Disturbi d’Ansia

Data 26/11/2011

Titolo doc

Autore Pamela

Egregio Dr ,

sono una ragazza di 26 anni, ho letto su internet alcuni articoli suoi che mi hanno molto interessata e ho pensato di contattarla…

mia madre è sempre stata in cura psichiatrica, ha preso penso tutti gli psicofarmaci che si conoscano nella storia della medicina, ha cambiato tantissimi specialisti, ma nessuno è riuscita a tirarla fuori da questa situazione Fin prima che io nascessi ha sempre avuto questo disturbo che gli hanno diagnosticato “ossessivo-compulsivo”, che consiste nel volersi ricordare cose.

chiedersi perche’ha reagito in una determinata maniera oppure in un altra…

mette in dubbio tutto…è totalmente insicura, si chiede sempre se avra’fatto bene o male e tutta questa situazione è ricaduta inevitabilemente su di me, che adesso ho una famiglia e un bimbo di 11 mesi…

sto cercando di fare tutto per essere serena, ho sempre cercato invano di farla stare meglio, adesso penso che anche io ho diritto alla mia serenita’ e che non voglio che mio figlio soffra come ho fatto io.Mi porto dietro tanti fantasmi pure io, sono una persona molto insicura e fragile ma sto cercando di reagire, cosa che lei non vuole fare…si abbandona al suo male..negli ultimi anni ha tentato due volte il suicidio, non me lo sarei mai aspettata un email per spiegarle la situazione è riduttiva, ma vorrei tanto un suo parere e spero mi rispondera’

si cura e va sia dallo psicologo che dallo psichiatra…ma ha alti e bassi..

periodi che sta meglio e altri che ripiomba nel nero totale. si chiude a letto dimagrisce non ha mai fame vuole solo dormire…

quando sta bene sembra un altra..anche se è troppo euforica. e questo succede anche coi soliti farmaci. quando vuole stare bene sta bene ..se è il periodo che sta male…è un decrescere continuo fino toccare il fondo.

il guaio che questi periodi negativi sono sempre piu lunghi e piu frequenti..

io soffro perche penso che oltre non aver avuto una mamma come tutte le altre ( per fortuna mia nonna mi ha cresciuta, e ora che non c’e piu soffro ancora di

piu) penso che nemmeno mio figlio potra’avere una nonna come le altre..come ce l ho avuta io…e ho un dolore fortissimo nel pensare che possa vederla stare cosi e capire..non so come dovro comportarmi , non posso fargliela vedere per mesi …io come avra’capito sono molto legata alla mia famiglia di origine. ma sto cercando un distacco, per me dolorosissimo ma direi salutare..questo l ho capito.

la prego mi dia un suo parere. come devo fare con mio figlio ora che iniziera’a capire..come posso non soffrire cosi per la situazione. non cela faccio piu..

distinti saluti

RISPOSTA

Cara Pamela,

innanzitutto tanti auguri per il suo piccolo. Penso che, anche se il bambino non ha una nonna come ha avuto lei, certamente ha una madre più “affidabile” e con questo non sottintendo una colpa della sua nel non esserlo stata! Purtroppo può capitare però che questo sentimento si faccia sentire ed anche nella sua mail traspare “quando vuole stare bene…”. Se sua madre ha un disturbo psicologico, un disturbo ossessivo compulsivo, ma mi pare di capire che c’è anche una forma depressiva concomitante (chissà poi come si è sviluppata o se andrebbe riformulata nuovamente una diagnosi visto che sono anni che sta male), non può decidere di stare meglio! Purtroppo certe malattie trascendono dalla volontà della persona, anche se non sembra a chi le osserva da fuori. Può capitare proprio di dover fare un lavoro sui familiari del paziente per far loro comprendere che non è una scelta avere o meno uno stato d’umore basso, tutto il giorno o dover ripetere mentalmente o fisicamente una serie di rituali per scongiurare un pensiero opprimente.

Detto questo, per quanto riguarda suo figlio io penso che, nella sicurezza della situazione lui possa frequentare la sua nonna con la sua supervisione. Lui non dovrà farsi carico della situazione come ha dovuto fare lei, pertanto quando sarà grande potrà semplicemente dirgli che la sua nonna non sta bene, così come farebbe per una nonna che ha un disturbo di tipo medico.

