Disturbi del Comportamento Alimentare

Titolo: Disturbo Alimentare

Data: 03/12/2011

Autore: Paola

salve dott.ssa.

le vorrei porgere una domanda. Sono una ragazza di 26 anni che ha sofferto per 5 anni di anoressia e di disturbi di alimentazione incontrollata. Attualmente ho raggiunto un peso forma ma 1 volta ogni 2 mesi mi capita di dover gestire delle forti emozioni e di non essere in grado di affrontarle e l’unica maniera che mi permette di placare questa mancanza è un impulso che avverto nell’alimentarmi in modo incontrollato seppur non avvertendo il senso della fame, arrivando a concentrare nell’arco di due ore 2200 calorie. La mia domanda è da cosa sono affetta? pensavo di aver superato la malattia ma mi rendo conto che invece è presente ma non capisco in che forma..

La prego di fornirmi dei consigli..

Grazie e cordiali saluti!

RISPOSTA

Ciao Paola,

non posso fare una “diagnosi” io che non ho mai conosciuto né lei né il suo problema. Certamente potrebbe invece essere più utile ricontattare il professionista con il quale ha fatto il suo percorso di guarigione e riprendere da dove avete lasciato. Sebbene l’alimentazione sembri la tua “valvola di sfogo” è importante reinquadrare il problema perché può essere molto diverso (e lei stessa ne ha coscienza) da quel problema che ha risolto anni fa.

Può capitare che, l’alimentazione incontrollata si configuri come modalità disfunzionale di gestire lo stress che, un tempo era parte integrante di un disturbo alimentare ed adesso è ritornata con l’intento di aiutarla a fronteggiare una situazione particolare. Essa risulterebbe quindi essere “una tecnica” per controllare le emozioni e quindi si va ad inserire in uno spettro psicopatologico forse diverso da quello dal quale si era originata (che era l’anoressia).

Sono certa che il suo vecchio terapeuta saprà esserle d’aiuto.

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Titolo: Attacchi di Bulimia

Data: 09/02/2009

Autore: Alessandra, 19 anni

da circa 6 anni soffro di attacchi di bulimia..spesso mi vengono delle crisi in cui comincio a mangiare senza riuscire a smettere poi cerco di rimettere tutto e nn mangio per alcuni giorni..sono in cure da una dietologa che non sa nulla di questo problema anche perchè agli appuntamenti ci vado con mia madre e non posso parlarne..non ce la faccio più vorrei uscirne per smettere di essere perennamente a dieta e per non dovermi più vergognare di me stessa

RISPOSTA: Cara Alessandra,

hai 19 anni e dalla dietologa potresti andarci da sola…anche se alla fine o ti rivolgi ad un consultorio giovani, dove puoi accedere gratuitamente o parli ai tuoi genitori di come ti senti e del fatto che hai bisogno di una consulenza psicologica da affiancare alla dieta. Chiedi pure alla tua dietologa se ha un nome di riferimento oppure cerca nella tua zona un professionista che si occupi di disturbi alimentari.

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Titolo: Bulimia

Data: 25/01/2009

Autore: Rappa, 33 anni

Carissima dottoressa sono una donna di 33 anni sposata, ho 2 figli e credo di avere un problema con il cibo. Con le gravidanze sono ingrassata diciamo nei limiti consentiti e i chili acquistati sono anche riuscita a perderli solo che dopo un anno la nascita del secondo figlio ho cominciato a prendere chili su chili fino a pesare la bellezza di 105kg ovviamente avendo la consapevolezza che questi chili li avevo presi abbuffandomi di nascosto divorando tutto dolce e salato senza preoccuparmi minimamente del danno che mi stavo infliggendo. Del resto era l’unico modo che avevo per tirarmi su, mentre mangiavo stavo bene dopo però avevo tanti sensi di colpa e tante volte ho provato a vomitare ma non ci sono mai riuscita. Poi grazie all’aiuto di una mia amica mi sono messa a dieta e ho cominciato a fare tanto sport e oggi peso 84 kg ma sento che non riesco più a stare a dieta e mi è capitato di ricominciare a mangiare smisuratamente e davanti a mio marito mangio normale poi quando sono sola mi massacro mangio di tutto. Ho letto articoli che dicevano che la bulimia si manifesta anche senza il vomito non so che devo fare aiutatemi voi grazie per la vostra disponibilità.

RISPOSTA

Cara Rappa,

innanzitutto è sempre meglio avere una diagnosi completa di un disagio e spesso…poco importa il nome del disturbo, quanto invece la celerità dell’intervento! Io ti consiglio di rivolgerti ad un esperto per una valutazione. Va benissimo anche il servizio pubblico di psicologia adulti. Una volta comprese le cause che sono a monte di queste tue abbuffate…il lavoro sarà rimuoverle, controllare questo comportamento e sostituirlo con altri più funzionali.

