Disturbi dell’Umore

Titolo: Disturbo bipolare

Autore:Marie

Data: 21/01/2013

Salve,

le volevo chiedere un consiglio:una mia cara amica soffre del disturbo bipolare. Vorrei sapere come devo comportarmi nei momenti in cui sta male e avere un quadro più chiaro di questo disturbo. Ho paura di sbagliare con lei,non sapere come reagire e far peggiorare la situazione.

GRAZIE.

RISPOSTA

Cara Marie,

lei non è una psicologa e sono certa che la sua amica non ha bisogno dell’ennesima terapeuta nella propria vita ma di quello che lei può offrirle, ossia l’amicizia incondizionata. Può leggere diversi articoli su internet per conoscere meglio questo disturbo, naturalmente c’è n’è uno anche su questo sito e sono certa che ne avrà già preso visione. Penso che la cosa migliore però, potrebbe essere quella di chiedere alla sua amica come vorrebbe che si comportasse e se c’è qualcosa che può fare per farla stare meglio proprio nei momenti critici. Certamente questo potrà guidarla a non ferire la sua amica ed a starle vicina nel momento del bisogno.

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Titolo: Affido bambini a mamme bipolari

Autore: Ana

Data: 26/10/2012

Sono straniera, residente in italia. Da 12 anni mi hanno diagnosticato trastorno bipolare tipo 1(tendente alla depressione) e da 2 prendo farmaci. Ho 3 figli piccoli che abitano nel mio paese con i nonni, perche mi sono trasferita da poco per poter offire loro un miglior futuro, cioe portandoli con me. Anche se qui in Italia non sono ancora andata da uno psicoanalista, mi hanno messo una pulce in un orecchio: se gli assistenti sociali sanno che ho questo probblema potrebbero anche togliermi i bambini, questo e vero? Quando ero con loro al mio paese non ho mai avuto una crisi, piu che altro mi vengono quando sono senza di loro perche mi sento una mamma incapace.
Vorrei piu che qualsiasi cosa al mondo averli qui con me, pero non vorrei correre il rischio che mi siano tolti dagli asssistenti per un probblema che ho sotto controllo. Lei cosa mi consiglia?

RISPOSTA

Cara Ana,

La questione è molto delicata e difficile da generalizzare, nel senso che ogni caso andrebbe valutato a sé. Innanzitutto mi verrebbe da consigliarle di rivolgersi ad uno psicologo (non uno psicoanalista) per valutare il suo stato di salute e quanto sia stabile adesso il suo equilibrio. Può rivolgersi all’AUsl di residenza e richiedere un colloquio, magari sottoporsi anche ad una verifica psichiatrica della terapia che sta seguendo in collaborazione con li psicologo appunto, così anche lei stessa sarà più serena riguardo a tutta la faccenda, no?

Le auguro di cuore di risolvere al più breve questi dubbi e di ricongiungersi ai suoi bambini!

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Titolo: Depressione

Autore: S., 26 anni

Data: 29/08/2010

Gentile dott.ssa Ginanneschi,

sono un ragazzo di 26 anni, studente, omosessuale, che ha sempre condotto una vita piuttosto tranquilla finora, fatta eccezione per l’ansia derivata dall’incomprensione che i miei genitori continuano a mostrare verso il mio orientamente sessuale, nonostante ne siano venuti a conoscenza molti anni fa. Ho anche avuto 2 storie importanti, durate rispettivamente 3 e 5 anni.

Da un po’ di tempo a questa parte non riesco però a vedere più niente di positivo..sono diventato ancora più introverso di prima, ho paura spesso a relazionarmi con gli altri, avverto una sensazione di inutilità totale e insignificanza della mia esistenza per gli altri e un vuoto immenso. Sono quasi costantemente triste, anche se spunta il sole (notevole è la mia accentuata meteoropatia), e non le nascondo che alla mia mente si sono “affacciati” anche pensieri di morte o suicidio, dal momento che spesso mi sento totalmente un relitto. Ho una terribile paura del futuro, di affrontare le sfide e le difficoltà della vita, se penso a ciò che mi attende..So che è impossibile illustrare la propria situazione in maniera sufficientemente adeguata in così poche righe, ma spero che pochi elementi le bastino per fornirmi dei consigli. La ringrazio molto già adesso per l’attenzione!