Per quanto riguarda la sua sofferenza… va affrontata. Non è facile prendersi cura così a lungo di una persona con difficoltà psicologiche e poi cercare di fare la propria vita. Potrebbe capitare anche di sentire un senso di colpa che invece non dovrebbe assolutamente provare perché è giusto e sano andare avanti per la propria strada, ma proprio a causa di questi sentimenti contrastanti, potrebbe anche ricorrere al supporto di uno psicologo lei stessa, che magari, conoscendo più approfonditamente la sua storia saprebbe certamente consigliarla meglio di me su come affrontare l’argomento con suo figlio.

Spero di esserle stata d’aiuto in ogni caso.

A presto

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Data 10/09/2011

Titolo ansia

Autore FRASCO2004

Gentile Dottoressa buon giorno

sono un professionista di 42 anni

sono una persona da sempre molto ansiosa.

Da alcuni anni a periodi ho all’improvviso degli attacchi di ansia/panico

Segnalo che ho eseguito tutti gli accertamenti del caso compreso visita cardiologica ed è risultato Tutto OK

ho notato che Gli attacchi che fortunatamente non sono elevati avvengono all’improvviso e si manifestano a volte con con agitazione, nausea e mal di pancia ed a volte con leggero senso di sbandamento e tachicardia.

A volte all’improvviso si scatena qualcosa dentro di me.

Continuo a fare ciò che devo, ma male

Ho notato altresì che questa ansia aumenta quando cambio abitudini

Se un giorno faccio ciò che ho sempre fatto sto abbastanza bene, ma nel momento che c’è qualche novità o in prossimità di qualche incontro importante “arriva l’ansia”.

Cerco di non farmi condizionare anche perchè poi l’incontro o la nuova cosa alla fine va bene

Temo che la qualità della mia vita a causa di quest’ansia stia peggiornado Frequento anche luoghi chiusi ed affollati, ma non avverto alcun disagio

Non prendo e non vorrei prendere alcun medicinale

Un farmacista mi ha consigliato rescue remedy, un altro gelsemium (prodotti omeopatici)

Che consigli mi può daree?

Grazie

RISPOSTA

Gentile FRASCO2004

innanzitutto è necessario chiarire se lei soffra o meno di attacchi di panico perché così, dalle poche informazioni che mi ha dato, sinceramente io sarei più orientata sugli attacchi di ansia che sono ben diversi.

Non si affidi quindi ai consigli fugaci come quelli di un farmacista o di un professionista trovato in rete (me compresa) se prima non ha idea dell’eventuale problema.

Le consiglio quindi di rivolgersi ad un collega in carne ed ossa che possa quindi analizzare più da vicino la sua situazione e quindi indirizzarla verso un trattamento specifico e mirato.

Cordialmente

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Data 07/07/2011

Titolo info tcc

Autore Sabrina

Gentile Dottoressa,

sono una ragazza di 27 anni, mi è stato diagnosticato il disturbo ossessivo compulssivo…da qualche settimana ho intrapreso la terapia cognitivo comportamentale, la mia terapeuta mi ha dato da fare gli ABC e in più mi ha dato un compito, da svolgere sul ricordo più bello della mia infanzia e il ricordo più brutto della mia infanzia. Questo scavare nella mio passato mi crea molta ansia. La mia terapeuta ancora nn mi ha fatto capire come smontare il meccanismo delle ossessioni…volevo sapere da lei se la terapia cognitivo comportamentale porta alla guarigione di questo disturbo?

Bisogna indagare per forza sull’infanzia? Io faccio molta fatica a ricordare delle cose tipo mi chiede di ricordare le sensazioni che provavo ecc.

La ringrazio per la cortese attenzione.

Cordiali saluti

RISPOSTA

Cara Sabrina,

innanzitutto mi sento di rasserenarla sulla possibilità che la terapia cognitivo-comportamentale sia la scelta giusta per il disturbo che le hanno diagnosticato perché è quella che presenta più evidenze scientifiche di successo, anche al pari della terapia farmacologica ed in alcuni casi con risultati migliori perché più duraturi nel tempo!

Detto questo, solitamente non si fa un’indagine dell’infanzia, però ci sono varie tecniche che il terapeuta può decidere di utilizzare a supporto delle proprie ipotesi di lavoro, ad esempio la schema therapy, che è proprio incentrata sul ricordo di emozioni infantili. Se mi dice che ricordare la sua infanzia le crea molta ansia, mi viene da dirle con molta leggerezza che la sua terapeuta è molto brava ed ha centrato un nodo focale che è necessario sciogliere. Nel frattempo però la fa lavorare con l’abc che le fornisce subito buone strategie per il fronteggiamento di tutte le situazioni d’ansia, quindi anche di questa causata dalla stessa terapia.

