DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO

Il disturbo ossessivo-compulsivo, come accennato nella sezione relativa ai Disturbi d’Ansia, ha caratteristiche a sé e s’inquadra a fatica tra i disturbi d’ansia. Prende il suo nome dai principali sintomi di cui si compone:

Ossessioni

Sono in genere dei pensieri, impulsi o immagini mentali ricorrenti e persistenti, che causano ansia o disagio marcato e che sono vissuti come intrusivi ed inappropriati. Quando la persona tenta di ignorarli o di allontanarli, oppure di renderli neutri attraverso altri pensieri o azioni, sente decrescere la sensazione spiacevole, talvolta fino alla sua scomparsa, ma non si tratta altro che di un nuovo evitamento, ossia una strategia fallimentare che a lungo andare rinforza il disturbo e lo rende più resistente e disagevole.

La persona è perfettamente consapevole che certi pensieri, impulsi o immagini sono un prodotto della propria mente, ne riconosce anche l’irragionevolezza e proprio per questa loro caratteristica di estraneità cerca attivamente di allontanarle. In realtà non sono contenuti proprio estranei piuttosto la persona in qualche modo li teme perchè parte di un nucleo ansiogeno molto profondo.

Le aree di interesse più comuni delle ossessioni sono la sporcizia e le malattie, la violenza, altri tipi di mali che capitano alle persone, il sesso e la religione.

Talvolta si osservano pensieri ricorrenti di sesso, in persone estremamente religiose, oppure immagini che succeda qualcosa di brutto ai propri cari, nonostante l’immenso affetto che si prova nei loro confronti.

Compulsioni o rituali

Questi termini vengono usati per indicare le azioni che le persone affette da DOC si sentono costrette a compiere al fine di gestire l’ansia o comunque il disagio indotto dai pensieri ossessivi. I rituali si dividono in due tipi:

– Azioni che un osservatore è in grado di vedere. Ad esempio, qualcuno che si lava continuamente le mani oppure controlla più volte se ha chiuso il gas. Queste due azioni costituiscono i più comuni tipi di rituali ossessivi, benché ce ne siano molti altri. Spesso, anche la famiglia della persona con DOC viene coinvolta nell’attività rituale. Per chi ricordasse il vecchio film “Il grande cocomero” uno dei piccoli degnenti della casa di cura immagina la propria stanza e poi tutta la casa di famiglia, come cosparsa di linee e, qualora qualcuno vi entri le rompe, creando il disordine.

Seppur romanzato (il disturbo peraltro si offre a certe speculazioni) il film offre una chiave di lettura di questo disturbo tanto particolare e spesso anche “divertente” per l’osservatore esterno, ma pieno di disagio, fino alla disperazione talvolta per chi ne soffre e per la sua famiglia.

– Azioni mentali. Ad esempio, i “buoni pensieri”, le preghiere dette un certo numero di volte, contare un certo numero di volte da 0 a 10 per aver fatto un pensiero blasfemo, ecc. Ovviamente nessun altro può venire a conoscenza di tali azioni a meno che non sia la persona stessa a parlarne.

In ambito clinico è possibile osservare anche casi di ossessioni pure, anche se solitamente sono molto rare.

Il trattamento più efficace è attualmente quello cognitivo-comportamentale (Studi di Chambless et a.,) anche se tuttora non è stata dimostrata una piena efficacia. In casi particolarmente resistenti si utilizza una terapia combinata con psicofarmaci.

 

Bibliografia

Dèttore, D. (2003). Il disturbo ossessivo compulsivo. Caratteristiche cliniche e tecniche d’intervento. Milano: McGraw-Hill Italia. (II Edizione ampliata e aggiornata).

Dèttore, D. (2003). DOC e senso di responsabilità. Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, 9, 159-166.

Goldwurm, G.F., Sacchi, D., Scarlato, A. (1986). Le tecniche di rilassamento nella terapia comportamentale. Franco Angeli.

Sassaroli, S., Lorenzini, R., Ruggiero, G.M. (2006). Psicoterapia cognitiva dell’ansia. Rimuginio, controllo ed evitamento. Raffaello Cortina Editore, Milano.

 

Galeazzi, A., Meazzini, P. (2004). Mente e Comportamento. Giunti Editore, Firenze.

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