S.

RISPOSTA

Gentile S.,

mi dispiace per le sensazioni che riporti; esse descrivono lo stato d’animo con il quale affronta la vita ogni giorno e si legge chiaramente la “fatica” che questo comporta.

Sto osservando, ma questa è un’opinione prettamente personale, che i giovani di oggi si trovano spesso a vivere una sorta di seconda adolescenza proprio alla tua età quando si trovano al termine degli studi o comunque ad una svolta nella loro carriera lavorativa e vorrebbero l’autonomia economica che la loro età richiede ma che spesso si trovano intrappolati in una vita che li costringe a fare scelte diverse. In tutto questo dobbiamo poi metterci le varie caratteristiche personali, se scrivi: sono diventato ancora più introverso, immagino che comunque l’estroversione e la “spensieratezza” relazionale non siano mai state parte del tuo carattere! Ed ancora i vissuti personali e le varie vicissitudini. Probabilmente non sentire l’appoggio dei tuoi genitori, incondizionatamente, non ti aiuta ad affrontare le varie sfide che la vita ti presenta, con audacia ed ottimismo!

I pensieri suicidari però, quelli sono qualcosa che accendono immediatamente una lampadina di pericolo! Questo ci dice che il tuo stato d’animo non è solo “giù”, ma che un aiuto professionale è auspicabilissimo!

Penso che dovresti chiedere consiglio al tuo medico di base ed iniziare un percorso psicoterapeutico, mentre sarà sempre il dottore a dirti che potrebbe essere importante inserire una terapia farmacologica e rivolgersi quindi ad uno psichiatra. La lucidità delle tue parole e la tua richiesta d’aiuto mi rendono infatti molto ottimista, ma è certamente un’impressione che, data per e-mail e senza averti conosciuto di persona, va presa con le molle!

Con la psicoterapia ti consiglio di lavorare sulla tua personalità e su questi sintomi depressivi, ma potrebbe essere utile anche affrontare delle sedute familiari con i tuoi genitori per scoprire ed accettare una volta per tutte anche il loro vissuto. Penso infatti che magari, ed anche qui navigo alla cieca nel mondo ipotetico, potrebbero essere preoccupati per te, anche in relazione al tuo orientamento sessuale, perché il mondo non è così aperto ed intelligente da accettare tutti allo stesso modo e la tendenza ad identificare qualcosa di “normale” e discriminare tutto ciò che da questa normalità si distingue è purtroppo ancora molto vivo (e non mi riferisco solo all’omosessualità, ma al sesso della persona, al colore della pelle e così via!). Tante volte capita che le persone, non parlando apertamente tra di loro, nutrano i fantasmi delle nostre paure ed insicurezze, ma siamo noi a dargli una voce e non la persona stessa.

Detto tutto questo, ti consiglio vivamente di rivolgerti ad un professionista e, se alla fine questo stato depressivo si rileva poco importante, avrai comunque la possibilità di confrontarti con te stesso e le tue insicurezze con l’aiuto di un professionista, che potrà certamente aiutarti a rinforzare la tua autostima, una preziosa arma per affrontare il futuro.

A presto

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DOMANDA SCELTA DA LA NAZIONE DI EMPOLI!

Titolo: Mancanza di autostima

Autore: Floriana, 22 anni

Data: 05/03/2009

Ho due sorelle e tre fratelli. Il rapporto con loro è ottimo ma non posso dire lo stesso del rapporto con i genitori. Mio padre non fa altro che criticare, dice che devo cambiare il mio carattere, lo so che è particolare, ma un padre non dovrebbe amare la propria figlia con i suoi difetti ed i suoi pregi? Poi continua a ripetermi che sono chiatta e che devo dimagrire, e con tutte le sue critiche non riesco proprio ad accettarmi per quanto abbia un ragazzo vicino che mi ama e che continua a ripetermi che sto bene fisicamente. Quando ho una discussione con mio padre piango spesso e sento di dovermi fare del male (in passato con una lametta mi procuravo dei tagli sul braccio).