Mi sento quindi di rincuorarla e di rassicurarla sulla professionalità e l’intuito della dottoressa che la sta seguendo e, comunque, la invito anche ad essere franca con lei e dirle apertamente le sue difficoltà, vedrà che diventerà anche questo motivo e materiale di lavoro psicoterapeutico. Continui così!

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Data 22/08/2009

Titolo Richiesta di diagnosi

Autore Luigi

Egregio Dottore,

spero che abbia il tempo di leggere questa mia richiesta e di aiutarmi con una risposta.

Percorso terapeutico.

Mi chiamo Luigi , nato il 1961, e soffro da sempre per un serio disturbo psicologico diagnosticato come nevrosi ossessiva e poi DOC cronico, e mai smentito. Non e’ un DOC “puro” ma con comorbidita’ ancora da definire.

La diagnosi iniziale e’ avvenuta quando avevo 21 anni (1982), al momento dell’esplosione dei sintomi, e quindi di un piu’ che visibile aggravamento.

La prima terapia e’ stata Anafranil e Tavor (poco), per quasi due anni, riducendo la clomipramina gradualmente ma continuando il Tavor ed aumentandolo per assuefazione..

Alcuni mesi dopo l’inizio della terapia farmacologica ho iniziato una psicoterapia ad indirizzo analitico, con una psicoterapeuta specializzata in disturbi della personalita’ (ai tempi non si sapeva molto sul DOC a Genova e comunque non e’ stata una terapia completamente inutile).

La psicoterapeuta ha incoraggiato la riduzione ed eliminazione dei farmaci. Che non mi dispiaceva, visti gli effetti collaterali mi che dava la clomipramina, stanchezza, prurito, stipsi, fatica sessuale, eccessiva sudorazione e raramente tremori.

All’inizio della terapia provai anche il Melleril ma risulto’ intollerabile per gli effetti collaterali, che si protrassero un poco anche dopo la sospensione,

Durante quei due anni ho avuto un periodo intermedio di miglioramento graduale, di alcuni mesi, forse 6, con anche riduzione sia delle ossessioni che delle compulsioni ad un livello tollerabile. Tuttavia mi costrinsero ad un cambiamento di abitudini.

Ma la riacerbazione dopo i due anni e’ stata fortissima. Nel frattempo avevo ovviamente abbandonato gli studi universitari ed ogni parvenza di vita normale, compreso il vestire ed il mangiare.

Cosi dopo alcuni mesi di sofferenza indescrivibile decisi di chiedere un ricovero alla clinica psichiatrica dell’ospedale San Martino di Genova.

Durante i 40 giorni di ricovero fui liberato dalla dipendenza per il Tavor ed iniziai un terapia con il nuovissimo Prozac. […]

Con il Prozac alle massime dosi per quasi un’anno i sintomi si erano nuovamente ridotti, ma con la riduzione programmata dei farmaci alla dose di mantenimento i sintomi ricomparvero, inoltre questo fu in concomitanza con una crisi finanziaria ed amministrativa della cooperativa agricola dove vivevo.

[…] Qui con anche l’aiuto dei genitori iniziai lentamente una nuova cura. Avendo appresso la possibile utilita’ di una teapia cognitivo-comportamentale cercammo uno psicoterapeuta, ma data la mia difficolta’ a spostarmi con mezzi di trasporto, ed anche per le scarse possibilita’ economiche, accettai una terapia solo cognitiva (approccio razionale) che duro’ circa 9 mesi in due fasi, nel frattempo tramite il servizio pubblico uno psichiatra mi cambio’ la terapia ormai “esaurita” con il prozac, con la paroxetina arrivando in poche settimana alla dose massima (che iniziai a ridurre due anni dopo)..

Nel giro di quasi due anni (due fasi di cognitiva e passaggio da fluoxetina a paroxetina alto dosaggio) riuscii a ritrutturare la mia esistenza, ma le compulsioni non diminuiriono, quello che avvenne fu una trasformazione dei rituali in una procedura periodica piu’ controllabile quotidianamente, ed adeguatamente incastrata con l’ambiente circostante, in cui riuscivo a ricavare almeno una mezza giornata di vita normale.

Sempre a patto pero’ di rinunciare a moltissime cose “non essenziali” e di sottostare a regole ferree che mi imposi, concedendo uno spazio di esistenza al DOC, usando la pazienza ed l’intelligenza fino ai miei limiti.