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Titolo: fame e diete

Data: 09/02/2009

Autore: Silvia, 37 anni

Buongiorno, vorrei chiedere una consulenza.
Sono sempre stata robustella fin da ragazzina e amante soprattutto dei cibi salati ( pane soprattutto), ma finchè ero giovane sono riuscita a ” tenermi a bada”, non sono mai andata oltre il limite del sovrappeso leggero, ho fatto diete su diete tutte con impegno e sempre con ottimi risultati, anche se poi puntualmente rimettevo i chili con gli interessi ma ripeto, la situazione è sempre stata sotto controllo fino verso ai 30 anni.  Dopo la maternità ovviamente sono aumentati i pensieri e le preoccupazioni e complice il fatto che di carattere sono una persona molto ansiosa e nervosa, non sono più riuscita a tenere la situazione sotto controllo e così oggi a 37 anni mi ritrovo all’ultimo stadio del sovrappeso e mi sento davvero tanto male. Non mi sento a posto con me stessa, sto male non concludo niente e mi sento limitata anche nelle situazioni sociali, non riesco a mettere in moto la mia energia se non risolvo questo problema di malessere interiore.   Mi sono analizzata tanto e ho capito che la mia non è mancanza di impegno, ne tanto meno incoerenza o menefreghismo, ma è fame nervosa, mi attacco al cibo per gestire le emozioni, mangio se sono triste, mi affogo di cibo se sono nervosa, mangio se sono felice, se sono depressa, se sono ansiosa se non ho nulla da fare. Ogni emozione la gestisco mangiando e così non ci salto più fuori e il problema peggiora di giorno in giorno, vorrei sapere cosa devo fare per risolvere il problema alla base, non con una dieta, ma forse con una psicoterapia? A chi mi devo rivolgere, aiuto
Silvia

RISPOSTA

Cara Silvia,

secondo me il lavoro deve essere portato avanti su entrambi gli aspetti, quello psicoterapico e quello dietetico. Esistono centri specializzati che potrebbero seguirti anche senza un ricovero, dove puoi trovare entrambi i professionisti che, se da una parte fanno un lavoro di tipo prettamente educativo, sul cibo, sul corpo e sulla fame…dall’altra possono accogliere il tuo disagio psicologico, aiutarti a gestire in maniera funzionale le tue emozioni ed anche arrivare ad alimentarti in maniera sana senza continuare questa tua abitudine.

Esistono diverse correnti di pensiero e pur appartenendo ad una anche io, sento di consigliarti sulla base delle tue caratteristiche, perché l’impegno e la determinazione che traspare da questa lettera non può essere ignorato e va considerato un importante punto di forza personale che può davvero aiutarti nel trattamento e nel mantenimento dei risultati, una volta per tutte. L’indirizzo psicoterapeutico che ti consiglio è dunque quello cognitivo-comportamentale che unito alle tue caratteristiche di personalità potrebbe aiutarti a gestire i sintomi fin dai primi mesi di trattamento. Ti verranno insegnate specifiche tecniche che potrai utilizzare anche terminata la terapia ed il lavoro è sempre relativamente breve, a seconda della gravità tra i 6 mesi ed un anno.

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Titolo: Disturbi alimentari e suicidio

Data: 01/05/2008

Autore: Brutto anatroccolo,  18 anni

Non sono mai riuscita a sfogarmi fino in fondo con nessuno, ma stavolta è davvero difficile e non so cosa devo fare.

Ho iniziato a non mangiare all’età di 14 anni, in prima superiore molte delle mie amiche facevano le diete ed anche io ho deciso di seguirne una, ma poi sono diventata ossessionata. Ho incominciato a non mangiare niente, pensavo al cibo come qualcosa che entrava nel mio corpo e lo riempiva con la stessa forma che aveva nella realtà, insomma, se mangiavo 5 penne di pastasciutta poi le immaginavo nella mia pancia una sopra l’altra come se tutta me stessa si trasformasse in quello. Contavo le calorie di qualunque cosa finché non ho iniziato a non mangiare più quasi niente. Bevevo moltissimo the e se proprio mangiavo qualcosa correvo fino allo svenimento per poter bruciare tutto. Mi controllavo continuamente il corpo e anche se toccavo le ossa, non vedevo altro che grasso ovunque ed allo specchio era terribile.