RISPOSTA

Cara Floriana,

il pianto è una forma di fronteggiamento delle emozioni, che ha ragion d’essere se poi è accompagnato anche da una reazione globale dell’organismo tesa a risolvere il problema: piango per sfogarmi, poi cerco una strategia per risolvere la situazione. Da quello che scrivi si deduce che spesso ti fermi al pianto (processi solo l’emozione) o che utilizzi mezzi come l’autolesionismo che sono deleteri e molto pericolosi.
Dovresti porti un obiettivo: o ignorare tuo padre, dare un valore a questo suo comportamento (magari scherza), oppure affrontarlo. Poiché hai un buon rapporto con i fratelli, potresti provare a confrontarti con loro e farti aiutare a scegliere la strategia più utile per te.

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Titolo: nostalgia

Data: 01/02/2009

Autore: alessio, 36 anni

Gentilissima

mi chiamo Alessio e cercherò di essere sintetico

Sono sposato da 4 anni felicemente;uscito da casa a 32anni! Mi è capitato da subito di provare nostalgia verso i minori momenti passati con i miei genitori!Addirittura quando vengono a casa mia,appena uscti provo nostalgia di quelle ore passate assieme!Ultimamente stò notando in loro il fatto che gli anni stanno passando e vedendoli meno mi accorgo piu marcatamente dell’invecchiamento sia mentale che fisico! Uon dei due ha alcuni problemi di salute e ultimamente mi capita di essre depresso e ansioso verso la possibilità che un giorno non ci saranno più! Comincio a provare già un dolore anticipatorio guardando foto di loro,ricordando episodi gioiosi passati insieme,il posto di villeggiatura dove abbiamo trascorso le ferie(sarebbe struggente tornarci quando loro non ci sono più)!Purtroppo questo mi condiziona,rendendomi tormentato.Mi domando sempre;un giorno ogni cosa mi parlerà di loro;e comincio ad essere consapevole che nulla è eterno! é una fase che tutti passano;ma mi sembra di essere inadeguato ad affrontarla! Vi ringrazio molto
alessio

RISPOSTA

Caro Alessio,

quello che stai facendo è un sistema di fronteggiamento utilizzato da molti per prepararsi ad un evento inevitabile e doloroso che è la perdita dei propri cari, solo che, chi usa questa strategia lo fa in maniera funzionale e quindi arriva all’accettazione…tu invece rimani soverchiato da tali preoccupazioni. Anche se non penso che vi sia urgenza, penso che potresti provare a confrontarti con uno psicologo in carne ed ossa…nessuna terapia penso, solo un po’ di consulenza a capire perché questi pensieri ti portano all’annichilimento.

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Titolo: introversione

Data: 28/01/2009

Autore: maurizio, 22 anni

ho perso me stesso. da che ho memoria riesco a trovare delle scuse per continuare a fare meno (da tutti i punti di vista) sono arrivato al punto di dovermi costringere a mangiare. ogni informazione che trovo o che mi vado a cercare serve soltanto ad alimentare le mie idee su come continuare a fare meno. continuo a cercare nel mio passato qualcosa, ma non so nemmeno cosa! ogni azione diventa un peso, vado avanti a menzogne penso da sempre ed il primo a cui mento è me stesso. nn so più che cosa sto facendo è come se non riuscissi a proiettarmi verso il futuro. ho perso interesse nella vita al punto ke mi farei ricoverare in una casa di cura per malattia mentale. sto perdendo coerenza con la realtà, sono cosciente che se non faccio qualcosa IO in prima persona(anche solo il semplice mangiare) potrei continuare a non farlo. continuo a “psicoanalizzarmi” da solo (non essendo un esperto mi creo solo problemi). continuo solo per far del male a me stesso e a chi mi sta attorno? non riesco a smettere di chiedermi perchè. mi rendo anche conto che chi leggerà questo non ci capirà granchè. non so come chiedere aiuto ai miei genitori, faccio solo finta di fare qualcosa.