Questo compromesso ha funzionato con alti e bassi per una decina di anni, ma e’ andato ovviamente logorandosi con il tempo, e con l’invecchiamento fisico e l’accumularsi degli eventi negativi il DOC sta ricominciando a dominare.

Per alcuni anni sono anche riuscito ad avere un lavoro a domicilio. Ora e’ dura portarlo avanti.

Attualmente da circa un mese sto provando la sertralina come sostituto alla paroxetina, sempre su prescrizione del servizio pubblico, per ora senza miglioramenti.

Vorrei avere una nuova diagnosi, diciamo un’aggiornamento, perche’ il DOC da cui sono ufficialmente affetto si e’ trasformato moltissimo nel corso degli anni e sicuramente ci sono varie comorbidita’ da considerare. Ho pero’ difficolta’ serie a spostarmi da casa.

Attualmente sono triste, depresso, arrabbiato, preoccupato, ansioso, ed a volte disperato e terrorizzato.

Sinceramente preoccupato.

Luigi

RISPOSTA

Gentile Luigi,

pubblico la sua lettera ridotta e censurata di riferimenti personali che la rendano riconoscibile.

Innanzitutto io non posso farle una diagnosi telematica, nemmeno migliorando i dettagli del suo racconto, sarebbe necessario sempre vedersi, o almeno io lavoro in questo modo ed utilizzo lo spazio on-line per consulenze “meno impegnative” e per supporti o counselling, non terapie strutturate.

Come psicoterapeuta non posso assolutamente discutere la sua terapia farmacologica, ma in alcuni tipi di DOC essa è sempre prevista nel piano di trattamento. Il trattamento cognitivo-comportamentale invece, prevede di relegare, come è successo nel suo percorso terapeutico, la sintomatologia irrisolvibile, a determinati momenti della giornata o meglio della settimana, per poter condurre nel restante tempo, una vita il più normale possibile. È importante lavorare sul comportamento in questo genere di disturbi, proprio perché le compulsioni stesse sono un prodotto comportamentale ed è quindi necessario aggredire il problema su più fronti.

Penso che abbia ragione di chiedere una nuova diagnosi e di strutturare un piano di trattamento comportamentale e cognitivo più adeguato al momento attuale, quindi le consiglio di rivolgersi ad un professionista e, se fosse rimasto in buoni rapporti, a quello che l’ha seguita negli ultimi anni, anche se ha voluto centrare la terapia solo sul piano cognitivo; potrebbe insistere sul volere un approccio più comportamentale, anche per tentare una nuova strada, oppure farsi da lui consigliare un collega che lavori su questi aspetti.

Come indirizzo terapeutico, il cognitivo comportamentale è quello che ha avuto più conferme dalla sperimentazione, nel trattamento del DOC, in molti casi i risultati sono assimilabili a quelli ottenuti con i farmaci, mentre non pare avere avuto efficacia terapeutica il trattamento analitico, che comunque si presta male ad un indagine di efficacia. Anche se in alcuni casi i farmaci quindi possono essere eliminati, ribadisco che non è sempre così e nei casi più resistenti può essere proprio impossibile. Dalle note che inoltre ha allegato, si vede che il lavoro prevalente è stato analitico e cognitivo; vede il lavoro cognitivo-comportmentale a volte è un po’ più “terra terra” di questi approcci, meno elucubrazioni e più fatti. Trovo quindi difficile lavorare sui dati forniti, perché l’approccio è proprio più diretto e meno introspettivo.

Afferendo io all’associazione AIAMC posso consigliarle di consultare i professionisti che hanno messo i propri dati a disposizione sul sito http//www.aiamc.it/ordinari.htm potrà sceglierli per la regione e la provincia di suo interesse. A Firenze esiste poi un centro, Poggio Sereno, il cui direttore è un professionista affermato, che è stato uno dei docenti nella mia formazione, il Dr. Davide Dèttore.

Mi spiace essere tanto generica, ma sarebbe davvero un errore concedersi a diagnosi azzardate sul web. Ribadisco che ha ragione di voler “ridiagnosticare” il disturbo e trovare strategie più adeguate per arginarlo; può darsi anche che una terapia ex novo, possa adesso avere risultati insperati! In bocca al lupo dunque ed a presto!

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DOMANDA SCELTA DA LA NAZIONE DI EMPOLI!