Sono andata avanti 2 anni così, i miei non si sono accorti di niente, neanche quando pesavo 35 kg…

Dopo questi 2 anni un giorno avevo tantissima fame, di solito riuscivo a placarla bevendo molto ma non ce la facevo…mi sono inginocchiata davanti al frigorifero ed ho fatto fuori tutto: il panetto di burro, il prosciutto, ho spremuto nella bocca tutto il tubetto di maionese, 4 yogurt bianco, 10 wurstel  ed anche mezza fetta di carne cruda. Per molto tempo alternavo queste abbuffate con settimane di digiuno completo. Le programmavo proprio: andavo al supermercato e compravo quello che avrei divorato poco dopo. Poi non sono più riuscita ad essere così accorta nei digiuni ed ho iniziato a vomitare subito dopo e l’ho fatto tutti i giorni per un annno e mezzo. Da 6 mesi ho iniziato anche a tagliarmi sulle braccia e non mi basta mai…mi faccio schifo, sto malissimo ed odio tutto questo. Un giorno in preda alla disperazione mi sono confidata con mia madre che è rimasta sconvolta. Le avevo confessato tutto e lei mi guardava come se fosse la prima volta. Mi ha portato da una psichiatra, mi ha dato delle medicine ma ho smesso poco dopo di prenderle perché non mi andava…i miei genitori è come se si fossero scordati di tutto, non mi controllano per niente ed io sento che non ce la faccio ad andare avanti così, penso spesso al suicidio perché mi odio troppo.

RISPOSTA

Caro brutto anatroccolo,

ma in quante lingue dovrai imparare a dire che stai male prima che i tuoi genitori si prendano cura di te? Perdona la mia schiettezza ma tra le righe mi sembrava di sentirti urlare e non è così frequente nei disturbi alimentari un così forte bisogno disatteso dai genitori mentre per il resto penso che la tue condotte siano inequivocabili. Mi dispiace molto per quello che stai passando e spero proprio che questa mia lettera ti sia d’aiuto in qualche modo, fosse solo sentirti ascoltata.

Cominciamo dalla fine: pensi davvero che il suicidio sia un urlo più forte di deperire giorno per giorno, di sparire in 38 Kg? Più forte di vedere tua figlia ridotta pelle ed ossa…con gli ematomi sui dorsi delle mani, con le braccia tagliate, le guance ormai scavate…i capelli completamente rovinati?

Purtroppo non si sceglie chi avere per genitore, ma non è neanche facile ricoprire questo ruolo ed assumersene a pieno le responsabilità. Quando ti sei ammalata eri minorenne ed era legittimo che i tuoi genitori accogliessero queste urla e le contenessero, che ti aiutassero in modo più diretto e non che delegassero la cura, dopo 4 anni, ad una dottoressa, senza curarsi degli esiti.

Hai ragione ad essere triste, delusa…a non sentirti amata, anche se vorrei che per un attimo tu provassi i panni di tua madre, penso realmente che lei abbia sbagliato molto, ma voglio fare anche l’avvocato del diavolo e penso che questa donna forse è fragile, forse si è accorta ma non ha voluto realizzare, perché essere consapevole di quanto stesse male la sua bambina era come ammettere che madre schifosa è, che non sa prendersi cura di nessuno, che non merita di essere amata! La mia è solo un’ipotesi…ed il risultato non cambia, ma è come quando si commette un reato…a volte ci sono le attenuanti e, per quanto tu sia la piccola forse il primo passo deve venire da te. Mi vorresti dire che il primo passo l’hai già fatto, purtroppo urli tanto deplorando il tuo corpo, ma non con le parole e la tua richiesta è stata accolta con la delega e non con la presa in carico. Penso anche che la tua vita sia più importante di quella di chiunque altro e che, se quest’amore, il conforto e la cura, non ti arrivano dai tuoi…allora devi cercare altrove perché il mondo è pieno di persone che vogliono solo questo.

So che è difficile, so che sei stanca e delusa, ma parla ancora una volta con i tuoi, dì loro come ti senti, che pensi spesso al suicidio, che non trovi vie d’uscita e che vorresti tanto che il loro aiuto fosse più “coinvolto”. Parla fuori dai denti, dì quello che pensi: che ti hanno ignorata, che quando hanno visto che stavi male se ne sono occupati il minimo. Chiedi!!! E se loro non sono disposti a dare…allora dì loro che devi farti curare da qualcuno di competente, magari entra in una clinica per disturbi della condotta alimentare dove sarai seguita da medici, psicologi, dietologi, psichiatri. Il cammino è lungo e difficile, ma se ce l’hai fatta finora da sola…perché dovresti mollare proprio adesso?

A volte le persone non sanno come dare il loro amore, a volte non vogliono darlo, altre ancora non ne hanno proprio…amare e sapersi prendere cura di, sono due cose distinte e forse, potresti essere tu a dover insegnare ai tuoi genitori come va amata una figlia. Ti sono vicina…ma è necessario che ti faccia aiutare da qualcuno in carne ed ossa vicino a te! Spero di avere tue notizie presto!

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