RISPOSTA

Caro Maurizio,
è vero, dal tuo messaggio non si capisce molto, ma una cosa è certa: stai male. Lo “psicoanalizzarti” da solo, come dici tu, non sembra dare buoni frutti. Come chiedere aiuto? “Mamma, papà, ho bisogno di parlare con un esperto…sento che c’è qualcosa che non va!” Altrimenti, sei ancora nell’età per il consultorio, è gratuito e ad accesso diretto.

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Titolo: Malessere

Data: 25/01/2009

Marco, 20 anni

Salve, sono un ragazzo di 20 anni iscritto al corso di laurea di scienze e tecniche psicologiche, durante questi ultimi 2 mesi sto avendo dei problemi sia con lo studio e sia familiari che mi portano a pensare troppo spesso alla mia vita e alla mia esistenza, troppe delusioni, troppi rimpianti, troppi ricordi di momenti brutti passati fanno piangere il mio cuore. Ho sempre aiutato tutte le persone che conosco e che mi hanno cercato aiuto a tirarsi su ed a risolvere ciò che li faceva soffrire, ma ora che io sono in difficoltà non riesco a risolvere i miei di problemi. La vita è una lotta per la sopravvivenza giorno per giorno. Non so neanche io in realtà qual’è realmente il problema che ho, piangere no ne vale la pene, si ti sfoghi, ma cosa si risolve? NULLA…L’ho fatto tante volte, ma un bel giorno ho detto basta, no ne vale la pena buttare lacrime. Vorrei scappare, andare via…essere felice…essere diverso, ma nn ci riesco. Vi ringrazio in anticipo per la risposta che mi darete. Distinti saluti, Marco.

RISPOSTA

Caro Marco…

Qual è la tua domanda? Non ho ben capito se stai passando un periodo di “depressione” o meno e se questo sia primario o secondario alle tue difficoltà con lo studio.
Piangere è una strategia di coping come altre, può essere utile se dopo riesci a focalizzarti sul tuo problema reale. Fai obiettivi a brevissimo, breve e medio termine con un occhio al futuro e cerca di valutare cos’è che non va, dopo se vuoi riscrivici e vediamo di capire come possiamo aiutarti.

Titolo: crisi di pianfo immotivate

Data: 22/01/2009

Autore: Silvia, 21 anni

Sono mesi che ormai piango tutti i giorni, senza un motivo importante: si, ho una relazione con un uomo fidanzato che mi fa soffrire molto (la relazione, non lui) e penso di essermi isolata dai miei amici, però sono sempre stata bene single e gli amici ho sempre voluto vederli poco, perchè mi piaceva stare sola. Invece appena sto sola qualche minuto piango tantissimo, e la cosa a lavoro è molto imbarazzante! E’ il caso di andare in cura o può passare?

RISPOSTA

Cara Silvia,

puoi farcela da sola…certo, dipende dai motivi che ti fanno piangere e da quanto tempo puoi permetterti di aspettare prima di risolvere il problema…

Tu dici che le crisi sono immotivate, ma io credo che ci sia qualcosa dentro di te che faccia innescare il tutto. Capire di cosa si tratta è fondamentale per poi lavorarci sopra.

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Titolo: Bisogno di affetto!

Data: 11/02/2008

Autore: Luigi, 27 anni

Salve, innanzitutto la ringrazio anticipatamente per la lettura della mia lettera, anche se immagino che non può rispondere a tutti quelli che le scrivono.

Mi chiamo Luigi e le scrivo dalla provincia di Milano, ho 27 anni, studio ingegneria meccanica a Milano e, anche se avevo iniziato un percorso universitario molto brillante sono bloccato da 3 anni con gli ultimi esami e la tesi ancora tutta da decidere. Il problema è iniziato con la morte di mia madre dopo una lunga malattia ed il vuoto che ho provato allora è incolmabile perché le ero davvero affezionato e non riesco a sostituire quell’affetto con nessun altro: mio padre non c’è mai per lavoro e mia sorella è una persona molto scura e solitaria e con lei non ho mai avuto un rapporto aperto.

Non riesco a trovare una ragazza che possa accudirmi forse perché non ho un bell’aspetto, ho infatti la tendenza ad ingrassare ed in questi anni che sono spesso stato a casa non faccio altro che mangiare e masturbarmi.