Titolo Fobia sociale

Data 25/01/2009

Autore Pimpa, 21 anni

Gentile psicologa, il mio problema si manifesta sotto forma di sensazione di forte disagio ogni volta che affiora alla mia mente il pensiero di alcune persone, con senso di persecuzione. Si tratta di figure incontrate nella prima adolescenza che, a posteriori, posso dire che mi abbiano manipolata a loro piacimento per tutto il corso degli anni del liceo. Ora non le frequento più, l’università mi ha aiutata a cercare persone diverse, ma anche ora che sono al terzo anno ho ben presente chi sono i loro conoscenti e ne ho paura. Ho anche paura che le persone che frequento ora possano venire in contatto con loro e mi possano tradire. Ho un ragazzo, che conosce queste persone e che le apprezza. Io mi sento male se anche solo riceve un messaggio di auguri di buon compleanno da qualcuno di loro. Vorrei eliminarle dalla mia vita, ma non posso farlo finchè ci sono in quella di persone a cui voglio bene. Lui sostiene che siano invidiose di me per il mio aspetto fisico e perchè sono di piacevole compagnia. Non sono mai riuscita a stringere amicizia con loro nonostante ci abbia provato in tutti i modi, a costo di lasciargli la via libera per tirarmi le bastonate più pesanti. Alla fine del liceo ero senza amici perchè avevo investito tutte le mie energie per ingraziarmi queste persone, e i restanti compagni di classe pensavano che io andassi d’amore e d’accordo con loro e mi evitavano. Non so cosa devo fare, perchè ogni volta che qualcuno parla di loro (il gruppo si può limitare a 5-6 persone, ma se consideriamo tutti i conoscenti che appartengono allo stesso ambiente arriviamo a 50-60 persone) questo problema torna a galla e io provo una forte rabbia, impotenza, perdita di autostima che non mi permette di svolgere le normali attività come concentrarmi nello studio, dormire senza svegliarmi di continuo o con incubi, trovare le energie per pulire la casa o fare la spesa, ecc…

RISPOSTA

Cara Pimpa,

Ti sembrerà banale ma sei tu che dai loro tutto questo potere, perché se continui ad essere semplicemente chi sei, con tutti i tuoi difetti…potranno dire quello che vogliono, ma chi ti conosce saprà distinguere la menzogna dalla verità; ma se tuo fai il loro gioco, come alla fine del liceo anche chi vorrebbe starti vicino fraintenderà la situazione ed avallerà la posizione di questa gente. So che ti pare impossibile uscirne, ma l’unica cosa che devi fare è concentrarti su te stessa…ed iniziare ad osservare queste persone con un occhio critico. Se tu sai chi sei, riuscirai ad insegnarlo anche a chi ti circonda.

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Titolo automisofobia

Data 20/01/2009

Autore Mary, 26 anni

Buongirno, sono una farmcista (laureata con 110 e lode) e convivo da due anni con il mio futuro marito. Ho un ottimo rapporto con la mia famiglia che è composta da madre padre fratello minore e nonna. Circa 12 anni fa dopo una festa in cui ero mi ero baciata con un ragazzo carino, ritornando a casa, ho sentito che il mio deodorante non aveva tenuto. Con questo ragazzo non è andata a buon fine, siamo amici ma nulla di più, ma da quel giorno sono ossessionata dalla ” paura di puzzare…e quel che è peggio e che non è più solo riferita al sudore, ma a tutta la mia persona, dai capelli ai piedi…e anche all’odore della casa in cui viviamo. Questa ossessione mi limita tantissimo nei movimenti, nelle relazioni con il pubblico, non faccio sport perchè impazzisco dalla paranoia, ho provato con il tango, il judo, lo step…qualunque cosa mi crea disagio..e il bello è che in queste situazioni mi sento puzzare veramente mentre sono circondata dai normali affetti questa puzza smette..sono addirittura arrivata a credere che mia mamma, mio fratello, mio padre e il mio ragazzo mi mentissero dicendomi che non puzzo!!
A periodi cerco di convincermi che sia vero quello che dicono..altre volte vorrei solo chiudermi in casa sotto la doccia e lavarmi, lavarmi, lavarmi fino a eliminare la mia pelle! Aiutatemi!!

