sia anche un lieve ritardo, che non le è stato diagnosticato.Vorrei dunque sapere il suo parere e come dovremmo comportarci.

RISPOSTA

Gentilissima Sonia,

io penso che sia davvero improbabile che non sia stato diagnosticato un ritardo mentale, sebbene mascherato da una dislessia, perchè comunque le valutazioni non riguardano semplicemente il grado di lettura, ma anche alcune abilità manuali od organizzative, nonchè la capacità di gestire alcuni problemi quotidiani che potrebbero  presentarsi. Purtroppo, il sistema scolastico tende ad avere molta “fretta” quindi può darsi semplicemente che la bambina sia rimasta indietro con il programma e che adesso presenti delle difficoltà. Il problema è che non si  può tenere una bambina di 8 anni tutto il giorno a studiare, perchè deve recuperare ed anche a praticare gli esercizi per il miglioramento della dislessia perchè sarebbe un lavoro oneroso e probabilmente anche frustrante. Io le suggerisco di aiutarla o chiamare una persona che possa farlo, nello studio e dedicare poi il tempo al trattamento della dislessia in modo separato. Se la bambina è troppo indietro e rischia di non comprendere ed assimilare le nuove nozioni, vi converrebbe agevolare questo processo anche leggendole voi le varie materie, demandando poi a lei tutti i compiti del logopedista. In ogni caso vi consiglio anche di parlare di questo mio suggerimento ai medici che vi stanno seguendo, per poter arricchire il consiglio con i dati a loro disposizione. A presto

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Titolo: Depressione nei bambini?

Data: 15/03/2008

Autore: Marina, 22 anni per Chiara di 6

Cara Dottoressa,

le scrivo perchè da quando è iniziata la scuola elementare, mia sorella di 6 anni è diventata molto triste. Piange spesso, quasi tutti i giorni anche se poi può improvvisamente diventare scontrosa. Anche quando sembra normale e tranquilla, basta poco per farla arrabbiare. Può chiudersi in camera per ore ed è agitata.

Mia madre dice che è un po’ depressa, ma secondo me i depressi sono tristi e stanno giù anche con i comportamenti invece lei non sta ferma un attimo alternandosi poi ad uno stile più sottomesso.

Per spronarla ho provato a dirle che in questo modo diventerà pazza e che si farà solo del male, poi riflettendoci mi sono chiesta se ho fatto la cosa giusta. Lei cosa mi consiglia di fare? Ha bisogno di uno psicologo? Come possiamo fare in casa per aiutarla?

RISPOSTA

Cara Marina,

tua mamma ha ragione, potrebbe proprio trattarsi di depressione perchè nei bambini è più frequente che si manifesti in maniera agitata che “sommessa” come dici tu, ma non avendo sufficienti dati non posso farti una diagnosi seduta stante, questo è certo!

Per quanto riguarda quello che potete fare voi in casa…beh io vi consiglio di fare una diagnosi accurata a Chiara e farvi consigliare come famiglia. Rivolgervi ad uno psicologo non significa che sarà lui ad occuparsi dei problemi della bambina, ma imparare tutti a gestirli al meglio. Per questo vi indirizzerei nell’ambito pubblico USL dove si trova spesso una buona comunicazione tra i diversi professionisti ed è possibile occuparsi della situazione da più punti di vista!

Tienimi aggiornata e auguri!

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Titolo: Paura ad allontanarsi dalla mamma

Data: 28/02/2008

Autore: Giovanni, 37 anni per Serena di 4

Gentile Dottoressa,

spero possa aiutarmi a capire come riuscire a lasciare la mia bambina di 4 all’asilo. La bambina infatti piange e si dispera quando la mattina, la porto via da casa e continua fino al momento che mia moglie la va a prendere perchè le maestre, non sapendo più cosa fare, dopo qualche ora le telefonano a casa. Loro ci hanno consigliato di andare da uno psicologo per risolvere il problema, ma io credo che prima di affrontare questo passo, forse potremmo provare a fare qualcosa da soli.

Mi sono accorto che il problema non è l’asilo, perchè Serena si agita e piange ogni qualvolta deve lasciare la mamma, anche per andare a giocare fuori, in ogni condizione vuole averla almeno a contatto visivo e, in caso contrario la sua disperazione è assoluta.

Devo ammettere che oltre che fastidiosa, questa situazione è per me anche molto dolorosa perchè è come se la bambina avesse un vero rapporto solo con mia moglie e senza di esso non potesse andare avanti. Può consigliarmi come fare?

RISPOSTA

Caro Giovanni,

hai fatto un’analisi molto chiara della situazione e capisco la tua frustrazione, oltre che preoccupazione! La situazione sembra un quadro di ansia da separazione, ossia una paura intensa ed inappropriata rispetto all’età di Serena, che si manifesterebbe quando deve lasciare la mamma. Raramente un disturbo di questo tipo si manifesta dal nulla e dura da un minimo di un mese in poi e credo che, se volete provare ad affrontare da soli il problema, sia il caso di capire cosa può essere successo: la madre è apprensiva, è successo qualcosa che ha turbato la bambina, ha sentito storie alla tv che riguardavano bambini (ed ora purtroppo se ne sentono tante di queste storie!) ha perso una persona della famiglia o un animale domestico od ha subito un trasloco? Perchè alla base di una condizione del genere non si deve interpretare, ma andare a vedere cosa è successo (e si dovrebbe fare così poi in generale, no?) per esempio: vi siete trasferiti da poco e Serena ha paura che, come non vede più la mamma, lei va a vivere da un’altra parte senza di lei…riesci ad immaginare che angoscia possa essere questo pensiero per una bambina di 4 anni? O ancora, se avete perso qualcuno…è intuitiva la risposta.

Allora, io ti consiglio di parlare da solo con tua moglie, di cercare un piano comune e di lavorare sulla fiducia di Serena, nel senso che l’allontanamento dovrà essere graduale e spiegato completamente…i bambini hanno una mente semplice, ma non sono di certo scemi! Quindi, dopo aver cercato di capire voi quello che può aver determinato il comportamento della bambina, parlatene anche a lei, se non avete chiaro il motivo scatenante, provate ad osservare i suoi disegni, di solito i bambini riproducono le scene che gli creano ansia! Rassicuratela che non verrà mai abbandonata e che la amate profondamente ed iniziate, insieme ad allontanarvi da lei piano piano, per esempio all’asilo, potreste chiedere alle maestre di lasciare tua moglie o te un po’ con Serena, prima normalmente e poi, senza interagire con lei, poi potreste sedervi a limite della porta, ancora fuori dalla porta (che se Serena viene a cercarvi voi ci siete realmente!) ed infine, potete dire a Serena che andate via. La parte difficile di questa procedura è reggere alle richieste della bambina senza cedere mai o tornare sui propri passi! Spero che questo sia sufficiente! A presto!

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