RISPOSTA

Caro Luigi,

parti da un presupposto che non è molto funzionale: cerchi una ragazza che ti accudisca! Non una con cui condividere gioie e dolori, ma che si prenda cura di te ed è questo che probabilmente t’invalida, molto più del tuo aspetto!

Hai perso una persona per te fondamentale che ti ha lasciato praticamente da solo, perché la rete che doveva salvarvi tutti…è a maglie troppo larghe! Credo tu abbia provato ad avvicinarti ai tuoi…e che non sia servito a molto…ma tuo padre e tua sorella sono senz’altro le persone che meglio comprendono il tuo dolore e quindi forse varrebbe la pena ritentare a condividere con loro il tuo vuoto, senza cercare neanche qui accudimento…ma appunto un sostegno che può diventare reciproco!

Il peso non è uno scherzo e come non è sano fare diete ultra-rigide, non lo è mangiare in continuazione. Trovo sia necessario rivolgersi però ad uno specialista del settore, magari un dietista che attraverso un primo screening generale può stilare una dieta individualizzata. Il cibo non è la soluzione ed utilizzarlo in questo modo…a lungo andare ti farà anche perdere il gusto ed il piacere che finora ti ha dato.

Lo stesso vale per la masturbazione…che in questo modo diventa un modo compulsivo per gestire uno stato d’ansia. Puoi provare a controllare questo comportamento limitandolo a momenti specifici della tua settimana in cui sei sereno e non sotto pressione. Qualora ti risultasse difficile arginare questi comportamenti…credo sia il caso di approfondire l’argomento, con me o con un altro psicologo magari vicino a te e che puoi contattare personalmente. È normale stare male quando si perde una persona importante…concediti il tempo che ti serve. In bocca al lupo di cuore!

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Titolo: Disturbo Bipolare

Data: 15/04/2008

Autore: Matteo, 52 anni

Gentilissima Dottoressa,

le scrivo perchè l’anno scorso mi è stato diagnosticato da una Psichiatra, amica di famiglia, un disturbo bipolare. Quando mi sono rivolto a lei ero nella fase depressiva e stavo molto male. Lei è stata molto brava ed ha preso subito in mano la situazione, mi ha dato un antidepressivo che però nel giro di pochi mesi mi ha fatto aumentare davvero troppo di peso, così l’abbiamo cambiato con un altro che mi fa stare meglio ed anche il peso è rientrato (non senza sforzi eh). Allo stesso tempo ho iniziato il Depakin Chrono, per evitare che l’umore oscillasse da bassissimo ad altissimo mi ha spiegato lei.

Adesso non ho più la depressione, mi rendo conto che riesco ad alzarmi alla mattina, ad andare a lavoro, stare con la mia famiglia…certo, ma non sto bene! La psichiatra mi ha consigliato di farmi seguire da uno psicologo e quindi le scrivo per avere un suo parere. Io penso che ora che la depressione è rientrata dovrei smettere di prendere queste medicine…perchè mi impediscono di stare realmente bene!

RISPOSTA

Caro Matteo,

mi trovo totalmente d’accordo con la sua dottoressa. Avendo dimostrato di essere una persona attenta (le ha cambiato l’antidepressivo alla ricerca di uno che non la facesse aumentare di peso!) dubito che non abbia compreso che i farmaci che prende non la fanno stare “bene”, io credo che lei stia “bene”, ma che avendo provato uno stato d’umore maniacale o ipomaniacale, adesso ritenga che sono in quello stato pre-morboso si stia bene realmente! Il consiglio che le ha dato, ossia di rivolgersi ad uno psicologo è giustissimo perchè in questo modo può cambiare il suo modo di vedere se stesso e la realtà che la circonda per poter ridefinire quello che lei definisce “Stare bene!”. Questa sua sensazione è molto comune nelle persone affette da Disturbo Bipolare, ma una volta ridimensionate le aspettative, non starà solo meglio, ma si sentirà di conseguenza! Sì, ha trovato un professionista davvero serio, attento e preparato!

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