RISPOSTA

Cara Mary,

naturalmente…l’unica via verso la guarigione è l’accettazione e so che questo potrebbe non piacerti molto! Il fatto è che innanzitutto sarebbe adeguato tu facessi una sorta di educazione agli odori, per verificare la qualità del tuo apparato olfattivo. Secondariamente…beh dopo la normale igiene personale dovresti accettare che, le persone hanno un odore…tutte le persone! Io ti consiglio comunque una visita medica generale, perché potresti davvero avere un odore particolarmente forte e, una volta scongiurata questa possibilità, rivolgerti ad un terapeuta. Ti invito verso il cognitivo-comportamentale, perché sebbene tu parli di fobia…intravedo dei comportamenti compulsivi per limitare e contenere l’ansia quindi resta questo l’indirizzo psicoterapeutico più indicato.

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Titolo vomito

Data 28/07/2008

Autore Eli, 19 anni

Cara dottoressa,le scriuvo perchè ormai da 10 mesi circa, sono assillatta da un problema molto fastidiosocirca una volta al mese sono colpita da vomito mattutino,forte inappetenza, senso di agitazione, battito cardiaco accelerato…e questo dura per una settimana o piu, poi passa, riprendo la vita di sempre, ma poi da un giorno all’altro senza che sia apparentemente successo nulla ritorno a soffrire di questi disturbi.Noto che la mattina è il momento peggiore nel quale queste brutte sensazioni si acuiscono, il pomeriggio va sempre un po meglio.Ma sento che non posso piu andare avanti cosi…in quei giorni il senso di vomito anche se è piu forte al mattino perdura per tutta la giornata e mi fa mangiare pochissimo…quindi dimagrisco…e ho paura.Io snm sempre stata una ragazza vitale ma durante queste crisi mi sento triste e a volte piango senza motivo.Non ho avuto un’infanzia facile(ora ho 19 anni), i miei genitori litigavano ogni giorno, mio padre beveva…sono sempre stato un tipo ansioso e in tali momenti l’appetito diminuiva, mi sentivo lo stomaco chiuso e avvertivo un senso lieve di nausea…ma ora tutto questo è peggiorato.Tutto è incominciato a settembre il mio primo giorno di università…puo centrare qualcosa?La prego ho bisogno di aiuto…grazie mille

RISPOSTA

Cara Eli,

Non riesco a capire cosa accade prima e cosa dopo l’ansia può prendere con senso di nausea, inappetenza, agitazione, tachicardia, non è frequentissimo ma può succedere, il fatto è che alla base vi è spesso, se non sempre un momento di stress, per esempio il primo giorno di università potrebbe essere stato un elemento scatenante, anche se, da solo potrebbe non essere sufficiente a meno che tu non sia più ansiosa di quanto scrivi. La tua storia può infatti averti predisposta ad essere ansiosa, anche se, anche questo di per sé non è un fattore sufficiente e necessario a determinare un disturbo.

Che dopo le manifestazioni che hai descritto, si manifesti pianto o tristezza è invece comune, in molti casi dopo aver avuto un periodo di ansia, stress o entrambi, soprattutto con sintomi somatici tanto forti (nausea e vomito nel tuo caso)le persone possono sentirsi “fallite” a volte proprio “disperate” ma queste sensazioni sono secondarie ad altro e, sebbene meriti di perderci un po’ di tempo, si risolvono da sole.

Io ti consiglio di non trascurare questi sintomi e di parlarne con uno psicologo in carne ed ossa o fare almeno delle consulenze on-line (non necessariamente con me), anche perché nel caso in cui si trattasse realmente d’ansia, in pochi mesi (anche solo 2) potresti risolvere completamente il problema. Tienimi aggiornata se vuoi! Ciao a presto

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Titolo Fobia sociale

Data 01/05/2008

Autore Veronica, 22 anni

Cara Dottoressa,

le scrivo perchè sto vivendo davvero male ed ogni cosa che faccio non fa altro che aggravare una visione di me che è già abbastanza negativa.

Ultimamente ho trovato la soluzione ai miei problemi, ossia non uscire di casa, ma so che questo non va bene e che prima o poi dovrò affrontare il mondo esterno.

Circa un anno fa, dopo un periodo molto stressante mi sono ritrovata ad essere improvvisamente molto a disagio in tutte le situazioni pubbliche parlare al telefono in luoghi pubblici, andare nei locali, frequentare anche il ristorante (non mi piace che gli altri mi vedano mangiare). Inizialmente ho continuato a fare tutte queste cose cercando di sopportare il disagio, ma mi pareva di avere tutti gli occhi puntati su di me e quello che gli altri pensavano era senz’altro guarda questa imbranata goffa…magari anche anoressica!

Ho continuato a provarci e per un certo periodo sembrava un po’ meglio, uscivo sempre con una mia amica che è molto brava a sdrammatizzare, mi faceva ridere ed in qualche modo distoglieva la mia mente dall’attenzione sugli altri. Questa ragazza però adesso è partita per l’Erasmus, l’università all’estero, quindi io sono nuovamente sola ad affrontare il mio problema. La prima volta che sono uscita con le mie amiche, senza di lei…pensavo che sarebbe andato tutto bene; siamo andate in una discoteca e, come il locale ha iniziato a riempirsi io mi sono paralizzata! Tutti ballavano, ridevano, stavano bene ed io invece ero lì impalata, terrorizzata. Ho provato una vampata di calore e sono corsa in bagno a rinfrescarmi, quando sono tornata sulla pista ho chiesto alle mie amiche di riaccompagnarmi a casa….che figura!!!

Ho letto su internet che potrei avere la fobia sociale, ho già letto la sezione che è qui sul suo sito e pare confermare la mia ipotesi. Cosa devo fare? C’è un modo per farcela da soli? Al momento non ho molta disponibilità economica.

So che non può rispondere a tutti e forse la mia lettera sarà banale, ma io sto davvero male! Grazie comunque.

RISPOSTA

Cara Veronica,

anche se non si trattasse proprio di fobia sociale, è lampante che si tratti di una forma d’ansia che subentra in varie situazioni e che ti ha portato a stare in casa e quindi ad evitare completamente le tue paure. Fin quando hai avuto l’amica accanto a te, che sapeva come distrarti, sei riuscita a gestire la situazione, ma anche quello non era altro che un evitamento, in quanto ti impediva di pensare alla gente ed alla tua prestazione di fronte ad essa.

Il trattamento della fobia sociale è abbastanza rapido ed è ben formalizzato nel senso che si sono degli specifici passi da seguire e, indipendentemente dalla gravità dei sintomi si possono ottenere dei buoni risultati fin dai primi incontri, in termini di riduzione di questi.

Come nel caso di ogni “ansia” la cura più indicata è affrontare quello che ci fa paura. Il problema è che, se in ambito sociale si è un po’ imbranati, nell’affrontare da soli questa situazione si rischia di comportarsi realmente come tali, in virtù dell’inesperienza e della paura per la situazione e questo induce spesso le persone a tornare sui propri passi! Quindi…sì, è possibile farcela da soli, alcuni ci riescono, ma la paura nell’affrontare le situazioni e l’accettare il fallimento proprio nell’ambito che più si teme è un processo che forse è più agevolato se fatto con una persona che ti guida e ti prepara…

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Titolo Attacchi di Panico?

Data 06/04/2008

Autore Minnie, 24 anni

Cara Dottoressa,

le scrivo perchè da qualche mese non riesco più ad affrontare le normali faccende quotidiane, senza motivo il mio cuore inizia a battere fortissimo e mi sento svenire, ho violente crisi di vomito cui segue un pianto che non riesco a fermare se non dopo molto tempo. Non so perchè mi succede tutto questo ma una mia amica mi ha detto che sono attacchi di panico ed io mi sono molto preoccupata. Lei che ne pensa? Cosa devo fare?

Se può aiutare ho una vita familiare serena, con una sorella minore di 2 anni con la quale vado molto d’accordo e spesso usciamo anche insieme. I miei genitori sono persone tranquille, non ci hanno mai fatto mancare niente e sono molto affettuosi con entrambe. Ho qualche problema con il mio ragazzo, nel senso che ho conosciuto da poco un’altra persona in una chat e, anche se non ci siamo mai visti, a volte flirtiamo in modo davvero esplicito e, anche se lì per lì sto benissimo, subito dopo mi sento terribilmente in colpa, quindi ho deciso che non lo incontrerò mai, anche se lui insiste molto! Per ora ho avuto 4 di questi attacchi, circa 1 ogni 3 settimane.

RISPOSTA

Cara Minnie,

come puoi leggere nell’articolo che ho scritto relativamente agli attacchi di panico affinché si possa fare una diagnosi di questo tipo è necessario che vengano rispettati alcuni criteri e che essi persistano in un certo numero per un determinato periodo. Da quanto racconti non pare proprio che si tratti quindi di attacchi di panico, piuttosto di una reazione diversa che, per quanto possa avere una causa scatenante di tipo psicologico, ti consiglio di approfondire con una visita di tipo fisico che può prescriverti il medico di base.

Capisco bene che ti sei molto preoccupata anche perchè la frequenza di queste crisi è alta ed immagino poi che sarà assolutamente fastidioso.

Dai dati che mi hai dato posso supporre che la tua reazione possa essere in qualche modo legata alle sensazioni diverse che ti provoca questa persona che hai conosciuto in chat e che, da una parte ti fa star bene, dall’altra ti senti relativamente al sicuro perchè può restare una cosa virtuale, ma che inficia un po’ il tuo rapporto di coppia, facendoti sentire in colpa sì….ma magari anche facendoti arrabbiare quando ti rendi conto che il tuo ragazzo, ti conosce meno o ti rende meno felice di qualcuno che ti ha conosciuto molto poco e da una chat! Questa sensazione è molto comune e non c’è niente di più lontano dalla realtà. Infatti spesso si tende ad idealizzare queste persone di cui non si ha una conoscenza globale e, se alcune caratteristiche che vogliono mostrarci ci catturano, noi ricostruiamo a partire da esse una persona intera…in modo totalmente arbitrario e personalistico!

Ti consiglio quindi una visita medica di tipo gastro-enterologico, ma saprà meglio indirizzarti il tuo medico e poi, di chiarirti le idee sul tuo ragazzo; se hai trovato qualcuno in una chat significa che dal tuo rapporto manca qualcosa, ma non abbastanza da fare un passo del genere nel “mondo reale”. Parlane con lui e spiegagli cos’è che vorresti dalla vostra relazione…se non passa…sono qui!

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Titolo Paura di morire – Ansia (Generalizzata)

Data 12/05/2008

Autore Franco, 36 anni

Cara Dottoressa,

le scrivo perchè non so cosa mi sta succedendo e, anche se sono sempre stato un po’ ansioso, adesso sento che non posso continuare così!

Da qualche tempo infatti mi sento come se stesse per accadere qualcosa di terribile a me o ai miei cari e questo pensiero diventa così forte dentro di me che anche io assillo le persone che mi stanno accanto. Per farle un esempio, mia sorella andava a Roma con il figlio di 8 anni ed il marito per un w.e. fuori porta, io ho iniziato a pensare che avrebbero perso il bambino in qualche modo! Ne vedevo proprio delle scene possibili ed ho iniziato ad assillarla sul fatto che poteva succedere questa cosa, che doveva stare attenta, che era pericoloso ed a chiedere ossessivamente dove sarebbero andati, dove avrebbero lasciato la macchina, come avrebbero girato e così via ed alla fine, il bambino si è spaventato e loro erano talmente esasperati che non sono andati più.

Il problema è che queste sensazioni diventano sempre più frequenti ed io non so come fare, è come un tarlo che mi entra nella testa e non va via e mentre ci penso sto malissimo! Cosa mi consiglia di fare?

RISPOSTA

Caro Franco,

come puoi vedere (e ti ho anticipato direttamente via e-mail) ho aggiunto al titolo della tua domanda la parola Generalizzata perchè, lunghi questa da essere una vera diagnosi, ma da quello che racconti la tua “sensazione” sembra quello che tecnicamente si chiama Worry e che è il nodo centrale del disturbo d’ansia generalizzata. Praticamente un pensiero negativo s’insinua nella mente ed è talmente “pesante” che per gestirlo si ricorre ad una strategia che è però la meno idonea possibile, ossia si comincia a ripetere tutte le caratteristiche di questo pensiero ingigantendone le conseguenze. In realtà questa sorta di rimuginio continuo è meno ansiogena del pensiero iniziale perchè tiene occupata la mente ed è qui che la tecnica scelta diviene assolutamente disfunzionale!

Il worry è una produzione della nostra mente che va ad ingigantire sempre di più le eventuali conseguenze del pensiero originario, per esempio nel tuo caso, il pensiero che si poteva perdere tuo nipote potrebbe essere stato lo perderanno, chissà come faranno a ritrovarlo in una città come Roma, ci sarà troppa gente e lui non potrà ritrovarli, qualcuno potrebbe approfittarsi della situazione e portarselo via, lui è un ragazzino così ingenuo che sarebbe una preda facile, se qualcuno lo prendesse gli potrebbe fare del male….e così via. Questo procedimento è comune a molte persone ma diventa patologico qualora faccia perdere troppo tempo o generi la sensazione di non poter controllare. Questo è il nodo centrale su cui si deve lavorare, si comincia con il riconoscere il procedimento, accettarlo come proprio ed infine lo si prova a delimitare nel tempo e nei contenuti. Non è un gioco da ragazzi ma le tecniche cognitivo-comportamentali sono abbastanza efficaci in tale ambito.

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